La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 29/06/2013 - 05:52 
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"Non chiamateci mai straniere"
Nel saggio digitale di Francesca Caferri "Oltre il velo, le nuove italiane", le storie delle ragazze musulmane arrivate in Italia
di STEFANIA PARMEGGIANI

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Sono nate in Italia da genitori immigrati o sono arrivate da bambine con le loro famiglie. Portano sulle spalle un peso enorme perché devono dimostrare allo Stato quello che considerano naturale: essere italiane. Le ragazze di religione musulmana sono diventate il simbolo dei cambiamenti della nostra società e spesso vengono descritte attraverso dualismi che poco hanno a che fare con loro e molto con i nostri pregiudizi: oppressione/libertà, matrimonio combinato/amore, ribellione/tradizione...

L'identità multipla, come la chiamano gli studiosi, non vuole recinti. Per comprenderla è necessario un passo in avanti, come quello fatto da Francesca Caferri, giornalista di Repubblica, nel saggio digitale Oltre il velo: le nuove italiane (Mondadori, euro 0,99).

L'autrice si mantiene a distanza dalla cronaca. Non parla di Hina Saalem, ventunenne pachistana uccisa dalla famiglia perché non accettava la cultura di origine: "I casi di violenza sono l'eccezione, non la regola". Preferisce partire da una fotografia di gruppo scattata a Roma l'11 dicembre 2011. Il movimento "Se non ora quando" è tornato in piazza a dieci mesi dalla prima manifestazione: c'è un nuovo governo e il Paese è piegato dalla crisi. Al microfono si alternano donne con storie ed età diverse. Tra di loro anche Khalida El Khatir, arrivata dal Marocco a sette anni, cittadina italiana e madre di due figli. A Francesca Caferri racconta che la prima volta che si è sentita straniera è stato a 18 anni, quando l'università le chiese di sostenere un esame di italiano. Che avesse fatto tutte le scuole in Italia, che avesse avuto sempre ottimi voti non bastava. "Io e la mia generazione possiamo sopportare che lo Stato ci guardi ancora con sospetto e timore: anche se non ci piace. Ma i miei figli no: a Adam e Ilyas nessuno dovrà mai dire che non sono italiani veri". Perché è sbagliato e perché significa mettere in dubbio l'identità di un bambino, come spiega Lamiaa Zilaf, nata a Reggio Emilia undici anni fa da genitori marocchini:
"Non chiamatemi mai straniera o immigrata, a voi la scelta, potete chiamarmi italo-araba oppure italo-marocchina, ma non sono affatto straniera; i miei genitori tanti anni fa hanno scelto di immigrare e sono venuti in Italia. Ma io non ho mai immigrato, sono nata in Italia, per cui mi sento italiana, non so con quale percentuale però lo sono, perché lo sento dentro e lo credo".

È in gioco la battaglia per la cittadinanza, nodo centrale del discorso sulle seconde generazioni come la Caferri mette in luce nel suo brevissimo saggio, appena trenta pagine. Infatti, la formula scelta dalla Mondadori per la sua collana di ebook XS, ovvero extra d'autore, è la brevità: contenuti inediti, anticipazioni o come in questo caso testi agili che cercano di ridurre la complessità di un tema senza banalizzarlo. Per riuscirci Caferri si affida alla voce delle nuove italiane: è a loro, a donne come Khalida o a ragazzine come Lamiaa, che si rivolge per descrivere la seconda generazione. Perché spieghino il disagio che si prova di fronte alla domanda da dove vieni? "Io vengo da Bologna, Emilia Romagna, Italia. Sta scritto sui miei documenti, sul mio certificato di nascita e si sente bene quando parlo", risponde Aya Homsi, 25 anni, educatrice per l'infanzia e "combattente": dal 2011 traduce e posta su Internet appelli, video e messaggi provenienti dalla Siria. E da quando la guerra è scoppiata ha continuato, sostituendo le immagini dei massacri agli appelli. È stata minacciata, ma non si è arresa. Di se stessa dice: "Ora basta. Sono italiana e sono siriana: vengo da due grandi popoli e pretendo che la gente rispetti la mia identità".


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 29/06/2013 - 17:55 
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Margherita Hack, una manager della ricerca

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Tracciando un bilancio della sua attivita’ scientifica, Margherita Hack e’ stata soprattutto una straordinaria manager della ricerca: prima donna a capo di un osservatorio astronomico in Italia, e’ stata il motore che ha portato gli osservatori italiani in prima fila a livello internazionale.

Per 23 anni ha diretto l’Osservatorio di Trieste, dal 1964 al 1987, portandolo a diventare partner di grandi progetti di ricerca internazionali, come il Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), il Large Binocular Telescope (Lbt) sul Monte Graham in Arizona, il satellite Planck dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e lo European Extremely Large Telescope. Con la stessa apertura internazionale Margherita Hack ha diretto anche il Dipartimento di Astronomia dell'università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997.

La sua storia scientifica era iniziata al femminile, con una tesi sulle stelle variabili studiate nel 1912 da una donna, Henrietta Leavitt, e chiamate Cefeidi dal nome della prima stella di questo tipo ad essere identificata, Delta Cephei.
‘’Sono caratterizzate dall’estrema regolarita’ delle loro variazioni luminose’’, spiega la stessa Hack in uno dei suoi libri divulgativi, e ‘’la loro grande importanza consiste nel fatto che c’e’ una stretta relazione fra il periodo di variabilita’ e il loro splendore intrinseco’’. Grazie a quelle osservazioni oggi le stelle di questo tipo sono considerate punti di riferimento fondamentali per misurare la distanza delle galassie alle quali appartengono e le distanze trovate con questo metodo sono considerate tra le più accurate attualmente possibili.

Un altro grande contributo scientifico di Margherita Hack riguarda l’astronomia agli ultravioletti, possibile soltanto dallo spazio in quanto i raggi ultravioletti vengono assorbiti dall’atmosfera terrestre. A Margherita Hack va il merito di portato l’astronomia italiana in questo campo fin dagli anni ’70, con la partecipazione alla missione del satellite International Ultraviolet Explorer (Iue), lanciato il 26 gennaio 1978 da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Gran Bretagna, attivo per 16 anni, fino al 30 settembre 1996.
Come Hack spiegava nelle sue conferenze divulgative, il cielo puo’ essere osservato in molti modi diversi, dalla luce visibile ai raggi X. Guardarlo ai raggi ultravioletti significa poter osservare fenomeni altrimenti invisibili, i cui protagonisti sono oggetti molto caldi, come le stelle nascenti o quelle che stanno per morire. Grazie alla partecipazione al progetto dell’Italia, coordinata da Margherita Hack, i ricercatori del nostro Paese hanno potuto studiare le migliaia di immagini relative a 10.000 oggetti celesti fra pianeti, comete, stelle, gas interstellare, supernovae, galassie e quasar.
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 03/08/2013 - 02:44 
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Sicilia, la fabbrica del mito: Franca Viola più forte del destino
di Matteo Collura

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C’è una donna il cui nome meriterebbe di essere inserito nei libri di scuola come la più grande rivoluzionaria che la Sicilia abbia avuto. Una donna che si è ribellata allo stupro legalizzato molti anni prima che lo Stato ne correggesse la sfacciata ignominia istituzionale. Si chiama Franca Viola, questa impagabile eroina, e vive ad Alcamo, il paese in provincia di Trapani, dove nel 1965 subì la ripugnante esperienza del rapimento e del conseguente abuso sessuale da parte di un giovane teppista suo compaesano, convinto di essere – chissà! – un degno discendente del dio greco degli Inferi.

Di recente in un giornale mi è capitato di leggere la storia di una coraggiosa donna pakistana che, ripetutamente stuprata da una banda di suoi connazionali, anziché suicidarsi come in questi casi fanno le ragazze del suo Paese, sta lottando per ottenere giustizia. Si chiama Mukthar Mai, questa giovane donna, punita con lo stupro seriale perché sorella di un ragazzo accusato di avere avuto rapporti con una coetanea di un clan avverso. La Corte Suprema di Islamabad ha ordinato il proscioglimento dei tredici uomini che alcuni anni fa furono protagonisti dell’infame spedizione punitiva. La giovane Mukthar, benché stanca e lasciata sola, come nel luogo in cui vive sole vengono lasciate le donne vittime di violenze sessuali, non si arrende.

IL RIFIUTO
«Il coraggio ingenuo e dirompente di questa pasionaria del Punjab», si leggeva in un articolo della Stampa, «assomiglia a quello di Franca Viola, la prima ragazza italiana a rifiutare il matrimonio riparatore nella Sicilia degli anni Sessanta.» Opportuno l’accostamento, e di civile efficacia. La Sicilia di cinquant’anni fa come l’attuale Punjab. E la ricordo, quella Sicilia, perché allora vi abitavo, ne ero parte e perciò testimone. E’ stata quasi rimossa la storia di Franca Viola, anche per suo stesso volere, per il suo strenuo rifiutarsi di rimanere sotto l’abbaglio dei riflettori, cercando nella normalità, vale a dire nella vita quotidiana di una qualunque donna del popolo in Sicilia, la quiete e, con essa, la salvezza.
Ma non andrebbe dimenticata Franca Viola (...), perché questa donna, dal punto di vista del vivere in una società e della civiltà che ne è alla base, alla Sicilia ha fatto fare più passi in avanti di cento guerre.

Sembra scritto per lei quel che annotò Carlo Levi in un suo celebre libro: «Così questa donna si è fatta, in un giorno: le lacrime non sono più lacrime, ma parole, e le parole sono pietre». Sì, furono pietre, scagliate contro Filippo Melodia – così si chiamava il suo stupratore, già finito in carcere per reati di mafia quando era ancora un ragazzo – quelle pronunciate, dopo la liberazione, dalla ragazza di Alcamo, allora quasi diciannovenne: «Non ti sposo. Piuttosto me ne starò in paese a fare la zitella. Mi trattino pure come un’appestata».

L’EROINA
Nella sua scelta eroica la giovane Franca fu aiutata dal padre (anche quest’uomo, coltivatore diretto all’anagrafe, meriterebbe assieme alla figlia di essere ricordato nelle scuole, nelle chiese e nelle piazze di ogni città e paese della Sicilia). Franca rapita da alcuni giorni, Bernardo Viola finse di accettare il ricatto di Filippo Melodia (ricatto consistente nell’offerta del matrimonio riparatore).

In realtà, sovvertendo la millenaria pratica dell’acquiescenza, si rivolse ai carabinieri, i quali riuscirono a liberare la ragazza, tenuta segregata per otto giorni, prima in un casolare di campagna, poi in casa di una sorella dello spasimante, nella stessa Alcamo.

«Rimasi digiuna per non so quanto tempo», avrebbe raccontato in seguito la coraggiosa donna, «mentre lui mi provocava e mi offendeva. Me ne stavo a letto in stato di semincoscienza. Dopo una settimana abusò di me». Era certo di aver raggiunto il suo scopo, Filippo Melodia, la ragazza ormai svergognata agli occhi della comunità, una povera reietta cui soltanto il matrimonio avrebbe potuto ridare l’onore.

Invece, contrariamente a ogni previsione, dicendo di no a una tradizione millenaria, infischiandosene dell’incontestabile imperativo dovuto a una legge non scritta ma universalmente osservata, Franca Viola, le cui mani davvero meriterebbero di essere baciate dalle siciliane e dai siciliani venuti dopo di lei, riuscì a difendere la sua dignità e a forzare l’inevitabile destino che sembrava le fosse stato imposto.

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 24/08/2013 - 00:45 
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'Io credo', un dialogo tra scienza e fede
di SILVANA MAZZOCCHI


DIALOGO tra una scienziata atea e un prete laico fuori da ogni schema. Non stupisce che Io credo, il libro che raccoglie una settimana intera delle loro fertili conversazioni, uscito qualche settimana fa per Nuovadimensione, sia diventato in breve tempo un piccolo caso editoriale grazie soprattutto al passaparola.

Lei è Margherita Hack, astrofisica di fama internazionale e autrice di innumerevoli saggi, lui è don Pierluigi Di Piazza, noto come "il prete dell'accoglienza" e fondatore del Centro Balducci a Zugliano, nei pressi di Udine.

Legati da stima reciproca di vecchia data, la scienziata che ha da poco compiuto i novant'anni e il prete di frontiera schierato dalla parte dei deboli, parlano tra loro e si confrontano su concetti universali come la vita, la morte, l'amore, la morale, la religione, la sessualità. Ma anche sulle attitudini e azioni umane che determinano l'esistenza quotidiana: il male di vivere, il coraggio, la politica, le passioni, le questioni ambientali e sociali, il lavoro e la giustizia. E il loro punto di vista, diverso per impostazione e convinzione, espresso con chiarezza nel rispetto reciproco senza pregiudizi o gabbie ideologiche, arriva a volte perfino a incontrarsi, grazie a valori come etica, intelligenza e coerenza.

Sintonia che si coglie già all'inizio del libro, con la contrapposizione tra scienza e fede, connotazioni di base dei due interlocutori, solo in apparenza del tutto divergente. Margherita sottolinea tra l'altro che, per lei, "scienza, etica e società sono profondamente unite e inscindibili". E che, se la scienza spiega senz'altro "come è fatto l'universo, non spiega invece perché esiste l'universo". Mentre Don Pierluigi Di Piazza insiste sulla presenza di Dio, "vera e misteriosa". Ma azzarda che si può certo considerare anche un universo "inedito", con la progressiva scoperta di dimensioni ancora sconosciute. Che, insomma, si può immaginare "un'evoluzione positiva che va verso Dio, e non in contrasto con lui."

Ma discutono anche di temi sociali e di vita reale Hack e Di Piazza: di degrado della politica, di modi di essere, di lavoro e d'ambiente e il risultato è un dialogo che costringe la mente a una sana forma di ginnastica intellettuale, e che invita a riflettere e pensare. Io credo apre nuovi orizzonti e, soprattutto, veicola il messaggio che confrontarsi è sempre utile: a tentare di comprendere meglio il mondo che ci circonda e i misteri che lo popolano.

Lei è una scienziata laica, che cosa l'ha spinta a dialogare con un prete?
Pierluigi Di Piazza è un prete che si definisce "laico", e quindi vicino a me. Si va d'accordo su tante cose fondamentali, non c'è bisogno di credere in Dio per avere un'etica comune: ama il prossimo tuo come te stesso. Certo l'etica di un ateo per me è preferibile a quella di un credente perché un ateo si comporta bene perché la sua coscienza glielo dice, non perché spera in una ricompensa in paradiso o perché teme una punizione all'inferno...
Oltre all'etica io e Di Piazza condividiamo i valori legati alla giustizia, alla libertà e alla solidarietà (rispetto del prossimo, attenzione verso le persone più deboli, più disastrate, che hanno più bisogno d'aiuto) e soprattutto laicità: non voler imporre le proprie idee e rispettare quelle di tutti.

La fede, l'etica, l'amore, i giovani, la vita e la morte... avete trovato punti di convergenza?
Abbiamo trovato punti di convergenza e di divergenza, ma sempre nel rispetto delle reciproche posizioni.
Sui giovani entrambi riteniamo che sia utile cercare di far capire loro l'importanza della solidarietà e della cultura. Il colto ha meno paura ed è più aperto, capisce le sofferenze degli altri. Per esempio tutti i pregiudizi verso chi ha la pelle diversa derivano dall'ignoranza.
Sulla fede non abbiamo la stessa posizione, anche se io ritengo che non credere in Dio sia una forma di fede perché non si può dimostrare né che Dio esista né che non esista.
Sulla morte non abbiamo lo stesso pensiero perché io la vedo come gli epicurei: quando ci sono io la morte non esiste, quando non ci sono più io c'è la morte. Dopo... non ci aspetta nessuno, e le nostre cellule serviranno per comporre altri organismi. Tuttavia entrambi non abbiamo paura della morte perché abbiamo vissuto secondo la nostra coscienza.
Sul fine vita siamo entrambi contrari ai trattamenti farmacologici usati come una violenza contro la persona e sosteniamo il rispetto del malato e dei suoi cari e la libera scelta di morire in modo consapevole.
Sull'amore... abbiamo due esperienze diverse, ma entrambi riteniamo che sia il motore che fa andare avanti la vita e che sia assurdo negare ai preti la possibilità di avere una famiglia. Alla fine sono più gli argomenti che ci uniscono che quelli che ci separano.

Lei che studia le stelle, che cosa vede di positivo nel futuro dei giovani?
Le stelle si studiano, ma non ci parlano.
Nutro delle speranze per il futuro dei giovani ma bisogna prima che arrivi qualcuno al governo che abbia la testa sulle spalle. I giovani oggi non hanno un orizzonte davanti. Prima quando uscivano dall'università sapevano che avrebbero avuto qualche anno per assestarsi e trovare lavoro, ma il lavoro arrivava. Invece ora non ci sono prospettive, non ci sono sicurezze. Bisogna iniziare a fare concorsi per ricercatori per alimentare questa speranza e anche perché solo dalla cultura può nascere l'innovazione, si può avere un'Italia più colta e quindi anche più cosciente dei bisogni del popolo e in grado di affrontarli, più preparata sui problemi dell'inquinamento, più competitiva anche in Europa.

Margherita Hack, Pierluigi Di Piazza
Io credo
Nuovadimensione
Pag 174, euro 14,90


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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donne. una delle quali è in ospedale per le sue cure.
non più in compagnia allegra ma sola soletta in camera con una cariatide cariata che le tiene compagnia con un ritmico "ronnnnffff....ooohiii"
si, era un villaggio turistico dove ci si curava, per questo glielo presentai.
e millemila volte si organizzò per esser li insieme.
poi... devi crescere pupattola, e andarci da sola...
però... mancano piccole cose: le risate, il caffè in piena notte a chiacchierare sulle scale, il culetto delle infermiere... (no, questo non c'entra...)
coraggio dai che a breve torni nella gabbia dei leoncini!

l'altra... ascolto la sua voce mentre lavora. incredibile vero?... mi chiedo spesso come mai una donna ha sempre, e dico sempre, la giusta parola e la giusta carezza.
tu ti sveni per starle accanto e quella è già tre metri avanti!!


(bella la cornicetta arancione....)

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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Erbaluce ha scritto:
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MessaggioInviato: 16/12/2013 - 01:35 
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x Mirtilla
Non le chiamo straniere le sento come tali, proprio perchè si sono portate appresso la loro ingombrante, insopportabile, intollerante cultura.
Questo però ha poca importanza, da qui a pochi decenni loro saranno i padroni; il problema non esiste proprio.
In questo momento duemila cristiani in Siria sono assediati da soverchianti terroristi musulmani... si aspettano una conversione in massa all'Islam, pena il massacro, come sono stati massacrati colà tanti cristiani, sotto le macerie delle loro case e chiese.
E qui tutti zitti e tranqulli, assopiti dalle ovvietà asfissianti di un Papa di borgata.
E' solo un episodio, centinaia di questi nel mondo.
No, non vogliamo musulmani in Italia, perche, un domani, quando saranno maggioranza - e lo diventeranno per le migrazioni di massa volute dalla sinistra, che ha nominato pure un ministro ad hoc per accelerare la l'estinzione degli italiani - sostituiranno la costituzione con la Sharia.
Non mi preoccupo minimamente di questo tema, Mirtilla, loro sono il futuro in Italia e faranno quello che vogliono.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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x IF
Il Pakistan non è la Sicilia.
Guarda qui che roba:

http://it.wikipedia.org/wiki/Pakistan

in più c'è il fatto che sono musulmani.
Quando li metti in riga?

Il problema è cosa fare per non farli arrivare qui.
Sul resto tutto ok, ma lo dobbiamo alla nostra cultura occidentale su base scientifica, non religiosa.
Momentaneamente la scienza, in occidente, l'ha avuta vinta sull'oscurantismo religioso, ed anche su tradizioni barbare, ma durerà?
Chi ci sarà dopo di noi?
La Kyenge ha aperto i boccaporti e gli oblò - e Renzi le darà una grossa mano, sembra - alle migrazioni di massa dall'Africa (arrivano già incinte, più bambini al seguito, si notano all'uscita dei supermercati; ho visto anche una coppia di anziani genitori, prendiamo anche i vecchi) che si incroceranno con quelle musulmane dal medio oriente, nord Africa, corno d'Africa, senza dimenticare che molti stati africani si sono convertiti all'Islam.

Nulla dare per scontato, il passato torna, ma noi non ci saremo, quindi non ce ne preoccupiamo.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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eugenio ha scritto:
x Mirtilla
Non le chiamo straniere le sento come tali, proprio perchè si sono portate appresso la loro ingombrante, insopportabile, intollerante cultura.
Questo però ha poca importanza, da qui a pochi decenni loro saranno i padroni; il problema non esiste proprio.
In questo momento duemila cristiani in Siria sono assediati da soverchianti terroristi musulmani... si aspettano una conversione in massa all'Islam, pena il massacro, come sono stati massacrati colà tanti cristiani, sotto le macerie delle loro case e chiese.
E qui tutti zitti e tranqulli, assopiti dalle ovvietà asfissianti di un Papa di borgata.
E' solo un episodio, centinaia di questi nel mondo.
No, non vogliamo musulmani in Italia, perche, un domani, quando saranno maggioranza - e lo diventeranno per le migrazioni di massa volute dalla sinistra, che ha nominato pure un ministro ad hoc per accelerare la l'estinzione degli italiani - sostituiranno la costituzione con la Sharia.
Non mi preoccupo minimamente di questo tema, Mirtilla, loro sono il futuro in Italia e faranno quello che vogliono.




Se alzi il muro della TUA intolleranza contro il muro che ti sembra di sentire da parte loro, sicuramente non se ne esce mai.
E scrivi (parli... pensi) come un testo dell'intolleranza: "loro", i terroristi, "noi", i martiri.
Non ti accorgi di quanto sei uguale a loro?


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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eugenio ha scritto:
x IF
Il Pakistan non è la Sicilia.
Guarda qui che roba:

http://it.wikipedia.org/wiki/Pakistan

in più c'è il fatto che sono musulmani.
Quando li metti in riga?

Il problema è cosa fare per non farli arrivare qui.
Sul resto tutto ok, ma lo dobbiamo alla nostra cultura occidentale su base scientifica, non religiosa.
Momentaneamente la scienza, in occidente, l'ha avuta vinta sull'oscurantismo religioso, ed anche su tradizioni barbare, ma durerà?
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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IF ha scritto:
eugenio ha scritto:
x IF
Il Pakistan non è la Sicilia.
Guarda qui che roba:

http://it.wikipedia.org/wiki/Pakistan

in più c'è il fatto che sono musulmani.
Quando li metti in riga?

Il problema è cosa fare per non farli arrivare qui.
Sul resto tutto ok, ma lo dobbiamo alla nostra cultura occidentale su base scientifica, non religiosa.
Momentaneamente la scienza, in occidente, l'ha avuta vinta sull'oscurantismo religioso, ed anche su tradizioni barbare, ma durerà?
Chi ci sarà dopo di noi?
La Kyenge ha aperto i boccaporti e gli oblò - e Renzi le darà una grossa mano, sembra - alle migrazioni di massa dall'Africa (arrivano già incinte, più bambini al seguito, si notano all'uscita dei supermercati; ho visto anche una coppia di anziani genitori, prendiamo anche i vecchi) che si incroceranno con quelle musulmane dal medio oriente, nord Africa, corno d'Africa, senza dimenticare che molti stati africani si sono convertiti all'Islam.

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Irena Sendler era una donna di origine polacca. Durante la seconda guerra mondiale è stata assunta come idraulico nei campi di concentramento ma lei aveva un secondo fine riguardo a questo lavoro... Sapeva dei piani terrificanti dei nazisti…aveva il suo furgoncino e le sue borse ingombranti…alla fine della giornata Irena metteva nelle sue borse dei bambini..e le metteva nel furgoncino insieme al cane che era addestrato ad abbaiare a tutti i soldati che, un po’ scocciati dal cane non controllavano mai il retro del furgone…e così Irena ha salvato più di 2500 bambini!!! Quando è stata scoperta le sono state rotte le gambe e le braccia…ma.lei non ha mollato la sua missione…nel giardino di casa sua ha seppellito un barattolo di vetro con la lista di tutti i nomi dei bambini…ed è sempre andata alla ricerca dei genitori e parenti. All’età di 98 anni si è spenta.


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