La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
Oggi è 13/08/2020 - 16:13

Tutti gli orari sono UTC [ ora legale ]



Crea il tuo forum GRATIS su GlobalFreeForum.com.



Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 315 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1 ... 17, 18, 19, 20, 21  Prossimo
Autore Messaggio
MessaggioInviato: 18/06/2011 - 14:50 
Non connesso

Iscritto il: 08/06/2011 - 15:45
Messaggi: 4
Siamo già abbastanza liberi da Dalema grazie alle primarie.
Due sono le sue aree di influenza nel PD:
La puglia dove ha preso tranvate a vantaggio di Vendola.
Il lazio dove il partito è commissariato e alle primarie i sui candidati hanno preso legnate.
Ormai è un demita di sinistra, sotto il nome (e l'eco mediatica) nulla.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 23/06/2011 - 01:08 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 27/05/2009 - 15:39
Messaggi: 6403
La faccia oscura del progresso
di Ulrich Beck, Repubblica



Società mondiale del rischio significa un’epoca nella quale i lati oscuri del progresso determinano sempre più i contrasti sociali. Mentre prima ciò che non stava sotto gli occhi di tutti veniva negato, ora l’autominaccia diventa il movente della politica. I pericoli nucleari, il mutamento climatico, la crisi finanziaria, l’11 settembre, seguono in pieno il copione della Società del rischio, che ho scritto 25 anni fa, prima della catastrofe di Chernobyl.

A differenza dai precedenti rischi industriali, essi (1) non sono socialmente delimitabili né nello spazio né nel tempo, (2) non sono imputabili in base alle vigenti regole della causalità, della colpa, della responsabilità e (3) non possono essere compensati, né coperti da assicurazione. Dove le assicurazioni private negano la loro protezione - come nel caso dell’energia nucleare e della tecnologia genetica - viene sempre superato il confine tra i rischi calcolabili e i pericoli incalcolabili. Questi potenziali di pericolo vengono prodotti industrialmente, esternalizzati economicamente, individualizzati giuridicamente, legittimati tecnicamente e minimizzati politicamente. In altri termini, il sistema di regole del controllo "razionale" si rapporta ai potenziali di autodistruzione incombenti come un freno da bicicletta applicato a un aereo intercontinentale.

Ma Fukushima non si distingue forse da Chernobyl per il fatto che i terribili eventi giapponesi partono da una catastrofe naturale? La distruzione non è stata provocata da una decisione umana, ma dal terremoto e dallo tsunami.

La categoria di "catastrofe naturale" segnala che essa non è stata causata dagli uomini e quindi la sua responsabilità non può essere attribuita agli uomini. Ma questo è il punto di vista di un secolo passato. Questo concetto è sbagliato già per il fatto che la natura non conosce catastrofi ma, semmai, drammatici processi di trasformazione. Questi cambiamenti, come uno tsunami o un terremoto, diventano catastrofi solo nell’orizzonte di riferimento della civiltà umana. La decisione di costruire centrali nucleari in zone a rischio sismico non è affatto un evento naturale, ma una scelta politica, che deve anche essere giustificata a livello politico di fronte alle pretese di sicurezza dei cittadini e deve essere attuata contro le opposizioni.

La risposta ai rischi moderni è l’idea dell’assicurazione come "tecnologia morale" (François Ewald). Non è più accettabile che ci si affidi alla divina provvidenza e si subiscano passivamente i colpi del destino. Il nostro rapporto con la natura, con il mondo e con Dio cambia in modo tale che diventiamo responsabili della nostra sventura, ma in linea di principio disponiamo dei mezzi per compensare le conseguenze da noi stessi innescate. Si tratta comunque del mito della "vita assicurata", che a partire dal 18° secolo ha trionfato in ogni ambito.

In effetti siamo riusciti a ottenere il consenso sui precedenti rischi dell’era industriale legandoli a una sorta di "prevenzione a posteriori" (vigili del fuoco, assicurazioni, assistenza psicologica e medica, ecc.). Lo shock che ha colpito la gente di fronte alle spaventose immagini provenienti dal Giappone consiste anche nel ridestarsi della consapevolezza che non c’è istituzione, né reale, né immaginabile, preparata al super-Gau, il "massimo incidente ipotizzabile in una centrale nucleare", e capace di garantire l’ordine sociale e le condizioni culturali e politiche anche nel caso di questo disastro dei disastri.

Invece, ci sono molti attori specializzati nell’unica opzione che appare possibile: la negazione dei pericoli. Infatti, al posto della sicurezza offerta dalla prevenzione a posteriori subentra il tabù della impossibilità di errore. Ogni Paese - in particolare, naturalmente, la Francia, e l’esperto atomico Sarkozy lo sa bene - ha le centrali nucleari più sicure del mondo! Custodi del tabù diventano la scienza e l’economia dell’energia nucleare, colte in flagrante proprio dagli eventi catastrofici che hanno attirato sui loro errori i riflettori dell’opinione pubblica mondiale.

Nel 1986 Franz-Joseph Strauß dichiarò che solo i reattori nucleari "comunisti" possono esplodere. Egli tentava così di circoscrivere eventi come Chernobyl, in base all’assunto che l’Occidente capitalistico superevoluto dispone di centrali nucleari sicure. Ora però siamo alle prese con l’avaria in Giappone, che viene considerato il Paese meglio attrezzato del mondo, quello dotato della tecnologia più sofisticata per garantire la sicurezza. La finzione per la quale in Occidente si può dormire tranquilli è svanita.

Che in Giappone le rimanenti speranze poggino proprio sull’intervento delle "forze di autodifesa" chiamate a sostituire con elicotteri antincendio gli impianti di raffreddamento in avaria, è qualcosa di più di un’ironia. Hiroshima fu terribile, l’orrore puro e semplice. Ma in quel caso fu il nemico a colpire. Cosa accade se un fatto così spaventoso avviene all’interno del sistema produttivo della società - non in un ambito militare? In questo caso, coloro che minacciano la nazione sono proprio i garanti del diritto, dell’ordine e della razionalità, della democrazia stessa. Quale politica industriale sarebbe più possibile se fosse negata anche la residua speranza del "vento" e Tokyo fosse contaminata? Quale crisi della tecnologia, della democrazia, della ragione, della società?

Molti deplorano che le impressionanti immagini provenienti dal Giappone incutano paure sbagliate e diano impulso ad una "pseudo-scienza" della compassione. In questo modo, però, essi disconoscono e sottovalutano ingenuamente la dinamica politica insita nel potenziale di autodistruzione del trionfante capitalismo industriale. Infatti, molti pericoli - un esempio da manuale: le radiazioni atomiche - sono invisibili, sfuggono alla percezione ordinaria. Ciò significa che la distruzione e la protesta son mediate simbolicamente. Solo constatando l’impercepibilità di molti pericoli grazie alle immagini televisive il cittadino culturalmente accecato può tornare a "vedere".

La questione di un soggetto rivoluzionario capace di rovesciare i rapporti di definizione della politica del rischio cade nel vuoto. Non sono - o non sono soltanto - i movimenti antinucleari, l’opinione pubblica critica, ecc. a poter dar luogo a un’inversione nella politica atomica. In ultima analisi, il contropotere rispetto all’energia nucleare non sono i manifestanti che bloccano il trasporto del materiale radioattivo. L’avversario più irriducibile dell’energia nucleare è… l’energia nucleare stessa!

Nelle immagini delle catastrofi categoricamente escluse dai manager si dissolve il mito della sicurezza. Quando ci si rende conto e si ha la prova che i custodi della razionalità e dell’ordine legalizzano e normalizzano i pericoli per la vita, si scatena il pandemonio nel milieu della sicurezza burocraticamente promessa. Perciò, non è sbagliato affermare che all’interrogativo sul soggetto politico della società di classe corrisponde l’interrogativo su questa "riflessività politica" nella società del rischio.

Tuttavia, sarebbe un errore trarre da ciò la conclusione che si sia aperta una nuova fase di illuminismo, beneficamente offertaci dalla storia. Al contrario, a qualcuno la prospettiva qui tracciata potrebbe suggerire il paragone con il tentativo di praticare un foro nello scafo di una nave per far uscire l’acqua del mare penetrata al suo interno.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 24/06/2011 - 04:20 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 27/05/2009 - 15:39
Messaggi: 6403
Se la smettiamo di fare ridere
di Alessandro Gilioli

L’ultima volta che ero stato a New York si era ancora freschi della simpatica battuta del nostro premier, quell’Obama ‘abbronzato’ che da noi ha indignato parecchio ma che negli Stati Uniti era stato commentato dai più con l’indulgente bonarietà che in famiglia si regala allo zio picchiatello, quello che si è sputtanato tutto in donnine e partite di poker, però nessuno ci si arrabbia veramente.


D’altro canto non c’è bisogno di attraversare l’oceano per capire di che cosa sto parlando: da anni, basta andarsi a comprare il cioccolato a Chiasso per trovare gli stessi tenui e sfaccendati sorrisi. Noi abbiamo creduto a lungo di avere a che fare con un regime e il resto del mondo invece ci guardava con l’ironica condiscendenza che si riserva alla più innocua delle idiozie. E in effetti, tra Ruby, i cucù le corna e il resto, abbiamo offerto al pianeta un film dei Vanzina, mica un’epopea resistenziale.

Però oggi per la prima volta due colleghi con cui stavo parlando dell’Italia a un certo punto mi hanno guardato (seriamente!) e alla fine mi hanno chiesto: ma allora, ce la fate?

Non credo che sapessero molto né di Pisapia né dei referendum, meno ancora delle buffonate di Pontida e non parliamo dei Responsabili. Ma quella domanda era inusualmente interessata, e dev’essere più o meno la stessa che in questi ultimi tempi si sono posti per l’Iran o per l’Egitto, per la Libia o per la Siria.

Non so se ce la facciamo, ovviamente, almeno non so quanto tempo ancora ci metteremo a farcela.

Ma è piuttosto evidente che ormai la commediola del bugiardo furbastro, barzellettiere ed erotomane inizia a stancare anche altrove. Del resto, la mediocrità qualche volta può far ridere, ma anche il palato più grezzo non riesce a reggerla troppo a lungo.

E non si è mai visto un film trash dei Vanzina che superasse le due ore.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 25/06/2011 - 01:56 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 27/05/2009 - 15:39
Messaggi: 6403
Cita:
IL GOVERNO DELLA P4 CI RIPROVA
"LEGGE BAVAGLIO ENTRO AGOSTO"

"I buoi sono scappati dalla stalla, bisogna approvare una legge sulle intercettazioni prima della pausa estiva". Le dichiarazioni di oggi del ministro degli Esteri Franco Frattini lasciano poco spazio a dubbi. E ci pensa il Guardasigilli Alfano a spiegare quale sia, esattamente, l'obiettivo del governo: "Ci muoveremo nella stessa direzione dello scorso anno". Insomma, a meno di un anno dal naufragio della cosiddetta "legge Bavaglio", il Popolo della libertà torna alla carica. Lo scandalo P4 si sviluppa ancora una volta attorno a colloqui intercettati tra diversi esponenti del governo e buona parte dei manager dei grandi gruppi economici, attraverso la mediazione del lobbista Luigi Bisignani. Trame che, nelle intenzioni della maggioranza, devono restare segrete. O quantomeno non essere raccontate sui giornali. Il partito del premier, che lo scorso anno fu bloccato dalle proteste della piazza ma soprattutto dal blocco imposto dai finiani, quest'anno deve fare i conti con un'altra variabile: la Lega. Nessun esponente lumbard, per ora, ha rilasciato dichiarazioni a favore di questa ipotesi. E il Senatùr, dopo Pontida, non sembra intenzionato a firmare cambiali in bianco al Cavaliere


da Il Fatto Quotidiano


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 29/06/2011 - 04:11 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 20/12/2008 - 07:01
Messaggi: 16350
Località: La Città Eterna
Lo sfogo di Berlusconi: affondiamo!
Davanti ai ministri riuniti per le nozze della Carfagna le accuse al Tesoro: mi hanno nascosto le vere cifre.

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 03/07/2011 - 04:32 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 20/12/2008 - 07:01
Messaggi: 16350
Località: La Città Eterna
Fassino, i buoni, la primavera
di Alessandro Gilioli



A proposito del post su Fassino qui sotto, ricevo da Vittorio Bertola, consigliere comunale a Torino del Movimento 5 Stelle:

«Fassino prima ci ha detto che si dimetteva dopo l’elezione.
Poi ci ha detto che si dimetteva dopo la sua proclamazione ufficiale.
Poi ci ha detto che si dimetteva dopo il completamento della giunta.
Adesso ci ha detto che si dimetterà dopo che il consiglio comunale avrà approvato le sue linee programmatiche, che da Statuto vanno approvate entro venti giorni dal primo consiglio (il 5 luglio).
Ma martedì scorso la maggioranza ha chiesto una proroga di una settimana perché non erano sicuri di quali fossero le loro linee programmatiche e dovevano discuterne ancora un po’, e dunque la votazione è fissata per l’11 luglio.
Ma se la tira in lunga ancora un po’, arriva alla pausa estiva e dunque può prendersi ancora gli stipendi da parlamentare di luglio e agosto (fanno 30.000 euro)».

Non so se davvero Fassino la spingerà fino a fine agosto, ma credo che dipenda anche da noi: scrivendogli (educatamente), postando, facendo circolare la cosa. Perché, per usare una frase cara al mio amico Luca, «noi siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo».

Ps: Ovviamente il discorso vale anche per tutti gli altri ‘doppi incarichi’ in genere, ma specialmente per quelli frutto delle amministrative: non buttate via la nostra primavera, grazie.

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 11/07/2011 - 03:13 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 27/05/2009 - 15:39
Messaggi: 6403
Un regno che affonda
in un mare di scandali


di EUGENIO SCALFARI
LA FINE d'un regno ha sempre un andamento drammatico e talvolta addirittura tragico. Pensate a Macbeth e a Lear ma anche a Hitler e a Mussolini, dove la realtà sembra imitare i vertici della letteratura.
Talvolta però alla cupezza del dramma si accompagna la sconcia comicità della farsa; sconcia perché inconsapevole e quindi cupa e drammatica anch'essa. Vengono in mente alcuni comprimari del fine regno berlusconiano: Brunetta, Gasparri, La Russa, Quagliariello, Sacconi, Ghedini, Prestigiacomo, Gelmini, Alfano e il suo partito degli onesti. Con Calderoli siamo al culmine della comicità inconsapevole, a cominciare da come si veste e da come cammina: non è un pavone che esibisce la sua splendida ruota e neppure un tacchino con i suoi bargigli, ma ha piuttosto l'andare del gallinaccio, il più sgraziato dei pennuti.
Bossi no, non è comico ma profondamente drammatico: un leader lucido e sensibilissimo a cogliere gli umori della sua gente, cui la malattia aveva addirittura conferito un di più, quella parlata inceppata, quei gesti di una volgarità voluta, quella faccia segnata ma non rassegnata: così era stato fino a un anno fa, ma poi il vento è cambiato anche nella Lega e il Senatur ha cominciato ad annaspare. Ora sembra un timoniere senza bussola e senza stelle che procede alla cieca in una fitta foschia mentre infuria lo scontro per la successione.

Il dramma di Berlusconi è ancora più complesso ed enigmatica la sua comicità. A volte è anche per lui inconsapevole e quindi oscena come nel caso della nipote di Mubarak. Ma poi usa consapevolmente quella stessa comicità, la trasforma in barzelletta con la quale strappare al suo pubblico una risata e un applauso con la duplice intenzione di dimostrare la sua autoironia e la sua calma nella tempesta. A volte però la barzelletta non piace, non provoca la risata liberatoria ma un assordante silenzio e in lui sempre più spesso emerge la sindrome della solitudine, del tradimento, della congiura.

Leggendo l'altro ieri la sua intervista a "Repubblica" tutti questi passaggi sono chiarissimi: c'è la stanchezza d'un leader che preannuncia il suo futuro di padre nobile, il disprezzo verso i nemici esterni, l'ira verso i traditori interni, la volontà di mantenere il potere attraverso i figliocci da lui delegati. Infine il colpo di teatro d'affidare il lascito testamentario ad un giornale da lui attaccato, vilipeso, ingiuriato.

E Tremonti? Qual è la parte di Tremonti in questo fine regno sempre più incombente?
Ha appena varato una manovra finanziaria che avrebbe dovuto mettere al sicuro i conti pubblici e il debito sovrano, ma proprio nei giorni del varo i mercati sono stati scossi da una speculazione che ha il nostro debito, le nostre banche, i nostri titoli, come bersagli primari. Invece di rafforzare la stabilità del governo e della maggioranza la manovra ha aumentato le crepe diventando a sua volta un fattore di instabilità.
Potrà in queste condizioni il ministro dell'Economia restare al suo posto? Potrà reggere al dibattito parlamentare che si annuncia estremamente difficile?

* * *

La storia - lo sappiamo - non si fa con i se, ma i se a volte ci aiutano a capir meglio i fatti che sono realmente avvenuti. Dove saremmo oggi se il 14 dicembre del 2010 Berlusconi non avesse avuto la fiducia?
Il governo sarebbe caduto, il Presidente della Repubblica avrebbe aperto le consultazioni e molto probabilmente avrebbe nominato un nuovo governo, un nuovo presidente del Consiglio, un nuovo ministro del Tesoro. I nomi non mancavano ed erano tutti di primissimo piano, da Mario Monti a Mario Draghi. I mercati sarebbero stati ampiamente rassicurati da quei nomi e dalla loro politica.
Purtroppo non andò così. Oggi i mercati stanno attaccando i titoli pubblici emessi dallo Stato e i titoli delle banche; il rendimento dei buoni del Tesoro decennali è salito al 5 e mezzo per cento, lo "spread" rispetto al Bund tedesco a 2,48.

Nel frattempo ieri mattina la Corte civile d'appello di Milano ha condannato la Fininvest, nel processo di secondo grado sul Lodo Mondadori, a pagare alla Cir di Carlo De Benedetti 560 milioni di euro. Si tratta d'una sentenza che fa giustizia in sede civile d'uno dei più gravi reati che il nostro codice penale contempla: la corruzione di magistrati. Quel reato fu accertato con sentenza definitiva ma Berlusconi ne fu tenuto fuori perché per lui erano decorsi i termini della prescrizione.
Restava tuttavia il diritto della parte lesa al risarcimento del danno e a questo ha provveduto la sentenza di ieri. Essa certifica che l'impero editoriale del presidente del Consiglio è fondato su un gravissimo reato penale. Noi l'abbiamo sempre saputo e sempre detto e questo è per noi il valore politico e morale della sentenza di ieri.

* * *

Ribadito che la reazione negativa dei mercati è motivata principalmente dall'implosione della maggioranza di centrodestra, occorre tuttavia esaminare la manovra nella sua impostazione politica e tecnica, ambedue estremamente manchevoli.
Il ministro dell'Economia aveva inizialmente spacchettato i tempi dell'operazione: per l'esercizio in corso un intervento di un miliardo e mezzo, di semplice manutenzione. Nel 2012 cinque miliardi e mezzo e tanto bastava secondo il calendario concordato con l'Ue. Il grosso nei due esercizi successivi, 20 miliardi in ciascuno di essi per azzerare il deficit nel 2013 e per realizzare il pareggio del bilancio nel 2014. In totale 47 miliardi, ai quali bisognava aggiungerne circa 32 utilizzati nel 2009-2010 per mettere i conti pubblici in sicurezza.
Sembrò che queste operazioni fossero sufficienti e che il loro risultato finale segnasse il pieno successo di Tremonti e per riflesso del governo di cui egli è il perno economico. Mancavano in questo quadro di rigore finanziario, interventi destinati alla crescita del prodotto interno lordo, ma il superministro non mostrava di preoccuparsene. La crescita sarebbe venuta al momento opportuno. Protestavano le imprese, protestavano i sindacati, protestavano le organizzazioni dei commercianti e dei consumatori e protestavano anche Berlusconi e Bossi, ma Tremonti restava fermo e sicuro con l'appoggio dell'Europa e - così sembrava - anche dei mercati.
Ma poi le cose sono radicalmente cambiate e una realtà del tutto diversa è venuta a galla. Fermo restando lo spacchettamento temporale, si è venuti a sapere che Tremonti aveva effettuato un altro tipo di spacchettamento: la manovra vera e propria non era di 47 miliardi ma soltanto di 40; di questi, 25 erano contenuti nel decreto firmato quattro giorni fa da Napolitano (dopo che era stata ritirata la vergognosa norma mirata a bloccare la sentenza sul Lodo Mondadori). Altri 15 miliardi sarebbero stati invece reperiti con la legge delega per la riforma fiscale, che dovrà anch'essa esser votata dal Parlamento nelle prossime settimane o nei prossimi mesi.

È proprio la riduzione della manovra che ha indotto Giorgio Napolitano nel momento in cui firmava il decreto a indicare la necessità di ulteriori interventi da prendere al più presto possibile. Senza ancora entrare nel merito, la criticità che ha allarmato i mercati si deve soprattutto a quei 15 miliardi affidati alla legge delega. Dovrà essere approvata dal Parlamento e dovrà poi confrontarsi, nel momento di emettere i decreti delegati, non solo con l'apposita commissione bicamerale ma soprattutto con la conferenza Stato-Regioni. E poiché la parte più rilevante dei 15 miliardi da reperire è prevista proprio a carico delle Regioni e degli Enti locali, è facile prevedere che il negoziato sarà lungo e molto complesso.
La reperibilità e la tempistica restano dunque i punti interrogativi che difficilmente saranno risolti nel prossimo esercizio.
Quanto al merito, la manovra da 25 miliardi e la riforma fiscale per reperirne altri 15 poggiano, come ha più volte osservato Bersani, su prelievi a carico del sociale: il taglio dei contributi agli Enti locali, le maggiori imposte territoriali, il peggioramento dei servizi, il potere d'acquisto delle famiglie, la mancata rivalutazione delle pensioni, i giovani disoccupati, l'età pensionistica delle donne.

Se si dovesse definire con due parole il significato politico di questa imponente operazione, di cui uno degli interventi principali è l'imposta sui titoli depositati nelle banche, si dovrebbe definirla una manovra di classe. Forse questo piacerà al Pdl e per alcuni aspetti anche alla Lega, ma certo non piacerà alle opposizioni e soprattutto a quelle fasce sociali che si sono manifestate nelle recenti elezioni amministrative e nel voto referendario.

* * *

L'ultimo capitolo che marca il fine regno berlusconiano è la marea degli scandali che coinvolge due eminenti deputati del Pdl, Alfonso Papa e Marco Milanese, un ministro di recente nomina, quel Saverio Romano sul quale il Presidente della Repubblica nell'atto di firmare il decreto di nomina voluto da Berlusconi indicò un possibile impedimento giudiziario che in quel momento era soltanto potenziale ma che ora è diventato di stringente attualità perché a suo carico è stato formalizzato dal Tribunale di Palermo un mandato di cattura per associazione mafiosa.
Papa, Milanese, Romano sono i tre terminali sui quali stanno lavorando le Procure di Napoli, Palermo e Roma e che riguardano appalti, nomine in alcune imprese di natura pubblica, dazioni di danaro, gioielli, automobili di altissimo pregio, immobili, informazioni riservate ed usate per ricatti e vere e proprie estorsioni.
Il centro di alcuni di questi scandali e di questi reati è la Guardia di finanza e il suo Comando generale. Il ministro dell'Economia, ascoltato di recente come testimone dalla Procura di Napoli, ha addirittura ammesso che esistono due cordate nella Guardia di finanza che operano per favorire due diversi candidati alla nomina di comandante generale.

Tremonti del resto è coinvolto in pieno dallo scandalo Milanese; un uomo che è al suo fianco dal 2005 e che è stato colto con le mani nel sacco per decine di reati, ricatti, uso di informazioni riservate. Di tutto ciò il ministro garantisce di non essere mai stato al corrente. Delle due l'una: o il ministro non dice il vero oppure la sua dabbenaggine nella scelta dei collaboratori rasenta un livello tale da minare la sua credibilità.
In questa situazione sarebbe estremamente urgente che il Partito democratico producesse una seria proposta alternativa di politica economica, di politica istituzionale e di legge elettorale. Bersani si era impegnato a farlo subito dopo le elezioni del maggio scorso, ma quella promessa non è stata mantenuta, si è restati nel vago di dichiarazioni che non descrivono una politica nella sua completezza e concretezza.
Il Pd rischia di perdere un'occasione storica per ridare un ruolo al centrosinistra e al riformismo. Viene da dire - insieme alle donne italiane di nuovo mobilitate - se non adesso, quando?


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 14/07/2011 - 04:13 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 20/12/2008 - 07:01
Messaggi: 16350
Località: La Città Eterna
Tremonti-Colle commissariano B.

Il ministro dell'Economia e Napolitano convincono l'opposizione. Manovra approvata alla Camera venerdì. Il Pd dà l'ok, ma poi annuncia: "Dimissioni del governo dopo il voto". Il Cavaliere, latitante per giorni, dopo la sentenza Mondadori, torna a parlare e dice solamente: "Momento difficile"

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 28/07/2011 - 23:53 
Non connesso
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: 28/05/2007 - 15:17
Messaggi: 70426
Località: La Torre della Rosa d'Argento
Trovo interessante il commento di Gilioli sulla nomina di Palma:

"Direi che con la nomina a guardasigilli di uno che andava a cena da Previti quando questi stava ai domiciliari – e dopo aver cercato di salvarlo con una leggina ad personam – abbiamo abbastanza chiuso il cerchio.
Tutto iniziò attorno a Previti e i suoi maneggi, ora tutto ritorna attorno a Previti e i suoi uomini."

Credo che stiamo assistendo alla restaurazione della prima repubblica pre-Tangentopoli, col nano nelle vesti di Bettino.

_________________
Si vis amari, ama.

ImmagineImmagine®Immagine


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 13/08/2011 - 01:24 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 27/05/2009 - 15:39
Messaggi: 6403
L'Italia priva del senso della serietà. E della tragedia
di Mario Ajello

La Grecia è in rivolta da mesi, piazze piene, governo cambiato, scioperi generali a raffica. Nella Spagna in default, non tolgono le tende dei propri accampamenti gli indignados. In Inghilterra, fuoco e fiamme. In Israele si trema. E qui? Questa la scena di ieri a Montecitorio. Nella piazza davanti al Parlamento, uno sparuto gruppetto del micro-partitino comunista di Marco Ferrando, quasi tenero e del tutto inoffensivo nella sua inconsistenza, grida a chiunque esca dal Palazzo: «Maiale!». Anche quando si tratta di un normale passante, magari donna, e non di un boiardo dell’odiatissima casta. Mentre dentro alla Camera, duecento onorevoli giulivi e abbronzati si godono la passerella da salvatori della patria - «Vedete? Abbiamo rinunciato alle ferie per stare qui nel momento del bisogno»: ecco il refrain - e si litigano le telecamere per non sprecare l’ennesima occasione di visibilità, sia pure fuori stagione. Un Paese sempre incapace di stare all’altezza della serietà e che non sa convivere con il senso del tragico.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 13/08/2011 - 01:25 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 27/05/2009 - 15:39
Messaggi: 6403
Dall'Italia soldi ai Talebani

"Tangenti per evitare attacchi"

Il diktat di Bush: "Smettete di pagare"

Le rivelazioni nei cable di Wikileaks.

Nel 2008 il presidente Usa chiese a Berlusconi di smetterla con questa prassi.

Dopo 4 mesi altra reprimenda Usa.

Da allora gli agguati e le vittime si sono quadruplicati.


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 17/09/2011 - 04:12 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 27/05/2009 - 15:39
Messaggi: 6403
Bossi: Italia a picco? C'è la Padania!

Ma a questo l'ictus ha avuto un ictus?


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 26/09/2011 - 05:27 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 20/12/2008 - 07:01
Messaggi: 16350
Località: La Città Eterna
Una commedia italiana


È difficile che Berlusconi non lo sappia. Ma se questo fosse il caso, allora è opportuno che qualcuno glielo dica. Gli dica che in pratica non c'è uno, uno solo, dei deputati e dei senatori della sua maggioranza (nonché dei suoi ministri) che in privato non si mostri convinto che il presidente del Consiglio ha fatto il suo tempo, e che la cosa migliore per tutti è che lasci al più presto il proprio incarico. È bene che il Cavaliere lo sappia: il deputato che incrociandolo a Montecitorio gli stringe rispettosamente la mano, la sottosegretaria che gli sorride al banco del governo, il fidato collaboratore, tutti, appena lui si allontana, confidano a chiunque che così non si può andare avanti, che il premier deve lasciare. Tutti, indistintamente: ma sempre alle sue spalle. Da settimane sul palcoscenico italiano la destra mette in scena un triste spettacolo di doppiezza.

L'onorevole Alfano ha detto pochi giorni fa che gli avversari del Pdl vogliono non solo cacciare Berlusconi dal governo, ma cancellare in realtà l'intera storia politica di coloro che in lui si sono riconosciuti. Forse. Quel che è certo è che se c'è però un modo di evitarlo è quello di fare politica, come egli appunto cerca di fare in queste ore, non già invece quello che troppo spesso è sembrato prevalere di recente tra gli esponenti del Pdl: in pubblico mettere la testa sotto la sabbia, e in privato abbandonarsi alla confidenza ironica, al qui lo dico e qui lo nego.

Coloro che si comportano così non sembrano rendersi conto che l'Italia vive oggi il momento forse più critico della sua storia postbellica. Il terrorismo e le vicende di «Mani pulite», infatti, non rappresentarono mai un pericolo capace di minacciare ciò che minaccia di fare la crisi economica attuale. E cioè scompaginare le basi sociali stesse della democrazia italiana riducendo drammaticamente le risorse a sua disposizione. E dunque cancellare intere parti della realtà non solo economica ma anche civile e umana del Paese. Egualmente non sembrano rendersi conto che ormai per il Popolo della libertà è questione di vita o di morte: o il Pdl, infatti, riesce a svincolarsi da Berlusconi, e quindi a mantenere in vita un'esperienza dimostratasi cruciale per l'esistenza di un polo politico-elettorale di destra, o per lo stesso Pdl molto verosimilmente è finita. E per la gran massa dei suoi esponenti - privi quasi sempre di un qualunque retroterra di consenso personale - ci sarà forse, a suo tempo, un vitalizio delle Camere, ma di sicuro non c'è più alcun avvenire politico.

Ciò che sta venendo al pettine in questo fosco tramonto del berlusconismo è il nodo del partito, non solo e non tanto personale come è stato tante volte definito, quanto padronale, a cui Berlusconi stesso ha dato vita diciassette anni fa. Un singolare partito, formalmente politico, ai cui esponenti però è stato finora vietato l'accesso a quello che da che mondo è mondo è il momento cruciale della politica stessa: il momento della decisione, delle scelte. Finora, invece, riservato solo al capo e ai suoi fidi. Ma la storia ha voluto prendersi la vendetta di questa bizzarra anomalia. Ora il momento di decidere è inappellabilmente venuto, per ognuno e per tutti. E a tutti è fin troppo ovvio ricordare che in realtà non decidere è già un decidere. E di sicuro, oggi, è la decisione sbagliata.


Ernesto Galli Della Loggia

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 05/10/2011 - 06:04 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 20/12/2008 - 07:01
Messaggi: 16350
Località: La Città Eterna
Un manuale fissa le frasi corrette. Bandita la parola incendio. L'azienda: non si crea panico

La capotreno punita
per aver detto «guasto»

Lettera di Trenitalia: sull'Alta velocità usare altri termini



MILANO - È un po' come se un idraulico non potesse parlare di «perdite» ai suoi clienti ma solo di «verifiche della tenuta delle tubazioni dell'impianto idrico». Il manuale degli annunci a bordo delle Frecce, Rosse o Argento che siano, è chiaro: in caso di guasto ai passeggeri dell'Alta velocità si deve parlare solo di «controlli tecnici sulla linea». C'è un guasto alla trazione elettrica? Il capotreno consulta la tabella e annuncia il «controllo tecnico».

C'è un guasto ai binari, ai deviatoi? Il capotreno di una Freccia, a differenza del collega di un «treno normale», parlerà sempre di controllo tecnico. Non è andata così il 16 maggio a bordo dell'Eurostar 9455. Per un problema sulla linea, tra Firenze e Roma, il Frecciargento è stato deviato dalla Direttissima alla «linea lenta». La capotreno ha annunciato «un guasto deviatoio». E per quelle parole, veritiere ma non rispondenti a quanto previsto dalla tabella sulle criticità, è finita nei guai: «L'azienda le ha inviato una contestazione disciplinare - fa sapere la rivista dei macchinisti ancora In Marcia ! -, poi le ha notificato una sanzione di 20 euro». La motivazione è scritta in una lettera del 31 maggio firmata dal responsabile della Divisione Frecciargento: l'aver comunicato la presenza di «un guasto deviatoio quando il manuale degli annunci (Mab) per i treni Av non prevede il termine "guasto" e ha utilizzato il termine tecnico "deviatoio" probabilmente sconosciuto ai viaggiatori. Avrebbe dovuto dire invece per "un controllo tecnico sulla linea"».

Di manuali per gli annunci ne esistono tre. C'è il manuale di Rfi per gli annunci nelle stazioni (Mas) redatto con il Dipartimento di studi filologici, linguistici e letterari della Sapienza di Roma. C'è quello per gli annunci a bordo (Mab) usato su tutti i treni. E ce n'è uno ad hoc per Frecciarossa e Frecciargento. Nei primi due la parola «guasto» è prevista. «Anche se poi come successo due domeniche fa a Napoli - dicono da ancora In Marcia ! -, per ore è stato annunciato un problema elettrico omettendo che era deragliato un treno». In quello per l'Av la parola è sostituita con il noto «controllo tecnico». Nei primi due l'«ostacolo in linea» è annunciato come tale («Anche se si tratta di un albero di trasmissione perso da un Pendolino»), in quello per l'Av diventa un generico «ingombro». E in caso di incendio? Tutti e tre prevedono che si parli di «intervento dei vigili del fuoco». «Così come è accaduto per il rogo a Tiburtina: su Viaggiatreno per due giorni i ritardi sono stati motivati con l'intervento dei pompieri».

Trenitalia minimizza: «C'è un manuale, per informare al meglio. Il capotreno non l'ha rispettato e la mancanza di giustificazioni è un'ammissione di colpa. Non esiste però una regola assoluta che differenzia le Frecce. Guasti sono stati annunciati anche sull'Av». Quanto al bando della parola incendio: «È una scelta per non creare ansie e panico difficili da gestire anche su uno dei mezzi più sicuri». Scelte contestate da chi lavora in carrozza: «Perché proprio il non dire alimenta nel passeggero (sempre informato grazie a smartphone e computer) quel senso di insofferenza che sfocia ormai in vere aggressioni nei nostri confronti», racconta un capotreno. Il linguista Federico Roncoroni la scelta invece la legge così: «In questo modo si vuole passare dal problema alla soluzione, dal guasto all'intervento. Tranquillizzare va bene, attenzione però: le parole non devono essere un Tavor che annebbia la mente ma uno strumento per aiutare a capire. L'informazione è un diritto e la censura delle parole è meglio relegarla al passato».


Alessandra Mangiarotti

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
MessaggioInviato: 19/10/2011 - 05:51 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 20/12/2008 - 07:01
Messaggi: 16350
Località: La Città Eterna
Alfonso Papa come Silvio Pellico
di Mario Ajello

Pensavamo di avere toccato il fondo, e invece c'è anche il sottofondo. Pensavamo di avere visto il peggio, ma c'è pure lo strapeggio. Questo: la richiesta, da parte di esponenti del Pdl, di consentire al deputato detenuto Alfonso Papa, da loro considerato un Silvio Pellico del patriottismo P3 o P4 o P diecimila, di partecipare ai lavori del Parlamento dalla sua cella nel penitenziario di Napoli. Insomma, perchè non fargli votare le leggi della Repubblica dalla sua brandina carceraria, parche impedirgli di svolgere nell'ora d'aria il suo compito di eletto del popolo?

Sarebbe come trasferire Montecitorio a Poggioreale, o Poggioreale a Montecitorio, e stabilire un'equazione fra questi due palazzi che non dovrebbero avere niente a che fare tra di loro e invece finiscono per coincidere e sovrapporsi simbolicamente a causa di proposte così anomale e dissennate come questa.

Il qualunquismo e l'anti-politica più becera, secondo cui la politica senza distinzioni coincide con la delinquenza e Montecitorio è più o meno un covo di malfattori bipartisan, possono festeggiare di fronte all'iniziativa pro-Papa. Perchè finisce per confermare e per alimentare i pregiudizi più andanti sulla casta, che al bicameralismo classico - Camera e Senato - ne aggiunge adesso un altro, quello dello scranno e della cella. Come luoghi parenti, e intercambiabili. A quando le sbarre sulle finestre di Montecitorio, e la buvette al posto della mensa nei luoghi di pena?

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 315 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1 ... 17, 18, 19, 20, 21  Prossimo

Tutti gli orari sono UTC [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 4 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
cron
Powered by phpBB® Forum Software © phpBB Group
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010


Politica sulla Privacy (Cookie & GDPR)