La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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MessaggioInviato: 21/01/2011 - 05:18 
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http://www.repubblica.it/politica/2011/ ... ref=HREA-1

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SURREALE! (è l’Italia…)
di Federico Rampini

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SURREALE! (è scritto proprio così, in titoli cubitali) “Cosa c’è dietro la soap opera che Berlusconi non riesce a oscurare”. Il titolone occupa l’intera copertina del supplemento domenicale del New York Times, con foto del premier e Ruby. La titolazione così urlata fa il verso volutamente alla grafica dei tabloid, per collocare la vicenda nel loro “universo”. Firmata dalla corrispondente da Roma Rachel Donadio, l’analisi parla di una “tragicommedia all’italiana”, di un “distacco crescente tra la politica e la vita reale”. Al tempo stesso Berlusconi è definito “prigioniero del mondo che ha creato”. E anche se “è la cultura barocca italiana che ha inventato i trompe l’oeil”, quest’ultimo scandalo “sta superando i limiti per molti italiani, incluse migliaia di donne disgustate dai contenuti delle intercettazioni, che hanno firmato una petizione per le dimissioni di Berlusconi”. Mai prima di oggi il più autorevole quotidiano americano aveva affrontato la vicenda con questa visibilità e con un taglio così aggressivo.

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MessaggioInviato: 27/01/2011 - 01:34 
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Scene a luci rosse nella villa di Berlusconi
Articolo di Politica interna, pubblicato domenica 23 gennaio 2011 in Svizzera.
[Neue Zürcher Zeitung]


I media italiani divulgano un rapporto dell’inchiesta

Ogni giorno i media italiani rivelano nuovi dettagli sulle orge a casa di Silvio Berlusconi. Il primo ministro nega tutto e non pensa alle dimissioni.

Nel chiosco la commessa fissa incredula lo spesso fascio di giornali. “Davvero vuole leggere tutto?” Lei preferisce non dedicarsi a questo genere di letture. “Semplicemente disgustoso,” dice riferendosi all’ampia inchiesta a luci rosse sul Primo Ministro Silvio Berlusconi.

“Non leggo questa robaccia”, dice un artigiano bevendo un cappuccino al bar. Come e con chi Berlusconi trascorra le sue notti sono solo affari suoi. Il fatto che, stando alle accuse della magistratura, il presidente del consiglio abbia pagato una prostituta minorenne per fare sesso commettendo quindi un reato, lascia indifferente l’uomo, che sarebbe disposto a rieleggere Silvio Berlusconi.

Fino a 10 pagine di quotidiano

Al centro dell’ultima vicenda vi è la marocchina Karima al-Mahroug. Per il suo lavoro di ballerina e prostituta si è guadagnata il soprannome di “Ruby Rubacuori”. Ha compiuto 18 anni solo di recente. Lo scandalo di Ruby riempie ogni giorno molte pagine di giornale, in alcuni edizioni fino a dieci. I servizi dei media sono intensivi e sbalorditivi. Dov’è la protesta di piazza? “Sai, tutti gli italiani vorebbero essere un po’ come Berlusconi”, dice ironico un amico. Dopotutto, i media non fanno segreto della loro opinione. «Vomitare o votare?» , chiede una detrattrice sul quotidiano “La Stampa”.

I media si richiamo alla relazione di indagine di quasi 400 pagine che la procura di Milano ha presentato a metà dicembre e i cui estratti sono trapelati al pubblico. I membri di una commissione parlamentare stanno esaminando in questo momento la relazione perché devono pronunciarsi su ulteriori inchieste giudiziarie sul caso.

Si presume che siano più di 20 le giovani donne coinvolte nello scandalo. Le testimoni parlano di un “bordello” nella Villa di Arcore di Berlusconi, vicino a Milano. Un ruolo importante sembra essere stato svolto anche dall’assessore della Regione Lombardia Nicole Minetti, che prima della sua entrata in politica si occupava dell’igiene dentale di Berlusconi. La Minetti sarebbe una sorta di tenutaria del bordello. Ha procurato appartamenti alle donne di Milano assicurando loro le preferenze del capo del governo.

Secondo le testimoni a Berlusconi piacciono le infermiere nude sotto al camice bianco e le poliziotte in uniforme, a petto nudo e con le manette. L’orgia iniziava ogni volta con una cena in cui si scherzava e si cantava. Poi il Cavaliere si ritirava con alcune ragazze al piano seminterrato. Nella sala del cosiddetto bunga-bunga le donne facevano lo striptease e si divertivano con Berlusconi. Questo pare essere stato permesso solo in presenza di tre amici. “Non puoi immaginare cosa accade là”, ha detto una delle partecipanti ad un’amica, descrivendo scene da film porno. Secondo i testimoni Berlusconi ha fatto sesso con più donne, anche con la minorenne Ruby.

Lacrime davanti alla telecamera

“Non mi ha toccata nemmeno con un dito,” ha detto Ruby questa settimana in lacrime ad un’emittente televisiva di proprietà dell’impero mediatico di Berlusconi. E’ totalmente assurdo affermare che abbia ricevuto 7.000 € dal premier in cambio di sesso. Il denaro lo avrebbe ricevuto per risolvere i problemi della sua famiglia. E, ovviamente, lei non ha preteso mai e poi mai la somma di cinque milioni di euro da Berlusconi in cambio del silenzio! Nelle trascrizioni delle conversazioni telefoniche intercettate con gli amici ed i genitori la storia di Ruby risulta però completamente diversa.

La ragazza ha già molta esperienza, come lei stessa ha raccontato. Da bambina, Ruby ha subito violenza sessuale e fisica dallo zio e dal padre. Il premier l’ha tirata fuori da una centrale di polizia di Milano, dove è stata detenuta perché sospettata di furto. Ora grava su di lui un procedimento per abuso d’ufficio. Berlusconi vede la nuova inchiesta a suo carico solo come un colpo dei suoi avversari politici. All’appuntamento stabilito per deporre davanti al pubblico ministero non si è presentato. E non pensa alle dimissioni. Umberto Bossi, suo alleato e leader della Lega, lo consiglia comunque dicendogli: “Riposati. A tutto il resto pensiamo noi.”

[Articolo originale "Pornoszenen in der Villa Berlusconi" di Patricia Arnold]


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MessaggioInviato: 04/02/2011 - 02:57 
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La Campbell che intervista Berlusconi
L'ironia della stampa estera su Mister B.
Dopo l'intervista che la top model ha fatto a Vladimir Putin, il Times di Londra ha provato a immaginare l'incontro fra la Venere Nera e il presidente del Consiglio. L'Herald Tribune si concentra sul ruolo delle donne in Italia. E per l'Economist, la sopravvivenza politica del premier è dovuta all'incapacità delle opposizioni
di ENRICO FRANCESCHINI



LONDRA - Dopo l'intervista che Naomi Campbell ha fatto l'altro giorno al primo ministro russo Vladimir Putin, fonte di ironie sui media di mezzo mondo per la non proprio eccessiva professionalità della top-model nel ruolo di giornalista, il Times di Londra ha provato immaginare un altro scoop da parte della "Venere Nera", stavolta una conversazione con Silvio Berlusconi. Ecco il loro dialogo (immaginario, naturalmente).

Naomi: "Salve signor Berlusconi. Mi dica, quale è il suo più grosso pregio come uomo politico?".

Berlusconi: "Un gentiluomo non discute mai cose del genere (le fa l'occhiolino, si aggiusta la cravatta). Ma sarei molto felice di discutere i suoi pregi più grossi".

Naomi: "Ah, birichino mister B. (gli fa la boccuccia). Parliamo sul serio: come riesce a conservare la sua meravigliosa chioma capelluta?".

Berlusconi: "Questo non è un segreto. Per avere dei capelli come i miei e per mantenere, come si dice, una buona salute, è importante che un uomo faccia sesso il più spesso possibile. E' un fatto scientificamente provato, questo, lo sapeva? E' stato provato dalla mia nuova ministra della Scienza. L'ha conosciuta? Ha soltanto 19 anni, ma mi ha insegnato molto in questo genere di cose".

Sul caso Berlusconi e le sue ramificazioni, la stampa internazionale pubblica anche oggi numerosi articoli. L'Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, ha un'inchiesta in prima pagina di Elisabetta Povoledo e Rachel Donadio, sue corrispondenti da Roma, sul ruolo delle donne in Italia. Il titolo riassume il senso del servizio: "Per le donne in Italia, Berlusconi non fa ridere", e il sottotitolo afferma: "Cresce la rabbia mentre gli scandali sottolineano le opzioni limitate in una società dominata dai maschi". Anche il Financial Times dedica stamani un ampio articolo all'Italia, centrato su Bossi e la Lega Nord, che si conclude citando il parere di Duncan McDonnell, un lettore all'università di Torino ed esperto sulla Lega: "Con Berlusconi che dà l'impressione di non essere più in grado di governare, la Lega sarà in grado di presentarsi come il partito che fa, il partito che realizza i suoi obiettivi", alludendo in particolare al federalismo.

Anche l'Economist pubblica un altro articolo sull'Italia notando che Berlusconi, fra scandali e problemi giudiziari, ha potuto finora in qualche modo sopravvivere politicamente perché l'opposizione è divisa e non è stata ancora capace di indicare con chiarezza un leader in alternativa al capo del Pdl.

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MessaggioInviato: 10/02/2011 - 17:54 
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La starletta di Berlusconi
Articolo di Personaggi d'Italia, pubblicato domenica 6 febbraio 2011 in Germania.
[Die Zeit]



Prima era una stellina in una delle sue emittenti televisive, poi la trentenne Marysthelle con il Presidente del Consiglio ha soltanto festeggiato? Un incontro a Milano.

Bunga-bunga? E’ una barzelletta un po’ lunga, sai, dice Marysthelle, all’anagrafe Maria Esther Garcia Polanco, nata in Repubblica Dominicana e ospite regolare delle feste a casa di Berlusconi. La barzelletta è questa: Romano Prodi (ex leader dell’opposizione ed ex rivale di Berlusconi) viene catturato nella giungla. I neri gli chiedono: vuoi morire o bunga-bunga? E Prodi dice: voglio morire. Poi viene di nuovo chiesto a Prodi: vuoi morire o bunga-bunga?. E Prodi dice di nuovo: voglio morire. Haha, dice Marysthelle.

Non capisco, dico io. Ah, dice Marysthelle delusa e, indulgente, ripete: bunga-bunga con la tribù, appunto! Con gli indigeni! Con i neri! “Ah, davvero?” dico io, anche se continuo a non capire la barzelletta. Sì, sai, lui conosce milioni di barzellette a memoria, dice Marysthelle mentre passa la mano sul soprabito chiuso fino al collo e sottolinea che, a differenza di quanto lei aveva dichiarato a Repubblica, lei non ha mai fatto sesso con Berlusconi.

Marysthelle è una creatura dalle gambe lunghe e dal seno prosperoso, alla cui vista gli uomini amano fare paragoni col regno animale: i suoi ammiratori la chiamano “la gazzella dominicana”. Vive in via Olgettina a Milano Due, quella città satellite ai margini di Milano, che ha costruito Silvio Berlusconi negli anni settanta. Da quando i giornali sono riempiti con lo scandalo sul presidente del consiglio e il suo rapporto con Ruby, la minorenne marocchina, mezza Italia dà per scontato che l’harem di Berlusconi viva qui, in appartamenti di lusso dietro a recinzioni in acciaio. Con balconi in cemento, da cui sale l’edera e dove un custode butta fuori tutti quelli che non abitano qui. Basta non dirgli che sei una giornalista, mi aveva sussurrato Marysthelle.

Il suo appartamento è una casa di bambole con fiori di seta, cristalli, candele e un caminetto, le pareti sono dipinte di amaranto e viola e decorate con le scritte: Amore! Famiglia! Seduzione! Marysthelle sembra avere un debole per le scritte: tra le spalle si è fatta tatuare “non mollare mai!” e sull’avambraccio il nome della sua bambina di cinque anni. Il solo libro nella sua libreria si intitola “Memorie di una geisha”.

A proposito delle orge, dice Marysthelle. No, gli inviti nella villa di Berlusconi non sarebbero state che normalissime cene, con barzellette, qualche ragazza e uomini di ogni età. Poi pasta nei colori nazionali italiani, pesto verde, pasta in bianco, salsa di pomodoro. Si beve qualcosa. Lui ovviamente non beve niente, ad eccezione di acqua e chinotto. E tutto il resto non sono altro che invenzioni di chi vuole portare via il potere a Berlusconi.

Ma dai fascicoli d’indagine dei pubblici ministeri di Milano il quadro è ben diverso, piuttosto quello del covo di un serpente, frequentato da ragazze disinibite che fanno a gara per il pagamento dei loro servizi amorosi, che si contendono gli appartamenti più grandi in via Olgettina e lottano per ingraziarsi il settantacinquenne Silvio Berlusconi. Si indaga sul presidente del consiglio anche per incitazione alla prostituzione minorile. I protocolli delle intercettazioni scaturiti dalle indagini in corso gli italiani possono leggerli sui giornali e ora anche in internet, nonostante la pubblicazione di tali documenti sia, di fatto, vietata.

Marysthelle, la trentenne dominicana, è ciò che in Italia si definisce soubrette o velina: polvere di stelle sui canali di Berlusconi. Il sogno di un’intera generazione di ragazzine è portare lettere in giro per lo studio, poco vestite, come valletta nei quiz oppure dimenare il sedere nelle previsioni meteo. E chi, come Marysthelle, vince anche il concorso di Miss Roberta, con il quale viene eletto il sedere più bello e partecipa a reality-show come “La pupa e il secchione”, ce l’ha fatta.

Ho fatto la mia carriera in televisione da sola, non sono così brutta, non mi serve una raccomandazione, dice Marysthelle. Poi accende il televisore per le notizie, dice, e seleziona l’emittente di Berlusconi Italia 1, le cui notizie parlano sostanzialmente di UFO, di drammi della gelosia di ottuagenari e delle novità dal Grande Fratello.

Sul fatto che i giornali questa mattina hanno riferito ampiamente sul ruolo di Marysthelle nel mondo di Berlusconi, è incredibilmente rilassata. L’estate scorsa sono stati trovati nella sua cantina quasi tre chili di cocaina che apparteneva al suo fidanzato, uno spacciatore condannato recentemente, che aveva trasportato la droga con l’auto di Nicole Minetti, l’ex-igienista dentale di Berlusconi e attuale membro del suo partito al parlamento regionale della Lombardia e, stando ai documenti dell’inchiesta, organizzatrice dei festini. Nei protocolli delle intercettazioni di via Olgettina si legge che Marysthelle, appena qualche settimana fa, aveva fatto richiesta al prefetto di Milano di passaporto italiano su consiglio di Berlusconi. Alla fine della telefonata, il prefetto aveva anche detto: “e saluti il Presidente da parte mia”.

Non ricordo di aver fatto il nome di Berlusconi, ha detto Marysthelle. E anche se fosse, non ci sarebbe nulla di male. Ha conosciuto Berlusconi tre anni fa a una festa del suo club calcistico AC Milan, ha sempre chiesto notizie di sua figlia, e non solo, avrebbe anche dato del denaro a Marysthelle solo per fare curare sua figlia con la psoriasi. A testimonianza di questo Marysthelle chiama la figlia dalla sua cameretta e fa vedere il suo ginocchio, su cui la generosa donazione di Berlusconi ha compiuto un miracolo, perché non si nota assolutamente alcun segno.

Non merita che si parli male di lui, la sua generosità viene dal cuore, dice Marysthelle, proprio secondo la linea difensiva dei legali di Berlusconi. La sua esperienza come partecipante a un reality-show va ora a vantaggio di Marysthelle. Da quando i documenti di indagine sulle orge di Berlusconi hanno risvegliato non solo i suoi compagni di coalizione, ma anche i cardinali, lei fa parte del suo fronte difensivo, come ne fanno parte le sottosegretarie e le ministre, che nei talk-show a cui sono invitate ripetono come un mantra che Berlusconi è un martire sulla via della beatificazione.

Durante lo spettacolo televisivo L’Infedele Marysthelle era seduta con una camicetta bianchissima ripetendo il mantra della cena assolutamente normale, quando Berlusconi è intervenuto personalmente al telefono, per offendere il presentatore e difendere Nicole Minetti. Che sarebbe una persona meravigliosa, intelligente, colta, ottimamente titolata per il suo lavoro, gridava Berlusconi al telefono. Perché lui, ovviamente, si era già reso conto che la deputata per lui era diventata una mina vagante: “Pur di salvare il suo culo flaccido, a lui non gliene frega niente”, avrebbe detto secondo il protocollo di intercettazione, per concludere freddamente: “A lui conviene portarci in parlamento”. Lui stesso lo dice: “così mi libero di voi e lo stipendio ve lo paga lo stato.”

L’amicizia di Marysthelle con Nicole Minetti ha avuto inizio nello show Colorado Cafè, quando entrambe iniziarono come Coloradine , ragazze con grandi seni in costumi striminziti e pose melliflue. E’ sempre Nicole Minetti ad aver portato Marysthelle in Via Olgettina, come anche le altre ragazze, le varie Barbara, Imma, Eleonora. Ospiti regolari nella villa di Berlusconi, che l’una con l’altra si esprimono sul presidente del consiglio in modo non molto lusinghiero. Lo chiamano “il disgustoso vecchio” o, quando vogliono essere gentili, “la fonte della nostra ricchezza”. Ha solo ancora un migliaio di euro, “devo assolutamente far cassa”, dice una quando si diffonde la voce che le orge potrebbero divenire più rare. E l’altra suggerisce: “cominciamo a rubare qualcosa in casa”. Una terza “che casino, il vecchio fa venire i nervi, ora siamo tutte nella merda, è ora il momento di farlo fuori”. Ma Ruby, la rubacuori minorenne, la cui conoscenza con Berlusconi ha portato alla sua ultima inchiesta, fa il punto di ciò che probabilmente molti politici in Italia pensano del presidente del consiglio. “Finché c’è lui abbiamo qualcosa da mangiare”.

Sì, dice Marysthelle rattristata, lo ha letto anche lei. Certo che conosce Ruby, l’ha vista due volte. Ruby era molto alta e truccata pesantemente, sembrava più vecchia di quello che era e ha detto che suo padre è brasiliano e sua madre una famosa cantante egiziana. Ruby ha ingannato tutti noi, dice Marysthelle.

La lettura dei protocolli delle intercettazioni per Berlusconi è stata amara. Quando si è vantato che per lui la conquista di una donna è un piacere e di non aver mai pagato una donna per fare sesso, le ragazze si sono reciprocamente confidate al telefono che veniva loro male al solo pensiero di fare sesso con Berlusconi. Poco dopo la lettura del fascicolo d’indagine ha convocato le ragazze nella sua villa ad Arcore, dove hanno dovuto consultarsi con i suoi avvocati. Per la linea giornalistica di difesa, la maggior parte di loro non era più adatta. Marysthelle era un’eccezione. Nei documenti dell’inchiesta non vi è traccia di telefonate tra lei e Berlusconi. Ma ha dovuto leggere che l’ex igienista dentale Minetti l’ha indicata come persona pericolosa, che portava gente strana nella villa di Berlusconi. Ad esempio un cubano, che al telefono durante la cena si è vantato di essere ospite del presidente.

Certo, il cubano, dice Marysthelle e ricomincia con un’altra storia triste: è un famoso ballerino che ha un figlio disabile, con una grande testa e il corpo piccolo. Sai, ha raccontato al presidente la storia di suo figlio. E Fede era arrabbiato perché non sono andato a letto con lui e perché ho portato con me un ragazzo. Ho detto al presidente: non porterei mai qualcuno senza il tuo consenso.

E il Presidente ha detto: “non preoccuparti, qui comando io”

[Articolo originale "Die Berlusconette" di Petra Reski]

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Quo vadis, Silvio
Articolo di Personaggi d'Italia, pubblicato domenica 6 febbraio 2011 in Spagna.
[El País]


Prima che le manifestazioni per far cadere il regime avessero accerchiato Hosni Mubarak, l’unico leader politico in pericolo era Silvio Berlusconi. Nonostante entrambi abbiano un debole per i capelli tinti e per i lifting non ufficiali, Mubarak è in difficoltà, Silvio ha sempre più elettori. In Egitto criticare l’aspetto del leader era un tabù. Con Berlusconi l’estetica non è stata un’ideologia. È il suo più grande lascito.

Storicamente Roma ha utilizzato il talento e l’espressione artistica delle sue colonie o dei suoi vicini dando loro quel tocco di eleganza e stile che a partire dagli anni ottanta del secolo scorso si chiama made in Italy. Nell’antichità e prima della seconda guerra mondiale, l’Italia prendeva il cuoio cartaginese, lo tingeva e lo lavorava in maniera differente, rendendolo italiano e mondialmente riconoscibile. Se Armani e Valentino sono riusciti a unificare questo dominio a favore dell’industria della moda, come Agnelli e la Fiat con le automobili, Berlusconi lo ha fatto con il gusto dalla fine del secolo XX fino ai giorni nostri, periodo che coincide con il suo potere assoluto.

Com’è questo stile? Volgare per alcuni, attraente e inclassificabile per moltissimi. Senza dubbio affascinante, perché anche se criticato, riesce a rafforzarsi nei suoi valori contraddittori: maschilista, nuovo ricco, più eccessivo di Versace. Funziona perfettamente per nascondere la portata delle sue azioni e promuovere Silvio a idolo additato ma mai penalizzato di un’epoca. Berlusconi ostenta le sue tinte per capelli dagli anni novanta e il merito di aver spianato la strada ai trapianti con il cambio di secolo. La sua scommessa sull’avanguardia cosmetica maschile è un’estensione della sua audacia come uomo d’affari. Sebbene controverso, il suo aspetto finale si è stabilito come l’unica opzione per l’uomo maturo moderno e finisce per ingraziargli una parte del suo elettorato, quello della sua stessa età oppure, inevitabilmente, quello con gli stessi problemi di idealizzazione dell’eterna giovinezza.

Con questa solida base, Berlusconi punta sempre più in alto. L’elenco delle donne attorno agli “scandali Berlusconi” non varia. Giovani, festaiole, con qualche titolo di studio che in realtà serve solo per camuffare le antiche e mai sconfitte strutture maschiliste nelle quali le donne non hanno valore in sé se non in funzione di ciò che un maschio può fare per esse. Nonostante i loro studi e le loro ambizioni, la loro bellezza fisica e l’esaltazione di quest’ultima, risultano essere le loro uniche e migliori armi. In un cupo film di Max Ophüls, Presi nella morsa, Barbara Bel Geddes (la celebre matriarca della serie Dallas) interpreta una graziosa ragazza povera e sincera che seduce un eccentrico milionario il quale la rinchiude in una straordinaria dimora impedendole ogni altra ambizione personale o professionale.

Le damigelle di Berlusconi non rimangono così intrappolate come nel film, ma tramite la sua amicizia accedono a castelli moderni come la televisione, specialmente nella sua sezione berlusconiana: la cosiddetta tele-realtà. L’altra opzione, seggi in Parlamento per esibire il loro particolare criterio nel truccarsi e nel vestirsi, che mescola alla perfezione le sete di un harem di Costantinopoli con le valigette di pelle del Campidoglio statunitense. È la maniera di vestire della più interessante delle veline, l’ex igienista dentale Nicole Minetti, oggi consigliera regionale del partito di Berlusconi. La Minetti non nasconde affatto una delle sue armi stile Berlusconi: i capelli. Li tocca e li muove davanti alle telecamere mentre approva le leggi. In mancanza di una corona, l’acconciatura offre maestosità alle ragazze della classe media cresciute nell’Italia dell’esagerazione.

Il trionfo dello stile Berlusconi è dimostrare che la corruzione, quando è manifesta, desta ammirazione. Affascina la capacità di evitare tutti i controlli e di schivare la giustizia fino all’ultimo. Colui che fallisce, colui che infine viene preso e giudicato, diventa l’incarnazione dell’attuale prototipo di perdente. Berlusconi è il trionfatore, i suoi harem privati nelle case in Sardegna o a Roma, diventano ogni giorno meno vergognosi per diffondere anzi una complicità evasiva con l’uomo comune. Le rivelazioni sull’harem, le cene traboccanti di droga e sesso, secondo alcuni o le “conversazioni colte ed educate”, secondo quelle che lo difendono, finiscono per suscitare la curiosità di volerle vedere dall’interno. Osservare queste nuove dee del sesso, labbra rifatte a imitazione della bocca di Monica Bellucci, chiome rinfoltite di prodotti chimici per risplendere più “naturalmente”.

Tutte a sfilare davanti a uomini che non hanno avuto né la fortuna né i soldi di Berlusconi per arrestare lo scorrere del tempo. In questo quadro decadente e attuale risalta un altro ingrediente del glamour berlusconiano: l’importanza delle calzature. Il sexy attuale, almeno per le veline, non sta tanto nel vestito quanto nel movimento sinuoso del triangolo capelli, busto, piede. Più seno, più potere. La scarpa della velina seduce per il suo tacco, per il suo design sadico. La comodità è lasciata a quelli che non partecipano alla festa, all’elettorato che applaude.

Hollywood, questo grande demiurgo delle ideologie moderne, aveva previsto tutto questo. In Quo Vadis? (Mervyn LeRoy, 1951), film biblico in lussurioso technicolor, Deborah Kerr interpreta una schiava nella Roma di Nerone innamorata del cristianesimo, l’equivalente di una femminista cinquantenne, vergine di chirurgie estetiche nella Roma di Berlusconi. La schiava piace molto all’imperatore e al suo sèguito. Riescono a introdurla a una di queste feste di Nerone, per le quali chiunque a Roma ucciderebbe per essere invitato. Giunge all’evento, viene vestita e truccata da altre ragazze già addestrate. Spaventata ma all’ultima moda del mondo antico, la schiava entra nei saloni del palazzo imperiale.

E quello che accade lì, ricorda quello che Berlusconi deve offrire alle sue veline, che siano o meno nipoti di Mubarak. Un’opulenza di cibi pieni di sapore e di colore; ballerini multietnici seminudi. Uomini con mini o maxitoghe che volteggiano attorno alle schiave e alle ospiti con sandali dal design confortevole. Si morsicano gambe di donne, si sbranano zampe di animali. Il destino della Kerr in Quo Vadis? è uscire nell’arena del Colosseo ed essere divorata da leoni famelici. Quello delle donne in stile Berlusconi lo possiamo vedere in una qualunque delle sue televisioni o nel suo emiciclo: ottengano quel che ottengano come esseri umani, saranno sempre sottomesse alla schiavitù della bellezza e di una femminilità servile. E lui, Silvio imperatore, osannato e tronfio di machismo e impunità.

[Articolo originale "Quo vadis, Silvio" di Boris Izaguirre]

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Così B. fa ridere il mondo
di Mauro Munafò


Vignette feroci, video ironici, prese in giro. Le vicende del premier italiano sono una miniera per gli umoristi di tutto il pianeta. Ecco uno stralcio di quello che dicono di noi. Anzi, per la verità: è quel che dicono di lui
(16 febbraio 2011)

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vignetta da The Economist



Almeno all'estero se la ridono. Le vicende giudiziarie e lo scandalo sessuale che coinvolgono Berlusconi sono da mesi oggetto di satira nella stampa internazionale: un interesse che con l'annuncio del processo di Milano non poteva che crescere.

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Trasmissioni televisive, spot parodistici creati ad hoc, puntate di fiction dalle storie fin troppo riconoscibili, vignette sulle testate più blasonate e opere amatoriali sul web chiariscono per l'ennesima volta quale sia l'opinione che il pubblico internazionale ha dell'Italia e del presidente del Consiglio, senza che sia necessario scavare nelle carte segrete di Wikileaks.

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Ultimo in ordine di tempo è arrivato il Guardian, con una vignetta al vetriolo firmata da Steve Bell, in cui l'aquila romana viene sostituita da un pollo berlusconiano e la storica sigla Spqr diventa un di certo meno prestigioso Wnqr, da leggersi "Wanker", termine gergale per indicare onanisti o, più in generale, persone molto sgradevoli.

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'Sei abbastanza grande per fumare?' di Hsb

Anche il settimanale Economist nella sua rassegna dei fatti del giorno, ha dedicato una vignetta a Berlusconi, colpito nelle parti basse da uno stivale italico che rappresenta la popolazione femminile.

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Ma l'uomo di comunicazione Berlusconi non poteva che essere protagonista anche di diversi spot e comparsate televisive. Il programma satirico Extra 3 del canale tedesco Ndr ha confezionato uno spot su misura per B. (guarda) paragonandolo a un rasoio di una nota marca, tanto "potente" da dover essere rinchiuso dietro le sbarre.

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Ma la presenza nelle tv internazionali è ormai una costante: solo pochi giorni fa il canale francese Canal Plus, nella trasmissione satirica Les Guignol, aveva riprodotto un immaginario incontro tra Berlusconi e il fuggitivo Ben Alì (guarda), per ricordare come in Italia i media siano quasi tutti nelle mani del presidente del Consiglio e del suo interesse per "immigrate carine e minorenni".

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Sempre sullo stesso registro si era mantenuta anche la Bbc qualche settimana fa (guarda), quando riproduceva in un suo sketch comico l'incontro tra Berlusconi e il primo ministro inglese, in cui B. chiedeva una "copertura" al suo collega per nascondere una notte di Bunga Bunga.

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di Steve Bell, sul Guardian. La sigla Wnqr, chiara citazione dell'Spqr romano, suona come Wanker, ovvero 'segaiolo' e spesso usato in generale come termine dispregiativo

Dove non arrivano i programmi televisivi ci pensano i fumettisti amatoriali e professionisti, che nelle community online non stanno facendo mancare la loro personale interpretazione dei fatti degli ultimi giorni. Decine di vignette sui siti Cartoon Movement e Tool Pool, realizzate da utenti di tutto il mondo, usano come protagonista un Berlusconi da commedia sexy all'italiana, circondato da donne e con un solo pensiero fisso in testa, come un Alvaro Vitali qualunque.

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Più di 30 Italiani hanno manifestato a Lisbona contro Berlusconi e hanno ricordato che il Paese “non è un bordello”
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato domenica 13 febbraio 2011 in Portogallo.
[Diario de Noticias]


Più di 30 cittadini italiani hanno protestato oggi pomeriggio a Lisbona contro il primo ministro Silvio Berlusconi e per la dignità delle donne, ricordando che “l’Italia non è un bordello”

“L’Italia non è un bordello” e “L’Italia non è più un Paese per donne” erano alcune delle frasi degli striscioni che ieri pomeriggio sono stati affissi su un edificio davanti all’Ambasciata italiana di Lisbona, pochi minuti dopo l’ora d’inizio della manifestazione

Paola D’Agostino, traduttrice e residente in Portogallo da più di 10 anni, ha scritto in nero su una t-shirt bianca che indossava “la vergogna è l’unico angelo custode che abbiamo”, frase presa dal libro di José Saramago “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. “Lui (Silvio Berlusconi) avrebbe già dovuto dimettersi.

La ragione di questa manifestazione non è mero moralismo. Nessuno deve giudicare la vita privata. L’Italia patisce le conseguenze di un’attitudine morale che in questo momento sta devastando il Paese”, ha affermato ricordando che “la vergogna deve portare le persone a dire basta” e parlando perfino di “prossenetismo di Stato”.

Marica Ferri, che vive da un anno in Portogallo come ricercatrice, spiega che la protesta di Lisbona sta avvenendo simultaneamente in decine di città italiane e in altre capitali europee, essendo nata da un “movimento spontaneo dei cittadini”. “Il comportamento [del primo ministro] è lesivo della nostra identità di lavoratrici e di madri di famiglia.

Sembra che le donne siano solamente un oggetto del piacere, e che l’aspetto esteriore debba sempre essere gradevole”, ha criticato. Paola D’Agostino sottolinea che “non è accettando le volontà sessuali di vecchi potenti” che le donne possono diventare qualcuno nella vita. “Attraverso il merito si può raggiungere lo stesso obiettivo”, ha insistito.

Decine di migliaia di Italiani hanno manifestato ieri a Roma e un po’ in tutto il Paese per dire “basta” a Berlusconi, sottolineando che la dignità delle donne viene lesa dallo scandalo di prostituzione detto Rubygate, al quale il capo del governo italiano risulta collegato.

Già a Parigi, ad esempio, circa 150 Italiani riunitisi presso il Sacro Cuore, uno dei luoghi turistici della città, hanno chiesto le dimissioni del primo ministro gridando “Desisti” e “Vattene”. La Procura generale di Milano ha chiesto questa settimana il processo immediato per il capo del governo, accusato di ricorso alla prostituzione minorile e di abuso di potere nel caso “Rubygate”.

Berlusconi avrebbe pagato per avere prestazioni sessuali con una minorenne, la Marocchina Karina El Mahrug (Ruby), ed è sospettato di abuso di potere per averla fatta rilasciare lo scorso maggio, sostenendo che fosse nipote del Presidente egiziano Hosni Mubarak.

[Articolo originale "Mais de 30 italianos manifestam-se em Lisboa contra Berlusconi e lembram que o país "não é um bordel"" di Lusa]

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22 febbraio 2011
Andare con giovani marocchine è il contributo italiano alla Rivoluzione araba. Lo dice il New York Times.



“La dice lunga sulla miserabile risposta europea alla Primavera Araba il fatto che il personale contributo del Primo Ministro Italiano Silvio Berlusconi agli affari Nord Africani – nella relazione sessuale con una giovane marocchina chiamata Ruby – vinca il premio come performance più abbietta. Ma anche il suo Ministro degli Esteri Franco Frattini non scherza, quando, di fronte alla rivolta in Tunisia dice che la priorità è arginare il fondamentalismo islamico e il terrorismo.” Questo scriveva ieri Roger Cohen sul New York Times. Insomma, in buona sostanza Frattini nei confronti degli Stati Uniti vuole essere più realista del re, e tutelare l’anima antiterroristica americana anche quando gli stessi USA non ne sentono la necessità.

DESPOTA ARABO – E questo perché il governo italiano non ha piacere di rivedere il proprio atteggiamento fin troppo amichevole nei confronti delle dittature della fascia nordafricana. Che credevate, che gli americani, che ci dissezionano da anni, non se n’erano accorti? “Il vecchio multimilionario Berlusconi – con i suoi capelli troppo scuri e il suo servile entourage e il suo controllo dei media e le sue ville e il suo svilimento dello Stato Italiano – ha mutuato i costumi dei despoti Arabi contro i quali i popoli di Egitto, Tunisia, Libia e Barhein si stanno stanno battendo. Come loro (i despoti) lui ha confuso se stesso con lo stato, introducendo il culto della propria personalità.” Questo giudizio è una spietata analisi della situazione italiana che nemmeno Wikileaks, nonché una pietra tombale sulla capacità di discernimento di tutti gli italiani.

PRIMAVERA LONTANA – Cohen se la prende anche con il Ministro degli Esteri francese Michèle Alliot-Marie, rea di aver intrattenuto rapporti di cortesia, e anche di interesse privato, con Ben Ali durante le proteste in Tunisia. Insomma, l’Europa di fronte a ciò che sta accadendo sotto i suoi piedi dà prova di assoluta inadeguatezza. Il New York Times salva solo il Primo Ministro danese Lars Lokke Rasmussen, che per primo ha dichiarato: “Mubarak è storia. Mubarak se ne deve andare.” Se l’unico che viene assolto è Rasmussen, quello che fa la peggiore figura è il nostro Premier. L’immagine dell’Italia che ne esce è desolante, e l’amicizia in passato troppo sbandierata di Berlusconi con Gheddafi, unitamente all’eccessiva cautela di oggi non fa bene al nostro paese. Non fa bene all’Italia nemmeno questa severità di giudizio internazionale, che rasenta ormai il disprezzo. Speriamo che questo atteggiamento non finisca per isolare tutti gli italiani. La primavera per noi sembra lontana.

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Perorazione in favore di uno scontro tra i leader europei e Berlusconi
Articolo di Politica estera, pubblicato giovedì 24 febbraio 2011 in Belgio.
[De Morgen]




Il caporedattore Esteri Koen Vidal ritiene inaccettabile che il premier italiano sostenga il regime di Gheddafi. Se i leader europei vogliono conservare un minimo di credibilità sulla Libia, non possono più rinviare lo scontro con Silvio Berlusconi. La situazione in cui uno Stato Membro continua a sostenere un criminale di guerra come Gheddafi, minaccia di intaccare l’essenza stessa del progetto europeo.

Quanto segue è una perorazione in favore di una profonda crisi europea. All’inizio di questa settimana, i Ministri degli Esteri europei si sono riuniti per discutere della rivolta in Libia. Dopo la riunione, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, ha rilasciato un comunicato, per condannare la spaventosa violenza in Libia e ha usato parole che è normale pronunciare riguardo ad una crisi del genere, ma senza aggiungere altro. La Ashton ha condannato “la repressione contro i manifestanti in Libia e ha deplorato la violenza e i morti tra la popolazione civile”. Nonostante la Ashton abbia poi aggiunto che l’Europa deve essere giudicata “per la sua capacità di proporre azioni concrete”, non sono state annunciate né sanzioni né altri provvedimenti effettivi.

Ogni volta che Ashton reagisce a una grave crisi di carattere globale con una dichiarazione senza consistenza, si capisce che c’è qualcosa che non quadra. Di solito significa che uno degli Stati Membri ha imposto una frenata, motivata da qualche interesse superiore. Nel caso della Libia, è apparso subito chiaro che è stata principalmente l’Italia a non voler ricorrere alle maniere forti per fermare Gheddafi. Il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha addirittura dato l’impressione di voler proteggere il Grande Capo. Secondo Frattini, l’implosione del regime libico potrebbe condurre addirittura ad una radicale islamizzazione e al sicuro ‘esodo biblico’ di 300.000 profughi. Tradotto liberamente: senza Gheddafi ci sarà il caos. Frattini ha poi aggiunto che l’Europa ha l’arrogante abitudine di voler esportare il suo ‘sistema democratico’ nel resto del mondo.

Le ragioni della simpatia italiana per Gheddafi sono note. La compagnia petrolifera Eni estrae in Libia quasi 250.000 barili al giorno ed è, insieme alla compagnia petrolifera di stato libica, azionista di maggioranza del gasdotto Greenstream, che trasporta il gas in Italia. Di per sé, questi vasti interessi naturalmente rendono comprensibile qualche esitazione. Ma gli interessi legati al petrolio non sono assoluti, e devono essere valutati insieme ad altri aspetti, come gli interessi della popolazione e i diritti umani.

Per amor di chiarezza, quando Ashton e Frattini hanno rilasciato le loro dichiarazioni, si sapeva già di decine di morti in Libia e il numero delle vittime continuava a salire. Senza alcuna opposizione da parte dell’Europa, nella notte tra lunedì e martedì Gheddafi ha intensificato la sua campagna di violenza, scatenando sugli oppositori le sue guardie armate e un esercito di mercenari stranieri, e dando ordine all’aviazione libica di bombardare i manifestanti. Il numero delle vittime è salito a varie centinaia, mentre l’Europa continuava semplicemente a ”rammaricarsi” per la situazione.

Martedì sera abbiamo quindi visto l’ormai famigerato discorso di Gheddafi, nel quale ha dichiarato guerra alla sua gente. L’ha fatto in un modo che ricorda molto Radio Mille Collines, l’emittente che in passato seminava odio in Ruanda. Gli oppositori erano “ratti” e “scarafaggi” che bisognava sterminare. In quel momento è diventato chiarissimo che Gheddafi è uno di quei dittatori che non esitano a sacrificare il proprio popolo pur di rimanere al potere. In questo senso non può più essere lontanamente paragonato all’ex presidente egiziano Mubarak. Con il suo discorso, Gheddafi si è unito allo stesso gruppo di Slobodan Miloševic, Radovan Karadžić e Charles Taylor: criminali di guerra che furono rovesciati per mezzo di sanzioni e interventi militari, e che furono poi tutti giudicati da tribunali internazionali.

In questo senso, l’attuale posizione dell’Unione Europea riguardo alla Libia non manifesta altro che debolezza, sicuramente considerando che l’Europa regolarmente si proclama culla e paladina dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Come può il progetto europeo essere ancora credibile, se un leader folle può impunemente distruggere il suo Paese e la sua gente, con la complicità dell’Italia? Alcuni responsabili politici europei, tra i quali Herman Van Rompuy, Nicolas Sarkozy en Angela Merkel, si rendono conto che questa situazione è insostenibile e chiedono che vengano applicate sanzioni. Ma anche ieri Berlusconi ha continuato la sua campagna di ricatto morale.

Se i capi di stato vogliono in qualche misura rimanere fedeli alle fondamenta umanistiche del loro progetto europeo, non gli resta che un’opzione: indurire il loro atteggiamento nei confronti di Gheddafi, congelare il suo patrimonio personale di 70 miliardi di dollari, e usare tutti i mezzi possibili per portarlo davanti alla Corte Penale Internazionale. Se per raggiungere questo obiettivo sarà necessario confrontarsi con Berlusconi, che si faccia. Pochi cittadini europei avrebbero problemi con uno scontro tra l’Europa e Berlusconi, se l’Unione come risultato ottiene che si possa assumere una posizione ragionevole e accettabile dal punto di vista umano. Alcuni Stati Membri, tra i quali Svezia, Francia, Finlandia, Germania e Regno Unito stanno per dare inizio a questo scontro. A proposito, non sarebbe male per il nostro Paese (Belgio NdT) se il ministro degli Esteri Steven Vanackere si unisse a questo gruppo del buon senso, a meno che, naturalmente, non voglia entrare nella storia come il sempre invisibile Ministro delle Indicazioni di Viaggio all’Estero per i Belgi.

I nostri leader non hanno più molto tempo per salvare la credibilità del progetto europeo. Sono 1000 i cittadini libici uccisi ieri.

[Articolo originale "Pleidooi voor een clash tussen Europese leiders en Berlusconi" di Koen Vidal]

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Maschere
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato lunedì 31 gennaio 2011 in Spagna.
[El País]


“L’Italia è un Paese ridicolo e sinistro”. Nel settembre 1975, quando i sociologi la consideravano il laboratorio politico d’Europa e le forze progressiste, anche quelle spagnole, vedevano la sua società civile come un modello da imitare, Pier Paolo Pasolini scrisse queste parole. “I suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue. Ma i cittadini italiani non sono da meno”. Pasolini, considerato dai suoi compatrioti, persino in alcuni ambienti di sinistra, un intellettuale sgradevole a causa del pessimismo scarno delle sue opinioni, indicava due colpevoli: la scuola e la televisione, complici nell’aver trasmesso un’ideologia di edonismo carente di valori umani e umanisti.

35 anni dopo, Berlusconi incarna la visione pasoliniana della realtà con tanta maestria, come se stesse interpretando il ruolo principale nell’opera postuma dell’artista. I capelli tinti ed il viso coperto di trucco, le sue disperate ostentazioni giovanili di seduttore senile battono ogni giorno i suoi record di indecenza, senza che molti dei suoi concittadini trovino motivi per smettere di celebrare le sue pagliacciate.

Non voglio essere sgradevole, ma Berlusconi mi sembra più sinistro che ridicolo. Per provare che i sociologi degli anni settanta avevano ragione quando avvertivano che la società italiana anticipava l’evoluzione del resto del continente, basta contemplare le maschere della principessa del popolo e la sua corte di enormità. Sotto c’è una faccia brutta e volgare che nessuno vuol vedere. È la magia della televisione. Quando la triviale rappresentazione del cannibalismo smetterà di essere un ameno passatempo da godersi in famiglia, allora forse le sue stelle si saranno trasferite nei seggi del Governo e ci sarà qualcuno che dirà che è pura democrazia. Conviene prepararsi al peggio, leggete Pasolini.

[Articolo originale "Máscaras" di Almudena Grandes]

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“Berlusconi va a puttane invece di governare”
Parola di Playboy Germania
Il premier italiano è uno scandalo anche per la rivista erotica che nella sua edizione tedesca si diverte con il bunga bunga

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Nei media tedeschi Silvio Berlusconi è un protagonista assiduo: scandali, processi, disastri economici, gaffe internazionali, storiacce varie. Una tv pubblica l’ha perfino utilizzato come spauracchio, per mostrare dove può andare a finire il sistema delle comunicazioni se gli utenti non pagano il canone.

Mancava soltanto l’edizione di Playboy made in Germany. Che rimedia nel fascicolo in edicola questa settimana (molto atteso, perché la playmate è un’attrice turca che rompe il tabù del nudo islamico), con ben quattro pagine di servizi dedicati al “Sultan der Po-ebene” e alla sua “infinita storia di corruzione”. Sommario: “Come sua santità l’ipocrita Silvio Berlusconi divenne il più penoso premier di tutti i tempi, e come, nonostante tutto, vuole restarlo”.

Il lungo servizio, accompagnato da due sapide schedine sul bunga-bunga e sull’attitudine del Nostro di “andare a puttane invece di governare”, comincia dall’episodio delle foto strappate all’intimità di Villa Certosa da Antonello Zappadu e ripercorre tutte le tappe dell’incredibile storia di sesso e bugìe che ha avvilito l’Italia ma non ha mancato (purtroppo) di divertire molti in Germania. E non solo in Germania, of course.

Ricorda le accorate parole sul “marito malato” di Veronica Lario all’indomani del compleanno di Noemi, si sofferma sulle caratteristiche delle girls dell’Olgettina, spiega come e perché Nicole Minetti è finita a rappresentare i contribuenti nel parlamento regionale della Lombardia e azzarda una stima delle sue misure toraciche (“a occhio e croce una D”), ricostruisce i gusti sessuali del settantaquattrenne anfitrione di Arcore. Il contenuto, in qualche modo, era stato già anticipato dal titolo: “Poebene” è il modo con cui i tedeschi chiamano la Val Padana (letteralmente: pianura del Po); ma Po, nella lingua di Goethe, vuol dire anche, scherzosamente, sedere, chiappe, deretano, lato B. Culo. Lo usano i bambini e gli adulti più disinibiti, ma ha una sua discreta valenza semantica nell’ambito della pornografia. E quindi si adatta bene al personaggio. E’ probabile che, più o meno consapevolmente, i redattori di Playboy abbiano giocato anche sul secondo significato.

Magari ispirati da un’icastico confronto che Ruby Rubacuori (le cui avventure sono molto seguite dalla stampa popolare in Germania) istituì tra se medesima e Noemi Letizia: “Lei è la Pupilla, io sono il Culo”. Il Po, appunto.

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Silvio Berlusconi fa approvare una legge che abbrevia la prescrizione per alcuni reati
El Pais (SPA)


Che se ne farà l’Italia di Silvio Berlusconi ? In una recente riunione di corrispondenti della stampa italiana – fortemente critica – a Parigi, tutti erano d’accordo su una cosa: il primo ministro non andrà in carcere, nonostante abbia quattro processi in corso.

Mezzo paese è indignato per i suoi festini notturni affollati di ragazzine, e una vita poco convenzionale per un leader politico. Secondo le rivelazioni di Wikileaks, l’Ambasciata nordamericana lo descrive come “incapace, vanitoso, stanco per le sue feste e notti pazze”. Ma sarebbe un errore credere per questo, che abbia perso tutto il suo ascendente popolare. Questa è la storia di due Italie.

Lo scorso 13 aprile il parlamento ha approvato una legge che riduce i tempi di prescrizione dei reati puniti con meno di 10 anni di carcere per coloro che non sono mai stati condannati. Così il caso Mills, nel quale è accusato di aver corrotto l’avvocato britannico David Mills, che doveva prescriversi in autunno, andrà in prescrizione a maggio, senza che il procedimento possa arrivare alla fine.

Ma anche questa non è una novità. Berlusconi ha fatto approvare 29 leggi e giudizi di immunità con i quali ha evitato o si è liberato di 28 processi. E il danno collaterale di questa legge – che sicuramente verrà ratificata dal Senato – è che migliaia di casi saranno archiviati, ed altrettanti delinquenti e vittime resteranno senza condanna o risarcimento.

Il primo ministro si è presentato cinque volte davanti all’elettorato, vincendo in tre occasioni . Non ha mai avuto una maggioranza assoluta, quindi ha sempre avuto bisogno dell’appoggio di partiti come il gruppo di Gianfranco Fini che lo ha abbandonato lo scorso dicembre, o la regionalista Lega Nord, con cui le relazioni sono state abitualmente agitate.

Mezza Italia ha visto nell’imprenditore un salutare ricambio nella politica politicante della Prima Repubblica, ma l’altra metà, già molto prima che il leader desse motivi per essere accusato di promuovere la prostituzione con le sue scappatelle notturne, condannava lo stile Berlusconi.

Il progetto di base del leader di destra è distruggere l’immagine pubblica della giustizia, di certi magistrati che chiama il cancro della Repubblica, presumibilmente collusi per distruggerlo. E per questo mette al di sopra di qualsiasi tribunale il potere del parlamento; per lo meno, finché lo detiene. E questo non si saprà fino alle prossime elezioni.

[Articolo originale "Silvio Berlusconi hace aprobar una ley que abrevia la prescripción de algunos delitos"]

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Cinecittà condannata a morte
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato mercoledì 9 marzo 2011 in Austria.
[Wiener Zeitung]


Berlusconi taglia i finanziamenti per la cinecitta’ romana

Dopo 3000 film, numerosi leggendari kolossal e una 75ennale storia, Cinecittà chiude i battenti. Il governo di Berlusconi ha ridotto ai minimi storici i finanziamenti al compless cinematografico che è in parte privato.

I futuri sovvenzionamenti ammonteranno solo a poco più di 7.5 milioni di euro. Solo sette anni fa il finanziamento pubblico alla città del cinema, situata alle porte di Roma ammontava a 29 milioni di euro all’anno. Il governo vuole ridurre i 126 dipendenti degli studios. “Cinecittà è condannata a morte” avverte il movimento dei registi e sceneggiatori italiani “Centoautori”.

„Cinecittà, appartiene alla storia del Cinema, proprio come Hollywood, non si può chiuderla semplicemente “, protesta la celebre critica cinematografica Laura Delli Colli. “Cinecittà è un enorme tesoro per la cultura italiana, che deve restare un patrimonio pubblico e non può essere messa in pericolo” rincara il regista Marco Bellocchio. Anche Roberto Benigni, già premiato con l’Oscar, ha fatto appello al governo per salvare Cinecittà.

Da Fellini a Rossellini

Film come „Ben Hur“ e „Quo Vadis“ sono legati al nome degli studi della città tiberina, così come grandi artisti del Cinema del calibro di Roberto Rossellini fino a Federico Fellini. Cinecittà è stata fondata alle porte di Roma nel 1937 dal duce Mussolini. Il politico fascista aveva ben compreso che il cinema può essere una efficace strategia di propaganda.

I registi statunitensi arrivarono solo quando l’era di Mussolini era già parte del passato. Portarono la bella vita sulle rive del Tevere. Il regista americano Mervyn LeRoy girò nel 1949 il film “Quo Vadis” con Peter Ustinov, Robert Taylor e Deborah Kerr. William Wyler ha prodotto qui il kolossal “Ben Hur” con Charlton Heston (1958). Anche la fama del cinema italiano è figlia di Cinecittà: Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti giravano regolarmente i loro film nei suoi studi. Federico Fellini, che tornava sempre a Cinecittà, era ospite fisso. Anche il capolavoro “La Dolce Vita” con Anita Ekberg è nato nel 1960 in quegli studi.

Tra il 1955 e il 1975

Gli studi conobbero il loro culmine negli anni tra il 1955 e il 1975. Però l’età d’oro non durò a lungo. L’antico splendore è sbiadito da tempo. Gli anni ’70 e il boom della televisione hanno fatto precipitare nella crisi l’industria del cinema. All’”Età dell’oro” di Cinecittà è seguito un lungo periodo di siccità. Dopo l’ampia privatizzazione del 1997, e dopo che lo stato ha mantenuto solo il 25% del complesso, il colosso del cinema ha respirato nuova vita. Ora i responsabili si chiedono, come andrà a finire a Cinecittà.

[Articolo originale "Cinecittá zum Tode verurteilt"]

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In appello senza prospettive
Articolo di Giustizia, pubblicato venerdì 11 marzo 2011 in Germania.
[Sueddeutsche Zeitung]


Il premier Silvio Berlusconi mette in moto una discussa riforma della giustizia tesa a limitare i diritti di giudici e pubblici ministeri

Roma – Il caso Ruby non accenna a chiudersi e resta sulle prime pagine dei giornali. Secondo indiscrezioni pare che due italiani abbiano offerto una cospicua somma di denaro ad una impiegata dell’anagrafe perche´ falsificasse la data di nascita della prostituta Ruby. Ruby, ancora minorenne, avrebbe infatti preso parte, dietro pagamento, a delle feste private del presidente del consiglio italiano. All’inizio di aprile Silvio Berlusconi dovra´ comparire davanti ai giudici proprio per questi contatti: i reati di cui lo si accusa sono prostituzione minorile e abuso di ufficio. Proprio in questo periodo Berlusconi porta avanti un progetto di riforma della giustizia che mira a limitare i poteri dei giudici.

Il giornale Il Fatto Quotidiano ha riportato la notizia di due italiani e un marocchino che il 7 febbraio sarebbero stati a Fkih Ben Salah, luogo in cui nel 1992 sarebbe nata Ruby, sotto il nome di Karima El M. L’impiegata dell’anagrafe avrebbe riferito di aver ricevuto dai tre un’offerta di denaro molto ingente, peraltro rifiutata, affinche´ anticipasse al 1990 l’anno di nascita di Ruby. Gli avvocati del premier precisano che Berlusconi non avrebbe nessuna implicazione in questa vicenda e che sarebbe piuttosto da chiarire la fondatezza di tali notizie. Se una cosa del genere dovesse risultare vera, avrebbe conseguenze molto gravi per Berlusconi. Il Giornale, quotidiano del gruppo di Berlusconi, affermava nei giorni scorsi che il Premier avrebbe riferito in ambienti privati di avere “prove che la registrazione di Ruby all’anagrafe marocchina e’ avvenuta solo due anni dopo la sua nascita. E che questa prova sara’ stata portata ai giudici”.

Questo non e´ l’unico processo per il quale Berlusconi e´ imputato e ha comunicato di volersi mettere a disposizione della giustizia tutti i lunedi’ spiegando agli italiani come stanno veramente le cose. A Milano sono in corso altri tre processi: la settimana scorsa e´ stato riavviato il “processo Mediaset” per corruzione e frode fiscale. Venerdi´ il tribunale ha fissato per il 23 marzo la prossima udienza del “processo Mills” nel quale Berlusconi e´ accusato di aver corrotto l’avvocato inglese David Mills inducendolo a testimoniare il falso. Un terzo processo, per frode fiscale, deve essere ancora aperto.

Di recente il presidente del consiglio italiano ha annunciato una radicale riforma della giustizia. Per poter entrare in vigore occorre che entrambe le camere la accettino. Opposizione e rappresentanti dei giudici la criticano aspramente perche´ ridurrebbe ampiamente l’indipendenza dellla magistratura. Questa riforma e´ un tema ricorrente del governo e ripetuti sono stati finora i tentativi di portare avanti questo progetto. Costante l’accusa che viene mossa a Berlusconi di voler cambiare le leggi a proprio vantaggio. Berlusconi respinge quest’accusa. “La riforma che abbiamo deciso rinnovera´ tutto il sistema giudiziario. Questa riforma la volevo gia´ quando entrai in politica nel 1994″ – dice Berlusconi. Sulla necessita´ di riformare la politica sono d’accordo praticamente tutti i partiti, anche l’ordine dei giudici ANM e´ del medesimo parere. Sul come pero´ questo debba avvenire, ci sono divergenze. Il problema principale sono i tempi estremamente lunghi della giustizia italiana. I procedimenti penali durano mediamente otto anni. Chi intenta una causa civile deve mettersi nell’ordine di idee che il processo non verra´ aperto se non due o tre anni piu´ tardi. Il primo grado dei processi civili dura di media tre anni.

Questa riforma prevede che un’assoluzione in primo grado non possa essere impugnata in appello dall’avvocatura dello stato. In caso di errori grossolani i magistrati devono poter essere giudicati e rispondere dei propri errori. Le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri devono essere separate, cosi´ come quelle dei rispetivi organi di controllo. Secondo il presidente dell’ordine dei giudici Luca Palamara, questa riforma sotterrerebbe l’autonomia dei giudici.

[Articolo originale "Ohne Aufsicht auf Berufung"]


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