La Torre della Rosa d'Argento

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 Oggetto del messaggio: La continuità dei contenuti
MessaggioInviato: 03/03/2014 - 01:12 
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La continuità dei contenuti
«Una migliore distribuzione dei contenuti incrementa la qualità di quanto si produce, perché il ciclo del feedback diventa più veloce»
GIUSEPPE GRANIERI



«Ogni giorno», scrive Chad Pollitt, «contenuti di grande qualità rimangono senza lettori».
La tesi di Chad è facile, persino evidente. Tutti stanno cominciando a capire che l'unico modo per stare in rete (come individui, professionisti o aziende) è produrre con molta regolarità del contenuto per attrarre lettori e attenzione del pubblico. Ma il dibattito che accompagna la strategia del content marketing è spesso focalizzato su un approccio sbagliato. Si discute, infatti, soprattutto sulla necessità di produrre quantità per attrarre click in opposizione alla scelta di fare qualità per ottenere reputazione e maggiori condivisioni.
Mentre invece sarebbe utile concentrarsi sulla capacità di «distribuire meglio in rete» il contenuto per garantirgli un miglior destino. «Se il 2013 è stato l'anno del content marketing, il 2014 sarà l'anno della promozione del contenuto».
Se dunque blog, giornali e siti web sono l'approdo naturale per ciò che pubblichiamo, i social network sono la forma più efficace di distribuzione. Ma Pollitt suggerisce di pensare anche a investire su canali a pagamento (native advertising, advertorial, ecctera) e di cercare di ottenere una visibilità importante anche sui media tradizionali.
Tra l'altro, nota Chad, «una migliore distribuzione dei contenuti incrementa la qualità di quanto si produce, perché il ciclo del feedback diventa più veloce».
Leggi tu stesso (e segui anche i link). Il titolo è simpatico: Content Is King, But Distribution Is Queen and She Wears the Pants.

Nel nuovo ecosistema dei media che si sta creando, come dicono gli americani, «ormai siamo tutti editori». Quello che sta succedendo è che sfumano le differenze che avevano sempre caratterizzato l'industria culturale. Gli editori di libri, per promuoverli, devono incrementare continuamente la propria presenza sul web, e possono farlo solo producendo contenuti e ragionando da fanzine, da riviste, da community manager. Gli autori stessi, sia in self-publishing sia pubblicati tradizionalmente, devono fare un lavoro simile. E chi da sempre invece fa questo mestiere deve competere con tanti altri player che nel mondo analogico non erano in partita.

Ma con il digitale sfumano anche concetti radicati e prima chiarissimi e indipendenti. L'idea di articolo, ad esempio: «Ormai tutto è blog», dicono al New York Times, e non sono certo gli ultimi arrivati. Ma persino il concetto di libro comincia ad avvicinarsi a quello di «contenuto più lungo» che, faticoso da leggere sul web, si sposta verso dispositivi che consentono una migliore esperienza di lettura (come il Kindle o i tablet).
Ed è così che -come molte altre aziende di diversi settori- gli editori di libri entrano nel grande gioco della produzione di informazioni e gli editori di informazione sempre più spesso entrano nello spazio dei libri con degli ebook di approfondimento o scrittura lunga. Il che implica un approccio nuovo al lavoro tradizionale e la necessità di competenze diverse che prima non erano funzionali.

Il tema della distribuzione resta centrale. Quasi dando a ragione a Chad Pollit, Jonah Peretti (fondatore di Buzzfeed, uno dei casi di maggior successo nella circolazione di post, notizie e listicle) si dice convinto che ci sia una tensione tra contenuti prodotti per attrarre click, come i boxini morbosi sulle celebrità, e contenuti studiati per essere condivisi. Ma il suo consiglio è di non prestare troppa attenzioni ai numeri quando si sceglie una linea editoriale. La sua idea è chiara e semplice: «devi avere in squadra persone creative, capaci di sperimentare sempre molte cose nuove».
Non essere schiavo metriche per far funzionare le cose, suggerisce Peretti. La realtà finora sembra dargli ragione, dato che buona parte degli 80 milioni di visitatori di Buzzfeed provengono da Facebook e Twitter.
Fatti un'idea da solo leggendo il pezzo di Johana Bhuiyan: Jonah Peretti: Don't worry about traffic.

Ma guardala anche da un altro punto di vista. Un recente ricerca di Pew ci racconta il complicato rapporto tra Facebook e l'accesso ai contenuti, le notizie in particolare. Ci sono molti dati interessanti, qualcuno anche controintuitivo. Ad esempio il fatto che solo una minoranza di persone dichiara di preferire le notizie che sono vicine al proprio punto di vista. Ma se vuoi una buona sintesi la trovi da 10.000 Words: How Users Find, Share and React to News on Facebook.


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 Oggetto del messaggio: Re: La continuità dei contenuti
MessaggioInviato: 04/03/2014 - 01:08 
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Argomento difficile. E' tardi, rileggo domani e magari capisco. :?

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 Oggetto del messaggio: Re: La continuità dei contenuti
MessaggioInviato: 06/03/2014 - 04:25 
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Ada ha scritto:
Argomento difficile. E' tardi, rileggo domani e magari capisco. :?


:)


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 Oggetto del messaggio: Re: La continuità dei contenuti
MessaggioInviato: 08/03/2014 - 06:28 
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Iscritto il: 20/12/2008 - 07:01
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Vero. Argomento difficile, ma anche molto, molto interessante, seppur non facile da contestualizzare. Fb, per dire, è esempio perfetto dell'opposto, e continua a peggiorare. Secondo me.

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