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 Oggetto del messaggio: Mondiali di calcio
MessaggioInviato: 08/07/2014 - 20:32 
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Iscritto il: 15/12/2009 - 00:41
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Mondiali di calcio.
Siamo quasi alle finali.
Le due squadre europee superstiti potrebbero forse tenere la “coppa del mondo” ancora in Europa (Spagna la detentrice dal 2010, eliminata al primo turno, trentaduesimi di finale) ma i tempi sono cambiati, non c’è più una forte differenziazione fra le squadre mondiali.
Nazionali dalle quali ci si aspettavano i risultati più eclatanti si sono dimostrate modeste, nonostante i tanti soldi investiti dalle società nei giocatori, negli stadi, negli allenamenti e in tutti gli speciali trattamenti (non escluse nuove droge resistenti ai controlli antidoping) per ottenere dagli sportivi i migliori risultati.
Per contro, squadre modeste di paesi in via di sviluppo, hanno saputo far meglio che in passato, dando filo da torcere fino all’ultimo alle più qualificate.
L’Italia è stata eliminata già al primo turno, per la seconda volta consecutiva e, per altri 4 anni, non sentiremo più i commenti sulle glorie dell’Italia calcistica, magari estensibili in altri campi, a fini consolatori, per compensare il sottosviluppo che torna.
Soprattutto ci siamo risparmiati le demenziali manifestazioni dei tifosi, per giorni e notti, e per settimane, durante e dopo i campionati, per le quali dovremmo provare vergogna; ma questa volta l’abbiamo sfangata.
I club sportivi di calcio riescono ad investire somme pazzesche per l’acquisto di campioni sportivi da altre nazioni, che poi inseriscono nelle nazionali, dopo aver assegnato la cittadinanza ai giocatori stranieri, con contratti pluriennali milionari.
Ne consegue che le squadre di calcio (e di ogni altro sport agonistico) dei paesi più poveri sono soggette ad un doppio handicap: il primo per le scarse risorse economiche, il secondo per l’emorragia di campioni ingaggiati dai club dei paesi ricchi.
Nonostante ciò, e forse proprio per l’eterogeneità delle squadre così costituite, quelle del terzo mondo vincono o vanno ben oltre i risultati che ragionevolmente si aspettavano perché, ritengo, quelle compagini omogenee, sono assai affiatate e cariche di orgoglio nazionalistico, che invece viene a mancare nelle nazionali maggiori, formate da calciatori acquistati, che hanno la testa e il cuore altrove.
Ora, può anche succedere che una squadra europea vinca il mondiale, ma la vittoria è poco rappresentativa del calcio nazionale, perché costituita, in gran parte, da calciatori stranieri naturalizzati, con le “papier”, vale a dire documenti di cittadinanza.
Ciò che conta, tuttavia, non è il documento burocratico, con tanto di bollo a secco, ma l’origine vera del giocatore, vale a dire il suo DNA, che non appartiene a quella nazione.
Le nazionali europee non hanno più propri giocatori validi, che possano competere con i massimi campioni del mondo, sono quindi costrette ad acquistarli all’estero, per lo più dall’Africa, o dalle americhe; comunque discendenti dagli antichi schiavi africani, razziati secoli addietro.
A stretto rigor di termine, gran parte di quelle coppe assegnate in passato alle nazionali europee, bisognerebbe restituirle ai paesi africani, dai quali quei giocatori provengono.
Accade qualcosa di simile alla situazione che s’era venuta a creare nell’ultima fase dell’impero romano, quando le difese erano affidate non più ai soldati romani ma a mercenari, spesso provenienti dagli stessi paesi di confine invasori.
Sovente, le regioni di confine si accordavano per non farsi invadere, versando tributi ai barbari.
I romani, immersi negli agi e nei vizi, avevano delegato la difesa dell’impero a soldati affittati, i quali cercavano, anzitutto, di salvare la pelle.
I cittadini romani non volevano più prendere le armi, ma godersi i beni provenienti dalle colonie dell’impero.
E’ la fase finale di decadenza dell’impero, che precede le invasioni barbariche.
Di lì a poco Roma sarebbe stata stuprata più volte dai popoli del nord, tutti volevano venir giù a saccheggiare la città o quel che ne rimaneva.

Per molti versi la situazione attuale dell’occidente è assai simile a quella dell’epoca: non si fanno più i lavori scomodi, di conseguenza si chiamano dai paesi del terzo mondo decine di milioni di immigrati.
Le nascite non riescono a compensare le morti ed i nuovi nati sono in maggioranza provenienti dalle nuove popolazioni immigrate, assai prolifiche.
Proiettando nel futuro questi sviluppi, nel giro di poche generazioni la società occidentale verrà sostituita da nuovi popoli.
E’ inevitabile che anche la cultura e le forme di governo cambieranno, come muteranno le città e i templi, per le nuove religioni, costruiti mutando le vecchie cattedrali.

Intanto, sempre più diffusamente, sugli spalti degli stadi, masse lattiginose di tifosi dementi, assisteranno alle azioni di giocatori stranieri naturalizzati, i veri campioni.
E’ un po’ come succede ai voyeur, impotenti, che non fanno l’amore ma sono lì a guardare gli altri che lo fanno, masturbandosi.
Del resto si chiamano sportivi, questi debosciati, ma con lo sport non hanno niente a che vedere.
Sportivo è colui che pratica lo sport, si allena, corre, salta… non urla come una bestia ritta sui sedili, agitandosi in preda a convulsioni.
Neanche quel minimo di intelligenza per mettersi tutti seduti.
Costoro sono “tifosi”, come dire affetti da “tifo”, cioè malati.

Come siamo giunti a veder giocare gli altri, non riuscendo a star loro dietro?
Si chiama selezione naturale.
Da almeno un paio di secoli, con le prime conquiste della medicina e l’avvio dell’era industriale, sopravvivere è stato più semplice per le nazioni sviluppate dell’occidente.
Bambini che prima erano condannati dagli stenti e dalle malattie, ora potevano sopravvivere, grazie ad un'alimentazione sufficiente, a cure mediche ed a farmaci sempre più perfezionati ed efficaci.
Individui che la natura avrebbe condannato, perché inadatti a superare le difficoltà ambientali, ora potevano salvarsi, tuttavia con loro portavano quelle tare che avrebbero trasmesse alla futura progenie.
In Africa, invece, solo i più forti ed abili sopravvivevano, grazie ad un patrimonio genetico misurato sulle difficoltà ambientali, assai severe.

Oggi possiamo constatare come il fisico di questi giocatori non sia paragonabile a quello dei campioni europei.
Quei vantaggi genetici sul campo si fanno sentire, specialmente nelle fasi finali delle partite, quando ormai le energie sono in riserva.
Le nuove popolazioni entrano come immigrate ma presto si adattano e sostituiscono egregiamente i vecchi autoctoni.
All’inizio svolgono lavori umili, ma presto diventano imprenditori, arrivando a dar lavoro ai giovani stanziali che, nonostante le loro lauree, sono costretti a tornare ai lavori umili, che lasciarono agli immigrati, perché il mercato è saturo: troppi cervelli con nozioni che non servono più e poche braccia.


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