La Torre della Rosa d'Argento

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Pattinaggio, Kerrigan-Harding vent'anni dopo: storia di odio e di condanne
Era il 6 gennaio del 1994 quando l'atleta del Massachusetts venne aggredita e colpita con una sbarra al ginocchio da un uomo assoldato dall'ex marito della rivale che, a sua volta, ammise di essere informata del fatto. Entrambe poi parteciparono alle Olimpiadi del 1994
di MATTIA CHIUSANO

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Oggi Tonya è ingrassata, ma sul ghiaccio sa ancora eseguire figure che incantavano i russi. Nancy è sempre bella, ha tre bambini e un velo di tristezza addosso. "Solo domande sul pattinaggio, please", intimò il capo delegazione Usa all'auditorium di Lillehamer, stipato in ogni ordine di posti nonostante l'assenza delle due regine. "Come vivete il fatto che un'atleta ha cercato di azzoppare una compagna di squadra?" ribattè un cronista americano tutto ciccia e grinta. No, tacere non si poteva. Uno dei più grandi scandali olimpici si era appena consumato, e il mondo aveva fame di sapere. Molti anni dopo, il futuro presidente Barack Obama avrebbe citato quel caso in uno dei discorsi inaugurali della sua campagna presidenziale.

Kerrigan-Harding, vent'anni fa - Nel pomeriggio del 6 gennaio 1994, dopo una sessione di allenamento degli US Figure Skating Championships a Detroit, un bestione di novanta chili si avvicina a Nancy Kerrigan, esile campionessa di pattinaggio del Massachusetts. Si chiama Shane Stant, brandisce un bastone di alluminio ASP in dotazione alle forze di polizia che scarica sul ginocchio destro dell'atleta. Subito dopo, scompare da una porta di sicurezza. Le immagini delle lacrime della Kerrigan durante i soccorsi fanno il giro del mondo. Le pattinatrici si sentono tutte potenziali Monica Seles, la pista del fan ossessivo è la più battuta, la cita pure Tonya Harding, compagna di squadra, vincitrice dei Trials e rivale della bella Nancy. Un po' troppo rivale, si scoprirà, quando l'identità di Stant verrà svelata, e a lui si collegheranno le indagini che porteranno nel penitenziario dell'Oregon Jeff Gillooly, ex marito della Harding, il suo bodyguard, Shawn Eckhardt e l'autista Derrick Smith. Tutti implicati in un complotto per rompere una gamba all'odiata avversaria e negarle le Olimpiadi. Obiettivo fallito, solo contusioni e graffi sul ginocchio per la futura medaglia d'argento, ma successo garantito per i network e per la leggenda olimpica più nera.?

Cattivissima lei. Ma fedele al suo ruolo, Tonya, ora come vent'anni fa. Baluardo di quell'America di camper, botte e sbronze, come nell'immaginario collettivo Nancy era bella e aristocratica. Fa niente che il padre facesse il saldatore, dividendosi spesso fra tre lavori per finanziare il suo talento sui pattini. Ricca, è diventata oggi con i contratti (Disney compresa) ottenuti dal marito e agente Jerry, col quale ha costruito una bella famiglia coi figli Matthew, Brian e Nicole. Ma non è un happy ending, perché senza scendere negli abissi della Harding, anche Nancy è stata seguita da una sorta di maledizione olimpica. L'America l'ha vista piangere un'altra volta, in un'aula di tribunale. La giuria contro il fratello Mark, accusato dell'omicidio del padre Daniel. Si sapeva che i rapporti in famiglia fossero pessimi. I genitori avevano citato in giudizio Mark, arrestato più volte, per non aver mai restituito una montagna di soldi, una lista dettagliatissima che comprendeva 197 dollari di cibo per gatti. Poi, una notte d'inverno del 2010, una rissa per un telefonino che si conclude con la morte improvvisa del padre della sirenetta del ghiaccio. E qui comincia il secondo calvario mediatico della Kerrigan, impegnata con la madre, diventata nel frattempo cieca, a dimostrare che il decesso era causato da un infarto e non dall'ennesima rissa della pecora nera Mark, ubriaco quella notte. Tesi accolta, alla fine, ripiegando su una condanna di due anni e mezzo per aggressione. Pericolo scampato, come quel giorno a Detroit, "I medici mi dissero che se fossi stata colpita poco più in basso non avrei più camminato" ricorda oggi al Daily Mail. Ma certe botte non si assorbono mai, sul ghiaccio o in aula.

Forse bisognerebbe essere come Tonya, che a Lillehammer fu convocata per paura di una causa di risarcimento monstre. E perché i network volevano anche lei, con la sua banda di squinternati alla Tarantino, avvelenati, pasticcioni, pronti a cambiare nome dopo il fattaccio (Eckhardt divenne Brian Sean Griffith prima di morire a quarant'anni, Gillooly oggi è Jeff Stone). La vita di Tonya, ottava a Lillehammer, poi squalificata a vita, si è svolta esattamente come si può immaginare, saloon, mitomania, brivido, ed infine il lieto fine. Già il dopo Lillehammer: il video di sesso pubblicato da Penthouse, i match di wrestling come manager dei Los Gringos Locos, una parte nel film, ovviamente a sfondo criminale, "Breakaway". Poi le storie che lasciano perplessa la polizia: l'uomo che le punta addosso un coltello e la fa guidare fino a quando sbatte contro un albero in aperta campagna. I cinque uomini armati che cercano di rubarle l'auto e nascondono fucili nel suo giardino, un episodio ricondotta dalla sua manager all'uso di droghe sotto prescrizione medica. E ancora, le minacce di morte che le impediscono di salire sul ring durante la sua carriera nella boxe, breve ma intensa come il record di velocità sul Lago Salato a bordo di una Ford Model A del 1931. Una corsa a perdifiato, tra alcol, uomini sbagliati su cui lanciare un coprimozzo, voglia di apparire, per arrivare finalmente al matrimonio e alla nascita di Gordon, che cresce tra pelouche e Tir giocattolo nella sua casa nei sobborghi di Washington. "Vorrei fare i complimenti a Nancy per i suoi figli" ha detto a Oprah Winfrey, "quella storia ci accompagnerà per sempre, ma è ora di andare avanti". Ma quando trova una pista di pattinaggio, le torna la voglia di essere quella che era. Prima dell'odio, delle condanne. E sogna il triplo axel che le veniva vent'anni fa.


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