La Torre della Rosa d'Argento

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BILLIE JEAN CONTRO I MASCHI: LA PARTITA-SIMBOLO
Tennis: c'era una volta la «battaglia dei sessi»
La celebre sfida della King del '73 fu un falso?
Un testimone rivela: Bobby Riggs perse apposta, per debiti e per volontà della mafia che gestiva le scommesse

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Dalla «grande truffa del rock and roll» alla «grande truffa del tennis». Un retroscena non si nega a nessuno, dai fatti di sangue a quelli più leggeri. Anche se nomi, epoche, luoghi di questo affaire, qualche brivido lo provocano. Sembrano, infatti, sgusciati da uno dei romanzi di James Ellroy («Underworld Usa Trilogy») sull'anima nera dell'America e irrompono nei nostri anni a gettare una luce truffaldina su uno degli eventi cardine della rivoluzione femminile degli anni 70: la «battaglia dei sessi», lo storico match di tennis che vide opposti Billie Jean King, paladina del movimento di liberazione delle donne (gay dichiarata, ma con outing nel 1981), e Bobby Riggs, anziano ma non troppo campione di qualche decennio prima, in realtà era truccato.
Riggs, travolto dai debiti di gioco, avrebbe perso apposta con la regia della mafia a cui doveva 100 mila dollari. Il 22 novembre 1963 a Dallas venne assassinato il presidente John Fitzgerald Kennedy, il 20 settembre nel 1973, a Houston, sempre in Texas, stato crocevia della storia americana, andò in scena la grande truffa dei sessi. Quando la cronaca supera la fantasia: in «American Tabloid» di Ellroy (che si conclude con l'omicidio di Kennedy), e in questa vicenda, rivelata da Hal Shaw, ora 79 anni, all'epoca assistente istruttore di golf al Palma Ceia Golf and Country Club di Tampa, Florida, compare lo stesso nome, quello del boss mafioso Santo Trafficante. Un nome che sembra clamorosamente falso e invece è stato tragicamente vero.

Quel giorno allo Houston Astrodome si radunarono 30.472 spettatori (ancora oggi record di pubblico per una partita di tennis in Usa), mentre almeno 50 milioni furono quelli davanti alla tv, per assistere alla storica vittoria di Billie Jean King su Bobby Riggs per 6-4, 6-3, 6-3. Il risultato fece scalpore. Riggs, secondo Jack Kramer «il più sottovalutato tra i grandi giocatori», aveva vinto in gioventù Wimbledon e due volte gli Us Open. Sebbene all'epoca avesse 55 anni, nessuno dubitava che avrebbe stracciato Billie Jean King, 29 anni e numero 2 del mondo. Il 13 maggio, infatti, nella prima ma meno eclatante «battaglia dei sessi», Riggs non aveva dato scampo alla numero 1, l'australiana Margaret Court (6-2, 6-1).

Hal Shaw ha rivelato al programma «Outside the Lines» della Espn, che all'inizio degli anni 70, mentre lavorava al Palma Ceia Club, assistette alla pianificazione della truffa, presenti Frank Ragano, avvocato della mafia, il boss della Florida Santo Trafficante Jr. e quello del crimine organizzato di New Orleans Carlos Marcello. «Ragano spiegò che Riggs avrebbe prima battuto Margaret Court in modo da far pendere i favori del pronostico tutti dalla sua parte e aumentare la quota per il successo della King». Shaw ha aggiunto di aver taciuto per 40 anni, ma che ora «la paura se n'è andata».

Anche senza la presenza della mafia, negli anni qualche sospetto che Riggs avesse perso apposta c'era stato. Ora suo figlio Larry conferma che suo padre qualche mafioso lo conosceva (a quei tempi quasi tutti coloro che operavano nel mondo dello «spettacolo» avevano questi legami) e che avrebbe potuto perdere apposta, ma non tanto per la mafia, piuttosto per ottenere una possibile rivincita (che non ci fu) e la possibilità di una borsa più alta. Billie Jean King, ovviamente, non crede a questa ricostruzione, anzi rilancia la sfida: «Per molti uomini fu uno smacco, il loro ego subì un contraccolpo e cominciarono a inventare delle storie». E Bobby Riggs? Fino alla sua morte ha sempre negato di aver perso apposta, offrendo una spiegazione semplicemente sportiva: «Come succede spesso, io ho sopravvalutato me stesso e sottovalutato chi mi stava davanti. E ho perso». Forse, come ha detto una volta il caporedattore di un giornale di fronte a una notizia fasulla, «non è vera ma è bella». Ora non sappiamo se le rivelazioni di un ex assistente istruttore di golf siano autentiche, però ci hanno offerto il modo di rivivere un pezzo di storia in cui la canzone in sottofondo non può che essere di Frank Sinatra.


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