La Torre della Rosa d'Argento

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Ocarina, il suono della tradizione conquista l'Asia
Lo strumento a fiato inventato in Italia vive in Oriente un incredibile boom
PIERFRANCESCO PACODA

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BUDRIO (BOLOGNA)
Secondo una direttiva del Ministero della Cultura giapponese, suonare l’ocarina aiuta le casalinghe a vincere la depressione, a riscoprire interessi e a tenere in forma la mente. Un rimedio immeditato, per nulla tecnologico, affidato a uno dei manufatti più preziosi dell'artigianato italiano, un piccolo strumento a fiato di terracotta che solo pochi, rari maestri producono a Budrio, città dal nobile passato che può vantare quella che qui chiamano «la piccola Versailles», uno straordinario complesso di ville costruite nel 700 sul modello francese.

L’ocarina, amata da Giuseppe Verdi come da Louis Bacalov, compositore del tema di «Ultimo tango a Parigi», che per ocarina ha scritto una partitura, qui fa parte del panorama. C’è un museo con i pezzi più belli, e ad aprile, nei giorni del festival che le viene dedicato, le vie di Budrio si affollano di cinesi, giapponesi, taiwanesi, coreani, che arrivano (i giapponesi anche dopo il terremoto non disdissero le prenotazioni) per imparare le tecniche di costruzione di questo strumento. Il quale, tra l’altro, è ora anche un’applicazione per iPhone, dal suono che non dispiace nemmeno ai puristi del paese, caldo quasi quanto quello degli originali in terracotta.

Proprio grazie all’irruzione della modernità, oggi l’ocarina è uno degli strumenti più amati in Oriente. Ha iniziato la Corea, che lo ha adottato nelle scuole dell’obbligo, dove ha sostituito il flauto, e adesso tutti i bambini di quel Paese hanno le loro ore obbligatorie di ocarina. Poi è arrivato il Giappone con l’invito ministeriale che ne sottolinea la funzione terapeutica, infine la Cina, dove l'ocarinamania dilaga, con impensabili riflessi sulla produzione.

Perché, naturalmente, per far fronte a tale richiesta gli anziani esperti di Budrio, che creano pezzi unici impiegando tempo e fatica non bastano più. Così la Corea ha lanciato sul mercato l’ocarina di plastica, seriale, economica, indistruttibile e, a sentire i musicisti della tradizione, con un suono accettabile. Molto più conveniente e remunerativo produrle sul posto piuttosto che importarle, hanno pensato i proprietari della fabbrica coreana Noble. Adesso la loro azienda impiega stabilmente 50 persone e produce a ciclo continuo. Per non parlare degli artigiani, solo in Corea sono cento, che usano materiali come la ceramica e il legno.

A trasferire il know-how ci pensano i gruppi musicali del paese emiliano che regolarmente sono invitati a suonare là, con biglietti venduti con mesi di anticipo nei grandi teatri, un trattamento da superstar e interviste nei programmi televisivi più seguiti.

Un fenomeno nato quando tutto faceva pensare che il futuro dell’ocarina fosse l’oblio riservato alla civiltà contadina: le stime più recenti, invece, prevedono che tra tre anni nella sola Cina saranno 10 milioni i cultori dell’ocarina, una cifra che moltiplica per dieci il milione di oggi.

La storia dello strumento, tra l’altro, sembra modellata su quella del nostro Paese, i primi strumenti furono costruiti ai tempi dell’Unità, se ne invaghì Giuseppe Verdì, colpito dal suo «Rigoletto» interpretato da un ensemble di sole ocarine. Ora esiste perfino un corso di formazione al Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, e lo scorso anno una «masterclass» organizzata a Budrio ha laureato 20 insegnanti coreani, colmando in minima parte una lacuna che si poterbbe considerare anche un’ottima possibilità d’occupazione: nel Paese asiatico a 200 mila bambini tra gli 8 e i 14 manca un docente d’ocarina.

Numeri impressionanti, per un innamoramento che inizia a contagiare anche l'Occidente. In Gran Bretagna sempre più scuole dell’obbligo preferiscono l’ocarina al flauto dolce e in Brasile riscuote grande successo il lavoro dell’artigiano budriese Giorgio Pacchioni. Per evitare il proliferare di imitazioni che non corrispondono alle caratteristiche dell’originale, su iniziativa di Emiliano Bernagozzi, che anima il Gruppo ocarinistico budriese (tutti, ovviamente, musicisti amatoriali, 40 serate in Oriente negli ultimi mesi) pensano a un riconoscimento simile alla Doc, con un rigoroso disciplinare. Per evitare che, nei prossimi anni, all’estero possano credere che l’ocarina è uno strumento della tradizione taiwanese.

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L'unico caso di import dall'Italia verso la Cina. :?

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