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La musica? Questione genetica
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Autore:  Ermes_Thot [ 21/05/2011 - 04:18 ]
Oggetto del messaggio:  La musica? Questione genetica

Individuata una variante nel Dna
L'attitudine alla musica?
È una questione di geni
Studio finlandese: la maggiore o minore propensione all'ascolto potrebbe essere scritta nel patrimonio genetico



MILANO - Esiste un’attitudine alla musica, inscritta nei nostri geni? Irma Järvelä e i colleghi del Dipartimento di genetica e biologia molecolare dell’Università di Helsinki sono convinti che sia così. Da diversi anni stanno perciò esplorando le basi biologiche della propensione umana all’ascolto della musica e la loro attenzione si è focalizzata su una variante del recettore del vasopressore arginina (AVPR1A). L’arginina è considerato un aminoacido essenziale, perché ricopre un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'omeostasi e delle funzioni dell'organismo. Nello studio pubblicato sul Journal of Human Genetics, al quale ha collaborato la Sibelius Academy, i ricercatori hanno analizzato 31 famiglie finlandesi per un totale di 437 membri di età compresa fra gli 8 e i 93 anni. Alcuni di questi erano musicisti professionisti o amatoriali, altri non avevano alcuna educazione musicale.

ATTITUDINE - Attraverso dei questionari gli scienziati hanno anche calcolato le ore quotidiane spese nell’ascolto attivo e in quello casuale. È stata valutata l’attitudine musicale di tutti i partecipanti, con tre test specifici, ed è stato raccolto un campione di sangue per l’analisi del Dna. In media i partecipanti spendevano 4,6 ore in ascolto attivo e 7,3 in ascolto passivo. Järvelä e colleghi hanno trovato un’associazione fra una variante del recettore del vasopressore arginina (AVPR1A) con la propensione individuale all’ascolto della musica. In altre parole, questa variante era presente nel Dna dei membri delle famiglie che hanno ottenuto un punteggio maggiore nella "misurazione" della loro attitudine musicale. In precedenza altri studi avevano evidenziato una correlazione della stessa variante genica con l’attitudine musicale, altri ancora avevano notato una correlazione con i comportamenti sociali e l’attaccamento negli uomini e in altre specie. AVPR1A inoltra sembra influenzare le vocalizzazioni negli uccelli, aumentandole, e l’allevamento della prole nelle lucertole e nei pesci. Secondo i ricercatori finlandesi, i risultati dello studio suggeriscono una base biologica per l’ascolto musicale e offrono prove a sostegno di un ruolo del suono e della musica nella comunicazione sociale.

DOPAMINA - «Il lavoro è interessante - dice Carlo Alberto Redi, genetista dell'Università di Pavia -, perché cerca di gettare una certa luce sul rapporto tra natura e cultura nell’uomo, ovvero quanto vi sia di innato e quanto di acquisito in noi. Ma occorre andarci cauti con le conclusioni. Ad oggi, tutti questi studi si sono rivelati molto carenti dal punto di vista dell’impianto sperimentale. Di geneticamente provato, nell’ascolto della musica c’è soltanto il meccanismo del piacere». Il riferimento è allo studio pubblicato nel gennaio scorso su Nature Neuroscience dal Neurological Institute and Hospital - The Neuro della McGill University di Montreal e il Centre for Interdisciplinary Research in Music, Media, and Technology (CIRMMT). Per la prima volta, si è dimostrato che una sequenza di note sapientemente arrangiata non si limita a toccare l’animo, ma anche il cervello: l'ascolto di musica ritenuta piacevole si accompagnerebbe infatti al rilascio di dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore da anni noto agli scienziati per il ruolo fondamentale che svolge nell'induzione e nel mantenimento di comportamenti che sono necessari per l'organismo, come mangiare o accoppiarsi. Questo stesso neurotrasmettitore è inoltre il responsabile anche di comportamenti di dipendenza, come nel caso delle droghe.

FATTORI GENETICI - Ebbene nello studio si è dimostrato che la dopamina veniva rilasciata non solo durante l’ascolto diretto, ma anche con la semplice anticipazione del brano musicale. «Nella tesi portata avanti nell'articolo dei ricercatori di Helsinki - aggiunge Michele Biasutti, compositore e psicologo dell’Università di Padova - c’è la presunzione di fondo che i fattori genetici siano predominanti rispetto a quelli ambientali. Occorre invece tenere presente l'interazione tra natura e ambiente. Il patrimonio genetico può dare delle dotazioni di base che devono essere però coltivate e sviluppate, se no non servono a niente. Sono moltissime le persone che hanno grandissime capacità di base, come per esempio l'orecchio assoluto, ma non sono poi riuscite a coltivarle nella vita. Programmi educativi mirati sui processi cognitivi possono ottenere dei risultati apprezzabilissimi anche con persone scarsamente dotate dal punto di vista genetico, ma con caratteristiche come la costanza nello studio».



Ruggiero Corcella

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