La Torre della Rosa d'Argento

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 Oggetto del messaggio: Dalla & De Gregori
MessaggioInviato: 31/01/2011 - 05:53 
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Dalla&De Gregori, dal live al Live
Lucio: "Siamo un ossimoro vivente"

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Qui è la sempre valida teoria dello Yin & Yang che si ripropone. Due che più diversi non potrebbero essere, Lucio Dalla e Francesco De Gregori, in un momento della loro (e nostra) vita un po' così, decidono di rimettersi insieme sulle strade della musica. Son passati trent'anni dall'epica «Banana Republic» (trent'anni passati senza quasi incontrarsi, né tantomeno telefonarsi). Nell'inverno 2010, entrambi con la papalina di lana in testa, fanno un po' malinconia, si vorrebbe vederli più pimpanti: ma poi viene la primavera, e la faccenda - papalina o no - torna a funzionare, tanto che il progetto «Work in progress» va avanti anche in questo autunno-inverno. Dopo lunghi mesi di tour con qualche inedito nato on the road, presto ci sarà un altro giro di concerti, che si raddoppierà l'anno prossimo nei teatri; e intanto esce con la copertina di Mimmo Palladino «Work in progress», doppio album live con 29 canzoni (in tutti i possibili formati, quadruplo vinile compreso) più DVD, che testimoniano la reunion della strana coppia sui palchi dell'intero stivale.

Dalla il vulcanico, l'irrequieto, l'eclettico. De Gregori il rigoroso, l'austero, con la sua parte di segreti ben custoditi. Sul palco si scambiano un po' i ruoli, come il live testimonia: con loro, l'attore Marco Alemanno a scompaginare il rituale, recitando Enzensberger sulla fine del Titanic (tema che poi Francesco traduce in fantastiche canzoni, le sue, dall'omonimo album). Dietro l'angolo, ora, c'è un preannunciato disco di inediti in comune. Lo conferma Lucio Dalla, garantendo che «De Gregori è in forma pazzesca» e che la voglia di andare avanti non è venuta meno: «14 concerti ora, da gennaio altri 50. E' divertente anche la ragione per cui lo facciamo: per il pubblico più giovane che di tante cose non sa nulla. Un pubblico in controtendenza, atipico, che neanche sapeva si potesse organizzare musica dove le parole contano».

Certo le loro, di parole, contano moltissimo, hanno riempito 40 anni di vita italiana. Le abbiamo cantate anche quando l'oblio cominciava a seppellirci tutti. Ho visto ragazzi registrare tra il pubblico "Disperato erotico stomp", o "La valigia dell'attore": che ne sapevano, finora, di quella musica? «Quando sento "Santa Lucia" - sbotta Dalla - o "La Storia siamo noi", o la mia "Henna", mi vien la pelle d'oca. Vogliamo dar qualcosa che il pubblico più giovane non ha, ormai i dischi si fanno solo per testimonianza. Pensi che "Canzone", nel '97, aveva venduto un milione e mezzo di copie».

Lucio ha anche dovuto spostare, per questo, altri progetti, come la scrittura delle musiche del «Pinocchio» di D'Alò (quello della Gabbianella e il Gatto), e la colonna sonora per «Ameriqua» girato a Bologna, scritto da Bob III Kennedy che ha Bologna ha studiato, con Alec Baldwin, Glenn Close, Giancarlo Giannini. Quest'avventura gli ha ripreso interamente la vita. Come lavorate, con gli inediti? «Adesso ci vedremo per 4 mesi tutti i giorni. Francesco fa sound check lunghissimi, e io nel frattempo magari ho un'idea e la butto giù. Sono così, io: "Canzone" è nata a Urbino, di notte, vicino a un cimitero: facevo "para-para" con il bastone, per cacciare gli animali, e il rumore si è trasformato in musica». E Francesco, come scrive? «Non so, ogni tanto arriva con una canzone bellissima: so che è metodico e riflessivo, si mette molto in discussione, mentre io prendo l'idea al balzo, mentre attraverso la strada».

La famosa alchimia degli opposti: «Il fatto è che non abbiamo niente da dividere, siamo un ossimoro vivente. Ma la cosa divertente è che è facile trovar metodo fra due così diversi, piuttosto che fra due anime gemelle: ho visto mariti e moglie suonare nella stessa orchestra, e si odiano». Lassù dal palco riesce a sentire che aria si respira in Italia? «Credo che, raggiunto il fondo, sia cominciata una sorta di risalita: potrebbe esser l'ora che apriamo gli occhi e vediamo in che buca siam cascati, rincoglioniti per tanto tempo. Ci hanno fregati. La prima puntata di Fazio e Saviano è stata talmente anomala che mi ha sedotto, è fuori da ogni codice televisivo. Vuol dire che forse si può respirare in modo diverso. Invece, dal palco il pubblico non si capisce: c'è un cerimoniale del concerto che assorbe le energie, una specie di fotocopiatrice sintomo del nostro vivere. Però è già tanto vedere questi giovani inaspettati che reagiscono, dopo esser venuti per curiosità. E poi, questo tour è molto più bello del primo del '77, in fondo molte delle canzoni più importanti le abbiamo scritte dopo, sia Francesco che io».


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