La Torre della Rosa d'Argento

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In Cilento tra sentieri, grotte e mare
Itinerari alla scoperta di canyon, fiumi e cascate
(di Marzia Giglioli)

Il pensiero si fonde nelle rocce e nel mare del Cilento e la vita sembra avere un’altra dimensione tra queste montagne e le onde che si infrangono sulle falesie. Qui nacque la filosofia di Parmenide che a Velia fondò la sua scuola presocratica. Qui veniva a rigenerarsi anche Cicerone e qui Ancel Keys si ispirò e coniò la dieta mediterranea, vivendo e studiando a Pioppi, un piccolo paese sulla costa. Ma sono sopratttutto le rocce e i canyon del Parco del Cilento a raccontare le origini di questo angolo del Mediterraneo dove, in questi giorni, si sono riuniti i geologi di tutto il mondo per la 12/ma Conferenza dei Geoparchi e per parlare di clima, di biosfere e, soprattutto, di un turismo diverso che scopre i luoghi attraverso le rughe della terra, le gole e i colori delle rocce.

Percorsi guidati dai geologi con la mappa dei geositi che è stata redatta dagli studiosi dell’Ispra e che è un libro guida per conoscere ancora più in dettaglio i luoghi nascosti di questa terra, dove i canyon raccontano del formarsi degli Appennini e le grotte sul mare raccontano di ere geologiche offrendo itinerari segreti e affascinanti.

Il Cilento,racchiuso tra il mare della Campania e gli Appennini,è inserito nel patrimonio dell’Unesco e nella Rete delle Riserve mondiali della Biosfera e nel geoparco un vero living landscape (www.cilentoediano.it) con una serie di proposte elaborate dai geologi per scoprire questo angolo di Campania, seguendo i sentieri, le rocce, le gole e le cascate in compagnia delle guide del Parco, fermandosi anche nei piccoli borghi medievali che si perdono in questa immensa area verde che si estende per 181 mila ettari, tra la piana del Sele e il Golfo di Policastro e che, con le sue aree marine protette, è la più grande zona protetta italiana.

Il simbolo del Parco è la primula di Palinuro, diventata il logo di questa terra, perché si trova solo qui, a dimostrare l’unicità di questo ecosistema che si innesca su luoghi straordinari, che fondono la bellezza del paesaggio con le tracce della storia come l’area archeologica di Paestum che è la porta del Cilento, la Certosa di Padula e l’antica città di Velia con le sue vestigia e la sua Porta Rosa da cui si scorge il mare e che, ricordando Parmenide, organizza ogni anno in estate il Festival della Filosofia.

Nel Parco del Clento si cammina tra vallate e monti: gli Alburni che sono i rilievi più settentrionali, il monte Cervati e il monte Gelbison chiamato anche Monte Sacro, mentre verso il mare si elevano i massicci costieri di monte Bulgheria e del monte Stella, il resto sono colline e piane attraversate dai fiumi Alento, Mingardo, Lambro e Bussento. Poi il parco si incontra con il mare, mostrando le sue coste frastagliate, le sue altissime grotte, le lunghe spiagge e le falesie che si ammirano a Palinuro.

Nella valle dello zafferano e tra borghi fantasma

Pensieri e panorami si fondono insieme nel Cilento, come si fondono tra loro i piccoli borghi nei boschi e nelle valli del Parco, alcuni sono stati abbandonati e per questo sono ancora più affascinanti come quelli di Roscigno i cui abitanti fuggirono a causa di una frana e che ora è un paese fantasma. Sulla piazza centrale si trova ancora un antico lavatoio, pochi passi più in là e si scoprono la chiesa principale ed alcune case. Il paese , visto da lontano è incastonato nel verde e sembra aggrappato ai boschi. Lasciato Rossigno si prosegue verso Corleto Monforte che dista circa 7 chilometri e poi si prende la direzione verso il borgo di Laurino (www.comune.laurino.sa.it) che si trova al centro del parco, paesino dalla struttura medievale che ancora conserva un suo cuore antico, nonostante l’innesto di case più recenti.Ma da ogni angolo, si ammira un paesaggio spettacolare e si scoprono tracce di un passato illustre come il Palazzo Ducale ed il Convento di Sant’Antonio che si trova ai piedi del paese con un bellissimo chiostro affrescato. Ma è la natura qui a dominare con la sua bellezza incontaminata. Proseguendo l’itinerario si raggiunge fuori del paese un ponte medievale ad arco che sottolinea l’antica strada di passaggio tra la Campania e la Calabria. Si sale alla Valle Soprana, dove in questo periodo cresce spontaneo lo zafferano e, tra vecchi casolari e splendidi boschi di faggio, si apre una profonda voragine, la Grava di Vesalo un esempio straordinario dei tanti fenomeni carsici del parco.

E proprio sotto il paese, le argille e le arenarie danno spettacolo nella valle del Calore con il suo fiume e le cascate, meta ideale per chi fa kayak e per un itinerario alla ricerca dei vecchi mulini ad acqua. Ci si ferma a mangiare a Laurino dove la specialità è il ragù cotto nelle pentole di coccio per 7 ore e il caciocavallo podolico. Per dormire c’è l’ospitalità diffusa nel paese; si alloggia in antiche case nella parte vecchia del paese, gestite da varie cooperative d’intesa con il Comune (per info www.alberghi-cilento.it)
). Su prenotazione si può alloggiare anche nell’antico convento di Sant’Antonio Abate che ospita anche il Laurino Jazz Festival (per info rivolgersi al Comune di Laurino).

Tra antiche gole, magie dell’acqua e l’ospitalità diffusa di Morigerati

In tutto il Cilento, gli Appennini raccontano dei grandi cambiamenti della terra e le rughe delle rocce ne narrano la storia. I fiumi si gettano nelle gole più profonde creando spettacoli straordinari e le grotte ne aumentano i misteri . Il fiume Bussento che nasce dal versante sud del Monte Cervati vicino a Caselle in Pittari si inabissa in uno spettacolare inghiottitoio e riappare pochi chilometri dopo sotto l’abitato di Morigerati offrendo uno degli spettacoli più belli del Parco (www.grottedimorigerati.it).

Il fiume si raggiunge lasciando le case in pietra di Morigerati e i suoi antichi vicoli e, percorrendo una vecchia mulattiera lastricata, si arriva al fondo della gola. A sinistra un sentiero porta alla ‘risorgenza’ il punto in cui il fiume Bussento riappare. Si entra in uno spettacolare canyon che si apre su una grotta dal soffitto altissimo e in fondo si scopre l’acqua che sgorga vorticosamente formando rapide e piccole cascate. Vicino alla risorgenza, anche il vecchio mulino di pietra che sfrutta uno dei tre rami dell’uscita del fiume. All’interno è rimasto intatto tutto il sistema idrico. La zona è Oasi del Wwf che ha qui un piccolo presidio. Per risalire, c’è anche un monorotaia, si sale su piccolissimi vagoni che camminano aggrappati al costone della montagna e .si torna a Morigerati per scoprire questo antico paese , dalle case intatte, la sua piazza con i balconi fioriti e la terrazza-belvedere che fronteggia la chiesa.

Colpisce l’accoglienza delle persone, la Signora Clorinda, ultranovantenne lascia sempre aperte le porte del suo palazzo, che era una volta la sede di una baronia. Racconta del Cilento e della sua gente. All’interno atmosfera antica e fascinosa, nelle stanze tanti oggetti, tanti ricordi e vecchi libri e dalle finestre ornate dai ferri battuti la vista dei monti che si affacciano sul mare.

Morigerati è diventato un paese albergo, molte case sono state ristrutturate per accogliere i visitatori Il progetto è stato voluto dal Comune per far vivere le case inutilizzate, molte lasciate dagli emigrati e per rilanciare usi e tradizioni che sono raccontati nel piccolo museo etnografico. Per far vivere il paese, il Comune ha deciso di lanciare un fitto carnet di proposte e di geoweek end. Il primo appuntamento è l’11 ottobre (fino al 17 novembre) per la raccolta dell’olio. Si pernotta in Paese e si assaggerà l’olio nuovo nei ristoranti con menu a km 0 (info www.terradiresilienza.it).


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