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 Oggetto del messaggio: Sulle tracce dell'antica Nubia
MessaggioInviato: 01/06/2014 - 06:28 
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Iscritto il: 12/12/2009 - 15:45
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Sulle tracce dell'antica Nubia
di Emilio Radice
Sudan. Piramidi, emozioni e scoperte nel deserto dei faraoni neri, in un Paese che custodisce millenni di storia

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La prima provocazione è un concerto con arie pucciniane nella cornice del museo Nazionale Archeologico, a Khartoum, quasi fossimo sul set di Fitzcarraldo. Il gruppo musicale italiano, invitato dalla nostra ambasciata, si esibisce fra le sagome di imponenti faraoni di granito. Ed è solo l'inizio, perché poi il Sudan si rivelerà una inesauribile fonte di sorprese. Difficile raccontarle tutte. Potremmo cominciare da un altro faraone di pietra, sdraiato, come se dormisse nella sabbia fine di Tombos, sul Nilo, nei pressi della terza cataratta o dagli archi familiari di una chiesa distrutta, con i resti di santi e madonne a testimoniare l'esistenza di quel che fu il regno cristiano di Makuria. Ma poi, subito dopo, lungo la pista battuta da asini e Toyota, ecco i bambini di un villaggio che corrono verso i viaggiatori gridando "Watch, un orologio, give me a watch", in un inglese impastato d'africano. Segno che un giorno un turista passò di lì e donò loro, appunto, un orologio.

Ecco, il Sudan è così: un luogo tanto vergine da portare a lungo sulla pelle il segno di un passaggio, di una novità, di un episodio. Un grande libro africano chiuso fra l'Egitto e l'Etiopia, il Mar Rosso e il Ciad, capace di custodire per millenni le tracce della storia e, purtroppo, anche quelle di un turismo improvvisato. Una volta entrati fra le sue pagine diventiamo anche noi personaggi del viaggio che facciamo, accanto a nubiani che raccolgono il sale con le mani, donne che danzano a ritmo di tamburo, otri di pelle che estraggono l'acqua da pozzi nel deserto e piramidi che allungano ombre aguzze sulla sabbia.

Il viaggio che vorremmo raccontarvi porta nella Nubia, fra Khartoum, Old Dongola, Kerma, Karima, Atbara e Meroe, seguendo le tracce di una epica grandiosa che ha visto in queste terre le conquiste di Thutmosis III, l'affermarsi della dinastia dei Faraoni Neri, le scorrerie degli assiri di Assurbanipal, l'arrivo dei Romani e, più recentemente, l'epopea colonialista inglese, fino al martirio di Gordon Pascià sconfitto dal Garibaldi sudanese, il Mahdi, la cui casa è centro di pellegrinaggio nel cuore di Khartoum. Ovunque ci sono tracce, segni, resti archeologici imponenti e tanto ancora da portare alla luce. Basti dire che la mitica città dell'oro egizio, Berenice Pancrisia (oggi visitabile con il land operator I Viaggi di Maurizio Levi, tel. 02.34934528), pur citata dagli storici di ogni epoca compreso Plinio il Vecchio, è stata ritrovata solo nel 1989 da una spedizione italiana in una piega del Sahara non lontano da Abu Simbel.

Ma cominciamo da Khartoum, luogo ideale per registrare la prudenza del bravo viaggiatore: in pieno centro spicca la mole ipermoderna dell'Hotel Korinthia, wi-fi in ogni dove, personale che parla inglese, pasti europei. Poi, però, guai a uscire e mettersi a fotografare ogni cosa: i mercati sono proibiti e sono proibiti i ponti, i palazzi pubblici, le grandi infrastrutture. Anche le persone sono proibite a meno che non vogliano. Poi si scopre che con un sorriso tante barriere cadono di colpo, anche a Omdurman, la città vecchia, dove a dar retta alle guide sarebbe proibito fotografare tutto a cominciare dal bazar.

Comunque sia, è bene armarsi di buon senso. Poi via, attraverso il deserto, in una dimensione che è di maggiore libertà, fino a raggiungere il Nilo fra la Terza e la Quarta Cataratta. Ed ecco Old Dongola, i bei palmeti sul fiume, i campi arati con i buoi, i villaggi con le porte decorate con mille colori, la gente gentile che accoglie i visitatori e offre il chai. Siamo nel cuore della Nubia, le radici africane dell'Egitto, dove i faraoni cercavano oro, schiavi e donne di bellezza leggendaria, belle tuttora. Alcune ti trafiggono gli occhi con lo sguardo, quasi sfacciate. Poi via, deserto ancora, cammelli, scorci d'un Nilo pre-moderno, con feluche e campi arati. Miraggi che tremolano di calore in lontananza.

Fino alla magia di Kerma, con le tombe incise di geroglifici sulle rocce a strapiombo in riva al fiume e il piccolo museo dei Sette Faraoni: trovati intatti in un buco di terra nel 2003 sono belli da mozzare il fiato. Ovvio, a questo punto, che ci siano anche le piramidi: sulla strada per Karima, a Nuri, nei pressi del grande tempio di Jebel Barkal, la "montagna sacra" dell'antico regno di Napata, patrimonio mondiale dell'Unesco. Poi, piegando verso sud, le tante aguzze piramidi della necropoli reale di Meroe, dove i re nubiani si rifugiarono per sfuggire all'avanzata degli Egizi.

Ma fra una pagina di storia e l'altra c'è la gente. Ed è in un piccolo punto del deserto di Bayuda che vorremmo concludere questo racconto del Sudan: il cratere di El Atrun, uno dei pochi posti al mondo dove si torna indietro di un paio di millenni. Ci si arriva attraverso piste sabbiose e capanne di pastori che sembrano nidi di uccello. Nel cratere ci si infila attraverso un bordo sbrecciato, ed è un incantesimo: sul fondo del vulcano una ventina di donne nomadi raccolgono da un pozzo acqua salmastra e la spargono in vasche di fango. Le loro vesti sono macchie di azzurro, di giallo, di verde. Tutto il resto è bruciato dal sole. Poi attendono che l'acqua evapori e loro, accosciate per ore, con le mani raschiano il sale fangoso, ne fanno sacchi che poi caricano su carovane di asini e cammelli. Tutto accade con un caldo soffocante, un caldo che non dà tregua. È così da millenni, salvo il fatto che ora c'è qualcuno che le osserva. Noi.


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