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Miracolo ad Orio. Bergamo scalza Linate
di Paolo Berizzi
L'aeroporto di Bergamo pronto a superare il secondo aeroporto milanese. "Saremo il terzo d'Italia, dietro a Fiumicino e Malpensa". Tutto grazie al low cost

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C'È UN aeroporto che è diventato ricco facendo volare i poveri. È un piccolo miracolo italiano che, come un salmone, risale la corrente lacrime e sangue della crisi dei cieli: e si piazza sul podio. Davide in mezzo ai Golia. Orio al Serio un tempo era considerato una specie di aeroporto di riserva. Uno scalo satellite. I passeggeri italiani lo conoscevano più che altro perché quando su Milano calava il "nebbione" - quei muri paralizzanti che mandano in crisi anche i radar delle torri di controllo - i voli diretti a Linate e Malpensa venivano dirottati qui. Lo scalo bergamasco si giocava il suo spezzone di partita, poi la nebbia si diradava e si tornava al tran tran quotidiano. Sembra un secolo (era solo il 2003) e milioni (quasi 9) di passeggeri fa.

Adesso Orio fa sul serio, anzi: il "Caravaggio". Perché si chiama così e di fronte ai numeri è inutile chiedersi come si sarebbe pronunciato Michelangelo Merisi dinanzi ai wallpaper che rivestono le pareti del terminal partenze: il codice a barre delle etichette bagagli (IATA BGY) declinato in tre diversi colori a seconda delle aree (Schengen, extra-Schengen, controlli di sicurezza e flussi passeggeri). Una formula grafica tra hostel de la jeunesse e interrail 3.0.

Magari non raffinatissima ma perfetta per un'areostazione dove il 90 per cento del traffico è garantito da compagnie low cost: Ryanair, Wizzair, Pegasus Airlines, Blue Air, Air Arabia Maroc, Blu Express. È qui il segreto. Semplice. Contagioso. Che vale il quarto posto in Italia.

Spedire passeggeri in 104 città (90 internazionali, 14 nazionali) a prezzi stracciati, poche decine di euro, e con uno standard di servizi più che dignitoso. E da una città che dista 50 km da Milano e a 100 da Verona, la porta del Nord-Est. «Il 2014 sarà l'anno dell'ampliamento e dei lavori importanti - dice Miro Radici, presidente della Sacbo, società che gestisce lo scalo bergamasco insieme a Sea - Ingrandiremo l'aeroporto, rifaremo la pista e apriremo il parcheggio low cost». È la parolina magica, low cost. Sarà anche inflazionata, ma qui è oro che cola, e sempre in controtendenza (il bilancio 2012 ha chiuso con un utile di 15 milioni).

C'è l'Italia e ci sono altri 33 Paesi collegati. Ogni "segmento", un'utenza precisa. Da Tirana a Sofia, da Timisoara a Tallin a Cracovia a Bucarest: e l'Est è servito (immigrati, affari e turismo: da e per Bergamo, Milano e la zona del lago di Garda). L'Europa con Berlino e Francoforte e Londra (turismo giovanile e affari). E poi i vacanzieri balneari, i charter che d'estate qui, percentualmente, caricano più che altrove. Sharm el Sheik, Capo Verde e Canarie le mete più gettonate.

Lo scorso agosto è stato rovente, battuto il record assoluto di traffico mensile: 338.100 passeggeri. È stata la punta di una parabola ascendente. In dieci anni Orio ha scalato le classifiche (per numero di passeggeri) degli aeroporti italiani: è passato dal sedicesimo al quarto posto. E dei primi quattro scali del Paese (dietro Fiumicino, Malpensa, Linate) è l'unico che guadagna passeggeri anziché perderne. I dati, ancora ufficiosi, del 2013 si stanno assestando su un +0,8% rispetto al 2012 (+5,6% sul 2011). Che significa 8 milioni e 962mila viaggiatori. A un passo dal record dei record: quei 9 milioni che verranno traguardati di sicuro entro il 2015 quando Expo farà lievitare Orio. E gli altri? I Golia? Sono dolori. Fiumicino: meno 2,4. Malpensa: meno 3,5. Linate: meno 2,7 (a ottobre Bergamo ha sfiorato il sorpasso). Le uniche note positive - se restiamo al Nord - riguardano Venezia e Bologna, che comunque hanno volumi di traffico inferiori a Orio.

Possibile che un aeroporto decolli solo perché vi hanno messo base i vettori low cost?
Possibile. Ma c'è anche dell'altro. A differenza del fratello maggiore Malpensa (della crisi e della delocalizzazione di Linate già sappiamo), il Caravaggio ha un vantaggio: punta a servire molto e prima di tutto il territorio. I bergamaschi. In dieci minuti di auto o autobus dalla città sei al check-in.

«Abitiamo in Città alta e quando dobbiamo partire raggiungiamo sempre l'aeroporto in pullman - dicono Floriana Gritti e il marito Paolo Annecchino, medico chirurgo, frequent flyer su Bari e Napoli - Comodissimo. Risparmiare piace a tutti. Sul biglietto aereo e sulle spese che ruotano intorno a un volo, dal trasferimento al parcheggio».

Sulla qualità dei collegamenti autobus qualcuno ha da ridire: ma tant'è, funzionano. «Se il turismo a Bergamo è cresciuto in questi anni è anche grazie al suo ex piccolo aeroporto», ragiona Roberto La Monica che con Bergamo for You ha lanciato una nuova forma di accoglienza turistica all'insegna della "personalizzazione" del servizio.

A vederlo dall'autostrada (A4) che gli scivola accanto, a buttare l'occhio sui parcheggi sempre pieni e sul traffico ordinato e ininterrotto di auto e bus che lo assediano a ogni ora del giorno e della notte, capisci che Orio al Serio "vola" (per rifare la pista a maggio lo scalo rimarrà chiuso tre settimane, con i voli che traslocheranno a Malpensa). Entri, e hai la conferma. Una babele di viaggiatori: dai pendolari che vengono da lontano ai passeggeri flessibili zaino e panino, dal vacanziero al travet lombardo. Lo scalo serve un bacino d'utenza - entro 60 minuti dallo scalo - di 9 milioni di abitanti, 800mila imprese, il 21% del Pil italiano. Numeri pantagruelici.

A proposito: prima degli imbarchi, a suggellare la nuova centralità di Orio, il tristellato ristorante orobico "Da Vittorio" ha aperto un bistrot. A suo modo, rispetto ai prezzi dell'insegna madre, è low cost anche lui.


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