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 Oggetto del messaggio: Sul Monte Bianco in trenino
MessaggioInviato: 23/04/2014 - 00:17 
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Sul Monte Bianco in trenino
In inverno per godersi la neve e raggiungere le stazioni sciistiche, d’estate per i panorami mozzafiato:
tre ferrovie permettono di scoprire la vetta d’Europa
DARIO BRAGAGLIA

Immagine

Nel 1913, esattamente cento anni fa, il primo convoglio riusciva ad arrampicarsi fino ai 2.372 metri del Nid d’Aigle, di fronte al ghiacciaio di Bionassey. Un record di altezza ferroviario che, in Francia, rimane imbattuto ed è, ancora oggi, un vanto dal Tramway du Mont Blanc, il trenino che collega Le Fayet, 580 metri di altezza, alle pendici della cima più alta d’Europa. L’itinerario è ancora più affascinante d’inverno quando la neve, abbondante quest’anno, ricopre l’intero percorso. Il tratto più bello parte dalla stazione di Saint Gervais, un paese che ha saputo mantenere uno charme discreto e appartato. In stile Belle Epoque, quando Saint Gervais era frequentata da una clientela aristocratica e borghese. Piccoli hotel a conduzione familiare, come la Féline Blanche, sono il posto giusto per provare le specialità savoiarde, gratin, tartiflette, raclette e i Bains du Mont Blanc un invito a rilassarsi dopo una giornata trascorsa sugli sci. In questo storico complesso termale, oggi completamente rinnovato, si fa il bagno all’aperto, in mezzo alla neve, nell’acqua che sgorga ad una temperatura di 38°.

Da Saint Gervais il treno prende quota in forte pendenza, con numerosi tratti a cremagliera, fra foreste di conifere e belle vedute sulla valle. Si può godere tranquillamente del paesaggio, perché la velocità non supera mai i 20 km/ora. L’atmosfera è quella dei viaggi senza fretta di un tempo, tanto che i vagoni portano ancora i nomi di Marie, Jeanne e Anne, le tre figlie di Pierre Noury, il proprietario della ferrovia negli Anni Cinquanta. Sul percorso si incontrano stazioni minuscole come Motivon e i punti di arresto di Seillières, Mont Forchet che servono alcuni alpeggi isolati. Il treno infatti trasporta anche pane e scorte alimentari per gli alberghetti e i ristoranti in quota, come quelli del Col de Voza, a 1660 metri di altitudine. In inverno non si va oltre: troppo pericoloso, a causa delle valanghe, proseguire verso Bellevue e il Nid d’Aigle. Chi scia può portarsi l’attrezzatura, perché al Col de Voza si incontrano le piste del comprensorio Saint Gervais/Les Houches. In alternativa si sale con le racchette verso la zona del Prarion, splendido punto panoramico sul massiccio del Monte Bianco.

A pochi chilometri da Saint Gervais, Chamonix è la capitale cosmopolita e sportiva della valle. Da qui si parte per un’altra escursione ferroviaria che conduce in poco più di 5 chilometri fino ai 1.913 metri di Montenvers. E’ un breve viaggio di appena 20 minuti, ma è anche un itinerario nostalgico nella storia ultracentenaria del trenino che è stato inaugurato nel 1908. Oggi, a differenza degli inizi, la linea è elettrificata, ma il fascino delle motrici e delle carrozze è ancora quello di un tempo. Montenvers, in certe giornate invernali innevate e meno affollate di turisti, ha ancora l’atmosfera che fece meravigliare i primi viaggiatori romantici: in basso il corso sinuoso della Mer de Glace, uno dei grandi ghiacciai delle Alpi, circondato da cime dove si è scritta la storia dell’alpinismo, il Dru, l’Aiguille Verte, le Aiguilles de Chamonix, le Grandes Jorasses. Nel 1955, sul piccolo piazzale della stazione, Walter Bonatti fu accolto trionfalmente dopo il suo incredibile exploit in solitaria sul pilastro sud-ovest del Petit Dru. Oggi a Montenvers ci sono delle attrazioni turistiche, come la grotta di ghiaccio, la galleria dei cristalli e la novità del Glaciorium, uno spazio interattivo per scoprire l’evoluzione dei ghiacciai. Ma il posto più ricco di fascino rimane ancora il vecchio Grand Hôtel du Montenvers, inaugurato nel 1879, per offrire un po’ di confort ai primi turisti che si avventuravano fin quassù a dorso di mulo. La sala ristorante, tutta fasciata di legno, non è cambiata granché da allora. E salendo le scricchiolanti scale di legno si scoprono vecchie camere trasformate in un piccolo museo. Un pannello ci racconta la storia di Mary Shelley che salì nel 1816 a Montenvers in compagnia del futuro marito, il poeta Percy Shelley. Quella memorabile escursione sul ghiacciaio contribuì ad ispirare alla scrittrice il personaggio del dottor Victor Frankenstein e della sua spaventevole «creatura», protagonista del romanzo pubblicato due anni più tardi a Londra.
Chamonix è collegata alla rete ferroviaria francese e, volendo completare l’itinerario ferroviario, si rientra in Italia via Annecy e Chambery. Oppure si può tornare attraverso la Svizzera.


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