La Torre della Rosa d'Argento

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 Oggetto del messaggio: L'uomo bionico
MessaggioInviato: 30/01/2013 - 01:35 
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Un “ginocchio geniale” per tornare a correre
Chi è l’italiano che sperimenta la gamba bionica Genium Knee
ALESSANDRA IADICICCO

Immagine


Giorgio Vanerio ha perso la gamba destra 12 anni fa. L’amputazione, però, non ha estirpato il genio che da sempre lo accompagna e del quale il «Genium Knee» di cui si è appena dotato – una gamba artificiale bionica, l’arto tecnologicamente più avanzato – non è che un pallido emblema.

Aveva 32 anni all’epoca dell’infortunio e sembrava un ragazzo baciato dalla fortuna. Bello, atletico, sportivo.

Eccelleva in varie discipline: la pallacanestro, lo sci, il nuoto pinnato (che fino ai 18 anni ha praticato in nazionale). Soprattutto la corsa sulle lunghe distanze, la maratona. La brusca frenata fu imposta da una caduta in moto. Lui stesso racconta come è andata. E non si può dire se faccia più impressione la dinamica dell’incidente o la serenità con cui ne parla.

Accadde una sera di giugno. Tornava a casa verso Venegono (Varese) dopo una domenica passata con gli amici in Toscana. «È tardi, sei stanco, fermati qui a dormire, guarda che ti nascondiamo le chiavi», gli avevano detto. «Ma dovevo andare al lavoro il giorno dopo», nell’impresa edile di famiglia. Non fu il buio, né il sonno, né la velocità, ma una serie di buche nella galleria di Berceto vicino a Pontremoli ad atterrarlo. Non perse coscienza, e fu la sua fortuna.

«La gamba era rimasta sulla strada, a una trentina di metri da me, recisa per lo struscio causato dalla scivolata. Perciò non hanno potuto ricucirla: i tessuti erano troppo logori». Stava arrivando un Tir, «così mi sono trascinato fino a una conca sotto il guard-rail e mi ci sono rannicchiato dentro». Il camionista vide la moto a terra, frenò e lo soccorse immediatamente. Perdeva sangue, tolse una corda dal telone per fermare l’emorragia.
«Lo perdiamo» dicevano i medici dell’ambulanza accorsa subito dopo. «No, sono un maratoneta», li rassicurò Giorgio. «Cioè sono brachicardico, ho le pulsazioni cardiache rallentate, come tutti gli atleti. Difficile che mi dissanguassi tanto in fretta», spiega. Da allora non ha perso un minuto a compiangersi. Ha rafforzato anzi la coscienza di sé («Sono un maratoneta») che gli salvò la vita.

Scia, lanciato sulle piste dell’Alto Adige con una gamba sola. Va in bici, spingendo con la protesi sul pedale. E gareggia: in acqua, tornato all’antica passione del nuoto. Campione di traversate, fondista in acque libere, tre volte «Nobile dei laghi» – titolo conferito a chi attraversa nel giro di una stagione tutti i laghi del Nord-Italia -, ha compiuto imprese che lasciano a bocca aperta.

Le più recenti: la traversata del lago di Zurigo due estati fa, 26,4 km in acqua a 18 gradi, in cui si è piazzato quinto assoluto e terzo della categoria over 40; la nuotata di 20 km nel Naviglio, da Abbiategrasso a Milano, che quest’estate, a luglio, lo ha visto terzo classificato. Poi, la Traverlonga, traversata del lago d’Orta per il lungo. E a gennaio, per il Cimento invernale, si è tuffato nelle acque ghiacciate del Naviglio due volte: prima con i disabili, poi per la staffetta competitiva ufficiale, in cui ha fatto un tempo tra i migliori.

Sono tutte gare amatoriali, affrontate compatibilmente con gli impegni professionali e le responsabilità di un padre di famiglia. Sì, il cuore lento e forte di questo sportivo ha avuto modo di accelerare i suoi battiti dopo l’incidente. Ancora convalescente Giorgio riuscì a conquistare la sua allenatrice di basket, cui «da intero» era a malapena riuscito a strappare un appuntamento. Oggi Silvia, morettina tutto sprint, campionessa di triathlon, è sua moglie e la madre dei suoi quattro figli, di 8, 7, 5 e 3 anni.

C’erano tutti, a Friburgo, in Svizzera, quando papà ha presentato al pubblico il nuovissimo Genium Knee. Con lui, il campione tedesco che ha collaudato la protesi in Germania: Heinrich Popow, che con un arto da gara ha vinto l’oro nei 100 metri alle Paralimpiadi 2012 (e di recente è stato accusato da un rivale di «doping tecnologico» per aver corso con una gamba più potente di quelle degli altri). Popow gli ha consegnato anche la protesi a sciabola, per le gare. E Giorgio, il maratoneta monco che da 12 anni dà sfogo nell’acqua e sull’onda al suo genio personale, tornerà a correre.


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