La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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MessaggioInviato: 11/07/2009 - 04:23 
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MessaggioInviato: 02/08/2009 - 11:26 
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Ticchettando, ancora.

Niente, era impossibile riuscire ad arrivare a fine mese: non come dicevano tutti, alla quarta settimana...per lei il mese finiva il cinque!
Già , il cinque del mese finivano i soldi, quegli 800 euro, irrisori e leggerissimi che suo marito portava con l´assegno della cassa integrazione.
E via la corsa: pagare gas, luce, acqua, un pochino di spesa al discount, magari restava qualcosa per le calze nuove e più pesanti da comprare ai figli. Di corsa, di corsa tenendo la borsa in plastica asiatica al corpo per paura di uno scippo.
Ma chi mai avrebbe potuto rubarle qualcosa, a lei? Col cappotto smesso della cugina e le scarpe chiuse coi lacci di dieci anni prima, avrebbe potuto confondersi con tranquillità tra i gruppetti sparsi per le strade di nuovi disperati, di "senza fissa dimora" come li chiamavano..ma si sa, meglio stare attenti, la gente ormai è impazzita, rischia tutto pur di mangiare, fumare, drogarsi eccetera..
Erano le continue raccomandazioni che suo marito, cassaintegrato da anni, ormai maturo d´età, e anche un pochino sciupato dall´alcool ,quello che comprava tenendosi i soldi del "bilancio" familiare, le faceva ogni santa volta che usciva per pagare i debiti del mese prima.
Camminava veloce, poi ad un tratto rallentava. Pensava: ma se scappi via, dove potresti andare?
I soldi son pochi, arrivi giusto alla terza fermata del treno! Vai a nord, a sud?
Ti fermi con questi disgraziati che niente hanno da invidiarti...
Eppure un tempo non era così. Si era giovani, i bimbi desiderati, piccoli batuffoli contesi tra le sue braccia e quelle del padre. Lavorava anche, piccoli lavori di cucito per arrotondare lo stipendio che lui, contento, portava ogni mese... E la passione, tra loro...nata in una sera di follia, di musica e balli nella piazza più grande del rione. Gli angoli bui dei vicoli ne protessero la nascita, la luce del sole ne consacrò l´esistenza, agli occhi di tutti. Non diede ascolto a nessuno, nonna madre sorella. Volle quell´uomo e se lo prese.
Appassionati, nelle parole e nell´incontro dei corpi. Si scioglievano insieme in un groviglio di sudore ed umori, scambiandosi le proprie vite.
Ora, ma che passione! Lui ingoiato dal vino cattivo e dal fallimento dei suoi sogni..lei? lei continuava a ticchettare coi pochi soldi, li contava con le dita illudendosi nella loro beata moltiplicazione, aveva forse voglia o tempo per riallacciarsi a quel corpo, divenuto con gli anni, e che anni! Corpo estraneo, sconosciuto?!
Camminava veloce per raggiungere la posta, il discount, ma anche per scappare. Scappare da quella miseria, da quei pensieri, da quella mancanza di amore, da quella precaria vita che le si era prospettata di botto, davanti, senza preavviso.
Ed il rumore dei tacchi consumati l´accompagnava nel suo panico personale, tutti i giorni.

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MessaggioInviato: 02/08/2009 - 15:27 
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Località: Provvisoriamente definitiva: la terra di Arlecchino e dei Tasso
Drammaticamente sconsolato!

Storie simili passavano quasi inosservate 50/60 anni fa: allora si cercava di riprendersi da una guerra e dalle sue rovine, ma oggi ...

... oggi la storia sta diventando - per ragioni ben più difficili da eliminare - quella di molti nell'indifferenza e nell'egoismo di tutti anche di coloro che invece di 800 € ne percepiscono 900! :cry:

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Il cielo è come i numeri, non finisce mai.
(EmmaE detta Emmina)


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 Oggetto del messaggio: la mia ''a piccoli passi''
MessaggioInviato: 07/08/2009 - 06:40 
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LEI era una hobbit.
non alla maniera fantastica di Tolkien ma una reale vita di piccola donna causata, in rari casi, da una deficienza ormonale in fase di crescita.
nessuna caratteristica fisica di "nanismo", solo il suo corpo si è fermato all'età di otto anni.
giocava a paradiso nel cortile di casa sua con le altre bimbe, ed aveva già il ciclo, le altre solo treccine e piedini scalzi.
la conoscevano tutti, qui, ed anche nei paesi vicini, non solo per la sua particolarità fisica, ma per la disponibilità concreta, generosa di mettere gli altri prima di qualsiasi cosa, prima di sè stessa.
seguì il padre, la madre, il fratello e la sorella sino alla fine, lei così piccola, utilizzò tutta la forza delle sue fragili ossa per aiutarli, stare vicino ad ognuno di loro, senza risparmio fisico e d'umanità. e così fece, sempre, con tutti. rimase sola, in una casa grande che man mano si svuotò perchè regalò quasi tutti i suoi arredi, le sue carabattole, i suoi gioielli, perchè altri ne avevano bisogno più di lei e perchè tenere quegli oggetti la mettevano di cattivo umore.
la conobbi bene tanti tanti anni fa. fu quando avevo 25 anni.
non ci lasciammo più.
io giovane donna, ancora senza figli e marito e lei, minuscola perla di 50 anni, ci toccammo capendo di essere incappate in un mondo tutto nostro.
andavamo con la mia r4 in giro ovunque, risate, piccole follie..una volta, al bar, mi fece portare dal fioraio un mazzo anonimo di fresie e ranuncoli, sapendo che mi piaceva il tizio del tavolino vicino, convinta che questo lo ingelosisse, capirai!

ci eravamo incontrate,
due vite diversissime per storia ed età. lei cattolica, io miscredente, entrambe contro ogni forma di potere, anche il minimo prevaricare di uno sull'altro veniva osteggiato da entrambe. in piccoli gesti, certo, ma giorno per giorno.
mi accompagnò il giorno del matrimonio in comune, come testimone. ne era felicissima lei, io un pò meno, visto che mi sposai, solo civilmente, per non fare troppo male a mia madre,. andai via di casa a 18 anni, per vivere quì ! il massimo dell'umiliazione, per i miei. glielo dovevo.
ribelle io, ribelle in altre forme, lei.
si ammalò.
le sue ossa implosero dentro il suo corpo, non riusciva a muoversi, si fratturava in continuazione, ma non voleva nessuno a casa sua, con lei. diceva di farcela lo stesso.
andavo a trovarla ed erano fiumi di caffè, sigarette, risate, piccole occhiate di complicità.
le dicevo sempre: vedi, guarda bene il tasto dell'ascensore sul tuo piano, non si legge più il numero! cosa vuol dire secondo te, che sei sola? direi piuttosto che è il più usato in tutto il palazzo!! e ridacchiava dicendomi: mi spiazzi sempre!!
la gente cominciò a diradarsi, però, ognuno preso dai suoi problemi, ognuno stanco, ed è allora che cominciò a morire..la sentivo mattina e sera, mi accorgevo che ripeteva le stesse cose, la testa cominciava a non esserci più.
come per miracolo comparvero dei suoi parenti di un paese vicino che se la portarono via, a casa loro.
in poco tempo, Grazietta se n'è andata. non la rividi che dentro il baule, eravamo in quattro. la marea di gente che lei conobbe ed aiutò, o semplicemente le fu amica, non c'era.
non voleva nessuno, se non le persone che lei stessa decise di avere, questa fu la versione dei suoi sconosciuti parenti.
niente manifesti, niente telefonate, niente di niente.
nella cappella del cimitero eravamo in dieci. piansi tutte le lacrime che a volte le asciugavo, le dicevo sempre che mi costava un patrimonio in fazzolettini...
le misi una piccola saponettina a forma di fiore, color malva, tra le mani, in mezzo al rosario d'uso, con un'occhiata fulminai chi aveva intenzione di spostarla.
è l'unica cosa che di mio le rimane addosso.
mi manca, ora non posso dire altro.
questo è solo un leggero accenno della sua vita, non sono in grado, ancora, di fermarne i pensieri.

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 Oggetto del messaggio: terra e fuoco acqua ed aria
MessaggioInviato: 08/08/2009 - 09:54 
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"La terra, nostra casa, è una comunità unica vivente.
Il benessere delle genti e della biosfera dipende dalle preservazione di aria pulita, acqua pura, suolo fertile, e una varietà di piante, animali ed ecosistemi.
La protezione della vitalità della Terra, la sua diversità e bellezza è una sacra responsabilità.
La scelta è nostra: o curarci della Terra e l'uno dell'altro o partecipare alla nostra distruzione e a quella della vita intera

dal preambolo della "carta della Terra"
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i quattro elementi di vita.
terra su cui siamo ospitati, fuoco che ci riscalda ed illumina, acqua di cui siamo fatti ed aria che ci permette di andare avanti, senza fermarci.
ma se solo fossimo ancora umani, nell'umore dei più reconditi anfratti umani, avremmo il coraggio di fermarci. si, di fermarci.
ché questa nostra gaia, suolo di miliardi di animi, sta chiedendo aiuto. da noi, che siamo i suoi assassini.
tutto questo nel mentre che ronzano gli elicotteri e si è sollevato, di nuovo, un vento d'inferno.
eolo, il custode, si è stancato di stare al passo con la nostra rovina.

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MessaggioInviato: 13/08/2009 - 06:19 
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COLORI A DITA

Ho capito dal viso di mia madre che mi porterà in un brutto posto. è seria, preoccupata, mi stringe le dita una per una come mordendole dolcemente. mi ha fatto abbandonare la bambola ed il carretto lì, nel cortile del campo, che mulinella di panni vecchi e colorati. ma non ne ho altri. non importa, gioco rido canto col mio tamburo, nessuno mi costringe a seguire suoni che non conosco – me li invento da me! -.
nessuno mi ferma ad un palo di semaforo, come può succedere a qualcuno.ma oggi mia madre è diversa, attraversa la via nervosa e spenta. ho lasciato la bambola ed il carretto, unici miei giochi ora che la scuola ha chiuso.
c’è un palazzo davanti a noi, tanti gradini, niente alberi: non è il mio asilo. mia madre si ferma, mi scruta le mani, saranno pulite?
poi, di scatto, percorriamo in fretta in fretta anditi, saltando gradini -sono brava a saltare!- davanti ad occhiate curiose. una signora mi sorride, ma di un sorriso triste.
e d’improvviso, vedo la gente: ci assomiglia un pò. una bambina ha la gonna come la mia, gialla e viola, ed ha perso i dentini di davanti,
come me! ride, nonostante qualcuno la stia sgridando.
ho capito che si entra in quella porta che è davanti a tutti; la gente poi ne esce con gli occhi che guardano a terra, le mani nascoste. un uomo si sfrega le dita, vedo il suo viso lucido, avrà pianto? dicono che i maschi non piangono, ma forse è una favola per bambini che raccontano lontano, in quel posto freddo da dove siamo arrivati, un giorno. io ero piccola, non ricordo molto, conservo però il ricordo di mia madre che sistema tendine, una diversa dall’altra, nelle aperture di quella che ora è la nostra casa: è sorridente e soddisfatta. un tetto, finalmente, per fermarci un pò, ci piove dentro ma le ciotole rosse e leggere che ha costruito mio padre raccolgono l’acqua e lui dice che è l’acqua migliore del mondo, perchè arriva direttamente dal cielo.
davanti, nella fila, ora abbiamo solo la bambina senza denti come me, e sua madre. adesso sta zitta, in attesa di entrare: le leggo la curiosità un pò preoccupata per quello che troverà lì dentro. veramente, lo sono anch’io….
ci fanno entrare insieme, io e mia madre, lei con la sua.
un tavolo, grande, più grande di quello di casa, più alto di quello di scuola. ci chiamano, non capisco da dove arriva la voce; le nostre madri tirano fuori dei fogli dalla gonna, dove conservano le cose più importanti – io, nella mia, non lo sa nessuno, tengo un gessetto rosso che mia ha regalato la mia maestra…-.
danno quei fogli ad un signore che non solleva lo sguardo, non vedo i suoi occhi. fa tutto con calma ed io ne approfitto per guardarmi intorno. c’è molto caldo, un vecchio ventilatore, peggio del nostro, fa molto rumore; ai muri quasi verdi sono appesi quadri di persone che non ho mai visto, ma devono essere persone importanti perchè hanno medaglie luccicanti appese sulla giacca.
il signore che non alza lo sguardo ora lo ha sollevato su di me, mi fissa e non capisco cosa vuole. mi fa un segno con la mano e mi fa avvicinare; non arrivo bene al tavolo, è troppo alto, ma c’è uno sgabello di legno dove mi fa salire. mia madre mi dà la mano per aiutarmi e mi accorgo che tutte le punta delle sue dita sono macchiate di nero quasi blu…..cosa le è successo? ha toccato qualcosa, quà dentro, che l’ha fatta ammalare? la guardo, lei non ha paura di piangere e lo fa, in silenzio, ed in silenzio mi prende le mani avvicinandole ad
una striscia lunga e nera. sembra una spugna, fa anche piccole bollicine.
e piano piano il signore preme ogni mio dito su quella spugna e, lento lento, le schiaccia su un foglio con i quadri grandi.
ha finito.
mi osservo le dita con le punte nere, non sembrano le mie. e piango, più forte di mia madre, più forte di quando cado e mi sbuccio le ginocchia….
dov’è la mia maestra?!
lei mi faceva prendere i colori dai vasetti, con le mani, giallo, verde, rosso, bianco, blu, arancio! tutti i colori dell’arcobaleno impiastrati sulle mani mie e dei miei compagni, felici di colorare fogli e banchi; ci pasticciavamo i nasi, i visi, come pellirosse, i primi abitanti di un posto chiamato america. e poi un girotondo: per chiedere la pioggia se non pioveva, per chiedere il sole se c’era freddo….potevamo così
andare a giocare in giardino!
ed ora dove andiamo con le dita così? nessun giardino ci vorrebbe, gli alberi non si pasticciano, non potrò toccare la bambola perchè non voglio macchiarla, è l’unica che ho.
dov’è la mia maestra?! perchè hanno chiuso la scuola? mi divertivo tanto e , di sicuro, nessuno mi avrebbe colorato le dita con questo colore triste.
la bambina con la gonna come la mia si osserva, mi guarda ed il nostro pianto si unisce disperato. qualche volta ho sentito dire, per
strada, che eravamo sporchi, vestiti male, fastidiosi e brutti da vedere…la mia maestra no, non l’ha mai detto, e neanche i miei compagnetti! giocava con tutti noi rotolandosi ridendo, mi chiedeva le parole della nostra lingua per impararle e portava a tutti i dolcetti, i palloncini, sempre colorati.
perchè?
ora usciamo anche noi da quella stanza di personaggi con le medaglie, nessuno ci saluta. oltre la porta, gli altri in attesa, in silenzio.
mi nascondo le mani dentro le mani di mia madre, l’altra bambina si aggrappa al mio braccio, singhiozzando.
come faremo, ora, ad uscire davanti a tutti con i luccicori delle lacrime negli occhi, così diversi da quelli che risplendono quando gioco. questo, ora lo capisco, non è un gioco.
oggi, qualcuno, mi ha sporcato per davvero.

luglio 2008

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MessaggioInviato: 13/08/2009 - 08:04 
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Giuditta, tu scrivi davvero benissimo.
Complimenti sinceri.


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Località: ...nel cielo...
...ho letto...e ho il viso rigato da lacrime...forse ne avevo già voglia...e le tue parole mi hanno aiutato...grazie giuditta...sei bella...

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...vivi di più, chiediti di meno...

A volte è giusto fare cose sbagliate . . . come a volte è sbagliato fare cose giuste.


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grazie a tutti voi.
quando lo scrivevo,,,piangevo anch'io! :oops: avevo appena saputo della proposta di prendere le impronte digitali ai rom, compresi i bambini...e torniamo al discorso di prima, sirietta :roll: giro e rigiro ma sono sempre così! come dire...sfiancante :roll: anche per me, a volte! :oops:

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Ripetuti Autunni

Già mi manchi, in fondo a questa perenne assenza, dentro fogli ancora bianchi di un racconto pensato, solamente.
E si cammina scricchiolando piccole foglie, un attimo appena cominciato, quando le radici della vite producono i loro frutti, esasperanti di succo e gli alberi curvano i capelli ai pomeriggi brevi di lampi, dove solitarie letture ingannano luce e riposo: dove si attinge alla memoria per non riprodursi mancanti.
Non esiste il silenzio, nascosto chissà dove, tenendo compagnia ad altri che ora fuggono, precipitosi, cercando giustificazioni, ragioni, motiv-azioni. Loro, travestiti da alfieri, rincorrono strade sterrate di polvere distratte ed ingannevoli. Principio d’autunno, autunno senza preavviso circonda l’aria di gocce che non raggiungono neanche il terreno,. L’odore del bagnato di cui mi nutro non giunge in questa stanza, a confortare un attimo d’assenza definita inequivocabile palpabile inquisitoria.

Mi sentivo bella, passando dal negozio del pane, tra i vicoli di casa. I muri? Impregnati di sorrisi…perché non avrei dovuto?
E la continua intemperanza che dovrebbe sostenermi diventa ghiaccio, sotto coperte consuete nel nascondermi; del resto, non colgo ancora il sottile filo luminoso che mi è stato promesso.
Il filo continuo silenzioso multicolore, avvinghiato ai miei piedi, che potrebbe congiungere scatolette distanti, oltre la ragione.
Ti ho chiesto una carezza, senza àncore senza pretese.
Me l’hai data.
La tengo stretta nell’incavo del collo, a mia volta accarezzandoti.
Già mi manchi, chè non ti ho mai avuto.

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Ultima modifica di giuditta il 17/12/2009 - 08:39, modificato 2 volte in totale.

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Come sono belli i tuoi racconti :D

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ZoT! ha scritto:
Come sono belli i tuoi racconti :D


:yes: :dooolce:

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Come sei bella, Giudi.


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Giuditta, coinvolgente, avvincente!

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 Oggetto del messaggio: Re: la mia ''a piccoli passi''
MessaggioInviato: 01/09/2009 - 08:08 
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Località: l'anima che mi fa volare
giuditta ha scritto:
LEI era una hobbit.
non alla maniera fantastica di Tolkien ma una reale vita di piccola donna causata, in rari casi, da una deficienza ormonale in fase di crescita.
nessuna caratteristica fisica di "nanismo", solo il suo corpo si è fermato all'età di otto anni.
giocava a paradiso nel cortile di casa sua con le altre bimbe, ed aveva già il ciclo, le altre solo treccine e piedini scalzi.
la conoscevano tutti, qui, ed anche nei paesi vicini, non solo per la sua particolarità fisica, ma per la disponibilità concreta, generosa di mettere gli altri prima di qualsiasi cosa, prima di sè stessa.
seguì il padre, la madre, il fratello e la sorella sino alla fine, lei così piccola, utilizzò tutta la forza delle sue fragili ossa per aiutarli, stare vicino ad ognuno di loro, senza risparmio fisico e d'umanità. e così fece, sempre, con tutti. rimase sola, in una casa grande che man mano si svuotò perchè regalò quasi tutti i suoi arredi, le sue carabattole, i suoi gioielli, perchè altri ne avevano bisogno più di lei e perchè tenere quegli oggetti la mettevano di cattivo umore.
la conobbi bene tanti tanti anni fa. fu quando avevo 25 anni.
non ci lasciammo più.
io giovane donna, ancora senza figli e marito e lei, minuscola perla di 50 anni, ci toccammo capendo di essere incappate in un mondo tutto nostro.
andavamo con la mia r4 in giro ovunque, risate, piccole follie..una volta, al bar, mi fece portare dal fioraio un mazzo anonimo di fresie e ranuncoli, sapendo che mi piaceva il tizio del tavolino vicino, convinta che questo lo ingelosisse, capirai!

ci eravamo incontrate,
due vite diversissime per storia ed età. lei cattolica, io miscredente, entrambe contro ogni forma di potere, anche il minimo prevaricare di uno sull'altro veniva osteggiato da entrambe. in piccoli gesti, certo, ma giorno per giorno.
mi accompagnò il giorno del matrimonio in comune, come testimone. ne era felicissima lei, io un pò meno, visto che mi sposai, solo civilmente, per non fare troppo male a mia madre,. andai via di casa a 18 anni, per vivere quì ! il massimo dell'umiliazione, per i miei. glielo dovevo.
ribelle io, ribelle in altre forme, lei.
si ammalò.
le sue ossa implosero dentro il suo corpo, non riusciva a muoversi, si fratturava in continuazione, ma non voleva nessuno a casa sua, con lei. diceva di farcela lo stesso.
andavo a trovarla ed erano fiumi di caffè, sigarette, risate, piccole occhiate di complicità.
le dicevo sempre: vedi, guarda bene il tasto dell'ascensore sul tuo piano, non si legge più il numero! cosa vuol dire secondo te, che sei sola? direi piuttosto che è il più usato in tutto il palazzo!! e ridacchiava dicendomi: mi spiazzi sempre!!
la gente cominciò a diradarsi, però, ognuno preso dai suoi problemi, ognuno stanco, ed è allora che cominciò a morire..la sentivo mattina e sera, mi accorgevo che ripeteva le stesse cose, la testa cominciava a non esserci più.
come per miracolo comparvero dei suoi parenti di un paese vicino che se la portarono via, a casa loro.
in poco tempo, Grazietta se n'è andata. non la rividi che dentro il baule, eravamo in quattro. la marea di gente che lei conobbe ed aiutò, o semplicemente le fu amica, non c'era.
non voleva nessuno, se non le persone che lei stessa decise di avere, questa fu la versione dei suoi sconosciuti parenti.
niente manifesti, niente telefonate, niente di niente.
nella cappella del cimitero eravamo in dieci. piansi tutte le lacrime che a volte le asciugavo, le dicevo sempre che mi costava un patrimonio in fazzolettini...
le misi una piccola saponettina a forma di fiore, color malva, tra le mani, in mezzo al rosario d'uso, con un'occhiata fulminai chi aveva intenzione di spostarla.
è l'unica cosa che di mio le rimane addosso.
mi manca, ora non posso dire altro.
questo è solo un leggero accenno della sua vita, non sono in grado, ancora, di fermarne i pensieri.
ciaoo tesoro trovo che tu sia magica riesci a farmi emozzionare sei di una sensibilità fantastica grazie di esistere mi regali sempre delle emozzioni fotrti
bacio GUENDA

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come me ne troverai tante ma come me nessuna...nulla accade per caso.. nella nostra vita qualsiasi evento ha un significato


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