La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
Oggi è 13/08/2020 - 14:36

Tutti gli orari sono UTC [ ora legale ]



Crea il tuo forum GRATIS su GlobalFreeForum.com.



Apri un nuovo argomento Questo argomento è bloccato, non puoi modificare o inviare ulteriori messaggi.  [ 52 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2, 3, 4  Prossimo
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Dallo scoglio, racconti.
MessaggioInviato: 13/05/2009 - 06:36 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
Poesia di un emigrante del '900, in prestito da blog
*******************************************


Io songu nu migrante

lasso la mia terra, e li sapuri,

la famiglia e li surrisi.

Me ne vaco sulo, co li duluri,

co li panni cunsumati e la speranza intu dumani.

Chillu ca mi resta songu le mi mani,

pi costruire oggi le case di signuri

e dimani l’avvenire insieme a li mei cari



Io songu nu migrante, io non vulia viaggiare.

La fatica nun ci stava e nimmeno lu pane

ai mei figli che ci donco pe mangiare?

Hanno ditto ca ci stava brava gente

e vui mi chiamate criminale,

ma mi pagate nu salario che manco a nu maiale.



Li cumpari mei morono come li muschilli

e ci stanno pure chilli ca pe non crepare

accumenciano arrubare a li padruni.

Iddi si crerono duri, ma sono sulo pisciaturi

perché lo dicia mia madre

ca è co lu sudore c’abbisogna campare.



Io songu nu migrante e travaglio per vossia,

niente tenia e niente tengo, solo l’ossa,

ca la carne s’è consumata,

mi restano li figli e la pacienza

ca per la vita mia è morta pure la speranza.

_________________
Immagine


Ultima modifica di giuditta il 17/05/2009 - 09:22, modificato 1 volta in totale.

Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 13/05/2009 - 08:32 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 05/09/2007 - 09:59
Messaggi: 3863
Località: milano ognuno.è.solo.sul.cuor.della.terra trafitto.da.un.raggio.di.sole ed.è.subito.sera
Bello Giù...struggente...potrebbe essere recitato da quelli dei barconi...ognuno nella propria lingua. :cry:

_________________
I miei thread:
- La taverna del piagnone
- Ratatuia
- Il pozzo dei ricordi


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Racconto....
MessaggioInviato: 13/05/2009 - 08:49 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
RISACCA ( a due voci)
_____________________

Non avevo mai visto il mare. Mi spaventa, è senza fine. Non conoscevo neanche le conchiglie; Mbeki, nostro compagno di viaggio,
mi ha insegnato il loro nome. Solo il fiume conoscevo, il buon fiume che è prodigo di vita ed allontana la sete dalla terra e dagli uomini.
Ora arrivi, risacca. Mi tocchi e mi spingi via, per poi ridarmi alla sabbia, subito.
Ora ho imparato che esisti, mare, col tuo ciclo perenne di lontananza e ritorno. Così ti presenti, e ti ammiro.
Ma sei bassa marea, non hai forza per trascinarmi via.
Rimango a contare conchiglie e pietroline: sono simili a quelle del nostro fiume, solo un po’ più piccole e levigate, Arutan, aspettando l’arrivo del più tardo crepuscolo che ci nasconda al pericolo che ci segue. Ho trovato una conchiglia bellissima, mia piccola Arutan, ne farò un gioiello per te, che ora riposi silenziosa avvolta sul mio seno.
Eccoti, adesso, improvvisa compari: il corpo si muove all’onda, sali lentamente sulle mani. Sei alta marea, mi prendi con maggior forza ma il mio posto è ancora il frangente, striscia continua.

Alle spalle sento bisbigli attutiti dalle onde: è la mia gente, che seguo e mi segue in questo sogno di fuga dall’orrore che è diventata la mia terra. Alberi, vento, fiori che lascio testardi sulle tombe della nostra carne, grumo soffocante che cerco di disperdere in quest’aria umida e farinosa.
E’ da lì che mi strappano, Arutan, che ci strappano via.
…un giorno ho osservato con gli occhi delle nostre foglie il miracolo del bruco, che s’inventa farfalla, per volare via. Anche per noi, bambina.

No, non piangere, adesso! I movimenti bruschi ed impietosi di questa barca spaventa tutti noi, ma siamo così vicini, addossati uno all’altro e tuo nonno Ismo ci riscalda entrambe col suo corpo. Mbeki ci ha rassicurati: troveremo, oltre il mare, chi si curerà di noi e, forse, ci proteggerà a lungo.
Ti racconterò una storia, la nostra, piano, lentamente.
Non è una favola che culla i bambini la sera ma è il modo, bimba, che invento per dirti chi sei e sono…i tuoi occhi si chiuderanno ancora dentro il sonno.


Sono Needa, figlia di Ismo e di Issa, nata sul fiume che tanto ci ha dato, ma che mi ha tolto tutto. Kalimiè era il mio villaggio e Fùr il mio clan. Le piene ci inorgoglivano, davano forza alle nostre colture, riempivano i cesti coi frutti della terra e le nostre feste coinvolgevano tutti i villaggi vicini; io e Tolar, tuo padre, gioivamo di questa ricchezza e, intorno al fuoco, si respirava un cielo libero da nubi.
I nostri sguardi ti osservavano, piccola, quando dentro le mani ti conservava la notte, senza paura.
Ma le secche erano terribili. Si faticava a vivere nonostante il raccolto dei periodi sereni. La terra si apriva in crepe, le radici si contorcevano in cerca dell’acqua, i cesti diventavano leggeri, privi di frutti: iniziava l’incertezza, le privazioni dei giorni lunghi ed aridi, e la paura. Si, paura perché, come noi, altri soffrivano gli stessi faticosi respiri; lontani da noi ed a noi simili, disperazione e fatica generavano rancori e riportavano alla memoria antichi malintesi.
Accadeva da tanto tempo, mi raccontava già da piccola Issa, tua nonna: era una storia logorante di scontri, violenze, odio. Gli uomini combattevano acute piccole guerre di parole sotto il grande albero, luogo d’incontro e decisioni a cui noi non eravamo ammesse. Le donne conoscevano solamente gli attacchi veloci e bui che la notte portava al nostro villaggio e che tanto dolore si lasciava dietro. Non bastava la morte di bambini più deboli che non resistevano alla contrarietà dei giorni: la notte era nostra nemica quando, senza stelle, avvolgeva di nero e di urla i nostri corpi.
Tempo prima, mi raccontava Issa, tua nonna, le donne si erano ribellate. Insieme, silenziose, s’imposero sotto il grande albero quando gli uomini delle tribù lottavano contro il vento maligno senza trovare armi adatte a sconfiggere i fantasmi delle rivalità. E loro, le donne, pretesero un accordo: furono tanto decise nell’affrontare i loro uomini che ottennero pensieri più limpidi, ché il buio non portasse più ombre di morte ma invitasse tutti, col suo silenzio, ad imporsi al furore della siccità in comune.
A lungo il loro pensiero accompagnò i giorni. Non più dalle macchie degli alberi nemici invisibili a graffiare per sempre le nostre vite: la terra dei nostri antenati si apriva con dolcezza sotto le nostre braccia.

….ma il tempo si spezzò in grani senza memoria…

E così, Arutan, tornarono gli incubi scuri. Una notte il fuoco illuminò il cielo sino alla stella più lontana, bruciò il silenzio ed incenerì i sassi: Issa, tua nonna, la narratrice delle tue fiabe e Tolar, tuo padre, furono uccisi. In pochi attimi tutto si capovolse: il fiume percorse il suo sentiero al contrario, si rovesciarono su di me le lontane montagne, schegge di pietra si conficcarono dentro la vecchiaia di Ismo, tuo nonno. Scappammo, con le poche cose rimaste e il timore negli sguardi, al nord, lenti ed ammutoliti, cercando di salvarti, bambina. Furono marce spossanti e nascoste, il mio seno ti nutriva così poco perché il mio corpo non riusciva a generare in abbondanza la linfa che ti cresceva. Lo sgomento vinceva, a giorni, i nostri passi. A giorni invece tuo nonno e la sua saggezza mi indicavano il cammino: l’orgoglio di tenerti stretta staccavano i miei piedi dalla terra, non più radici di carne come albero antico ma ali d’uccello che migra alla ricerca della vita.
Riuscimmo ad arrivare a Meshtel ed è lì che incontrammo Mbeki, tra la folla di un popolo in fuga, a noi uguale. Ci raccontò la sua storia, così simile alla nostra: i suoi nemici apparivano veloci ma senza il bisogno di attendere la notte. Erano soldati di un esercito di follia che distrusse la sua gente, ingoiando la terra per regalarla ai potenti. E così si ritrovò braccato, costretto ai graffi degli sterpi ed all’arsura del campo, alle sue malattie, alla morte che camminava i nostri stessi passi.

Ti sei addormentata, bambina, finalmente. Questo ammasso di legno e ferro su cui viaggiamo ti ha cullata, così la mia voce e l’umida presenza degli altri che fuggono intrappolati come noi, assetati e affamati. Il mio sguardo è ora rivolto alla notte, notte diversa…cerco di sfuggire a questa coperta d’incertezza che mi avvolge, che mi soffoca. E’ pura la notte, carica di stelle. Issa e Tolar ci scrutano, certo, non ci lasciano soli. Vedi? Due strisce di polvere lucente attraversano il buio!
Un’altra, ancora più brillante…Ismo osserva con me la magia, le stelle cadono e scompaiono lontane: il suo viso, intreccio di rughe, occhi di nero dolore, occhi stanchi e dignitosi. Le sue mani non tremano nel tenerti al petto, il suo manto ti protegge dal vento che ci soffia addosso, fredde frustate in questo attimo che, spero, preceda l’alba.
Ti stringo a me, Arutan, un po’ più forte. Mi chiedo come sarà l’altra terra, se i suoi alberi profumeranno come i nostri, se si potrà lavorarla come so fare, se altri diversi da noi amano gli uccelli migratori, i ciottoli di fiume, le conchiglie del loro mare. Mi chiedo a chi altri potrò raccontare questa storia, se la comprenderanno come te che, ignara, dormi.
Ho trovato una conchiglia bellissima, Arutan, ne farò un gioiello per te, perché sei il germoglio dei nostri frutti, rugiada sulle foglie del grande albero; sei ali di farfalla, farfalla che si posa spandendo terra di stelle, sei brusio di voci che si rincorrono vaganti su questa immensa pianura d’acqua.
Sei vita migrante che alte onde non riescono a fermare, sei l’altra risacca che ci attende, tutti, al termine di questa lunghissima notte.



Cosa hai trovato, Needa? Io che ti ho dato voce impropriamente e che seguo il tuo volo pesante, affaticato, so cosa l’altra risacca ti offrirà: la tua piccola Arutan dovrà inventarsi passi veloci e forti dentro questo mare che vi accoglie! Non è la visione della tua lunga notte, né terra pronta ai tuoi solchi.
Sarà sgomento, confusione, un’altra paura ti rosicchierà i sogni. Incontrerai incubi con strani nomi: leggi, norme, costrizioni che imparerai in fretta, perché tu hai il dono della comprensione, della memoria.
Saranno cunicoli e meandri urlanti di emarginazione, sarai un ammasso informe con altri ammassi d’umanità, luoghi a cui soddisfatti guardano chi li ha concepiti in altri spazi, nel loro impero di guerra.
Troverai forse compassione malata, pelosa. Perversa diffidenza di chi ti considera “altro”, diverso universo, e ti rinchiuderà in stanze con muri di gomma dove non si possa sentire la tua voce.
Le forti gambe che ti hanno sorretto nel tuo viaggio verranno piegate da una solidarietà predatoria di dei e vergini che non conosci: qualcuno si innamorerà di Arutan, pietosamente, cercando di strappartela via.
Forse ti faranno restare per smarrirti in città senza nome, dove regole e respiri sono dettati dal danaro, dall’apparenza. Spazi ristretti (dove i tuoi grandi alberi, Needa?), angusti di degrado e miseria, blocchi di pietra e cartone instabili che soffocano il desiderio di aria frizzante…trascorrendo il tuo tempo ad occuparti di chi, in questa risacca, dimentica nei suoi buchi neri. La tua vita in cambio di pochi soldi e tanta fatica.

Il gioiello che porti con te non ti proteggerà nonostante i tuoi racconti ed il profumo della terra che ti ha generata.

O ti manderanno via subito, dopo un sorso d’acqua e un pezzo di pane, da un barcone che arriva ad un altro che riparte, indesiderata in questo benessere senza dignità. Senza spiegazioni, senza avere asilo che è diritto di ciascuno torni indietro alla morte da cui sei sfuggita, mandria silenziosa, senza voce, senza conoscenza di ciò che accade alle proprie vite.

Needa, passi e vai via. Ma la tua memoria è un sapere che è più forte dei muri di gomma, sottili fili ti ascoltano, valanga di luce che trascina l’oscurità delle trincee in cui ti hanno rinchiusa. E’ un sapere che questa risacca condivide con la tua, rabbiosamente; accarezza i tuoi pensieri e li unisce a quelli di altri, che “altri” sono anche da questa parte di mondo. Che conoscono la stessa fatica di vivere, la stessa polvere di terra, le ali che fin qui ti hanno portata: uccelli migratori che trasportano vita, oltre i limiti imposti nell’aria farinosa e pesante che respiriamo sotto cieli diversi ma simili di determinazione.

Così ti accolgo, Needa, perché amo il mare, la terra gonfia di pioggia, i miei alberi scompigliati di vento. La diversità che ci accomuna, la stella cadente che ha accompagnato il tuo viaggio.
Il gioiello di Arutan, il mantello di Ismo, le conchiglie e le pietre di questa parte di notte.
E, come me, tanti.


mia, del duemilaquattro.

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 13/05/2009 - 19:43 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 20/08/2008 - 08:54
Messaggi: 8622
Località: Provvisoriamente definitiva: la terra di Arlecchino e dei Tasso
Ho letto e riletto: c'è un'atmosfera incantata e dolce che culla i pensieri.

:)

_________________
Il cielo è come i numeri, non finisce mai.
(EmmaE detta Emmina)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 13/05/2009 - 20:43 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
grazie, sean!! :oops:

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 15/05/2009 - 11:11 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 05/09/2007 - 09:59
Messaggi: 3863
Località: milano ognuno.è.solo.sul.cuor.della.terra trafitto.da.un.raggio.di.sole ed.è.subito.sera
Giuditta...mi hai lasciato secco... :shock:

_________________
I miei thread:
- La taverna del piagnone
- Ratatuia
- Il pozzo dei ricordi


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 15/05/2009 - 12:22 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
:shock: chi,io?? :shock:
perchè, ibiscus? lo sai che i gattini tirano fuori le unghie, le tue lunghe orecchie dovrebbero saperlo :wink: :secret: :roll:

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 15/05/2009 - 13:27 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 05/09/2007 - 09:59
Messaggi: 3863
Località: milano ognuno.è.solo.sul.cuor.della.terra trafitto.da.un.raggio.di.sole ed.è.subito.sera
giuditta ha scritto:
:shock: chi,io?? :shock:
perchè, ibiscus? lo sai che i gattini tirano fuori le unghie, le tue lunghe orecchie dovrebbero saperlo :wink: :secret: :roll:



No Giù carissima....il racconto "la risacca" mi ha lasciato secco...hai uno stile personalissimo....sei brava...un abbraccio...tiehhh!!!!! :smak:

_________________
I miei thread:
- La taverna del piagnone
- Ratatuia
- Il pozzo dei ricordi


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 15/05/2009 - 17:37 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
:P menomale, pensavo altro...dai che lo sai! la famosa storia...guardi che io non mi nascondo dietro la penna!!!
non ricordi, ibiscus? :wink: forse è meglio! :aleale:

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Il mese del maggio
MessaggioInviato: 17/05/2009 - 09:29 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
Era iniziata davvero male la giornata!
Tziu Larentu non faceva altro che ripeterselo;era sveglio dall’alba, come tutte le mattine, la testa ancora frastornata dal vino che quell’imbroglione di Taneddu propinava ai suoi assetati avventori, mettendoci dentro chissà quali porcherie, in quel suo tzilleri, una stanzetta angusta e puzzolente dove tutte le sere s’incontrava coi suoi amici, pastores e massajos, a discutere del nulla e di tutto, a volte troppo stanchi per aprir bocca. E Taneddu, intanto, mesceva ridottine di quel veleno che dava la forza di rientrare a casa, magari sbandando, ma si rientrava!
Ma si rientrava dove? Da Marianzela, sua moglie, che come sempre sfaccendava nella cucina dal pavimento di terra battuta, su fornelli di pietra sfrigolanti fiammelle stentate e fumose. Cosa avesse da fare a quell’ora lui non lo aveva mai capito, visto che la cena era già sul tavolo; un piatto che copriva l’altro, forchetta coltello ed un pezzo di pane. Da bere? Acqua pura di fontana!. Sapeva però che, come ogni santa sera, Marianzela si produceva nelle solite litanìe e lamentele per come si era svolta la sua giornata: era teracca in casa dei più ricchi del rione, sos printzipales di quasi tutto il comunale. Non la trattavano male… però che fatica! pulire quella casa immensa per lei, abituata ad una sola stanza adibita a cucina, camera da letto ed anche a dispensa per patate, cipolle e frutta secca. Tra una lamentela e l’altra un grano di rosario, mentre lui cadeva quasi addormentato sul letto a piazza e mezza, come se la voce della moglie gli cantasse la ninna nanna. E sognava, tziu Larentu, di iniziare e finire almeno un giorno diverso dal solito.
Ed eccolo lì, ancora, che lottava dopo ore dalla sveglia mattutina con la ruota del carro che si era bloccata e non andava né avanti né indietro! Avesse avuto i soldi per farla aggiustare non si sarebbe ridotta in quel modo e malediva fra sé e sé la malasorte che gli era toccata. Non lo rincuorava neanche il tepore del maggio, finalmente arrivato con una primavera accecante che in quel momento,con la sua luce intensa, gli procurava solo fastidio agli occhi e tempesta nel cervello.
Niente da fare: la giornata di lavoro ormai era rovinata.
Dopo aver salutato Marianzela che si avviava a casa de sos meres, anche lei sveglia appena albeggiato,ombrosa e scostante, si rinfrescò con la brina della notte che ancora si posava sul tavolaccio che usava come sedile; un gesto che gli piaceva fare ogni giorno, finchè non arrivava l’estate soffocante nel paese e nei campi.
Si sedette sul gradino di casa, tenendosi la testa e calcandosi ancor di più il berretto sugli occhi. La stradina era deserta, la loro era l’ultima dimora di una via laterale, a quell’ora poi gli uomini erano tutti al lavoro, chi ai campi ed agli orti, chi con le bestie nella pastura.
Che fare? Niente, non c’era nulla che potesse fare se non starsene al sole nella speranza di digerire il vino cattivo e la rabbia per il lavoro perso. Si lasciò andare, tolse la giacchetta di velluto consunto appoggiandola sulle ginocchia quando sentì un brusio sottile ma continuo: voci, voci di donne che si facevano più vicine e distinte.
Erano Luchìa e Missenta. Le intravide e provò un fastidio quasi doloroso: erano le amiche di Marianzela , quelle delle messe a qualsiasi ora, delle visite ai malati, dei piccoli fioretti e delle grandi falsità: le bigotte più antipatiche che avesse mai conosciuto, in vita sua!
Lo videro anche loro, e si bloccarono in mezzo al vicolo: erano convinte di trovare a casa la loro comare; era quasi ora di pranzo e Marianzela rientrava perché non le era permesso mangiare al desco dei padroni. Non immaginavano certo di trovarci Larentu, per giunta in maniche di camicia e con un’espressione sul viso di dispetto e ostilità…sapevano bene cosa lui ne pensasse delle loro opere di misericordia, a volte motivo di feroci scontri anche con sua moglie.
Ma dovevano proseguire, al pari delle loro chiacchere,nella santa missione a cui erano preposte, disposte anche ad affrontare il diavolo che li si presentava davanti.
-Marianzela, non è ancora tornata, Larè?
-Nosse, ancora no..ma voi che ci fate qui, non avete di meglio da fare che girare per strada, a quest’ora?
Luchìa, la più velenosa delle due, rispose con un sorriso sarcastico:- E tu, Larentu, che ci fai ? non sei agli orti perché non sei riuscito ad alzarti, stamattina?- ma si pentì immediatamente di quello che aveva detto. Larentu sollevò la visiera del berretto dagli occhi ed entrambe colsero, con un brivido,lo sguardo fiammeggiante d’ira repressa ed il viso dell’uomo arrossire di furore; un colore caldo e intenso che arrivò sino al collo, già cotto dal sole, ma rosso forte come quello dell’ibisco che aveva il prete sull’uscio della sagrestia, regalìa di ricca famiglia e portato chissà da quale continente. Si strinsero ai rosari, stretti tra le dita.
- Ditemi cosa volete, in fretta, chè ho da fare, io! – sibilò Larentu.
Le due donne, timorose e timorate, si precipitarono in una frase in simultanea, già detta chissà quante volte per le strade del paese:
- E’ maggio, è arrivato il mese di Nostra Madonna Maria!- facendo intendere che chiedevano l’obolo di carità e fede alla loro Signora…
Prontissimo, fremente di stizza, Larentu , a denti stretti e con voce alterata, rispose:
- Perché? Quando viene il mese a Marianzela, vengo forse a chiedervi sos pannos de ispica a monsignore!?-
Missenta si sentì venir meno, Luchìa si ritrovò con la lingua incollata al palato, riuscirono però,di nuovo in simultanea, a muovere le mani in un segno di croce velocissimo e si voltarono, andando via, graminando il rosario come se ci fosse un morto da piangere.
Tziu Larentu le vide allontanarsi, le gonne lunghe che si muovevano all’unisono coi loro passi ticchettanti, rigide le schiene, indignate ma mute.
Fu allora che si rese conto di essersi liberato dal bruciore agli occhi, dal mal di testa, dal rammarico.. La giornata non era poi così male, annusò l’aria come un cane, respirando la brezza primaverile, e scoppiò in una risata liberatoria.


Cinque marzo 2009

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Racconto stentato
MessaggioInviato: 17/05/2009 - 09:32 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
Le avevano dato da bere qualcosa , non sapeva cosa, del colore dell’ibisco che sua madre aveva sul balcone.
Si era ritrovata lì, insieme a due donne, una anziana e saggia, l’altra meravigliata e fresca, convinta della sua compassione.
Lei si era finalmente trovata in un luogo che la proteggeva, dopo tanto spavento, ed in cuore il desiderio di non essere in quella casa, perché troppo chiusa per i pensieri che la rincorrevano.
(dai, facciamo autostop..non può lasciarti così..non può dirti: è finito tutto, ognuno vada per la sua strada, ciascuno dei due insegua la propria vita!
No, non è da te accettare l’indiscutibile!
Questo platano mi protegge, anche se è buio, sento la musica della festa, è qui vicino, tanta gente che ritma e percuote i tuoi suoni: non aver aura, lo troverai lì, dove ti ha detto che sarebbe stato, a pensare a voi due, all’importante sentiero che avete percorso insieme.
Un gatto…che paura, ma perché paura, nessuno può farti del male! Basta chiedere un passaggio e sei lì, a pochi chilometri da te e i tuoi dubbi.
Ecco! Si è fermata una macchina! Una specie di carro, non importa, ti porta da lui, l’amore tuo, quello di una vita!)

Silenzio….-Dove vai? -
-Al primo paese, se lei è così gentile da fermarsi..-
-Come mai? Sola? E questa camicetta di pizzo? E questa gonnellina coi fiori che si stagliano al buio?-
Lei cominciò ad aver timore, era così strana quella persona! Non la distingueva, la notte reclamava il suo dominio, vedeva solo il cruscotto, una borsa poggiata sul sedile posteriore, gli occhi in allarme, ma i chilometri erano pochi.( dai, ce la fai! Cerca di distrarlo, cerca di non aver paura, il tuo
Scopo è un altro, riacchiappare l’amore tuo prima che si perda!
Quest’uomo divaga, non cammina, il carro è lento ed anche il tuo pensiero).
D’improvviso, si ferma, il motore acceso, in un spiazzo con un piccolo alberello, forse un mandorlo, non lo distingui, nel buio.
-Ed allora? Che facciamo? Vuoi che ti tocchi? Per me sarebbe un regalo…no, stai ferma, guarda che metto in moto e vado avanti! Ti faresti solo male! -
(Cosa faccio, ora? Cosa dico? Ho il terrore addosso, anche la sua mano, ma no, riesco a fermarla, non dimenticarti di te stessa, fermalo!!)
L’alberello che non distinguo osserva..ecco, senza che te ne renda conto questo essere immondo è arrivato sotto la tua gonna a fiori, quella che hai cucito tu, e si infila con prepotenza sul tuo sesso… (lui ti accarezza, sempre, con dolcezza e delicatezza).
Questo no! Ti fa male! Apri la portiera, di colpo. Sbatti a terra e rotoli sotto l’alberello, ma quello che ti fa male è il tuo sesso, volato, scoperto, non la caduta.
Così com’è apparso va via, l’essere sconosciuto, mi ritrovo sola, al buio.
Decido di proseguire, mi fa male l’animo, il corpo, ma non posso fermarmi, sono con me, ferita, dove vado?
Alla festa? È tardi, non sento rumori, se non quelli della notte. Devo raggiungere quel piccolo paese, un nido, una protezione. Una casa.
La luna, di contralto, mi suggerisce una via di mezzo. Attraversare una curva, grande, ma ce la puoi fare, devi farcela! Dov’è la musica, dove sono le sue parole, le sue carezze? Oltre questa curva, vai dentro la campagna, fai prima,( non pensare a quello che è accaduto, pensa solo che puoi salvarti).
Ma la brina ti risucchia, ti sommerge, perché d’estate anche la terra, madre mia, mi è contraria?
E soffochi, in quegli istanti, quando attraversi il guado apertosi a tua insaputa
E ce la fai, coi rovi che ti feriscono, con le gemme che non vedi, con le mani rovinate, il corpo che reclama frescura, che vuole acqua, per lavare e levare dita immonde che lo hanno violato.
Si ferma una macchina, ho il panico…mi chiedono come mai sono lì, in aperta campagna. Non rispondo. La donna, madre di un bimbo che mi scalcia addosso felice, capisce. L’uomo che guida no, è disorientato. Non so più chi sono, ma mi lasciano sotto le mura che ora mi offrono liquidi color ibisco, lo stesso colore che mia madre offre dal suo balcone.
Attendo, tremo, eccolo, torna. Non era a casa, a pensare alla nostra storia, non gli chiedo niente, solo di non sfiorarmi, neanche con lo sguardo. Mi accorgo che è meravigliato.
La mattina, incerta e insofferente, mi guardo intorno. Trovo silenzio, assenza, la donna anziana e quella giovane sono sparite, come cancellate da una gigantesca gomma. Lui non c’è, l’amore mio.
Dove sarà?
Trovo, senza volere, una pagina scritta, in fretta e furia, tracciata di dolore e solidarietà. Solo una cosa suona musica dolorosa. Una piccola frase, un delicato appunto…”ma io non ti amo”.
E sento, come unghia che graffia, la mano scavare dentro di me, come la sera prima.


Duemilasette.

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 19/05/2009 - 05:44 
Non connesso
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: 02/12/2008 - 16:21
Messaggi: 32882
Località: La Torre della Rosa d'Argento
Lo ho già detto, ma tu scrivi bene.
Sai comunicare i messaggi che ti si agitano dentro.

_________________
ImmagineImmagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 20/05/2009 - 07:20 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 31/03/2009 - 07:22
Messaggi: 7979
Giuditta che belli! E pensati.


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 20/05/2009 - 07:32 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 08/05/2009 - 22:03
Messaggi: 22638
aspetta, ada, che faccio spazio sul divano :P , zot lo mando fuori ad acchiappar formiche, oltian...se ha bisogno del bagno, vabbè! :roll: maddalena deve riposare, quindi...parliamo piano, ché anche ibisco russa, myrr l'ho già zittito con un chilo di biscotti, martin sta sciaquando le tazzine che non bastano :wink: ermes? non riesco ad acchiapparlo! salta di qua e di là, benedetto ragazzo!
leviathan "levita", lo lego ad un piede così non mi fa il palloncino che sfugge...chi manca all'appello? accidenti alla memoria che non c'è più! :roll:

insomma, ada, tutto questo per dirti....grazie, cara! :smak:

_________________
Immagine


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: 20/05/2009 - 11:39 
Non connesso
Avatar utente

Iscritto il: 05/09/2007 - 09:59
Messaggi: 3863
Località: milano ognuno.è.solo.sul.cuor.della.terra trafitto.da.un.raggio.di.sole ed.è.subito.sera
giuditta ha scritto:
aspetta, ada, che faccio spazio sul divano :P , zot lo mando fuori ad acchiappar formiche, oltian...se ha bisogno del bagno, vabbè! :roll: maddalena deve riposare, quindi...parliamo piano, ché anche ibisco russa, myrr l'ho già zittito con un chilo di biscotti, martin sta sciaquando le tazzine che non bastano :wink: ermes? non riesco ad acchiapparlo! salta di qua e di là, benedetto ragazzo!
leviathan "levita", lo lego ad un piede così non mi fa il palloncino che sfugge...chi manca all'appello? accidenti alla memoria che non c'è più! :roll:

insomma, ada, tutto questo per dirti....grazie, cara! :smak:


Mi sento tirato ingiustamente in ballo....io mi sono alzato alle sei...e dopo l'acqua e prima del caffè ho aperto...mentre tu russavi svegliando la gatta che non posso nominare...ma visto il vuoto pneumatico...ho deciso di andare a fare il caffè...tieh... :evil:

_________________
I miei thread:
- La taverna del piagnone
- Ratatuia
- Il pozzo dei ricordi


Top
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Questo argomento è bloccato, non puoi modificare o inviare ulteriori messaggi.  [ 52 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2, 3, 4  Prossimo

Tutti gli orari sono UTC [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 3 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
Powered by phpBB® Forum Software © phpBB Group
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010


Politica sulla Privacy (Cookie & GDPR)