La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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MessaggioInviato: 01/05/2013 - 18:46 
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Iscritto il: 19/01/2010 - 20:55
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I 15 MOTIVI PER ESSERE CONTRARI AL MATRIMONIO GAY

1. Essere gay non e’ naturale. I veri italiani rifiutano ciò che è innaturale, come gli occhiali, le scarpe, il poliestere e l’ aria condizionata.

2. Il matrimonio gay spingerà le persone ad essere gay, allo stesso modo in cui far andare in giro persone alte vi fa diventare alti.

3. Legalizzare il matrimonio gay aprirà la strada a ogni tipo di stile di vita folle. Le persone vorranno sposare i propri animali domestici, perché ovviamente un cane ha una personalità giuridica e i diritti civili per sposarsi, nonché la capacità di dichiararsi consenziente o meno al contratto giuridico.

4. Il matrimonio eterosessuale esiste da moltissimo tempo e non e’ mai cambiato minimamente; le donne infatti sono ancora una proprietà del marito, le nozze sono decise dai genitori, il padre ha il diritto di vita e di morte sui figli, i neri non possono sposare i bianchi e il divorzio non esiste.

5. Il matrimonio eterosessuale perderà valore se sarà permesso anche ai gay di sposarsi. La santità dei sette matrimoni di Liz Taylor verrebbe distrutta.

6. I matrimoni eterosessuali sono validi perché sono fertili e producono figli. Le coppie gay, come anche quelle sterili e le persone anziane, non devono potersi sposare perché i nostri orfanotrofi sono vuoti e il mondo ha bisogno di più bambini.

7. Ovviamente i genitori gay tirerebbero su figli gay, proprio come da genitori eterosessuali nascono soltanto figli eterosessuali.

8. Il matrimonio gay e’ vietato dalla religione. Dunque in una teocrazia come la nostra i valori di una religione devono essere imposti all’intera nazione. Ecco perché’ in Italia c’è una sola religione e tutti i bambini devono essere battezzati alla nascita.

9. I bambini non saranno mai sereni ed equilibrati senza un modello maschile e uno femminile a casa. Per questo nella nostra società quando un genitore é da solo, o perché è vedovo o perché è stato lasciato, gli vengono tolti anche i figli.

10. Il matrimonio gay cambierà i fondamenti della nostra società e noi non potremmo mai adattarci alle nuove norme sociali. Proprio come non ci siamo mai adattati alle automobili, al lavoro in fabbrica e all’allungamento della vita media.

11. Le relazioni gay non sono durature perché i gay per natura sono promiscui. Infatti i mariti etero e le mogli etero non hanno MAI relazioni extraconiugali e non divorziano mai.

12. I bambini cresciuti da una coppia gay verranno derisi e discriminati dagli altri coetanei. A differenza di quelli con le orecchie a sventola, quelli con il naso grosso, quelli grassi, quelli effeminati, quelli di colore, quelli con la erre moscia, o quelli troppo bassi che sono accettati da tutti i coetanei e mai presi in giro da nessuno.

13. Perché la religione cattolica vieta l’atto omosessuale che è considerato peccato, e dunque loro non possono sposarsi ma possono farlo assassini, pedofili, maniaci sessuali, ladri, mafiosi, serial killer, truffatori, mercanti di organi, commercianti di bambini , di schiavi, di pellicce, papponi e chiunque non sia un omosessuale.

14. Perché il matrimonio omosessuale comporta l’atto omosessuale. Ma la Bibbia considera peccato l’atto omosessuale così come la masturbazione, i rapporti sessuali prima del matrimonio e i rapporti sessuali che non hanno il fine di procreare.

15. Perché verrebbe meno l’antica tradizione calcistica Italiana, dato che di sicuro ci saranno meno calciatori. Infatti si sa che i gay odiano il calcio e porteranno a odiarlo anche ai loro bambini impedendogli quindi di praticare qualsiasi tipo di sport che non sia danza classica, ginnastica ritmica, pattinaggio sul ghiaccio, shopping, manicure, lampada e bolle di sapone.

Ecco a voi, abominio agli occhi del "Christus fan Club".
Peace and love a tutti quanti!!!

-Artemisia-


[tratto da facebook]

_________________
Necessario fortiter in re, suaviter in modo.


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MessaggioInviato: 08/05/2013 - 21:21 
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Iscritto il: 15/12/2009 - 00:41
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Ne servono 15?
Ne basta uno: l'omosessuale é un errore della natura, se predisposto, ma sono casi rari, dovuti perlopiù a malformazioni. Nella quasi totalità dei casi, l'omosessualità è il risultato comportamentale di errori educativi, di "brutti incontri" (pedofili), di cattive amicizie (gay pride), di plagi, seduzioni (da parte di educatori).
Il risultato è lo stesso, viene escluso dalla riproduzione e, quando non succede, come nel caso delle adozioni, l'estinzione della società che ha promosso l'omosessualità, subisce un'accelerazione.

La natura corregge sempre i suoi errori o chi devia dalle sue regole.
Quando poi assume i caratteri di una vera epidemia, come nella società odierna, ci si trova in presenza di una decadenza collettiva, di un declino che precede sempre l'estinzione di una civiltà.

Oggi il compito di popolare il mondo è passato ad altre etnie, razze, civiltà... che si vanno affermando nel nostro paese.
La presenza di un ministro nero dimostra l'avverarsi della previsione contenuta nel videoclip:

http://www.youtube.com/watch?v=aDaUppMaoEI

grazie alle sue proposte di legge, moltitudini di donne africane, e di ogni altra parte del mondo, verranno a sgravare qui il loro surplus demografico, ottenendo la cittadinanza e l'accesso ai diritti.
In pochi decenni la civiltà dei culattoni si estinguerà, come fu per le civiltà greca e romana.

Gheddafi fu profeta, nel 2009.
Già lo rimpiangono, per l'esito disastroso delle "primavere arabe",
Così battezzate dalle sinistre, trasformatesi in dittature islamiche, nei paesi che le videro protagoniste.
http://www.youtube.com/watch?v=tejxVvwCQS4

_________________
Stiamo arrivando !
... http://www.youtube.com/watch?v=aDaUppMa ... _embedded#
....http://www.youtube.com/watch?v=tejxVvwC ... re=related


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MessaggioInviato: 09/05/2013 - 03:40 
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Iscritto il: 16/08/2009 - 10:30
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Eugenio, quanto affermi è palesemente falso.
E' scientificamente dimostratissimo che in Natura l'omosessualità esiste naturalmente (non a causa di malformazioni o fattori esterni come tu dici per puntellare la tua tesi traballante e omofobica) e che anzi spesso la Natura la adopera, con evoluzioni rapide e quasi incredibili, incluse nascite con metodi diversi da quelli usuali, per casi particolari in cui alcune specie sono a rischio di estinzione, o di drastiche riduzioni di popolazione.

Scivoli poi, in modo privo di senso o di qualsiasi logico collegamento, sull'altro discorso tipico del "razzista" nostrano, le "razze" appunto, ignaro che non si può, scientificamente, parlare di razza bianca e razza nera. Siamo parte della stessa razza, con medesimo DNA fino al 99,9 periodico, riesci a capirlo?

Quanto ti ho scritto qui sopra, per entrambi gli argomenti, è facilmente verificabile anche su un'enciclopedia per ragazzi. Documentati, prima di scrivere abnormi e palesi inesattezze, qui non siamo al bar.

Infine una mia curiosità, perchè tutto questo odio, Eugenio? Cosa ti è stato fatto? Non riesci proprio a vivere e lasciare vivere?


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MessaggioInviato: 14/05/2013 - 02:57 
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Iscritto il: 15/12/2009 - 00:41
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Le razze sono diversità all'interno di una stessa specie, rafforzate, nel caso dell'uomo, dalla cultura, dalle usanze, dalla storia, quindi non rapportabili immediatamente al DNA.
Le diversità culturali sono, a mio avviso, decisamente più forti dell’aspetto fisico dei componenti di un popolo, capaci anche di generare tensioni e intolleranze fra stati confinanti.

Nelle mie dichiarazioni non c'è odio ma solo volontà di esprimere la propria opinione, per contro constato molta intolleranza (= odio) per chi la pensa diversamente, non solo qui...
Il forum è titolato: "filosofia e pensiero libero". Fatti salvi i casi di insulti o offese, il resto si può discutere, del resto la dialettica sta alla base della filosofia.

Tu di' pure la tua opinione io la mia. Ok? Staremo a vedere chi ha ragione, il tempo deciderà.
O devo essere accoppato subito?
Non è, invece, paura di sentire opinioni diverse, un altro genere di omofobia?
Chi accusa l’altro di intolleranza spesso è incapace di accorgersi della propria.

Mi sembra che io prenda sempre seriamente tutti gli argomenti, ragionando, documentandomi, ponendo in evidenza le contraddizioni. Mai date risposte scontate o luoghi comuni.
Tu mi conosci.

A proposito dell'omosessualità negli animali, riporto qui un articolo da me postato su di un blog il 19/11/2006


Ricordo di aver visto in TV, un documentario sulla sperimentazione di cavie in stato di stress da affollamento. In proposito ho letto, in diversi saggi, riferimenti su questo genere di sperimentazioni.
E’ nota la tesi che esperimenti sugli animali avrebbero scarso riscontro nella specie umana. Per l’affollamento, ritengo, tuttavia, ci siano comportamenti fra cavie che trovano corrispondenze nella società umana, almeno per alcuni aspetti.
Fintanto che nelle gabbie ciascuna cavia aveva uno spazio vitale accettabile, con la possibilità di ritirarsi nella tana in caso di stress, una relativa pace regnava nella comunità.
Quando l’affollamento raggiungeva limiti esasperanti, senza possibilità di fuga o protezione, i maschi iniziavano a lottare per contendersi il territorio. Una variante dello studio riguardava la distribuzione del cibo, da sufficiente a scarso o raro, un'altra il possesso delle femmine.
Nella comunità di cavie avveniva qualcosa di assai simile alle nostre realtà metropolitane, le quali, tuttavia, non hanno, ancora raggiunto gli estremi ai quali gli scienziati spinsero i loro studi.
In condizioni di sovraffollamento le relazioni fra i membri di una comunità peggiorano al punto da determinare un rapido aumento della mortalità e una caduta della natalità.
I ricercatori registrarono, oltre ad un aumento delle lotte, non più finalizzate all’acquisizione di una risorsa (spazio, cibo, copula) quanto all’eliminazione dell’avversario, l’abbandono dell’allevamento dei piccoli da parte delle femmine, la formazione di “bande” di giovani adulti che attaccavano i più piccoli, con atti di puro vandalismo (aggressività furiosa che si scatena senza apparente ragione), fino all’accoppiamento omosessuale (sperma disperso = non fecondazione = denatalità = riequilibrio demografico).
Ecco una recente notizia, data anche in TV:

Cita:
>> ll Museo di storia naturale di Oslo ospita dal 13 ottobre, la mostra "Contro natura", dedicata all'omosessualità nel regno animale. Inaugurata nonostante la condanna da parte di alcuni gruppi cristiani, è la prima al mondo su questo argomento.
«Si possono avere opinioni su diverse questioni ma una cosa deve essere chiara: l'omosessualità fa parte del regno animale e quindi non può essere considerata contro natura» spiega Geir Soeli, responsabile della mostra.
Molte specie animali hanno dimostrato di avere tendenze gay. E queste loro inclinazioni sono state catturate dagli obiettivi e trasformate in un percorso fotografico alla scoperta di un mondo tutto sommato sconosciuto.
«L'omosessualità è stata osservata in più di 1.500 specie animali ed è stata documentata per almeno 500 di esse. Lo stimolo sessuale è molto forte in tutti gli animali - spiega ancora Soeli sottolineando come tra gli animali non siano rari i casi di bisessualità - è una parte della vita, è divertente fare sesso».<<

Si può concordare con Soeli, che è proprio il forte istinto sessuale –la pressione ormonale- che manda fuori di testa gli animali- non l’intenzione di accoppiarsi omosessualmente.
Chi ha un gatto maschio sa che quando va in calore monta cuscini e capi di vestiario lasciati in giro. Chi ha un cagnolino maschio sa dei tentativi ripetuti di arrampicarsi sulla gamba del padrone per montarla.
Animali deficienti, feticisti o gay? No, si tratta solo di un “troppa grazia, S. Antonio” frase pronunciata dal protagonista di un vecchio aneddoto, noto solo ai più anziani, per questo lo ricordo: Un vecchio contadino, indebolito dagli stenti di una vita grama, una mattina non riusciva a montare sul suo mulo, per andare a lavorare nel suo podere. Dopo qualche inutile tentativo, invoca il santo più popolare di aiutarlo nell’impresa. Presa più rincorsa del solito, non solo sale in sella ma scivola nella parte opposta!
Secondo alcuni studiosi, la fase omosessuale è solo iniziale, caratteristica degli animali più giovani, ed ha lo scopo di “training” vale a dire di “allenamento” per gli accoppiamenti “seri”, finalizzati alla fecondazione. Accade anche nelle finte liti fra cuccioli, che preparano alla lotta degli animali adulti per la conquista del cibo e della copula.
Si può riscontrare, infatti, che nessun animale diventa “checca”, con i tipici atteggiamenti civettuoli. Nessun animale è gay per scelta definitiva.
E’ lo stesso meccanismo dell’estinzione del meno adatto, che rende impossibile un “gay-pride” animale.
Il vero gay, non prolificando, non trasmette i suoi geni alla prole, non solo, ma non trasmette neanche la sua “cultura”, cioè le sue convinzioni e modelli di vita. La sua “virtù” si estingue con la morte.
Solo noi umani siamo capaci di affidare bimbi alle coppie gay, per accelerare il suicidio culturale. L’omosessualità, infatti, è un carattere recessivo; per ovvi motivi, tende ad estinguersi rapidamente.
E’ soprattutto nella società occidentale che gay fa “in”. Potrà durare una o due generazioni questa sbandata, i flussi immigratori soppianteranno la decadente cultura occidentale, apportando nuovi maschi virili.



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MessaggioInviato: 14/05/2013 - 03:01 
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altro mio articolo sull'argomento risalente al 09/12/2006

L’istinto sessuale è indubbiamente assai forte in ogni specie vivente.
Per avere la certezza che almeno un seme fecondi, la natura ne fornisce a milioni, assicurandosi, attraverso una lotta selettiva, che gli “attori” della riproduzione siano scelti fra i più robusti ed efficienti.
La specie umana non fa eccezione e la sessualità è la base dell’esistenza. L’amore, anche nella sua più alta accezione, non esiste senza sensualità. Per essere espresso, pensato, vissuto, narrato, ha bisogno di un corpo.
Secondo i credenti, Dio si è fatto uomo per questo, ha assunto un corpo e vissuto gli istinti umani. Dopo il giudizio universale, i corpi si riuniranno agli spiriti. Nel paradiso musulmano si va col proprio corpo. La materia è eterna non lo spirito. Dio esiste fintanto che ci sarà un cervello a pensarlo.

In alcune specie animali (es. lumache) il sesso non è definito. Al momento della riproduzione, nel caso vi sia insufficienza di femmine, alcuni chimismi legati all’ambiente ed alle circostanze, decidono quali individui maschi muteranno sesso, o viceversa.
In molti organismi viventi, la differenziazione in sessi, avvenuta casualmente, si è dimostrata vincente ai fini della sopravvivenza, perché capace di adattarsi alle mutazioni ambientali.
Per questo motivo l’omosessualità è recessiva. Nella specie umana non è conquista di libertà, ma segno di declino. Le culture che l’hanno istituzionalizzata, acquisiscono uno svantaggio, rispetto a quelle emergenti, che la ripudiano.
I provvedimenti che si annunciano con la finanziaria, a favore delle coppie di fatto, fra le quali quelle omosessuali, saranno un aggravio economico per lo Stato, che dovrà sottrarre risorse altrimenti destinate alle coppie regolarmente sposate, le quali s’impegnano nei confronti del coniuge e della prole assai più responsabilmente.
In sostanza, continua il suicidio della nostra cultura occidentale. Per giunta, questi provvedimenti sono spacciati come conquista di libertà, come progresso.
Il riconoscimento delle coppie di fatto non ha motivo d’essere. Per tutelare economicamente il compagno, basta intestargli un’assicurazione vita, immobili, regali di una certa importanza ecc.
E’ chiara la natura politica di queste leggi e dell’ideologia che dietro esse si nasconde.
Le coppie omosessuali non dovrebbero investire lo Stato di alcun obbligo. E’ una scelta sessuale privata fra persone, che non ha motivo d’essere mostrata in pubblico, per la sua dannosità sociale riconosciuta.
Assurda, poi, la decisione che seguirà, immancabile: l’affidamento di bimbi a coppie omosessuali o la fecondazione assistita, provvedimenti che accelereranno ulteriormente la sostituzione della nostra civiltà con altre.

Alla natura non interessa la felicità dell’individuo, ma solo la trasmissione del seme; il codice genetico di ciascuna specie. Per questo, individualmente, da un punto di vista riproduttivo, non abbiamo alcun obbligo da rispettare nei confronti della natura, avendo essa predisposto meccanismi fortissimi per la riproduzione, ai quali pochi sfuggono.
La comunità ha interesse, specie nei periodi di denatalità, di grandi epidemie, di guerre, dopo carestie o grandi disastri ambientali, a rimpinguare il numero dei suoi membri. Oggi lo ha di meno, per lo straordinario aumento della vita media.
Nelle società primitive, o in quelle molto povere, la durezza della vita, la lotta per la sopravvivenza, non lasciano spazio all’omosessualità, duramente perseguita, poiché riduce le possibilità di sopravvivenza del gruppo.
La denatalità sarebbe vantaggiosa per l’Europa, continente sovrappopolato, rispetto al resto del mondo. Le immigrazioni, tuttavia, rendono effimera questa conquista culturale. La selezione naturale favorirà le culture emergenti, a più alto tasso di natalità. La conseguenza è che l’umanità continuerà ad essere perseguitata dalla propria barbarie, alimentata dalle lotte per la sopravvivenza.
Il motivo principale che sconsiglia la limitazione delle nascite è l’arresto della crescita economica. Un minor numero di abitanti, farebbe calare i consumi, e con essi la retribuzione dei capitali investiti nelle imprese.


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MessaggioInviato: 14/05/2013 - 03:08 
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e ancora, il 10/12/2006

L’omosessualità come prodotto culturale.

Secondo alcuni l’omessualità deve intendersi come un ”terzo sesso” biologicamente predeterminato dalla nascita. Non è quindi possibile “guarire” dall’omosessualità, anzi, ogni tentativo di cambiare quest’orientamento equivale a violentare psicologicamente la persona.
Ci sono rari casi di ermafroditismo nell’uomo, questi sì, prodotti da malformazioni nel corso dello sviluppo del feto. Di solito sono corretti dopo pochi mesi o anni dalla nascita, scegliendo quali organi rimuovere.
Carenze ormonali, dovute a malattie, possono essere corrette nel corso della pubertà, permettendo un normale sviluppo. Esclusi questi casi, l’orientamento sessuale è fortemente influenzato dalla cultura, dall’educazione che si riceve, da chi si frequenta.
L’apprendimento è fondamentale per la formazione della personalità e per il futuro di una persona. Lo sviluppo psicologico del bimbo è assai influenzato dalle abitudini dei genitori, dal loro modo di pensare e vedere il mondo.
Un genitore può rendere il proprio figlio/a omosessuale, senza rendersene conto. Può fare di lui un dipendente da alcool, droga, fumo, cibo, TV, farne un fanatico religioso, un ultras da stadio o da centro sociale.
Parimenti può dargli un’ottima educazione, rendendolo indipendente insegnandogli a ragionare liberamente, a valutare la realtà, ad agire. Nonostante ciò, l’ambiente, gli amici che frequenta, la scuola, i pub, la strada, sono per lui assai condizionanti. Per non rimanere isolato, nonostante la buona educazione ricevuta, il ragazzo si uniforma spesso ai comportamenti collettivi, di moda, anche verso i più deteriori ed assurdi.
Torna a casa con il naso, l’orecchio, la lingua e perfino i genitali inanellati da piercing; il corpo vergato da tatuaggi, capelli viola, tagliati alla moicana o ad istrice, cementati dalla lacca o intrisi di gel, l’ombelico scoperto anche d’inverno, incredibili “anfibi” militari ai piedi, jeans stracciati e rattoppati…
Ogni generazione del dopoguerra, nella società del benessere, ha avuto la sua botta di conformismo rivoluzionario: gli anni sessanta coi figli dei fiori, le comuni, il ’68, il movimento di liberazione femminile, Mao, Marcuse, il sindacalismo militante; la fantasia al potere, Siddharta, punk, metallari, gli arancioni, i bambini di Dio, i pacifisti, i black block, le bestie di Satana, i papaboy, dimenandosi fra le più diverse ideologie di sinistra, di destra e religiose.
Preoccupazione fondamentale del giovane è darsi una personalità, capire cosa è, cosa vuole, dove andare, cosa fare della propria vita; ma, anziché cercare in se stesso, riflettendo, sperimentando, imparando, può decidere di orientarsi verso soluzioni già pronte. Si rifugia nel gruppo, identificandosi con esso, divenendone oggetto d’uso, che segue un capo, fra cortei, riti collettivi politici, sportivi, musicali; ripudiando i valori trasmessi dalla famiglia. Torneranno, forse, in seguito, passata la buriana del “rinnovamento del mondo” che rapisce ogni generazione.
Si vuole essere diversi, distinguersi, ma si finisce per uniformarsi nei comportamenti, ai valori del gruppo o a quelli indotti dal consumismo, dalla pubblicità, in un conformismo rivoluzionario, che propone la riscoperta di vecchie cose, mascherate da novità.
Il “gay pride” cattura proseliti proprio fra i giovani, i quali trovano in esso l’opportunità per ribellarsi, la diversità che cercavano. Vedono nella difesa dei “diritti degli omosessuali” (pura invenzione, non hanno motivo d’avere diritti speciali rispetto agli altri cittadini) un baluardo di libertà, l’opposizione al conservatorismo sociale, ove si cela il genitore che opprime, del quale ci si vuole liberare.
Opportunamente, i capi della sinistra sono in testa al corteo, a guidare i nuovi movimenti, politicizzandoli, come fecero col femminismo, aprendo un “file” dedicato: ARCIgay; ed è subito vecchiume.
Ciascuno ha talenti propri, alcuni ne hanno di straordinari, ma l’apprendimento è fondamentale per farli emergere ed impiegarli. La sessualità può essere facilmente deviata da cattiva informazione, o, peggio, da relazioni precoci e perverse, come nel caso della pedofilia. Molti pedofili furono vittime, a loro tempo, della pedofilia.
L’omosessualità, oltre che da un’educazione che predispone psicologicamente ad essa (vedasi importanti studi in proposito), è spesso originata da insuccessi nelle prime relazioni eterosessuali; dalla segregazione (gruppi, scuole, collegi, carceri, conventi, solo maschili o femminili), o da movimenti di massa, modaioli, come il gay-pride.
In sostanza, si apprende a stare con qualcuno del proprio sesso, stabilendo una relazione affettiva, il piacere segue alcuni percorsi piuttosto che altri. La personalità del partner ha influenza carismatica.
Nel cervello i neuroni tracciano nuovi percorsi per quella particolare esperienza, rafforzati dalla consuetudine e dalla dipendenza sentimentale.
Alla fine si ha la sensazione d’essere sempre stati così, ci si riconosce in una rivelazione del destino, nell’ingannevole insight di un’esperienza “particolare”. L’incontro entusiasmante vissuto col sesso complementare, è sostituito con uno del proprio sesso, rassicurante e poco impegnativo. Il seme si perde in uno sterile terreno. Una grafica raspata sulla carta, invece del paesaggio vivo.
La dipendenza dall’omosessualità non è diversa dalle altre: alcoolismo, tabagismo, stupefacenti, bulimia, obesità. Quasi impossibile uscirne, come per tutte le dipendenze e le abitudini consolidate. Si ha la sensazione d’essere nati così.
Il gay-pride ed il riconoscimento sociale dell’omosessualità sono pericolosi perché fanno credere al giovane che la sessualità sia determinata dal destino, invece è una scelta, il risultato di un’educazione, della frequentazione di alcune persone piuttosto che altre.
L’adolescenza è un periodo critico per la formazione dell’identità sessuale. Un giovane etero-sessualmente orientato, può essere facilmente convertito, sedotto, influenzato, plagiato dai movimenti di massa: uno qualsiasi fra quelli detti (politico-religiosi, di costume) o dal gay-pride.
Di una persona si può fare di tutto: un delinquente, uno scienziato, un filosofo, un politico, un prete, un martire, un kamikaze, un guerriero, un vigliacco, un omosessuale, un rapper, un cantante lirico, un ballerino, un corridore, un manager, un servo… dipende dall’apprendimento, non dal destino.
La paura per l’Islam già costringe un importante capo politico ad affermare che non siamo una civiltà superiore: un primo passo verso la conversione.


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Il dilemma dell'omosessualità
Un' intervista al Dott. Joseph Nicolosi

E' vero che oggi la maggioranza degli psicologi considera normale l'omosessualità?
Tutti i padri della moderna psicologia - Freud, Jung e Adler - consideravano l'omosessualità un disordine dello sviluppo. Nel 1973, in seguito alla forte pressione degli attivisti gay, gli psichiatri hanno ufficialmente cambiato la loro posizione.
Tuttavia non tutti i terapeuti condividono questo cambiamento. Alcuni psicologi, come il sottoscritto, la considerano ancora un disordine. Io tratto quegli uomini che sono insoddisfatti della loro omosessualità e desiderano cambiare.
Sicuramente molti suoi colleghi le avranno suggerito che dovrebbe semplicemente aiutare gli omosessuali ad essere "ciò che realmente sono".
E' così. Ma in realtà è proprio ciò che cerco di fare - aiutare degli uomini che intuitivamente sentono che "ciò che sono realmente" non è essere omosessuali. Io condivido il loro punto di vista perché non credo che qualche uomo sia destinato ad essere omosessuale. Se essi desiderano lavorare per superare il loro indesiderato orientamento sessuale, io posso aiutarli perché rispetto ciò che questi uomini cercano di realizzare, e credo nel valore della loro lotta.
La National Association of Research and Therapy (NARTH) di cui sono presidente ha recentemente pubblicato uno studio sulla rivista accademica Psychological Reports. Il nostro obbiettivo era trovare delle persone che avessero raggiunto un grado significativo di cambiamento dell'orientamento sessuale. Abbiamo trovato più di 800 persone che hanno riportato un cambiamento positivo nella loro vita. Come ha detto una di esse,"La verità deve essere proclamata . E' una menzogna che non ci sia speranza di cambiamento per le persone omosessuali. Io ne conosco così tanti senza speranza...che alla fine cedono."
Ma è vero che l'orientamento sessuale non è una scelta?
Un orientamento omosessuale non è mai una scelta. Uno stile di vita omosessuale può essere una scelta, ma non l'orientamento. La condizione sembra svilupparsi come risultato delle relazioni familiari, delle vicissitudini della vita e, in alcuni casi, c'è una predisposizione genetica o un'influenza sullo sviluppo prenatale, che può distorcere la successiva identificazione sessuale della persona.
Ma gli omosessuali non sono così dalla nascita - a dispetto della falsa impressione data dai mass-media con il sostegno degli attivisti gay. In realtà nessun eminente ricercatore sostiene che la biologia faccia di più che preparare la base per lo sviluppo dell'omosessualità. Natura e ambiente lavorano insieme.
Alcuni sostengono che se la società smettesse di colpevolizzare gli omosessuali essi sarebbero perfettamente felici così come sono.
Non è così. I clienti che si impegnano nel trattamento generalmente sono convinti, a livello inconscio, che ciò che cercano nella relazione con un altro uomo non è un'esperienza sessuale; essi cercano una identificazione maschile. Nel corso della loro vita hanno sempre avuto problemi a realizzare un legame emotivo con gli uomini. Si rendono conto che il loro problema è molto di più che una colpa religiosa o sociale, essi hanno nel profondo un problema di identità. Questo problema di identità è in realtà l'essenza dell'omosessualità.
Infatti quando un uomo comprende come si sono sviluppati i suoi sentimenti omosessuali prova un enorme senso di sollievo e libertà. Si rende conto che ha un bisogno sano e perfettamente naturale di affermazione e intimità maschile. Questi bisogni di attenzione, affermazione e affetto da parte di un altro uomo non sono stati soddisfatti durante il periodo del normale sviluppo, così ora vengono espressi sessualmente. Ma i bisogni emotivi in sé stessi sono perfettamente normali e legittimi.
Come disse una volta un ex-omosessuale, "Io credo che siamo stati creati per essere eterosessuali e quindi non potrò mai essere veramente felice in qualche altro modo."
Quando un uomo si rende conto che è essenzialmente eterosessuale e che la sua attrazione omosessuale è un tentativo di riempire un bisogno emotivo naturale, è liberato da un enorme fardello di colpa, angoscia e odio verso sé stesso. A questo punto ha bisogno di cambiare il suo modo di relazionarsi con gli uomini così che possa soddisfare questi bisogni emotivi in modo non erotico.
Un vescovo cattolico scrisse un articolo qualche anno fa sostenendo che dobbiamo accettare le persone omosessuali "per come esse sono". Lei è d'accordo con questa affermazione?
La Chiesa Cattolica è molto confusa su questo argomento. Ufficialmente, come sappiamo, la dottrina della Chiesa ritiene un peccato il comportamento omosessuale e una condizione oggettivamente disordinata la tendenza omosessuale. Tuttavia c'è una grande resistenza - quasi fino ad un vero e proprio sabotaggio - da una parte del clero. Non è raro che questi sacerdoti siano essi stessi degli omosessuali che hanno un forte disaccordo con la Chiesa su questa questione.
Non condivido l'affermazione del vescovo che dobbiamo accettare le persone omosessuali per "quello che sono", se con questo intendeva dire che Dio ha creato così gli omosessuali.
L'affermazione del vescovo implica che in questo mondo ci siano due tipi di persone - eterosessuali e omosessuali. Egli usa la parola "omosessuale" come se fosse una condizione naturale, voluta da Dio. In realtà, la parola "omosessuale" è la descrizione del comportamento di una persona e non della persona.
Quando un cliente viene da me lottando per liberarsi da impulsi omosessuali indesiderati, io gli dico: "Tu non sei omosessuale. Tu sei una persona eterosessuale con un problema omosessuale". Questo non è un gioco di parole, ma un'importante distinzione.
La distinzione è importante per due ragioni: 1) perché c'è stato un dilagare di questo errore nella recente letteratura cristiana; 2) perché quando questa distinzione fra persone "naturalmente eterosessuali" e persone "naturalmente omosessuali" viene accettata come vera, diviene la base per un insieme di istanze e requisiti specifici per i due diversi gruppi di persone.
Dire "questo uomo è un omosessuale - la sua vera natura è di essere omosessuale" è come dire "questo uomo è un alcolista - la sua vera natura è di essere intossicato". Dovremmo dire, "quest'uomo ha un problema con l'alcool - ma la sua vera natura è in realtà la sobrietà."
E' vero che altri psicologi non condividono la sua posizione e dicono "la scienza ha dimostrato che l'omosessualità è normale"?
Questo è un equivoco piuttosto comune. Ma in realtà la scienza non ha provato niente del genere, e neanche potrebbe farlo. I valori non possono derivare direttamente dai fatti. Questo perché il concetto "chi sono io" - cosa è normale, sano, vero - non è un concetto scientifico ma un concetto filosofico. E come cristiani cattolici non siamo totalmente liberi di definire "chi siamo" da noi stessi, come fanno i laici. Noi crediamo che è Dio che ci rivela chi siamo. Siamo fatti a sua immagine e per fare la sua volontà, "maschio e femmina li creò", con capacità e anatomie complementari, che Dio ha modellato affinché si completassero nella famiglia naturale composta da uomo e donna.
Per molti anni la nostra cultura ha prosperato sotto l'influenza di questa visione giudaico-cristiana, e gli psicologi ritenevano assodato che noi tutti siamo stati creati per un fine e che la normalità doveva essere di conseguenza "ciò che funziona in accordo con questo fine". Ma questa prospettiva è cambiata come risultato di molte nuove influenze sociali.
Naturalmente essere stati creati per un fine non significa essere limitati nelle possibilità. Noi possiamo sacrificare il normale fine di una cosa per un scopo più alto; un prete può offrire la sua sessualità per lo scopo più alto della sua vocazione e scegliere di essere casto, per esempio. Oppure possiamo espandere il normale fine di una cosa - ad esempio usare una calcolatrice invece di fare i conti a mano - finché non sovvertiamo il fine intrinseco di quella cosa.
Ma certamente guarderemmo storto un uomo che insistesse nel bere il suo caffè con una cannuccia nel naso! La situazione è identica con l'omosessualità. Gli atti omosessuali violano il disegno di Dio sovvertendolo in un fine innaturale. Invece di cercare "l'altro" a sé complementare, sia psicologicamente che anatomicamente, gli uomini omosessuali si innamorano della loro immagine riflessa, e così facendo, ostacolano il fine della loro natura. Le conseguenze di questo comportamento credo che siano piuttosto evidenti nei dati scientifici e sociali.
La sua organizzazione, the National Association of Research and Therapy of Homosexuality, più volte ha sostenuto che gli omosessuali non sono così dalla nascita. Ma mettiamo l'ipotesi che venga scoperto il gene dell'omosessualità. Questo cambierebbe la teologia cattolica?
No, molte persone sono nate con predisposizioni o condizioni che noi chiaramente riconosciamo come problemi. Un gene dell'alcolismo, dell'obesità, della timidezza sono sempre stati riconosciuti come condizioni sfortunate. Alcune persone sono nate con un deficit dell'attenzione, cecità o sordità, ritardo mentale, handicap fisici o con il gene della schizofrenia. Ma se anche sono nati in quel modo, noi non diciamo che Dio li ha fatti in quel modo e che devono essere così.
La domanda cruciale non è "sono nato così?", ma "sono stato creato per questo?". E a questa domanda la scienza da sola non può dare una risposta definitiva, come ho detto, ma solo se unita ad una filosofia.
Cos'è questo "percorso riparativo" di cui ha scritto nel suo libro "Reparative Therapy of Homosexuality"?
Questo percorso riparativo è il normale e sano bisogno di realizzare un'unione emotiva con un persona del proprio sesso. Il comportamento omosessuale è quindi un tentativo tardivo di "riparare" l'originario deficit affettivo.
Tuttavia sappiamo che il comportamento sessuale non ripara questi deficit. Essi possono essere riparati solo attraverso una relazione non erotica. L' uomo con orientamento omosessuale ha paura di questa intimità perché i maschi sono visti come una minaccia.
Se un uomo con orientamento omosessuale si sente minacciato dagli altri uomini perché allora si sente attratto da loro?
Perché è l'unico modo che questo uomo conosce per instaurare una relazione. Egli non sa come relazionarsi alla pari con un altro uomo, giorno per giorno. Il suo impulso preponderante è di abbattere la tensione con un intenso e veloce legame sessuale. E' immediato, è eccitante e può rimanere molto impersonale. Ma sviluppare un intima amicizia maschile caratterizzata da uguaglianza e reciprocità è molto più difficile.
Gli uomini omosessuali dicono di percepire questa attrazione come una cosa normale e naturale...
In un certo senso essi la sentono come naturale. Questo perché l'origine dell'omosessualità risiede nella prima infanzia e così hanno l'impressione di essere nati in questa condizione. Per quello che ricordano hanno sempre sentito "eccitazione" riguardo gli altri uomini. Ma questa eccitazione indica un deficit emotivo nelle loro relazioni con i maschi, non un'omosessualità congenita.
Gli uomini omosessuali che cercano di cambiare sono solitamente consapevoli che i loro sentimenti non sono qualcosa di congenito e naturale. Essi credono che sia possibile realizzarsi nella vita vivendo in armonia con il proprio fine. Guardando al di là dei propri sentimenti immediati, essi vedono la ragionevolezza dell'unione eterosessuale. Per i cattolici questa ragionevolezza è confermata dall'insegnamento della Chiesa.
Ma gli omosessuali non hanno relazioni durature?
Si, ma sarebbe meglio classificare queste relazioni come amicizie, perché essi generalmente includono avventure esterne. Molti portavoce gay - compreso l'editore di New Republic Andrew Sullivan, cattolico dichiarato e autore del libro Virtually Normal - dicono che dobbiamo riscrivere il tradizionale codice morale per adattarlo alle realtà del mondo gay.
Sullivan descrive il mondo dei gay "sorprendentemente privo di restrizioni morali" e elogia i gay per avere "una maggiore comprensione della necessità di valvole di sfogo extramatrimoniali". La maggioranza degli scrittori gay infatti concorda con Sullivan che il tradizionale concetto di fedeltà sessuale è impraticabile e indesiderabile nelle relazioni gay. Ma come può essere onesta ed intima qualsiasi relazione priva di un impegno alla fedeltà?
La comunità gay è diventata molto più visibile recentemente. Può commentare alcune delle posizioni che essa ha preso sulle questioni sociali?
La comunità gay originariamente domandava tolleranza alla quale gli omosessuali avevano diritto. Ma dopo aver ricevuto una certa tolleranza che era loro dovuta hanno cominciato a pretendere approvazione. Presto hanno cominciato a domandare che un orientamento omosessuale fosse valutato alla pari di un orientamento eterosessuale.
Alcune affermazioni fuorvianti che oggi spesso udiamo dagli omosessuali sono:
"L'amore è l'amore." Implicitamente si sostiene che qualsiasi tipo di amore tra due persone sia sano e buono. Questo vorrebbe dire che non si deve giudicare l'amore di un pedofilo per un bambino, o l'amore di una donna sposata per il marito di un'altra donna. L'amore non è amore, e se anche due uomini omosessuali possono seriamente prendersi cura l'uno dell'altro, l'amore omosessuale - che è fondato su un deficit emotivo - non è così sano e completo come l'amore eterosessuale.
"Non c'è assolutamente niente di sbagliato nelle persone omosessuali". Questa affermazione è stata fatta da un importante vescovo cattolico in un film scritto per educare un pubblico cattolico. Sebbene compassionevole nelle intenzioni tuttavia tale affermazione è fuorviante. Una persona omosessuale non sceglie il suo orientamento, ma ciò non significa che si possa dire che non ci sia "niente di sbagliato" in lei.
"Se non approvi l'omosessualità sei un omofobico e un intollerante." Una disapprovazione di principio della condizione omosessuale, se fatta con amore, non costituisce un'ingiusta discriminazione o intolleranza.
"Sono fatto così". In realtà la nostra identità più profonda non può mai essere omosessuale; allo stesso modo la nostra identità più profonda non può mai essere quella di un alcolista, di un sadomasochista o di un marito violento. Questi sono deficit psicologici, non delle identità.
"Noi tutti dobbiamo imparare a rispettare la diversità". Questa dichiarazione all'inizio si riferiva alla legittima aspettativa che la società rispettasse le minoranze religiose e culturali. Ma successivamente è venuta la richiesta di rispettare ogni forma di diversità, inclusa la diversità sessuale. Questa è una richiesta ridicola. Si dovrebbero rispettare solo quelle diversità sessuali che riteniamo accettabili all'interno del nostro sistema di valori morali.
"La gente ha bisogno di imparare che essere differenti non significa essere cattivi". Un Film della Public Television (PBS) effettivamente si concludeva con questa semplicistica affermazione! Ma essere differenti neanche significa necessariamente essere buoni. Questa affermazione è rivolta a fare sentire in colpa le persone che vedono nella condizione omosessuale un disordine.
In che modo evita di imporre le sue vedute e i suoi valori ad un cliente che intraprende una terapia?
Credevamo che la psicoterapia potesse essere senza valori. Non è così. Infatti una terapia efficace si sviluppa da un sistema di valori condiviso tra cliente e terapista. Nè la psicologia nè qualsiasi altra scienza sociale può affrontare la questione di "cosa è" senza avere la minima percezione di "cosa dovrebbe essere".
Io evito di imporre le mie opinioni rendendole esplicite ad ogni cliente sin dall'inizio. Solo se le nostre vedute e i nostri valori sono compatibili continuiamo con la terapia.
Molto spesso mi accorgo che c'è un affiatamento delle menti quando il cliente è una persona di fede, con la percezione di essere stata modellata da un creatore. Un tale cliente solitamente avverte che la sua fede religiosa lo chiama a vivere non secondo la sua natura caduta, come fa il mondo, ma secondo la natura donata da Dio. E come cattolici dobbiamo sostenere e incoraggiare questi uomini e queste donne nella loro lotta per la completezza e la guarigione

Il Dr.Joseph Nicolosi è primario presso la Thomas Aquinas Psychological Clinic di Encino (California) ed è presidente della National Association of Research and Therapy of Homosexuality (NARTH), un gruppo professionale che si dedica alla comprensione e al cambiamento della condizione omosessuale. Egli ha scritto vari libri di cui ora sono disponibili in italiano:

Omosessualità: una guida per i genitori
Una guida pionieristica e rivoluzionaria che ha fatto discutere l’America.
Joseph e Linda Ames Nicolosi mettono in risalto i principali fattori che contribuiscono a formare nei bambini un sano senso di sé come maschi e femmine. Dopo aver raccolto i commoventi ricordi dell’infanzia di uomini e donne ex omosessuali, i Nicolosi prendono in esame i vari fattori (biologici, familiari e culturali) che ostacolano il normale sviluppo dell’identità sessuale, e quindi forniscono una serie di consigli pratici per i genitori che desiderano aiutare i figli a completare il cammino verso il conseguimento della propria identità di genere.
I consigli che vengono dati in questo manuale sono vari e differenziati. Molti esempi concreti aiutano a scendere nel quotidiano. Prevale su ogni considerazione tecnica il rispetto per la realtà creaturale del figlio, che si attua in un accompagnamento puntuale e attento, ma non ansioso, delle fasi di sviluppo. L’accettazione equilibrata della propria femminilità da parte della madre e della mascolinità da parte del padre, congiuntamente alla collaborazione educativa del padre e della madre nella distinzione dei ruoli appaiono presupposti fondamentali. È la triade madre-padre-figlio il vero soggetto dell’analisi dei Nicolosi, ed è forse qui allora la maggiore provocazione lanciata dagli autori, che sono padre e madre essi stessi: nell’epoca dell’unisex e della interscambiabilità dei ruoli, che rischia di scadere in una confusa ed indistinta deriva «genitoriale», una riflessione terapeutica sulle responsabilità legate all’identità di genere, prima ancora che sui figli, si dovrebbe focalizzare sulla coppia stessa e poi sulle intere dinamiche familiari.
pp. 240 - € 18,40 Sugarco Edizioni Srl
Omosessualità maschile: un nuovo approccio
Spunti inediti di riflessione sull’omosessualità maschile: un libro che ha acceso il dibattito.
«Nell’attuale panorama culturale – nel quale l’omosessualità maschile, sdoganata dall’area dei tabù, ammicca dai cartelloni pubblicitari e dagli spot televisivi e viene gridata nei "gay-pride days" – questo libro rappresenta certamente una voce fuori dal coro. Lungi dal voler essere una provocazione fine a se stessa, vuole piuttosto tentare di colmare una lacuna. Infatti, tra i numerosi testi ormai disponibili in Italia sull’argomento scarseggiano vistosamente titoli autorevoli riferibili all'esperienza, scientificamente solida e ben documentata, maturata dalla corrente degli psicoterapeuti che applicano la cosiddetta "terapia ricostitutiva". Il dr. Nicolosi è sicuramente un riferimento internazionalmente riconosciuto, e i suoi testi, così come l’applicazione ricca di successi del suo originale approccio, sono ben conosciuti in diversi paesi europei, oltre che negli Stati Uniti.
Nella mia quotidiana pratica clinica di medico infettivologo mi sono sentita rivolgere richieste di aiuto a riorientarsi da parte di pazienti che, avendo sperimentato e attualizzato pulsioni e comportamenti omosessuali, non avevano tuttavia trovato nel mondo gay risposte adeguate alla sensazione di malessere e di infelicità che persistentemente sperimentavano» (dalla Presentazione della dott.ssa Chiara Atzori).
pp. 184 - € 18,40 - Sugarco Edizioni Srl
tratto da: http://www.acquaviva2000.com/OMOSESSUAL ... ualita.htm


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29 Dic 2007, 19:11

Per quel che riguarda i rapporti anali, orali, anche fra eterosessuali, e aggiungerei tutti quelli di tipo feticistico (indumenti, calzature, piedi o altre parti del corpo considerate a sé), sadomasochismo (fino al cannibalismo), necrofilia, mascheramenti, parafilie e rituali di vario tipo, ecc.; le combinazioni sono praticamente infinite, tutto dipende da una cattiva educazione sessuale, o ad una sfrenata ricerca di sesso, che dà sempre meno soddisfazione quanto più spesso praticato. Basta leggere qualcosa in proposito sui testi di psicopatologia sessuale.
Un’altra parte di questa parasessualità è spesso estranea al rapporto sessuale; si pensi alla frequentazione di prostitute dove, di fatto, non c’è rapporto sessuale ma solo una transazione commerciale.
La prostituta offre un “supporto” su cui sfregare il pene. Manca la relazione affettiva, la comunicazione profonda reciproca che dà il rapporto sessuale completo. Di fatto, diventa un oggetto, non dissimile da una bambola gonfiabile. Il rapporto è solitario ed equivale ad una masturbazione.
Si sa che le prostitute sono frigide per necessità e odiano gli uomini, perchè le usano e le umiliano, spesso le offendono.
Che impressione dà obbligare una persona ad un rapporto sessuale per necessità economica o per costrizione? Non ci si sente vigliacchi e stupidi? Sapendo poi che dietro la prostituta c'è il pappone, non ci si sente anche deliquenti? Compari degli sfruttatori?
Nel caso, poi, che fosse minorenne, come spesso succede con le immigrate, il suddetto cliente dovrebbe essere processato per altri reati, ancor più gravi: stupro e pedofilia.
Ma le nostre forze dell’ordine ed i giudici hanno altro da fare. Ascoltano le conversazioni di Berlusconi e Corona.
Ecco, anche qui abbiamo migliaia di casi quotidiani di violenze,
di delitti, ben più gravi della discriminazione: lo sfruttamento, l’induzione alla prostituzione, la riduzione in schiavitù, con sequestri di persona e minacce ai parenti. Queste donne (ma ci sono anche transgender e coscritti all’omosessualità) sono spesso rapite alle loro famiglie o fatte emigrare, con false promesse di lavoro. In caso di ribellione o di denuncia, è pronta la punizione, contro parenti o figli lasciati in patria. Molte donne scompaiono, uccise per vendetta e fatte a pezzi. Nessuno saprà mai nulla, perché clandestine.
Difficile stabilirne il numero si parla di 80 mila, (30 mila in strada) di cui trans e omosex dal 10 al 30%, di cui minorenni (15-18 anni) da 18 a 23 mila. Altre, di età minore, a partire dai 9 anni, vengono spostate da una città all'altra dagli sfruttatori, in case di appuntamenti. 9 milioni i clienti abituali. 90 milioni di € il fatturato mensile. L'80% dei clienti chiede di non usare il preservativo. 12 ore il turno di lavoro (fonte: pari opportunità presid. del consiglio).
Si tratta di reati gravissimi, assolutamente dimenticati da tutta la sinistra, accorsa, con i suoi potenti mezzi, a sostenere i vizi degli omosessuali.

Un tempo anche l’uomo aveva i suoi periodi di “calore” che di solito raggiungevano un picco in autunno, non a caso. Una fecondazione ottobrina, vedrebbe il bebè a maggio, proprio quando la natura comincia a dare qualche frutto, mentre il letargo di molte specie è terminato (per la caccia), e gli uccelli migratori tornati. Il clima è favorevole alla sopravvivenza del neonato.
La nostra civiltà ci ha portato a far l’amore tutto l’anno.
Queste deviazioni sessuali sono spesso il risultato di un’anomala ricerca di piaceri sessuali, per frequenza e varietà, che presto vengono a noia, inducendo a ricerche più spinte, che sconfinano nella patologia.
Per stimolare la libido si ricorre alle pratiche da te elencate, le quali, peraltro, spesso espongono i partner a malattie infettive assai gravi, a volte mortali o invalidanti (ad es. Beethoven divenne sordo per una gomma sifilitica, a Schuman prese il cervello).
L’uomo, con la sua fantasia e creatività, può, in qualsiasi momento, sottrarsi al tracciato che la natura ha previsto per lui. Qualche volta gli va bene, altre volte male. Quanto più spesso va male, tanto più la natura, automaticamente, seleziona gli individui più adatti.


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31 dic 2007 in un forum
Il mondo medico sa bene che l’omosessualità non è indice di salute (se proprio vogliamo evitare il termine malattia), al tempo stesso è disposto a cambiare il suo vocabolario se questo può servire a far star meglio pazienti.
Così hanno fatto gli psicanalisti USA, accogliendo le richieste delle associazioni Gay (anche perché i membri di quelle associazioni, potrebbero decidere di uscire da l’omosessualità col loro aiuto).
La realtà non cambia cambiandone il nome.
Ci hanno provato, vanamente, tutti i dittatori.
Non si guarisce una malattia per decreto.
Per dire, poi, qualcosa sulla terapia di Nicolosi, bisognerebbe sottoporvisi.

Sai bene che sono ateo e quanto odio, questa volta sì, lo dico, le religioni (non i religiosi, che ne sono vittime) per i danni che producono all’umanità ed ai singoli, soprattutto.
Joseph Nicolosi, che ho trovato citato in altri articoli, è uno studioso serio, impegnato, non un teorico. Inoltre è terapeuta, dirige un gruppo di medici impegnati in cure di orientamento psicanalitico.
Riprendo dalla sua intervista:
Sotto la domanda:
Cita:
E' vero che altri psicologi non condividono la sua posizione e dicono "la scienza ha dimostrato che l'omosessualità è normale"?

Estraggo due paragrafi di risposta:
.
Cita:
..il concetto "chi sono io" - cosa è normale, sano, vero - non è un concetto scientifico ma un concetto filosofico. E come cristiani cattolici non siamo totalmente liberi di definire "chi siamo" da noi stessi, come fanno i laici. Noi crediamo che è Dio che ci rivela chi siamo. Siamo fatti a sua immagine e per fare la sua volontà, "maschio e femmina li creò", con capacità e anatomie complementari, che Dio ha modellato affinché si completassero nella famiglia naturale composta da uomo e donna.

Qui echeggiano certi assunti dell’odiato catechismo, che mi hanno fatto sorbettare da fancilullo.
Cita:
Gli atti omosessuali violano il disegno di Dio sovvertendolo in un fine innaturale. Invece di cercare "l'altro" a sé complementare, sia psicologicamente che anatomicamente, gli uomini omosessuali si innamorano della loro immagine riflessa, e così facendo, ostacolano il fine della loro natura. Le conseguenze di questo comportamento credo che siano piuttosto evidenti nei dati scientifici e sociali.

Che mostrano come Joseph Nicolosi sia un credente cristiano.
Io non mi fido di scienziati che credono in Dio.
Mi rendo conto che non è ragionevole farlo, ma non mi va di cercare in quale parte del lavoro di quello scienziato, la fede ne abbia compromesso la neutralità.
Nicolosi non è un baciapile, e sembra svolgere la sua professione di medico molto seriamente, non concedendo nulla alla parte religiosa di se.
L’intervista è estratta da un sito cristiano. D’altra parte, se uno cerca articoli non favorevoli a l’omosessualità non può che trovarli in siti cristiani o religiosi in genere, avendone questi fatto incetta.
Per i due paragrafi che ho estratto, basta sostituire la parola “Natura” a “Dio”; tutto il resto rimane valido.
Contesto, invece, la seg. affermazione:
Cita:
...il concetto "chi sono io" - cosa è normale, sano, vero - non è un concetto scientifico ma un concetto filosofico.

Io ritengo invece possa essere un concetto scientifico, ma rimane discrezione di ciascuno se accettarlo o no, come del resto la scienza in toto, salvo poi essere coerenti quando si presentano contraddizioni.
In realtà, non è difficile trovare articoli non favorevoli alle tesi gay in Internet, anche se non in numero così alto come gli articoli a favore. Basta porre le domande di ricerca in modo diverso, es. ho inserito:
“l’omosessualità non è innata”, per avere centinaia di articoli contenenti questa frase, più contrari che favorevoli alle tesi gay.
Perché, in qualsiasi ricerca scientifica, non sono i consensi che si devono cercare, specialmente quando strabordano, ma i dubbi, le critiche, i possibili errori.
Coi criteri di ricerca di cui sopra, ho trovato articolo che segue nel post successivo, che conferma le ricerche di Nicolosi, ma dove l’autore non appare come credente.
Potrei portare altri articoli simili, ma è inutile ripetere. Ho soltanto voluto dimostrare che quanto affermo non è frutto di mie deduzioni, ma la sintesi di quanto ho letto e capito da pubblicazioni specializzate.
Purtroppo, anche quest’articolo è tratto da un istituto cattolico, per i motivi di cui sopra; ma chi scrive, Bruto Maria Bruti, non fa riferimenti al pensiero cattolico.
Può essere interessante chiedersi: perché tanti articoli favorevoli alle tesi gay?
Per lo stesso motivo per il quale le manifestazioni di piazza le fanno soprattutto le sinistre.
Chi ha qualcosa da chiedere, da rivendicare, si deve muovere, farsi sentire. Viceversa, chi sta bene non ha bisogno di manifestare alcunché.
D’altra parte, nessuno si mette a smentire false notizie, se non è direttamente interessato. Allo scienziato, cosa importa di dire che un certo miracolo è fasullo? Rischia perfino di attrarsi l’ira dei credenti.
Ripetere cento volte la stessa affermazione, non la rende più vera.
Altro appunto: che centra il sito neonazista? T'avevo raccomandato che certe etichettature non servono all'economia del dibattito. Sono forse naziste tutte le cose che non riesci a capire?
Il futuro è delle specie che seguono le leggi della natura, chi non si adegua si estingue. Il nazismo non c'entra nulla. Esso afferma che una razza è superiore ad un'altra e questo io non l'ho mai affermato.
Non ho detto che gli eterosessuali sono superiori agli omosessuali, ma solo che quest'ultimi, se vogliono, possono uscire dall'omosessualità ecc. non sto a ripetere tutto.

Zero (un forumista):
Cita:
Poi comincio anche a seccarmi del fatto che nonostante ti si dica ripetutamente che la Natura non ha mai mosso un dito contro l'omosessualità praticamente da sempre, tu fai finta di niente e continui a ripetere in maniera quasi autistica che la Natura la estirperà dal mondo... quasi tu stia cercando di convincere te stesso!


Le cose non vanno solo affermate, ma anche dimostrate.
L'omosessualità non esiste in natura, salvo casi particolari, di minima incidenza, che portano quell'individuo a non riprodursi.
Es. se un cervo maschio non sente attrattive verso la femmina, non partecipa alle lotte fra maschi, quindi la sua "predisposizione" ad una ventuale omosessualità viene estinta da questa semplice incruenta selezione.
L'ermafroditismo (possesso di entrambe gli organi, maschili e femminili) è invece assai diffuso, non fra i mammiferi.
Es. le lumache, quando la stagione favorisce la nascita di molti maschi, molti di questi sceglieranno di usare i loro organi femminili.
Ermafroditismo e omosessualità sono due cose diverse.
I pochi casi di ermafroditismo fra esseri umani, di solito sono corretti (chirurgicamente), dopo pochi mesi dalla nascita, e comunque prima della pubertà.
Infine, un conto sono i preliminari all'amore, altra cosa sono le perversioni, caratterizzate da dipendenza e mono-tematicità, fissità dei comportamenti, con scarso o nullo rispetto per il partner, che spesso viene costretto, ricattato, obbligato in qualche modo.


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31 Dic 2007, 01:59

tratto da: I.D.I.S. - Istituto per la Dottrina e l'Informazione Sociale

L'omosessualità
di Bruto Maria Bruti

Per omosessualità s’intende l’attrazione sessuale di un individuo maschio o femmina per gli individui del suo stesso sesso. Poiché nell’omosessuale non vi sono malformazioni né alterazioni ormonali e non vi è odio per il proprio corpo, l’omosessualità — due volte più frequente nei maschi che nella femmine — non va confusa né con l’ermafroditismo né con il transessualismo.
1. Ipotesi di origine biologica
Nel 1991, il biologo omosessuale americano Simon LeVay, fondatore dell’Institute of Gay and Lesbian Education, ha elaborato una teoria secondo la quale il comportamento omosessuale non sarebbe un comportamento sessuale frutto di abitudini apprese, subite o liberamente scelte, ma una condizione biologica innata, precisamente il risultato di una "programmazione" cerebrale. L’ipotesi di LeVay è che il terzo nucleo interstiziale dell’ipotalamo anteriore — INAH3 — sarebbe più voluminoso nei maschi mentre nelle donne e negli omosessuali sarebbe più piccolo e che tale nucleo potrebbe essere determinante nella genesi del comportamento sessuale.
Nel 1994 William Byne, psichiatra al New York State Psychiatric Institute e ricercatore all’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York, presso la quale studia la struttura cerebrale dell’uomo e degli altri primati e il modo in cui i fattori biologici e sociali interagiscono nell’influenzare il comportamento, ha fatto notare che il lavoro di LeVay è inattendibile perché tutti i cervelli di maschi omosessuali provengono da pazienti colpiti da AIDS e, all’epoca del decesso, tutti i soggetti presentavano bassi livelli di testosterone in conseguenza di tale malattia: le ricerche dimostrano che il volume di certi nuclei ipotalamici varia con la quantità di testosterone presente nel sangue. Ma contro l’ipotesi dell’omosessualità come condizione biologica è determinante l’esito di una ricerca — effettuata da J. Michael Bailey della North-Western University e da Richard C. Pillard della Boston University — sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti — cioè con tutti i geni uguali e con la stessa struttura biologica —, inoltre allevati nella stessa famiglia, nello stesso ambiente sociale e a stretto contatto l’uno con l’altro. Tale ricerca ha dimostrato che, se uno dei gemelli ha scelto un comportamento omosessuale, in circa la metà dei casi l’altro gemello ha scelto un comportamento sessuale normale: il 48% dei gemelli omozigoti, allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti quando uno dei gemelli ha scelto un comportamento di tipo omosessuale.
Il tutto prova in modo inequivoco l’importanza del libero arbitrio, delle intretrpetazioni, dei rapporti affettivi con i genitori (relazione triadica) e delle abitudini nella genesi del comportamento sessuale.
2. Ipotesi di origine psicologica
Lo psichiatra olandese Gerard J. M. van den Aardweg sottolinea che negli ultimi decenni si sono viste confermate soprattutto le idee dello psicanalista austriaco Alfred Adler (1870-1937), il primo a mettere in relazione, nel 1917, l’omosessualità con un complesso d’inferiorità nei confronti del proprio sesso. Le ricerche empiriche di Irving e di Toby B. Bieber e di altri nel 1962 evidenziano il fatto che un soggetto, per identificarsi positivamente con il suo ruolo sessuale, deve aver stima per il genitore del suo stesso sesso e deve sentirsi da lui amato e stimato; inoltre, l’adulto omosessuale è spesso uno che non ha vissuto i suoi anni di gioventù ben inserito nella vita di gruppo dei giovani dello stesso sesso. Tali esperienze giovanili portano il soggetto a drammatizzare la propria situazione, a desiderare l’affetto di quelle persone dello stesso sesso rispetto alle quali ha sviluppato un complesso d’inferiorità e dalle quali non si sente accettato, o dalla cui compagnia si sente escluso. Van den Aardweg spiega che i complessi omosessuali possono essere curati, ma soprattutto che possono e devono essere prevenuti durante l’infanzia con una giusta educazione. Egli afferma che un’educazione dei giovani che cerchi di annullare le specificità maschili e femminili — tipica dei socialismi e del femminismo rivoluzionario — e la mancanza in casa dei ruoli materno e paterno può avere effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l’insorgenza di complessi nevrotici omosessuali. A conclusioni analoghe giunge — in un contesto teorico di matrice freudiana — Giuseppe Cesari, ordinario di psicologia clinica nell’Università di San Diego, in California: il bambino o la bambina possono non riuscire a realizzare l’identificazione con il genitore del proprio sesso durante la cosiddetta fase edipica; in questo caso il soggetto regredisce al narcisismo primario pre-edipico e vengono attivate in questo modo le premesse di un orientamento affettivo omofilo. Se il soggetto così "predisposto" incontra individui omofili può attivare verso di loro un tardivo processo di identificazione, che darà luogo a un orientamento omosessuale. L’identificazione con il genitore dello stesso sesso — spiega Cesari — non avviene perché il genitore è "inadeguato", oppure perché il soggetto — bambino o bambina —, per aspetti caratteriologici suoi o per sue interpretazioni, indipendenti dal comportamento del genitore, non trova in lui ciò che istintivamente va cercando. Tale soggetto — dice sempre Cesari — presenterà, anche in età adulta, atteggiamenti infantili, quasi sempre abilmente e inconsciamente mascherati e sostanzialmente immaturi, di attaccamento al genitore complementare.
In campo psicologico molti considerano l’omosessualità come un disordine soltanto quando non è voluta dalla persona, cioè quando è "ego-dystonic". Il gesuita professor Bartholomew Kiely, della Pontificia Università Gregoriana, sottolinea che non si tratta di una posizione veramente scientifica ma di una posizione relativista nel campo della psicologia. Per tale approccio relativista ogni considerazione sull’omosessualità dovrebbe essere non di tipo oggettivo ma di tipo soggettivo. Se il soggetto si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il tossicodipendente o l’alcolizzato si sentono gratificati dalla droga o dall’alcol essi sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire per la loro strada. Già il filosofo tedesco Herbert Marcuse (1898-1979), esponente della Scuola di Francoforte, rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un’alienazione e deve essere aiutato per poter ricuperare la libertà.
3. L’ordine naturale
Tutti coloro che hanno disturbi comportamentali, l’alcolista, il tossicodipendente, il pedofilo, lo zoofilo, lo stupratore, il voyeur, il masochista, il sadico, e così via, sono soggettivamente gratificati dalle loro azioni disordinate, ma si tratta oggettivamente di situazioni di deviazione e di alienazione. Molte deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà; l’essere umano deve venire aiutato ad avere un giusto rapporto fra il pensiero e la realtà perché la liberazione da ogni disordine mentale ha luogo nella misura in cui la persona non si pone più in contrasto con l’ordine fondamentale delle cose, nella misura in cui giunge ad accettare il mondo reale e le sue leggi e diventa capace di soddisfare le proprie esigenze all’interno della medesima realtà. Se è vero che l’uomo deve dominare la natura, è pure vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole: pertanto il dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale, poste dal loro Creatore.
La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà e tradurre la tendenza omosessuale in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine. Un uomo può sentire in sé l’inclinazione alla disonestà e all’omicidio, ma non per questo è costretto o autorizzato a rubare e a uccidere.
4. Libertà umana e moralità
La persona con tendenze omosessuali rimane sempre una persona e, pur essendo condizionata da un punto di vista emotivo, ha in sé quella libertà della volontà che gli consente di resistere all’inclinazione disordinata e di essere padrona dei propri atti. L’atto omosessuale è un atto contro natura, frutto di un atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare, risultato di una strategia difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di rimediare alla propria incompletezza psicologica: perciò tale atto non risolve i problemi più profondi della persona e impedisce la sua vera realizzazione. Gli atti omosessuali possono rappresentare un’occasione di piacere momentaneo e disordinato, ma impediscono la felicità della persona.
Il professor Cesari afferma che l’aspetto specifico della natura umana è il bisogno di significato e introduce in psicologia il concetto di "fecondità": "felice" è il termine corradicale di "fecondo". La fruizione immediata ed esclusiva del solo piacere non rende felice l’uomo. Per esempio, nel campo sessuale la genitalità risulta pienamente soddisfacente solo se vissuta all’interno di un’autentica relazione d’amore perché altrimenti l’atto sessuale potrà essere anche "fertile" ma non sarà umanamente "fecondo" in quanto rimarrà inappagato quel bisogno fondamentale, vero "basic need", che consiste nell’essere in una vera relazione con l’altro.
La felicità-fecondità nasce da un processo che porta l’uomo all’unione con sé stesso ( passioni, volontà, ragione ) e con l’ordine fondamentale della realtà e il piacere è buono solo quando è ordinato a tale processo: il piacere disordinato è soltanto il piacere momentaneo di una facoltà che entra in conflitto con le altre componenti della personalità e con la verità.
Lo studio psico-biologico sull’omosessualità fa concludere che l’omosessualità nasce da bisogni emotivi non soddisfatti nell’infanzia.
Nota bene: L’omosessualità è una tendenza che non va confusa con i semplici atti omosessuali: gli atti omosessuali possono essere compiuti in presenza di omosessualità oppure no: per esempio esperienze adolescenziali, oppure volontà di trasgredire, gusto del proibito, volontà di dominare un altro uomo – e questi ultimi rientrano propriamente nella condizione detta della sodomia – che non va confusa con l’omosessualità. L’omosessualità non è una malattia fisica né mentale, ma un sintomo dovuto ad un disturbo vericatosi nello sviluppo dell’identità sessuale.
Per esempio, se uno è agitato, avrà la pressione alta, ma ciò non vuol dire che sia ammalato di “pressione alta” perché in questo caso la sua pressione non è causata da malattie renali o vascolari o così via, ma è solo un sintomo dovuto a uno stato di agitazione: se l’individuo acquista sicurezza e si tranquillizza, il sintomo della pressione alta scomparirà.
“L’omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall’infanzia, specialmente nella relazione con il genitore dello stesso sesso. In altre parole: per il ragazzo che non ha avuto una connessione emotiva con il padre, e per la ragazza che non ha
avuto attenzione emotiva da parte della madre, questo può indurli a sviluppare un sintomo di attrazione verso il proprio sesso, o omosessualità” (J. Nicolosi).
Dal punto di vista socio-politico l’atteggiamento verso il comportamento omosessuale deve essere improntato al rispetto, alla compassione e alla delicatezza nei confronti delle persone con tendenza omosessuale mentre, al contrario, la pulsione omosessuale non può e non deve essere tutelata e promossa come un valore, non può e non deve essere equiparata al comportamento sessuale ordinato e naturale, che porta alla costituzione di una famiglia e alla possibilità di adottare dei figli. La società deve fornire ogni sostegno per aiutare le persone con tendenza omosessuale che vogliono compiere un cammino di crescita oltre l’omosessualità. L’itinerario progressivo di crescita oltre l’omosessualità è l’unico percorso che difende in modo realistico e autentico la libertà e la dignità delle persone con tendenza omosessuale e trova conferma in fenomeni sociali come la crescita del movimento internazionale "ex gay", a cui aderiscono omosessuali ed ex omosessuali che non sono disposti a rassegnarsi alla loro tendenza disordinata. Si tratta di un autentico movimento di base che si è organizzato, negli Stati Uniti d’America, in enti come Exodus international e Courage: omosessuali ed ex omosessuali si aiutano per promuovere un miglioramento e un cambiamento di vita in modo da liberarsi dal vizio dell’omosessualità.


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31 Dic 2007

A questo punto mi sembrerebbe opportuno che lo stato desse provvidenze agli omosessuali, non per metter su un menage omosessuale (che non potrà mai chiamarsi famiglia) ma pagando per dare cure gratuite a questa categoria di cittadini, al fine di incoraggiare chi voglia affrancarsi dall'omosessualità.
Premiare, soccorrere, invece di negare o condannare. Allontanare l'idea di discriminazione, per aiutare fattivamente gli omosessuali.
Solo a cura completata ed a risultati stabilizzati, essi potranno accedere all'adozione, sempre previo matrimonio, e dopo aver dimostrato di avere tutte le doti per allevare un bimbo.
Quanto meno, io, se fossi orfano o rifiutato dai genitori naturali, sarei contento che lo stato adottasse tutte queste precauzioni, verso i candidati alla mia educazione e mantenimento.
Per le ragioni così bene esposte dal dott. Bruto Maria Bruti, bimbi in adozione non devono essere dati a singoli, come pure bisognerebbe chiudere tutti i collegi e gli orfanatrofi, per favorire al massimo l'adozione in coppie. Si dimostra, infatti, che quando viene a mancare uno dei genitori, la probabilità che i bimbi, da adulti, sviluppino forme di omosessualità, è alta.
Importanti sono anche le compagnie frequentate. Spesso, una buona educazione impartita, viene rovinata dalla frequentazione di gruppi di amici poco raccomandabili (circoli gay, bande di bulli, gruppi di estremisti, simpatizzanti terroristi, tossicomani, mafiosi, ecc.), secondo il vecchio adagio: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" fatti salvi i volontari, che cercano di soccorrere cittadini in disagio o emarginati .

1 gennaio 2008

Rita (una forumista):
Cita:
Le regole di convivenza devono anche essere basate su
considerazioni logiche, non prendendo per buono tutto quello che "fa
schifo" a questo o a quello, altrimenti nessuno sarebbe più libero di
fare nulla perché ci sarebbe sempre qualcuno che s'incavola... e come
ho detto posso capire che inizialmente possa essere fastidioso o
imbarazzante vedere due gay che si baciano ma quello che trovo "fuori
dal mondo" è che tu lo trovi talmente scandaloso da pensare che un gay
si debba nascondere perché fa schifo a te

La vita sociale è possibile perchè esiste il rispetto di regole che ci
siamo dati attraverso le leggi.
Esiste il comune senso del pudore, che non deve subire più continui
degradi, come è successo negli ultimi decenni, purtroppo.
Attenzione, perchè i "ritorni" sono possibili e furenti, come la storia
dimostra.
C'è una limitazione di libertà, nel sociale, non nel privato.
Più la società è numerosa e diversificata, più limitazioni vi sono.
Questo è intuitivo. Sempre che si voglia una società unita con valori
condivisi.
Viceversa, c'è l'indifferenza totale, come succede negli USA, dove ti
possono anche stuprare, in strada, nessuno si volta e nessuno ti
soccorre.
E questo perchè si diffonde sempre più la paura dell'altro, possibile
delinquente, non sai mai che reazione potrà avere.
Ci si isola, ci si chiude sempre più nel privato e nell'individualismo.
Se mi costringi a sopportare tutte le vaccate che succedono in strada,
per amore della licenziosità, stabilita di volta in volta dagli idioti
di turno, che non riescono a rimandare al momento più opportuno i loro
bisogni emergenti, sono obbligato a proteggermi, "non vedendo" e non
condividendo più nulla.
E’ così che nasce il razzismo. Baciarsi in pubblico deve essere
vietato a tutti omosessuali o non. Parlo di baci passionali, dati
con l'intenzione di dire agli altri "vedete?! Noi ci amiamo" che è la
"fissa" di tutti gli innamorati, di gridare al mondo il loro amore.
E chissenefrega, se vi amate, fatele a casa le vostre sbavate. C'è, in
effetti, un motivo fondamentale di offesa e di ingerenza nella propria
vita privata e sentimentale da questi atti fatti in pubblico. Perchè un
bacio passionale, va a turbare il nostro equilibrio emozionale, che
vogliamo invece tenere sopito in pubblico. Non è come mangiare un
gelato. Veder baciare due persone può suscitare invidia, gelosia, un
ricordo doloroso, ma anche gioioso, per alcuni. Nel dubbio meglio non
farlo.
Così, negli scompartimenti di un treno, l'apertura di un finestrino è
subordinata all'assenso del passeggero che è vicino. Al vantaggio di
uno non deve corrispondere il disagio dell'altro. Nel dubbio non si
apre il finestrino. Permessi invece i baci come segno di affetto, di
una madre che bacia il bambino sulla guancia.
Cosa dire di una madre che bacia il bimbo succhiandogli le labbra e
rovistandogli l'interno con la lingua... è normale secondo voi? O è una
libertà da concedere in pubblico?
E se mi va di cagare o di pisciare per strada perchè volete impedirmi
di farlo? E' un mio bisogno, nel vero senso della parola.
Insomma esiste o non il senso del pudore da rispettare? O dobbiamo
scadere sempre più nel primitivo, nel pecoreccio?
Ma andiamo avanti.
E se i fidanzatini non volessero limitarsi al bacio ma iniziare a
tastarsi? E' una manifestazione ammissibile in pubblico anche questa? E
una scopatina sul paletto della fermata dell'autobus, non vogliamo
concedergliela? Tanto per non annoiarsi nell’attesa? Sembra che nei
pressi del monumento Colosseo a Roma, i vigili abbiano multato per atti
osceni due omosessuali che avevano tirato fuori i loro arnesi per
misuraseli, sotto gli occhi dei turisti.
Di concessione in concessione, può capitare, in futuro, facendo una
passeggiata nei fori imperiali, di vedere batterie di omosessuali che
si concupiscono vicendevolmente, magari ad anello (moto perpetuo).
Normale anche questo come segno d’amore?
Che spiegazioni dare ai bimbi che, magari, vorrebbero imitarli nei
cortili delle scuole.
Perchè non possiamo inneggiare al Duce, portare coccarde fasciste, fare
saluti romani ecc.? Perchè è proibito dalla costituzione ricostituire
il partito fascista, o manifestare il fascismo sotto le più diverse
forme. Si tratta di una legge, una regola.
Non è vietato invece portare la maglietta del Che o cantare inni
stalinisti, perchè non c'è nessuna legge che lo proibisca, malgrado il
comunismo abbia causato danni e morti all’umanità assai maggiori, ma
solo perchè è durato più a lungo.
Bisogna vietare agli omosessuali di baciarsi in pubblico e per me
sarebbe stato motivo di licenziamento in tronco per Fiorello ed il
direttore di Rai 1 Fabrizio del Noce. E’ stato uno spettacolo schifoso!
Non potevano farlo nei cessi del teatro?
Questo intendo per proselitismo omosessuale. Cioè quando diventa
normale che i maschi si bacino fra loro in strada (ed è il minimo,
perché ormai ci sono intere strade dedicate agli omosessuali, ove
succedono le porcate più orrende) i bambini ed i giovani si preparano a
seguire il loro esempio.
Il proliferare dell’omosessualità, come ho detto all’inizio, e
dimostrato con l’articolo sulla “fogna comportamentale”, è il segno del
crepuscolo di una civiltà. Tutte le società decadenti, nel loro “canto
del cigno” (omosessuale) hanno visto il trionfo degli omosessuali,
durato una o due generazioni, il tempo necessario a civiltà nuove,
sane, forti, e virili, di sostituirle.
Concludendo, non bisogna favorire e pubblicizzare l’omosessualità, non
per discriminare gli omosessuali, che possono continuare in privato, ma
per evitare che si diffonda l’omosessualità, fino alla decadenza della
nostra civiltà, specialmente in un periodo storico che vede una
concomitante denatalità, unita ad una forte immigrazione, da paesi
tradizionalmente assai prolifici.


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28 ott 2007

la "fogna comportamentale"

tratto dal sito:
http://www.tempiespazi.toscana.it/segna ... azipro.htm
.................. omissis (articolo sulla prossemica)

Cita:
Le conseguenze di una mancata cura dello spazio in cui si vive, trovano una 'esemplarità' anche negli esperimenti effettuati da J. Calhoun, etologo statunitense che, nel 1958 a Rockville (Maryland - U.S.A.) osservava l'effetto 'fogna del comportamento' in spazi preordinati in un gruppo di cavie. Con l'espressione 'fogna del comportamento' egli ha indicato: 'un ricettacolo di brutture, squallore e rifiuti.' 9 L'esperimento consisteva nella costruzione di quattro recinti, disposti sequenzialmente dal I al IV, collegati fra loro e dotati di rifornitori di cibo e di acqua, per osservare il comportamento di una nutrita colonia di topi norvegesi addomesticati, sottoposti a diverse situazioni di convivenza. Inizialmente la convivenza si basava sulla libera circolazione delle cavie fra i diversi recinti, ma, gradualmente, l'etologo sottopose i recinti centrali, II e III, ad una restrizione degli accessi, insieme, a progressive limitazioni e modificazioni dell'ambiente interno, lasciando, invece, invariate le condizioni 'abitative' nei recinti I e IV. Cambiando la disposizione dei rifornitori di acqua e di cibo nei recinti II e III, per esempio, Calhoun osservò che si determinava una situazione di 'sovraffollamento' negli spazi d'accesso alle risorse di sopravvivenza. Sinteticamente, il risultato dell'esperimento di Rockville fu che 'quando l'attività nei settori centrali si moltiplicò a tal punto che i rifornitori di cibo venivano usati da tre a cinque volte più di frequente che nei settori terminali, la fogna cominciò a svilupparsi.' 10 Si evidenziò, in questo modo, una situazione di maggiore aggressività tra i soggetti del II e del III recinto, rispetto a quelli che abitavano i recinti I e IV, nei quali la condizione 'abitativa' era rimasta stabile. Le cavie nei recinti centrali lottavano per la supremazia di accesso al nutrimento, ai materiali per la costruzione dei nidi, lottavano per la 'conquista' della compagna e, quindi, per la definizione dei 'termini' dello spazio 'prossemico' individuale. Ciò che sembra particolarmente interessante per i fini qui proposti, è il fatto che, inoltre, nell'ambito dell'esperimento etologico si sono rivelate determinanti le differenze di genere sessuale. Infatti, nei recinti centrali e sovraffollati, 'la 'fogna' colpiva in modo particolarmente duro le femmine e i piccoli dei topi: (…) dei 558 piccoli nati al colmo della 'fogna' del comportamento, soltanto un quarto sopravvisse alla prima età.' 11 Tra le femmine, poi, si verificò una situazione particolarmente disastrosa poiché 'il numero degli aborti aumentò in modo imponente, (…) le femmine cominciarono a morire in seguito a malattie all'utero, alle ovaie, alle trombe di Falloppio. Nelle autopsie si individuarono tumori alle glandole mammarie e agli organi sessuali. I reni, il fegato e le glandole surrenali erano pure dilatati o malati, e mostravano i segni normalmente associati alle condizioni di estremo affaticamento.'
12I risultati di questi esperimenti confluiscono in una disciplina che si occupa dell'alterazione delle funzioni vitali di alcuni organi e recettori interni del corpo in relazione agli stimoli esterni. La 'biochimica del sovraffollamento' o esocrinologia ha, infatti, individuato chiaramente che 'le secrezioni esterne di un organismo incidono direttamente sui meccanismi chimici di altri organismi, e contribuiscono in vari modi all'integrazione delle attività di gruppi e collettività animali. (…) Un'unica sindrome propaga in giro le risposte dell'organismo allo stress.' 13
Dell'esperimento di Calhoun, può essere utile sottolineare inoltre che, sempre nell'ambito di una, per così dire, gender-reply, i dati evidenziano anche il fatto che 'le femmine (…) che non avevano raggiunto lo stato della 'fogna' (…) madri impazzite (…) non distinguevano più le varie figliate, che quindi si mescolavano: i piccoli venivano abbandonati a se stessi e spesso mangiati da maschi esagitati che invadevano i nidi.' 14 azione particolarmente 'aberrante' che ricorda il mito greco di Crono: divoratore dei suoi stessi figli appena nati. Relativamente al fenomeno dell'attaccamento alla prole, cioè relativamente alla possibilità di 'conciliare' la propria esistenza con quella di un'esistenza presupposta, 'Crono ci appare come una figura per niente rispettabile, con nessun legame evidente.' 15 si sottolinea così che l'abbandono del 'giusto' comportamento da parte delle madri nei confronti dei piccoli nati, madri che 'impazziscono' poste in situazioni di grave stress, trova una 'pari' corrispondenza nel comportamento dei padri che sembrano 'rinunciare' anch'essi alla prole. E' evidente che nell'ambito di una condivisione degli spazi è necessario focalizzare un ordine nelle relazioni tra i soggetti. La fondazione di tale ordine è funzionale al mantenimento della struttura sociale ed alla sua trasmissione nel tempo. Quest'ordine si costruisce anche in base ai divieti e alle prescrizioni d'accesso alla diverse risorse ambientali. Cioè in base alla relazione tra corpi-oggetti-e-spazi sulla quale si può intervenire.

.........
Cita:
Il territorio è una vera e propria estensione dell'organismo, caratterizzata e delimitata da segnali visivi, vocali, olfattivi, come ha sottolineato Edward Hall, il più noto studioso di prossemica. Tra i meriti di questa disciplina annoveriamo una serie di conoscenze assai utili sui limiti di sopportazione del sovraffollamento e sui danni che ne derivano sia a livello fisiologico che comportamentale.
A questo proposito gli studi di John Calhoun sui topi hanno aperto la strada, fissando i punti più importanti. Sua è la nozione classica di "fogna del comportamento", cioè l'insieme di impressionanti distorsioni che si manifestano nell'agire di individui viventi in uno stato di densità di popolazione doppia rispetto a quella che produce il massimo di tensione in una comunità animale selvatica. In tali condizioni di patologia sociale insorgono violenze diffuse, del tutto anormali, comportamenti promiscui, alterazioni dei ruoli seguiti in precedenza. In certe metropoli pure l'uomo è entrato nella "fogna", di Calhoun, con esiti ben esemplificati dalla cronaca quotidiana.



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04 Gen 2008, 20:58

http://filoapiombo.blogspot.com/2006/06 ... della.html
Giugno 2006:

Cita:
Sull’ultimo numero dell’AFA Journal, la rivista dell’American Family Association, un interessante articolo di Ed Vitagliano, intitolato “Europe’s Chastisment? How the Abandonment of Christianity May Be Leading to Disaster” (“Il castigo dell’Europa? Come l’abbandono del cristianesimo può portare al disastro”), mette in relazione la crisi demografica dell’Europa con il rifiuto delle proprie radici cristiane. Dove sono finiti gli etruschi, si chiede Vitagliano? Non esistono più, perché vennero assorbiti dalla civiltà romana e scomparvero come popolo distinto. La brutta notizia è che fra un centinaio d’anni potremo chiederci dove sono finiti gli italiani, gli spagnoli o i russi. Il noto giornalista canadese Mark Steyn lo ha scritto recentemente su “The New Criterion”: “Gran parte di quello che noi approssimativamente chiamiamo mondo occidentale non sopravviverà a questo secolo, e alcuni paesi dell’Europa scompariranno entro l’arco della nostra vita”.
Cosa potrebbe causare un cataclisma del genere? Un’altra guerra mondiale? Un conflitto nucleare? Un’epidemia? Niente di così drammatico, dicono gli esperti. L’Europa sta suicidandosi lentamente, perché non rimpiazza con nuovi nati le persone che muoiono ogni anno. Il sociologo Ben Wattenberg, autore del libro “Fewer: How the New Demography of Depopulation Will Shape Our Future” ha osservato che, dai tempi della peste nera, mai in Europa i tassi di fertilità sono caduti così in basso, così rapidamente, così a lungo e così ovunque. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite dal 2000 al 2050 l’Europa, dall’Islanda alla Russia, vedrà la sua popolazione crollare da 728 milioni a 600 milioni, o forse a 556 milioni. Se queste tendenze continueranno ulteriormente, alla fine del secolo la popolazione europea si ridurrà a 207 milioni.
Qual’è la causa di questa debacle? Gene Edward Veith del “World Magazine” ha preso in considerazione alcuni fattori economici e culturali: “Da cosa nasce il calo della popolazione? Letteralmente, dal collasso mondiale dei valori familiari. Grazie alle tecnologie contraccettive, il sesso è stato separato dalla procreazione, e per molti uomini e donne la gravidanza è diventata uno spiacevole effetto collaterale, da prevenire con gli anticoncezionali o eliminare facilmente con un aborto. Il piccolo sporco segreto dell’implosione della popolazione, raramente menzionato dai demografi, è che il mondo sta abortendo le future generazioni”. Negli Stati Uniti da un terzo a un quinto delle gravidanze si concludono con un aborto, ma in alcune nazioni europee la situazione è ancor peggiore: in Russia gli aborti sono più numerosi delle nascite, e ogni donna ha in media quattro aborti nel corso della sua vita.
Tutto questo è sintomatico della mentalità edonistica dominante nel mondo occidentale, che Allan Carlson, presidente dell’Howard Center for Family, Religion, and Society, ha definito come “una completa filosofia del piacere”: “Ovunque nell’Unione Europea e nel mondo anglo-americano le attenzioni della gente si concentrano sui consumi, sulla libertà sessuale e sul divertimento. I giovani in età fertile ricorrono a congegni meccanici e ad agenti chimici per contrastare i disegni della natura. In luoghi così culturalmente diversi come la Spagna, l’Italia, la Danimarca e la Germania la sperimentazione sessuale inizia presto, ma raramente si conclude con un figlio”. Malgrado gli sforzi fatti dai governi di alcune nazioni europee per aumentare con sconti fiscali o sussidi il desiderio di maternità e paternità, pochi pensano che serviranno a convincere le coppie a tornare ad avere tre o quattro figli. Quasi nessun demografo crede che i tassi di natalità torneranno a crescere in maniera significativa.
L’aspetto paradossale della storia, osserva Vitagliano, è che il perseguimento del piacere e della ricchezza personale potrebbe condurre alla rovina economica. Infatti, se la popolazione attiva si riduce, chi produrrà in futuro i beni e i servizi che necessitano di capitale umano? Veith indica alcune conseguenze economiche del declino della popolazione: “Gli individui non sono solo consumatori ma produttori. La riduzione della popolazione può distruggere l’economia perché crea una scarsità di lavoratori. Un paese che perde abitanti avrà una minor forza militare e un minor numero di contribuenti. Il declino della popolazione è sempre stato un segnale di decadenza culturale, perché riduce la creatività, l’energia e la vitalità ad ogni livello della società”.
L’opinionista e critico culturale Don Feder, pur essendo ebreo, vede nell’abbandono del cristianesimo la causa profonda dei problemi demografici europei: “Non è un caso che il carattere centrale della Nuova Europa sia il rifiuto di riconoscere le proprie origini spirituali. La Costituzione Europea, un documento di oltre settemila parole, non contiene un solo riferimento al cristianesimo. In questo modo più di un millennio di storia viene di fatto cancellato”. L’abbandono del cristianesimo nella maggior parte dei paesi europei è ben documentato. In cinque paesi chiave dell’Europa (Francia, Belgio, Olanda, Germania e Italia) la percentuale della popolazione che frequenta regolarmente una chiesa è scesa negli ultimi trent’anni dal 40 al 20 per cento circa della popolazione. Feder crede che vi sia un evidente collegamento tra la mancanza di fede religiosa e la perdita di quell’interesse per il futuro, che spinge le persone a concepire e ad allevare un figlio: “Avendo perso la loro fede e abbracciato un’etica di autonomia radicale, gli Europei hanno smesso di andare in chiesa, di prendere la Bibbia sul serio, di credere nel futuro e di avere figli”. Aborto, controllo delle nascite, accettazione del matrimonio gay e promiscuità sessuale sono le nuove tendenze guida.
La prognosi è ancor più infausta a causa della soluzione rischiosa che molte nazioni europee hanno scelto per colmare i vuoti di popolazione: l’immigrazione. Dal Nord Africa e dal Medio Oriente, milioni di immigrati musulmani si sono riversati nel vecchio continente nell’ultimo mezzo secolo. Solo cinquant’anni fa gli islamici residenti in Europa erano 250.000, oggi sono venti milioni. Inoltre i musulmani, diversamente dagli occidentali, hanno famiglie numerose. La loro alta natalità, combinata all’immigrazione, porterà la popolazione musulmana in Europa a raddoppiare nel 2025. La demografia potrebbe quindi realizzare quello che non riuscì ai Mori e all’impero ottomano con le armi: un’Europa musulmana. I multiculturalisti vedono questo esito come un arricchimento. Il problema, tuttavia, è che l’islamizzazione dell’Europa produrrà una completa metamorfosi del continente. Una società non può diventare più islamica nei suoi caratteri demografici senza diventare tale anche nei suoi caratteri politici e culturali. Già oggi più del 60 per cento dei musulmani britannici desiderano vivere sotto la legge coranica, ed entro il 2050, prevede Mark Steyn, molte nazioni europee saranno costrette ad introdurre la sharia nella propria legislazione.
Forse all’inizio i governi europei cercheranno di resistere a queste richieste, ma la reazione potrebbe essere un’escalation di attentati e rivolte. Fra meno di cento anni l’Europa di Shakespeare e Hugo, di Rembrandt e Bach, di Churchill e Wojtyla potrebbe esistere solo sui libri di storia e nei musei; oppure, peggio ancora, le vestigia dell’Europa cristiana potrebbero subire la stessa sorte delle statue dei grandi Budda dell’Afghanistan, demolite dai talebani.
In ogni caso, secondo Allan Carlson, l’attuale cultura materialista dell’Occidente non potrà durare a lungo. Esiste una legge ferrea della storia, secondo cui il futuro appartiene ai più fertili. Proprio come le tribù barbariche dei Germani incentrate sui clan familiari e ricche di figli spazzarono via il sensuale e sterile impero romano d’occidente, lo stesso faranno i “nuovi barbari” che premono alle porte. Gli europei secolarizzati che, per cercare una illimitata libertà individuale, hanno rigettato la propria eredità morale cristiana potrebbero ritrovarsi sotto il tallone repressivo del totalitarismo islamico: sarebbe l’ennesima eterogenesi dei fini a cui ci ha abituato la storia. Dopo le sciagure del XX secolo, si chiede in conclusione Ed Vitagliano, stiamo forse assistendo al castigo finale dell’Europa per la sua apostasia dal cristianesimo?

La cosa non ci tange, perchè quando succederà, noi non ci saremo. Potrebbe interessare, invece, quelli che stanno per nascere o i nati da poco.
I giovani ventenni potrebbero essere testimoni di buona parte di questa trasformazione epocale. Ma anch'io, già mezzo vecchietto, potrò vederne i primi sviluppi decisivi nei prossimi anni.
Non so se avete visto il servizio giornalistico di ieri sera dedicato al Natale nelle scuole.
I crocefissi sono spariti dalle classi, ove non è stato possibile toglierli del tutto, è stata lasciata la sola croce, senza il Redentore. Secondo gli imam, quel cadavere appiccato per i polsi, terrorizza i loro bimbi.
Ai preti è stato impedito di entrare per benedire le classi... i piccoli musulmani si sarebbero trovati a disagio.
I bambini delle elementari non fanno più recite di natale e, qualora le facciano, sono profondamente trasformate. Le maestre cercano, in qualche modo, di metterci dentro pure Maometto. Che assurdità! E' vissuto secoli dopo. In nome dell'intercultura... l'ignoranza!
Non si dice più "Buon Natale" ma "Buone feste", insomma stiamo vergognandoci della nostra fede. Nelle mense i menù vengono cambiati, sostituendo la pastasciutta con il cous cous, mentre i salumi divengono un lontano ricordo.
Stiamo dis-integrandoci noi, da soli, con un autolesionismo tutto italiano.
Provatevi a cambiare il costume di un hezbollah, vi farà a pezzi, per offesa ad Allah.
Io non voglio salvare la religione, ma sono costretto a difenderla, come italianità.
Nessuno difende l'Italia e la cultura italiana dall'assalto degli immigrati, tutti hanno timore di apparire razzisti.
Si, mettiamoci anche noi a 90° gradi, per ricevere pedate, però.


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MessaggioInviato: 14/05/2013 - 04:55 
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06 Gen 2008, 01:40
korovev (un forumista):
Cita:
sapevo che avresti citato civiltà greca e romana. ma l'omosessualità non c'entra nulla con la caduta di quegli imperi. francamente vorrei che esponessi la tua tesi al riguardo, perchè sull'argomento sono abbastanza preparato, se ben ricordo...
a parte questo, non posso far altro che constatare che sei terrorizzato dell'avanzata del germe straniero.


Dalla fondazione di Roma alla caduta dell’impero intercorrono circa 1500 anni. L’VIII secolo d.c. e il precedente possiamo anche considerarli agonia. Il massimo splendore è durato pochi secoli.
Sulle cause della caduta ne ho sentite molte, da crisi energetiche, crisi di produzione, al cristianesimo, a quella più plausibile delle invasioni barbariche, che hanno trovato un impero indebolito moralmente, corrotto e rilassato, pronto al compromesso cogli invasori e a delegare la difesa alle truppe mecenarie.
Omosessualità, e soprattutto pedofilia, erano assai diffuse, fin dagli albori; possiamo considerarle concausa.
Un po’ come quando ti viene un cancro quando hai già la polmonite cronica.
Il perché alcune civiltà importanti si siano poi estinte desta sempre grande interesse.
Scomparvero per errori ecologici, come lo sfruttamento eccessivo delle risorse di un territorio. Altre perché nuovi popoli le conquistarono, sterminandole (Gengis Khan, nel 1218, nella sola città di Merv, fece ammazzare 1,5 milioni di persone), prendendone il posto, più raramente assorbendole e mutandole con le proprie leggi e costumi.
L'espansione demografica di un popolo rende le risorse del territorio occupato insufficienti, ciò spinge i più arditi alla migrazione, per cercare nuovi territori con nuove risorse. Non di rado quei territori sono già occupati, da qui la nascita di guerre.
Vince il più forte, il quale non sempre è anche il più intelligente. E’ quel che è accaduto con l’Impero Romano, assai ricco, colto e sofisticato, nella fase più matura.
Fintanto che Roma possedeva un proprio esercito, costituito dai romani stessi e dai più antichi alleati, Roma mantenne l’iniziativa contro le pressioni dei popoli confinanti. Quando l’esercito divenne mercenario, addirittura arruolato fra gli stessi popoli confinanti, alla ricerca di compromessi, non ci fu più nessuna garanzia di sicurezza, per gli alleati di Roma, che finirono per passare al nemico.
Il soldato fu uno di quei “lavori che i romani non volevano più fare”, corrotti dagli agi della Roma imperiale.
Si può, quindi, confrontare quella situazione con la nostra di oggi.

La penetrazione immigratoria attuale, si è avvalsa proprio di questi lavori, un tempo discretamente pagati, ma divenuti impraticabili dagli autoctoni (che siamo noi), dopo l’invasione immigratoria degli anni ’80 e ‘90.
Le paghe si sono rarefatte, i contratti di lavoro legale, spariti. Le città si sono nuovamente affollate, scarsi gli alloggi, numerosi i mendicanti, i deleritti, gli zingari. Comparsa di favelas nelle periferie sotto i viadotti, lungo i fiumi; picchi di criminalità, di diffusione della droga, di rapine, stupri, riduzioni in schiavitù, estorsioni.
Ci hanno guadagnato gli imprenditori, i proprietari terrieri, mafia, camorra e ‘drangheta, che ha riservato la manovalanza criminale proprio agli immigrati in cerca di lavori che non ci sono per tutti.
Ma anche la chiesa ci ha guadagnato, risolvendo il calo delle vocazioni: si fa di tutto per un buon pasto, un rifugio sicuro, un ruolo di prestigio. I preti hanno riaperto gli istituti di assistenza, grazie ai quali ricevono ingenti finanziamenti dallo Stato. Hanno così il vantaggio di diffondere la dottrina e di essere pure pagati per questo. Ma con gli islamici cadono male, le buscano.
I politici di sinistra poi, sono quelli che hanno aperto le porte a tutti i diseredati del mondo, senza regole o con regole che non vengono fatte rispettare. Da qui il degrado che stiamo vivendo, non solo, nella foga di riscuotere il voto degli immigrati che hanno favorito, i partiti di sinistra si affrettano a varare leggi per dare il voto a tutti. Ciò non farà che accelerare il passaggio dei poteri dagli autoctoni agli immigrati.
C’è però il rovescio della medaglia: la presenza di islamici ha prodotto molte conversioni e l’apertura di moschee sempre più numerose, assolutamente moleste per la cittadinanza (si pensi alla preghiera 5 volte al giorno, agli urli dei muezzin, alle moschee negli scantinati dei palazzi, al blocco del traffico, all'affollamento indescrivibile) e centro di reclutamento per terroristi. Il permessivismo italiano è un brodo di coltura per il terrorismo; per questo non abbiamo avuto ancora attentati.
Anche gli imprenditori hanno avuto la loro parte di fiele: le loro ville sono sempre più esposte a bande di rapinatori, che picchiano ed uccidono senza pietà. Le loro imprese sono taglieggiate dal pizzo; la criminalità organizzata, infatti, si è potenziata, grazie alla grande disponibilità di manodopera criminale di importazione.
Non basta, altre mafie si sono affacciate nel mondo della delinquenza: quella cinese, quella africana, quella russa o slava, in genere.
Potrei continuare...
Sono di sinistra ma di una sinistra critica, mi riconosco nelle lotte ecologiche.
Ti ringrazio di non avermi dato dello xenofobo, risparmiandoti, così, un'altra svista.
korovev:
Cita:
l'islam non è una religione oscurantista, o quantomeno, non lo è più del cattolicesimo. che all'interno del mondo musulmano ci sia una minoranza radicalmente integralista è innegabile. ma sappi che tra le varie correnti della "chiesa de roma" ci sono gruppi che perseguono le stesse finalità. gruppi come la militia christi, neocatecumenali, focolarini e altri ancora, vorrebbero una società non meno oscurantista di quella desiderata dagli integralisti islamici.

Ecco, qui avresti ragione a chiamarmi “teofobo”, termine improprio per dire che ho terrore delle religioni, soprattutto di quella islamica.
Le religioni sono un subdolo aspetto della violenza. Sono una tirannia mascherata, una mafia spirituale ma che ha tremende ripercussioni sulla vita reale.
La religione ha il potere di ridurre l’uomo in oggetto nelle mani del clero. E se pensiamo a quanti cadono vittime, possiamo capirne tutto l’orrore.
La religione cristiana, soprattutto nella sua versione di cattolicesimo, raggiunse un picco di malvagità durante la controriforma. Tutt’oggi è oscurantista, vera palla al piede dell’umanità, da sempre, da prima che nascessero redentori e profeti.
Dovremmo fare di tutto per bloccare le immigrazioni, perché saranno la prima causa di guerra, da qui a qualche decennio.
Ma è inutile che discutiamo, tutto rimarrà così.
Il nostro futuro è segnato, perché i nostri governanti ritengono che ci stiamo “arricchendo culturalmente”.


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MessaggioInviato: 14/05/2013 - 05:00 
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09 gen 2008, 18:40

Adriano (un forumista):

Cita:
trovo assurdo il dover trovare una collocazione politica a Dio o alla natura, tutto qui...


sì, infatti è difficile capirsi, intendevo dire che la natura, così come è concepita (da un Dio che non credo esista), è terribilmente lontana dalla nostra sensibilità, e la vorremmo assai diversa.
Non vorrei uccidere animali per mangiarli.
Vivo in campagna e lascio che le vespe facciano il nido vicino casa (c'è acqua e gli insetti ne hanno bisogno), non ho mai staccato i nidi e, incredibile, ho tirato fuori dalla bacinella vespe che stavano annegando.
Contribuiscono, al pari delle api, all'impollinazione dei fiori, che poi daranno frutti, se fecondati.
Ma esse sono anche, guarda caso, cibo per uccelli.
Legge di natura... o del Dio che ha predisposto tutto questo? Ho detto che sarebbe un Dio di destra, forse lo avreste preferito di sinistra?
A noi ci uccidono batteri e virus, oltre i nostri simili.
Ho annaffiato piante che stavano per seccarsi e ne ho piantato ed irrigato tantissime.
Io non ho fatto che descrivere i comportamenti della natura, non ho detto che le sue leggi sono giuste.
Ma tanto è, che ci piaccia o no.

La conversazione con Korovev stava procedendo molto bene e credo che, al di là delle mie “provocazioni”, abbia imparato a capirmi, ed io a capire lui. Con questo intendo dire che dietro la diversità di vedute ci può essere convergenza.
Usiamo linguaggi e riferimenti diversi, tipici di chi ha vissuto epoche storiche differenti (per me Korovev dovrebbe avere circa 23 anni).

Non sono come mi avete descritto, ci sono dei malintesi.
Mi avete attribuito cose che non avrei mai detto, conclusioni cui non sarei mai arrivato.
Non ci tengo, però, a replicare, perchè avete agitato il manganello della "persuasione": il ban.
Se un confronto di idee deve instradarsi verso soluzioni preconfezionate ideologicamente, allora ci siamo detti tutto.
Prima di essere cacciato mi allontano spontaneamente.
Grazie per l’ospitalità.
Ringrazio i miei interlocutori, che mi hanno fatto scoprire diversi punti di vista, dai quali ho imparato qualcosa.
:ciao:
--------------------------------------------
V° non accoppare (dai dieci comandamenti)


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