La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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MessaggioInviato: 14/08/2009 - 09:54 
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Località: Provvisoriamente definitiva: la terra di Arlecchino e dei Tasso
Sirio ha scritto:
..e con questo, torniamo allo spirito che voleva giuditta aprendo questo thread...

Donna ( Madre Teresa di Calcutta )

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!


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Parole chiare, intense, dure, precise, senza equivoci: parole di DONNA non di santa.

Parole per tutti gli uomini.

Grazie Sirio.

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Il cielo è come i numeri, non finisce mai.
(EmmaE detta Emmina)


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Gioconda Belli

Gioconda Belli (Managua, 9 dicembre 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense.

Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista, il femminismo e l'emancipazione della donna, il rapporto tra l'america precolombiana e il Sudamerica attuale, e un certo livello di misticismo. È anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile.

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Gioconda Belli nasce in Nicaragua, nel 1948 da una famiglia di origini biellesi. Suo bisnonno Antonio Belli, di professione agrimensore, nacque infatti alla Colma di Biella nel 1865 ed emigrò in Sudamerica partecipando alla costruzione del Canale di Panama; spostatosi poi in Nicaragua sposò Carlota Chamorro dando origine alla famiglia della scrittrice.[1]
Seconda di cinque fratelli, Gioconda ha la fortuna di appartenere alla borghesia nicaraguense, cosa che le permette di studiare e di portare avanti gli studi prima in Spagna e poi in America, dove si diploma in Giornalismo a Filadelfia.

Nel 1967, dopo la specializzazione in giornalismo, torna in patria. Dal 1970 comincia a pubblicare le sue poesie su diverse riviste letterarie del suo paese, ottenendo i primi riconoscimenti in ambito nazionale.

In quello stesso anno entra a far parte del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, di cui cura le relazioni internazionali. Esiliata dal regime di Somoza in Costa Rica tra il 1976 e il 1978, torna in Nicaragua per contribuire alla lotta di liberazione sandinista e, in seguito alla vittoria politica del Fronte, occupa varie cariche all'interno del governo rivoluzionario, fino al 1994, anno in cui lascia la politica attiva a causa di alcune sue divergenze con il partito.

Nel frattempo porta avanti la sua carriera lettearia, giungendo ai primi successi in ambito internazionale con la raccolta di poesie La costola di eva, che fu un successo in molti paesi sudamericani. Ma il vero successo internazionale arriva con il suo primo romanzo, La donna abitata, pubblicato nel 1989 e tradotto anche in molti paesi Europei e in Nord America. Il libro, in parte autobiografico, racconta le vicende di una donna che entra a far parte del movimento rivoluzionario del suo paese, oppresso dala dittatura, intrecciando alla sua storia il racconto dell'analoga resistenza perpetrata, 500 anni prima, da una donna nahua contro l'invasione spagnola.

A questa sua prima opera seguono altri tre romanzi: nel 1990 Sofia dei presagi, nel 1996 Waslala e, infine, Il paese sotto la pelle, pubblicato nel 2001, racconto pienamente autobiografico degli anni della lotta sandinista. Tutti i suoi romanzi, in Italia, sono pubblicati dalle Edizioni E/O. Ultimo e non meno importante il libro:"La pergamena della seduzione", rivisitazione storica della vita di Giovanna la Pazza.

Dal 1990 Gioconda Belli vive a Santa Monica, in California, pur tornando spesso in patria, e continua la professione di scrittrice a tempo pieno.

Poesia
Sobre la grama (1972)
Linea de Fuego (1978)
Truenos y Arco Iris (1982)
Amor Insurrecto (1985)
La costola di Eva (De la costilla de Eva, 1987)
L'occhio della donna (El Ojo de la mujer, 1990)
Apogeo (Apogeo, 1997)

Narrativa
La donna abitata (La mujer abitada, 1988)
Sofia dei presagi ( Sofía de los Presagios, 1990)
Waslala (Waslala, 1996)
Il paese sotto la pelle (El País Bajo Mi Piel, 2001)
La pergamena della seduzione (La pergamina de la seducciòn 2007)
L'infinito nel palmo della mano (El infinito en la palma de la mano, 2008)

_________________
Il problema con le donne è che quando si creano un uomo tendono a distruggere quello vecchio.

(Charles Bukowski)


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 Oggetto del messaggio: La donna abitata
MessaggioInviato: 15/08/2009 - 15:36 
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:roll:

“ La donna abitata” di Gioconda Belli è un romanzo sulla presa di coscienza di una donna grazie ad un’altra donna tramite una leggenda antica che le unisce in un sorso di succo d’arancia. La Natura sopra tutto, pazientemente, cuce due storie simili e avvicina due anime ugualmente forti e guerriere.
La protagonista della storia contemporanea, nella Nicaragua della dittatura di Somoza, è Lavinia una giovane e brillante architetto, di mentalità aperta ma che vive senza troppe domande in quella situazione politica. Galleggia tra amicizie insipide, amori superficiali che eppure apparentemente la coinvolgono, in una bambagia dovuta alla sua nascita in una famiglia benestante che le garantisce un certa tranquillità. Ma qualcosa scricchiola sempre nell’anima di questa donna anche se lei non riesce a dare un nome a questa inquietudine di fondo: la sua indole preme ma non capisce da dove viene la spinta e che direzione debba prendere. Fino a quando stacca un’arancia dall’albero del giardino e ne beve il succo. Secondo un’antica leggenda indigena quando si muore ci si fonde nell’elemento naturale che accoglie il corpo e seguendo il ciclo della natura si torna in altri corpi. In un percorso millenario Itzà, una fiera guerriera che lottò e morì contro i Conquistadores spagnoli che avevano fatto stragi della sua popolazione e della Natura in cui vivevano, ritorna tramite quell’arancia nel corpo di Lavinia e comincia l’influsso magico di questa unione che porterà Lavinia ad una nuova, lenta ma inesorabile presa di coscienza verso sé stessa e conseguentemente verso il mondo esterno fino a divenire parte del Fronte Sandinista e a trovare un amore passionale e intenso con un compagno che la accompagnerà in quella direzione che all’inizio solo intuiva. La storia si dipana fino alla partecipazione attiva di Lavinia alla lotta fino all’evento finale che non vi svelo, ovviamente.
Il romanzo è svolto col racconto parallelo delle vite di queste due donne, Lavinia e Itzà, che si incontrano e iniziano questo cammino insieme di liberazione interiore dove Itzà ritroverà il ritmo e le pulsazioni di un corpo e Lavinia si unirà allo spirito della guerriera e della donna che la abita. La capacità di Gioconda Belli di rendere questa fusione è stupefacente, da abile e originale scrittrice che prende spunto dalla sua cultura sudamericana, dalle sue incantevoli leggende e i suoi miti, senza imitare nessuno degli illustri scrittori di quel continente. A differenza della Allende, che pure merita di essere letta, non ho trovato in questo romanzo il temuto confronto con Marquez che si rischia sempre quando si scrive di leggende sudamericane. Rimane solo la radice culturale, piena di linfa, ma lo stile è assolutamente personale. Ci sono tutte le sfumature dei temi trattati e uno sguardo femminile sul mondo, intendendo con questa affermazione uno sguardo d’insieme che anche nella lotta politica e guerrigliera non tralascia i sentimenti, la passione ma che, anzi, li mette in gioco e ne restituisce dignità in una dittatura feroce come quella in Nicaragua che come tutte le dittature, spietatamente cerca di indurire i cuori: tante volte le propagande dittatoriali esaltano presunte virtù dei “cuori duri” e dell’ “ardire” sfottendo la sfera sentimentale, reprimendo così la parte femminile di ogni uomo e relegando le donne ai margini. Così la vita di Lavinia si trasforma e comincia a spostare lo sguardo dalla sua vita tranquilla alla vita dei sobborghi della città, ai soprusi, alle ingerenze e prepotenze del potere dei generali, sotto la spinta dei consigli di Itzà che a suo tempo combattè per motivi simili contro nemici solo apparentemente diversi, al fianco del suo uomo fiero e tenero. Il romanzo ha anche, secondo me , questa chiave di lettura di un intimo riequilibrio delle parti maschili e femminili presenti in ogni persona.
Molti sono i legami, molti i riferimenti e le metafore. L’unione tra Lavinia e Itzà sembra incarnare l’anima stessa di questo Paese che ha un’indole fiera e ribelle ai soprusi, un’anima guerriera millenaria che si risveglia tramite l’azione di una Natura che non ha spezzato ancora il suo legame con questo popolo, nonostante tutto. Le leggende e i miti di antichi popoli stringono legami unici tra Uomo e Natura e finchè si avrà voglia di ascoltarle e di credere ai loro messaggi avremo un codice per capire i passaggi e i mutamenti dentro e fuori da noi, insegnandoci a vedere il mondo e a dare il giusto peso alle cose e agli avvenimenti.

da blog... :wink:

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 Oggetto del messaggio: Le donne della Giudecca
MessaggioInviato: 15/08/2009 - 15:56 
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da cartesensibili

All’interno del carcere femminile della Giudecca di Venezia esiste uno spazio di 6.000 metri quadrati, già utilizzato in passato come orto dal Convento delle Convertite. L’orto di circa 6000 mq, é rivolto a sud con l’articolato delle costruzioni alle spalle a proteggerlo dai venti freddi, è racchiuso da mura in mattoni ed è dotato di ampi magazzini antichi, ben conservati. Le mura, più che suggerire la dissuasione alla fuga, trasmettono il senso antico della separazione conventuale.Le condizioni strutturali del terreno sono buone, ci sono anche alcuni alberi spontanei e da frutto. Preso in gestione nell’anno 1995 dalla cooperativa sociale “Rio Terà dei Pensieri“, l’orto era completamente abbandonato; oggi invece è in grado di produrre ortaggi che vengono poi venduti.
Nel 1996, con un finanziamento della Regione Veneto, la Cooperativa ha realizzato un impianto irriguo compiuterizzato che serve l’intero orto del carcere ed ha installato nell’appezzamento due serre, per una copertura complessiva di 500 metri quadrati. Nel 1996-97 è partito il progetto Orticoltura ecocompatibile E’ iniziata così nell’orto del carcere la coltivazione e la vendita di ortaggi, fiori e piante aromatiche.In un primo momento, I prodotti dell’Orto delle Meraviglie sono stati venduti all’ingrosso. Dal giugno 1997, invece, sono commercializzati direttamente con un banco di vendita nei pressi del carcere che viene allestito, ogni giovedì mattina in Fondamenta delle Convertite: è un appuntamento importante per molti cittadini dell’isola, un’occasione per fare acquisti, che assume un grande e molteplice valore civile. Il progetto infatti si incentra proprio sulla relazione che viene a crearsi tra le detenute, che coltivano, curano e vendono, e gli acquirenti, amici o clienti occasionali. Gli abitanti del quartiere della Giudecca sostengono l’iniziativa acquistando i prodotti proposti, trenta ortaggi diversi, particolarmente apprezzati per la loro freschezza e genuinità. L’integrità dell’appezzamento e l’impegno di chi ci lavora consentono, infatti, di ottenere produzioni di qualità, utilizzando tecniche a basso impatto ambientale. Da qualche mese, le piante aromatiche e da essenza vengono utilizzate per realizzare e vendere straordinari prodotti di cosmetica, secondo un aggiornamento di antiche ricette degli speziali della Serenissima. L’Orto delle Meraviglie e’ chiuso, naturalmente, tra le quattro mura del carcere. Ma una volta all’anno è visitabile per vedere cosa sanno creare le detenute con il pollice verde. Per prenotarsi (è necessario, visto che il numero delle persone che potranno entrare è limitato) basta chiamare la Cooperativa Sociale Rio Terà dei Pensieri al numero 041 2960658.

http://criticalgarden.netsons.org/wp/?p=856



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Sirio ha scritto:
..e con questo, torniamo allo spirito che voleva giuditta aprendo questo thread...

Donna ( Madre Teresa di Calcutta )

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!


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sirietta, si,,lo spirito è la condivisione.
di grandi donne, di donne che non ci sono più o che ancora camminano sul mondo. ma anche di donne sconosciute, di tante tutte noi che in silenzio non vogliamo e non dobbiamo stare. non bisogna trattenersi mai,,,come dice Teresa, piccola immensa forza di voce femmina.

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Località: ...nel cielo...
giuditta...io non mi sono mai trattenuta, eccetto che una volta...
...eppure ho sbagliato non trattenendo parole che uscivano dal cuore e trattenendo un gesto per rispetto e per troppo affetto...
...per cui ho deciso...meglio sbagliare non trattenendosi... :oops:

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...vivi di più, chiediti di meno...

A volte è giusto fare cose sbagliate . . . come a volte è sbagliato fare cose giuste.


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:tender: :hug:

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LE MADRI DI PLAZA DE MAYO

Madri di Plaza de Mayo (in spagnolo Asociación Madres de Plaza de Mayo) è una associazione formata dalle madri dei desaparecidos, ossia i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983.

L'emblema delle Madri di Plaza de Mayo dipinto sulla pavimentazione della celebre piazza di Buenos Aires.L'associazione è dedita all'attivismo nel campo dei diritti civili ed è composta da donne che hanno tutte lo stesso obiettivo: rivendicare la scomparsa dei loro figli e ottenerne la restituzione, attività che hanno svolto e svolgono da oltre un trentennio.

Il loro emblema, un fazzoletto bianco annodato sulla testa, è il loro simbolo di protesta che in origine era costituito dal primo pannolino, di tela, utilizzato per i loro figli neonati. Il loro nome è originato dal nome della celebre piazza di Buenos Aires, Plaza de Mayo, dove queste donne coraggiose si riunirono per la prima volta e da allora, ogni giovedì pomeriggio, esse si ritrovano nella piazza e la percorrono in senso circolare, attorno alla piramide che si trova al centro, per circa mezz'ora.


RICOMINCIA

Anche se senti la stanchezza,
anche se il successo ti abbandona,
anche se un errore ti fa male,
anche se un tradimento ti ferisce,
anche se un'illusione si spegne,
anche se il dolore brucia gli occhi,
anche se l'ingratitudine è la tua ricompensa,
anche se l'incomprensione ti mozza il sorriso,
anche se tutto rimane nell'indifferenza.....
ricomincia!

Madri di Plaza De Mayo - Buenos Aires

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Località: La Città Eterna
Donne ancora senza volto e senza parola


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 Oggetto del messaggio: mia madre
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Località: la scala che sale al centro
mia madre voleva fare la maestra
si preparò, studiò da sola, ma non la presero perchè non conosceva i logaritmi
mia madre non si è mai fermata un minuto, mia madre è la prospettiva di sé stessa
coltiva molti interessi culturali, mostre, etnografie, fa collante sociale nel quartiere dove vive, ma sopratutto ha quella forma di comprensione che viene dal frequentare anche via telefono, perchè no?
non vuole cambiare chi conosce
mia madre è sia sgombra da concetti sia propositiva, scompare e presenzia, è fiduciosa e scettica, crede in te e si arrabbia, ti prepara per dovere e ti fa capire il valore di ciò che va fatto per avere diritto
è facile parlarle e sentirsi in gamba, di fronte a lei, semplicemente esponendo, anche particolarità fini a se stesse
ho preso molto da lei

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sì qualità, la qualità delle abitudini


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 Oggetto del messaggio: Re: mia madre
MessaggioInviato: 17/08/2009 - 06:10 
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piuma n.5 ha scritto:
mia madre voleva fare la maestra
si preparò, studiò da sola, ma non la presero perchè non conosceva i logaritmi
mia madre non si è mai fermata un minuto, mia madre è la prospettiva di sé stessa
coltiva molti interessi culturali, mostre, etnografie, fa collante sociale nel quartiere dove vive, ma sopratutto ha quella forma di comprensione che viene dal frequentare anche via telefono, perchè no?
non vuole cambiare chi conosce
mia madre è sia sgombra da concetti sia propositiva, scompare e presenzia, è fiduciosa e scettica, crede in te e si arrabbia, ti prepara per dovere e ti fa capire il valore di ciò che va fatto per avere diritto
è facile parlarle e sentirsi in gamba, di fronte a lei, semplicemente esponendo, anche particolarità fini a se stesse
ho preso molto da lei


:)

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 Oggetto del messaggio: Re: mia madre
MessaggioInviato: 17/08/2009 - 07:59 
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piuma n.5 ha scritto:
mia madre voleva fare la maestra
si preparò, studiò da sola, ma non la presero perchè non conosceva i logaritmi
mia madre non si è mai fermata un minuto, mia madre è la prospettiva di sé stessa
coltiva molti interessi culturali, mostre, etnografie, fa collante sociale nel quartiere dove vive, ma sopratutto ha quella forma di comprensione che viene dal frequentare anche via telefono, perchè no?
non vuole cambiare chi conosce
mia madre è sia sgombra da concetti sia propositiva, scompare e presenzia, è fiduciosa e scettica, crede in te e si arrabbia, ti prepara per dovere e ti fa capire il valore di ciò che va fatto per avere diritto
è facile parlarle e sentirsi in gamba, di fronte a lei, semplicemente esponendo, anche particolarità fini a se stesse
ho preso molto da lei


Anche io sono da sempre molto legato a mia madre, che purtroppo ormai da tempo sta molto male, ora, e mi manca... egoista, io, forse?
Non lo so. Ora è il mio tempo di dare sostegno e forza, eppure non mi sento affatto pronto a certe cose.
Forse nel mio destino c'è un motivo più profondo di quanto io possa immaginare, ed un pietoso perchè.
Immagino il buio come frescura umida, mormorare d'acqua leggera, e foglie che si muovono appena a un vento impercettibile.

Piuma, la madre, per anziana, debole che possa essere o apparire, è una pietra angolare cui non bisogna temere di ancorare la propria esistenza.

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Non vivo per qualcosa che finisce già domani.
l'amore è solo sabbia tra le mani...
..vivo al peccato, a me morendo vivo.
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Chiunque abbia amato porta una cicatrice...


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madre…
quale profondità
si perde dentro occhi di bimba!
e tu
occhi grandi sul mondo
osserva e cura
la tua mente
di prezioso frutto
d’altrettanta linfa!


non ho altre parole se non quelle già dette.

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 Oggetto del messaggio: Re: mia madre
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piuma n.5 ha scritto:
mia madre voleva fare la maestra
si preparò, studiò da sola, ma non la presero perchè non conosceva i logaritmi
mia madre non si è mai fermata un minuto, mia madre è la prospettiva di sé stessa
coltiva molti interessi culturali, mostre, etnografie, fa collante sociale nel quartiere dove vive, ma sopratutto ha quella forma di comprensione che viene dal frequentare anche via telefono, perchè no?
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mia madre è sia sgombra da concetti sia propositiva, scompare e presenzia, è fiduciosa e scettica, crede in te e si arrabbia, ti prepara per dovere e ti fa capire il valore di ciò che va fatto per avere diritto
è facile parlarle e sentirsi in gamba, di fronte a lei, semplicemente esponendo, anche particolarità fini a se stesse
ho preso molto da lei


ot...che bello, piuma, leggerti e capire ciò che dici... :)

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