La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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 Oggetto del messaggio: Adriana Cavarero
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VITA

Nasce a Bra (Cuneo) nel 1947. Trascorre la sua adolescenza a Torino e poi a Verona. Si laurea in Filosofia e lavora all'Università di Padova, sino al 1984. Poi a Verona, dove fonda con altre la Comunità filosofica femminile "Diotima" - da cui si dimette nel 1990 - e insegna "Filosofia politica". Negli anni Novanta intensifica i rapporti con il pensiero femminista internazionale, tenendo vari corsi universitari in Inghilterra e negli Stati Uniti.

OPERE

Fra i libri: Dialettica politica in Platone, Cedam 1974; L'interpretazione hegeliana di Pamenide, Quaderni di Verifiche, 1984; Nonostante Platone, Editori Riuniti, 1990; Corpo in figure, Feltrinelli, 1995; Tu che

mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, 1997. Fra i saggi ed articoli: Per una teoria della differenza sessuale, in AA.VV., Diotima; Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, 1987; La passione della differenza, in Storia delle Passioni, a cura di S. Vegetti Finzi, Laterza, 1995; Il bene nella filosofia politica di Platone e di Aristotele, in "Filosofia politica", 2(1988); Il modello democratico nell'orizzonte della differenza sessuale in "Democrazia e diritto", 2(1990); Hannah Arendt: la libertà come bene comune in "Democrazia e diritto" 5-6(1991); Birth, Love, Politics, in "Radical Philosophy" 86(1997).

PENSIERO

Il mondo non è abitato dall'Uomo, ma da esseri umani, corporei e sessuati, unici e iripetibili. La domanda fondamentale della filosofia non deve più chiedere che cos'è l'Uomo o l'Essere, bensì chi sei tu. Da sempre la narrazione conosce l'importanza di questa domanda e risponde raccontando una storia. La filosofia può invece rispondere pensando l'identità, fragile ed esposta, di un sé che esiste in relazione con gli altri e la cui esistenza non può essere sostituita da nessun'altra. Il pensiero della differenza sessuale e quello di Hannah Arendt risultano decisivi per pensare questo carattere espositivo e relazionale dell'identità che lavora per una riedificazione radicale dell'etica e della politica.


http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=229



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:P ciao, cata! sei tornata tornata? :roll:

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MessaggioInviato: 11/08/2009 - 17:43 
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no giudi, sono ancora di passaggio! dopo il 15 però ritorno!

:D


un bacio grandeeeeeeeee :smak:


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MessaggioInviato: 11/08/2009 - 17:48 
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Una Donna e il Potere", di Lucas Turks
Indira Priyadarshini Gandhi, nata Nehru, seppe innalzare il subcontinente indiano al ruolo di grande potenza, governando la più popolosa democrazia del mondo nel periodo più difficile della sua storia: quello dello sviluppo.
Infanzia e vita prepolitica
Nata il 19 Novembre 1917 ad Allahabad, Indira era l'unica figlia di Kamla e Jawaharlal Nehru. Quest'ultimo fu il primo presidente dell'India indipendente e tale fatto fu solo l'apogeo di una vita completamente pervasa dalla politica. Fin dalla più tenera età Indira non poté fare a meno di rimanere coinvolta nella lotta per l'indipendenza dell'India che vide in concreto ogni membro della sua famiglia parteciparvi attivamente. I nonni, gli zii (tra i quali Vija Lakshmi Pandit, prima donna chiamata a presiedere l'ONU) e i genitori, ciclicamente venivano arrestati per reati contro l'Impero Britannico, costringendola fin da subito ad assumersi diverse responsabilità come donna di casa.

Capitava addirittura che in alcune occasioni tutti i componenti della famiglia fossero agli arresti e lei fosse l'unica rimasta libera. Ciò avvenne già all'età di quattro anni e nel decennio che seguì fu un'eventualità piuttosto frequente. Il duro trattamento cui furono sottoposti i suoi genitori durante i lunghi periodi di prigionia, indebolì notevolmente la salute della madre che fu costretta a trascorrere una lunga convalescenza in Svizzera, accompagnata dalla piccola Indira che aveva compiuto da poco gli otto anni.

La lontananza dal paese natio e gli studi in un collegio svizzero modificarono per sempre la sua visione del mondo. Infatti, provenendo da una famiglia molto ricca e culturalmente all'avanguardia, avrebbe potuto adagiarsi nel tradizionale riserbo delle donne indiane, in attesa di un buon matrimonio che gli garantisse un futuro prospero. Al contrario, trascorrere i primi anni dell'adolescenza in una nazione straniera gli permise di vedere la realtà della sua nazione con gli occhi di un'osservatrice distaccata, capace di vedere i difetti e i problemi pur mantenendo inalterato l'amor patrio trasmessole dal padre.

Rientrata in India divenne attiva nella guerriglia contro gli Inglesi già a 11 anni. Fondò la Monkey Brigade, una formazione costituita interamente da ragazzi che si ispirava all'esercito Monkey del poema epico Ramayana. Composto da più di seimila membri, il movimento ebbe ruolo attivo nella lotta per l'indipendenza sia fornendo un servizio accurato e sicuro di trasmissione delle comunicazioni tra i delegati dei movimenti per l'indipendenza sia attaccando impunemente alcune caserme inglesi. Come lei stessa ricorda, in questa prima parte della sua vita fu d'enorme importanza la vicinanza di suo padre e del Mahatma Gandhi che non la esclusero mai dalle discussioni politiche né dalla partecipazione attiva nelle azioni di protesta e di lotta. A proposito ella disse: "… le mie scelte furono influenzate da loro, dallo spirito d'uguaglianza che essi infusero in me; la mia ossessione per la giustizia viene da mio padre che a sua volta la ricevette dal Mahatma Gandhi. Però non è giusto dire che mio padre mi influenzò più degli altri… Furono tutti, fu un tutto..."

Lo stretto legame col padre, già profondamente chiaro dalle lettere che le scrisse dal carcere durante il tempo della Monkey Brigade, poi raccolte in due libri divenuti famosi, fu ulteriormente aumentato dalla prematura scomparsa della madre (1934) dovuta ad un cancro. L'improvvisa mancanza della figura materna sconvolse a lungo Indira che fino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale si disinteressò della vita politica, dedicandosi unicamente agli studi superiori, diplomandosi prima alla Visva-Bharati University, nello stato del Bengala, per poi continuare i propri studi di nuovo all'estero presso il Sommersville College di Oxford in Gran Bretagna.

L'avvicinamento alla vita pubblica
La permanenza sul suolo inglese fu particolarmente fruttuoso per quel che riguarda l'attività politica della futura leader. Si iscrisse al partito laburista e cominciò un'intensa attività d'appoggio al movimento del Congresso indiano in cui era entrata nel 1938. L'impegnativo lavoro le permise di entrare in contatto con altri esponenti indiani del Movimento anch'essi in Gran Bretagna per motivi di studio e di lavoro. Tra loro v'era uno sconosciuto avvocato di Bombay, Ferozi Gandhi, omonimo, ma non parente, del Mahatma che riuscì a far breccia nel cuore della giovane Indira che fino ai diciotto anni si era professata profondamente convinta di poter fare a meno degli uomini. Quell'amore che poi sarebbe culminato nel matrimonio nel 1942 fu fortemente osteggiato addirittura da tutta l'India. I motivi erano semplici: Indira apparteneva ad una famiglia di Brahamini, di religione Indù, mentre Ferozi era un Parsi, discendente di un gruppo culturale fuggito secoli addietro dalla Persia per evitare le persecuzioni mussulmane. La differenza di religione, uno dei mali oscuri che affliggono ancora oggi l'India, costituiva un insormontabile problema per qualunque persona nata laggiù, tranne per Indira. Il padre Nehru fu in principio contrario ad un matrimonio che provocava dissidi persino tra i sostenitori del suo partito e faceva ricevere alla sposa centinaia di lettere minatorie al giorno, ma fu costretto a cedere all'ostinato rifiuto della figlia di rinviare le nozze anche di un solo giorno. La cerimonia avvenne nel Febbraio del 1942.

Se Nehru aveva creduto che la vita coniugale avrebbe potuto cambiare almeno parzialmente il carattere troppo irrequieto della figlia, si dovette ricredere ben presto. Anche Ferozi era impegnato politicamente quanto la moglie. Da un'unione del genere non ci si poteva aspettare altro se non una dura lotta d'opposizione all'occupazione britannica. Già sei mesi dopo le nozze, le autorità di Sua Maestà li avevano arrestati con l'accusa di attività sovversiva. Indira fu condannata a 7 anni di reclusione che furono poi convertiti in tredici mesi di cui solo nove effettivamente scontati nelle prigioni indiane. Il suo coinvolgimento nella lotta per l'indipendenza dell'India fu via via maggiore e quando il grande paese finalmente la ottenne nel 1947, la nomina di suo padre a primo presidente della repubblica indiana sembrava preludere ad una sua attiva partecipazione al governo. Invece là dove non erano riusciti né i fanatici religiosi né la polizia britannica, riuscì la nascita in rapida successione dei suoi due figli. Il nuovo ruolo di madre la convinse a mettere momentaneamente da parte le sue aspettative politiche per dedicarsi alla vita familiare. Nei suoi ricordi quegli anni vengono dipinti come i più felici della sua vita e non c'è motivo di dubitarne, potendo vedere quale amore legò alla madre entrambi i figli.

Il distacco dalla vita pubblica durò fino al 1955, quando le fu affidato l'incarico di prima collaboratrice del padre. Come segretaria e consigliere personale dell'illustre genitore ebbe modo di abituarsi al potere senza dover subire gli aspetti negativi della pressione causata dal suo diretto esercizio. Già nel 1957 a Chamba parlò per la prima volta ufficialmente in un comizio elettorale al posto del padre, raccogliendo grandi consensi. Il successo era proprio dietro l'angolo. Come sovente accade, le fortune professionali non coincidono con quelle familiari. Il sempre maggiore coinvolgimento di Indira negli affari di stato causò un progressivo allontanamento dal marito che, abituato a un ménage tranquillo e compassato aveva mal digerito i continui spostamenti della moglie. La separazione fu inevitabile, ma nessuno dei due volle mai divorziare. C'è chi dice che rimasero sposati per convenienza, ma Indira stessa affermò che l'amore non era finito e che la lontananza era causata solo dal suo lavoro col padre. Comunque sia, tale condotta durò poco, perché Ferozi Gandhi morì nel 1960.

L'anno precedente Indira aveva ottenuto la nomina a Presidente del Partito del Congresso, primo passo verso posti di maggiore responsabilità. Nel 1964 Nehru morì improvvisamente, lasciando la figlia, appena eletta al Parlamento indiano, priva della sua ala protettrice. Per la successione al grande statista non fu presa in considerazione Indira che ancora non aveva sufficiente carisma per pretenderla. Fu nominato Primo Ministro Lal Bahadur Shastri che comunque non dimenticò la fazione del partito che era fedele alla famiglia di Nehru, concedendo ad Indira di diventare Ministro dell'Informazione.

La conquista del potere
L'abilità e la determinazione di Indira sarebbero forse passate inosservate se Shastri avesse mantenuto la carica più a lungo. Gli equilibri di potere si sarebbero consolidati escludendo l'erede di Nehru dal potere, anche a causa del fatto di essere una donna in una nazione profondamente tradizionalista. Invece nel 1966, il Primo Ministro moriva per un attacco di cuore, lasciando vacante l'incarico più importante dell'India. Il partito del Congresso che possedeva saldamente la maggioranza all'interno del Parlamento era però diviso al suo interno tra un'ala di tendenze socialiste cui si richiamavano anche i seguaci della corrente di Nehru ed una di destra moderata guidata da Moraji Desai. Entrambe disponevano di largo appoggio tra la popolazione, ma nessuna delle due aveva voti sufficienti per eleggere il proprio rappresentante. Per non correre il rischio che l'opposizione approfittasse di queste discussioni interne si acconsentì a designare Primo Ministro una figura di compromesso che rispecchiasse la continuità col passato. Quale scelta migliore di Indira Gandhi, figlia di Nehru?

In aggiunta a tali motivazioni chiaramente d'opportunità ve ne erano altre più difficili da confessare. Desai era convinto che Indira fosse facilmente controllabile ed influenzabile, quindi l'ideale per esercitare il potere restando nell'ombra. Raramente nella storia moderna un giudizio personale fu così errato. Una volta conquistato il posto, Indira ebbe circa un anno per prepararsi alle elezioni del 1967. Durante quel periodo mise in pratica una politica decisamente aggressiva contro tutti i mali che attanagliavano il suo paese, primo fra tutti la povertà diffusa. Procedette ad una nazionalizzazione delle risorse minerarie e finanziarie, rendendo finalmente indipendente dall'estero anche l'economia indiana. Le nazionalizzazioni non furono però fini a se stesse, ma preordinate ad un più vasto progetto di ridistribuzione delle ricchezze che le fece guadagnare l'appellativo di "Comunista" che la irritava alquanto, poiché ella si sentiva più socialista, dove per socialismo intendeva una politica di giustizia più che un'ideologia. In un periodo in cui nel mondo si poteva essere o con i Sovietici o con gli Statunitensi, l'India cercò una terza via, quella del non-allineamento.

Il 1966 fu anche l'anno in cui si svolse una delle più gravi carestie che abbia mai colpito l'India. Ebbene, seppure provata dalla fame e dalla sofferenza, il governo di Indira rifiutò ogni aiuto dall'estero. Il brillante superamento di quelle difficoltà fu seguito da una pianificazione accurata delle nascite, attraverso una politica demografica all'avanguardia. Conscia dell'impossibilità di sostenere un tasso di crescita pari ad un quinto della popolazione ogni quindici anni, Indira adottò provvedimenti estremamente drastici che in paesi europei non sarebbero mai stati accettati, ma che si addicevano alla gravità della situazione indiana. Giunse persino alla sterilizzazione maschile decretata per legge in casi limite. Seppure a fatica cominciò a insegnare al proprio popolo che i figli sono una ricchezza non perché possono portare a casa un nuovo stipendio già a sei o sette anni d'età, ma piuttosto per il futuro migliore che potevano garantire all'India.

A chi le rinfacciava che la sterilizzazione era una pratica barbara contraria ai diritti umani, rispondeva che non trovava nulla di sbagliato nello sterilizzare un uomo che avesse già otto o dieci figli, specialmente se ciò poteva servire per far star meglio quegli stessi bambini. Coloro che l'avevano eletta come figura di transizione si trovarono spiazzati di fronte a tanta attività. Fu attaccata dall'ala più conservatrice del suo partito che non poteva sopportare che si applicassero politiche di pianificazione sullo stile dei piani quinquennali sovietici nella Democrazia indiana. Più volte Indira rischiò di perdere la fiducia al Parlamento, eppure seppe mantenersi al governo fino alle elezioni del 1967. Il lavoro svolto in così poco tempo fu talmente apprezzato dal popolo che la vittoria schiacciante giunse inaspettata. Il partito del Congresso ottenne 355 seggi al Parlamento. Purtroppo gli equilibri di potere interni al Partito si erano modificati solo leggermente in favore di Indira e con ciò ella dovette piegarsi alla necessità contingente, nominando vice Primo Ministro Moraji Desai. Il quadriennio fino al 1971 servì per consolidare la propria posizione. La riforma bancaria iniziata nel 1966 fu proseguita, trasportando in mano pubblica tutto il capitale che circolava per il finanziamento privato. Però invece che dirigersi verso uno statalismo inutile e dannoso si procedette a dei piani di risanamento industriale che si giovarono enormemente della facilità di accesso al credito, non più limitato dalle amicizie e dalla corruzione che l'avevano caratterizzato fino ad allora. La grande nazione Indiana sembrava aver iniziato la lunga strada per diventare un vero stato moderno.

La guerra Indo-Pakistana del 1971
Purtroppo il sogno rischiò di infrangersi nel 1971 per il riacutizzarsi della crisi con il vicino Pakistan. I due paesi erano stati uniti fino al 1947 sotto la dominazione britannica e successivamente divisi in base a criteri puramente arbitrari per separare le popolazioni che professavano le due principali religioni indiane: l'islamismo e l'induismo. Grandi migrazioni costrinsero milioni di persone ad abbandonare le proprie terre natie per raggiungere i correligionari.

Sfortunatamente, l'alta concentrazione di mussulmani nel Bengala Orientale, a più di tremila chilometri dal resto del territorio destinato agli islamici non consentiva lo spostamento verso il Pakistan Occidentale della popolazione ivi residente. All'atto dell'indipendenza fu presa la decisione balzana di far nascere il Pakistan così com'era, diviso in due parti, di cui la seconda, cioè il Bengala Orientale, interamente dipendente dall'India per quel che riguardava l'economia e le comunicazioni. La questione del Kashmir e il conflitto che ne era seguito nel 1947 non aveva fatto altro che acuire la sensazione di accerchiamento che condizionava enormemente la politica estera dell'India, messa alle strette anche dall'altro scomodo vicino, la Cina.

Le già precarie relazioni tra Pakistan e India degenerarono rapidamente per l'instabilità interna dello stato di Islamabad, profondamente diviso da rivalità politiche e personali che si identificavano con due persone: Mujib Rahman e Zulfikar Alì Bhutto. Alle elezioni del 1970, il primo aveva ottenuto la maggioranza assoluta nel Pakistan Orientale, mentre il secondo nel Pakistan Occidentale. La costituzione pakistana aveva lasciato arbitro della situazione l'allora presidente della repubblica, Yahya Khan che per tutto l'inverno del 1971 permise piena libertà ai due contendenti. Mujib conscio del potere di cui poteva disporre si espose in maniera sempre più spiccata reclamando l'indipendenza del Pakistan Orientale fino a comunicarlo direttamente a Bhutto in un incontro personale che avvenne il 27 Gennaio 1971. Il fatto che né Bhutto né il presidente Yahya avessero nulla da obiettare sul quel progetto fecero credere a Mujib di avere mano libera negli affari del Pakistan Orientale. Per due mesi costruì un'ampia rete di contatti e appoggi in preparazione della secessione, tenendo anche discorsi pubblici al riguardo.

Si può solo immaginare quale fu la sua sorpresa quando il 25 Marzo, il presidente Yahya dichiarò la legge marziale senza nessun preavviso in tutto il Pakistan Orientale. Il comando militare delle operazioni contro i secessionisti fu affidato al generale Tikka Khan che nella notte tra il 25 e il 26 Marzo sguinzagliò le sue truppe nella città di Dacca, capitale della provincia orientale. Certo, i congiuranti contro l'unità del Pakistan furono tutti arrestati, ma i soldati non si limitarono a questo. Ci furono fucilazioni e impiccagioni di massa di chiunque fosse anche solo sospettato di aver collaborato con loro. Le truppe regolari si diedero al saccheggio ed infierirono contro la popolazione locale con crudele premeditazione. Le cifre ufficiali dei massacri parlano di 50.000 morti dal tramonto all'alba. L'orrore causato dall'esercito spinse una marea di civili a cercare rifugio in India. La comunanza di razza tra gli abitanti del Bengala Occidentale ed Orientale divisi politicamente solo da poco più di vent'anni, fece credere ai profughi che l'unica via di scampo fosse proprio in quella direzione. Tra 2 e 5 milioni di pakistani orientali si riversarono in India, non trattenuti dalle autorità del Pakistan, troppo impegnate nel ripristino dell'ordine nelle alte sfere del potere per potersi occupare anche degli aspetti umanitari dell'esodo.

Rimane ancora oscura la ragione che si trova alla base delle azioni di Indira Gandhi che seguirono quei tristi momenti. L'India avrebbe anche potuto farsi carico di tutti i profughi che dopo tutto prima del 1947 erano considerati cittadini indiani e che conservavano parentele in tutto il Bengala Occidentale. Invece, il 26 Novembre 1971 fu deciso un intervento militare nel Pakistan Orientale. La spinta verso una nuova guerra ufficialmente fu per arginare il flusso di profughi, ma più verosimilmente si può affermare che Indira avesse visto in quell'azione un'ottima occasione per spezzare quell'accerchiamento che a torto o a ragione, ella credeva che l'India stesse subendo.

Lo sforzo dell'esercito indiano fu enorme. Le truppe pakistane dislocate nella parte orientale, pur combattendo per la sopravvivenza del proprio stato, furono subito in difficoltà. Per una lunga settimana le guarnigioni pakistane che dal Kashmir fino all'oceano indiano presidiavano il confine occidentale, restarono inoperanti. Solo il 2 di Dicembre, quando ormai si pensava che Islamabad avesse accettato la perdita della regione di Dacca, l'esercito Pakistano cominciò un'ampia offensiva preceduta da operazioni aeree d'interdizione preventiva nella zona di Jaisalmer. Il comando generale indiano fu inizialmente sorpreso dalla forza dell'attacco e dalla sua estensione. Sul principio l'avanzata pakistana fu veloce, ma in pochi giorni la situazione cambiò in favore degli indiani. L'impossibilità pakistana di aprire un secondo fronte a Oriente come era avvenuto nel 1947, permise agli Indiani di Concentrare i propri sforzi, focalizzandoli contro la provincia del Punjab. La superiorità dell'aviazione indiana che nel deserto tra le due nazioni distrusse migliaia di carri armati nemici, fece il resto. Già alla fine del mese di dicembre la guerra era virtualmente vinta dagli Indiani, anche se la pace fu firmata a distanza di anni.

La vittoria dell'India comportò gravi conseguenze a livello politico da ambo le parti. In Pakistan il presidente Yahya Khan fu costretto a dimettersi, sostituito da Bhutto. Il Pakistan Orientale conquistò l'indipendenza con il nome di Bangla Desh e Indira Ghandi si trasformò in un eroe nazionale, garantendosi la vittoria nelle elezioni del 1972. La sua condotta durante la guerra fu ineccepibile. Ogni volta che fu necessario adottare una decisione cruciale, Indira se ne prese la piena responsabilità. La fermezza che aveva dimostrato in tempo di pace fu trasferita anche negli avvenimenti bellici.

Ne è dimostrazione l'autorizzazione concessa per l'utilizzo del napalm contro i mezzi corazzati pakistani. Sebbene quell'arma non servisse per distruggere direttamente i carri armati, era un ottimo mezzo per allontanare la fanteria d'appoggio ed interdire a lungo le zone colpite. Le distruzioni materiali e le perdite in termini di vite umane furono giustificate da Indira stessa con la necessità di arginare l'offensiva, dimostrandosi così un vero Machiavelli al femminile.

Gli anni settanta tra successi e fallimenti
I fantastici successi economici e militari raggiunti nel primo quinquennio di potere influenzarono eccessivamente l'operato della Gandhi negli anni successivi. Ritenendo ormai consolidata la riforma industriale del paese, sottovalutò la portata della crisi finanziaria che attraversò il mondo nel 1973. L'India anche se in via di sviluppo era ancora afflitta dagli stessi problemi con cui aveva dovuto lottare Nehru. Essi si espressero in tutta la loro gravità in una serie di proteste popolari e sindacali che sconvolsero Delhi e il nord del paese, reclamando miglioramenti salariali e nelle condizioni di vita della classe media, ancora troppo povera secondo gli standard internazionali. Indira sentenziò che si trattava unicamente di agitazioni sobillate dai suoi nemici politici. Pur se ciò era in parte vero, giacché il partito del Congresso conservava le sue tradizionali divisioni, il malcontento della popolazione era reale.

L'opposizione interna al partito comprese che era il momento adatto per sferrare un attacco senza precedenti contro il primo ministro e adoperò come pretesto la campagna di voto del 1972. Esistono poche testimonianze di come si svolsero davvero i fatti, ma le deposizioni giurate proposte nel 1975 all'Alta Corte di Allahabad convinsero i giudici della presenza di alcune anomalie nell'elezione di Indira Gandhi al Parlamento. Le fu impartito l'ordine di abbandonare il seggio appena conquistata e fu bandita dall'amministrazione per un periodo di sei anni. Indira che aveva sempre sostenuto fino ad allora le ragioni della democrazia pura, accettando i verdetti delle urne, prese una decisione drastica. Anziché accettare passivamente la sentenza, proclamò lo stato d'emergenza nel paese, imprigionando gli oppositori politici e sospendendo le libertà politiche.

La stagione delle tensioni che avrebbe dovuto consolidare definitivamente il suo potere non fece altro che velocizzarne il declino. Il comportamento antidemocratico le valse l'alienazione del consenso del popolo che non riconosceva più in lei un degno successore di Nehru. Il calo di consensi fu tanto forte che nel 1977 il partito del Congresso perse il potere. La sconfitta provocò la scissione del partito che fino ad allora era stata rimandata dalla necessità di rimanere al governo. Nel 1978 i sostenitori di Indira crearono il Congress Indira Party che le permise di tornare nuovamente in Parlamento dopo un periodo di assenza brevissimo. Rientrata nell'ambiente che le era più congeniale, Indira cominciò a tessere una stretta tela di amicizie e alleanze anche con altri partiti d'opposizione. La sua abilità fu tanta che già nel 1980 fu nominata per la quarta volta Primo Ministro. Al suo fianco volle il figlio Sanjay, preparando una successione che avrebbe potuto originare una vera e propria dinastia.

Il crepuscolo e la scomparsa
Il 1980 si può considerare a tutti gli effetti l'anno dell'apogeo di Indira Gandhi. Fu, comunque, una gloria che fu di brevissima durata. Già in quell'anno, infatti, Sanjay perse la vita in un incidente aereo. Il grande dolore di madre non le fece perdere di vista la situazione del paese tanto da chiamare alla politica attiva il secondo figlio Rajiv, anch'egli educato in Gran Bretagna e sposato con una donna italiana. Da più parti per questa scelta fu accusata di nepotismo e fu solo l'inizio dei grandi problemi che dovevano riservarle gli anni ottanta. La crescente ricchezza degli stati dell'India settentrionale aveva fatto rinascere i sentimenti indipendentisti delle popolazioni locali, mai veramente sopiti. Tra le etnie più irrequiete si segnalarono i Sikh, abitanti del prospero stato del Punjab. La grande abilità commerciale e industriale di questo popolo aveva ammodernato la loro regione, fino a renderla la più ricca di tutta l'India, con il 92% delle terre coltivabili irrigate artificialmente e la totalità dei villaggi serviti dall'energia elettrica. La prosperità corrispose anche col desiderio di fondare uno stato autonomo col nome di Khalistan. La volontà di libertà non si basava unicamente sull'intenzione di tenere per sé le ricchezze prodotte, ma anche su di una profonda diversità religiosa. I Sikh, pur essendo degli indù alle origini, sono monoteisti e professano l'uguaglianza tra gli uomini, rinnegando la suddivisione in caste. Il centro del potere religiose, il Tempio d'Oro di Amritsar, divenne anche il fulcro della dirigenza politica, intorno alla figura del fondamentalista Jarnal Singh Bindranwale.

I rapporti tra governo centrale e rivoltosi Sikh fu da principio abbastanza moderato, ma entrambe le fazioni non avevano nessuna intenzione di arretrare dalle proprie posizioni. Per tutto il 1983 dimostrazioni di protesta imbarazzarono il governo di Indira che le represse sempre restando però nell'ambito della legalità. Tutto ciò non fece altro che aumentare gli attriti fino all'estate del 1984, quando la comunità Sikh si radunò in armi a Amritsar intorno al proprio leader, reclamando una volta per tutte l'indipendenza. Indira giudicò che fosse passato il tempo delle trattative e inviò l'esercito con il compito di sedare la rivolta. L'operazione "Blue Star" fu un vero assalto a ciò che di più sacro poteva esistere per il popolo Sikh. Più di seicento persone furono uccise dai soldati governativi, tra di loro anche Bindranwale, ma fatto ancora più grave il Tempio d'Oro stesso fu danneggiato gravemente.

La risposta dei Sikh fu univoca: vendetta. Una vendetta affidata a tutti gli appartenenti al popolo, una vendetta di razza. Indira non si curò di quelle minacce di morte che considerava parole dette al vento, tanto che prese la decisione di mantenere nella propria scorta personale due Sikh. Fu il più grave errore di valutazione della sua vita. Il 31 Ottobre 1984, mentre si stava recando in visita all'attore americano Peter Ustinov a New Dehli, fu assassinata da quelle stesse due persone che non ebbero nessuna esitazione a scaricare contro di lei i loro revolver, pur sapendo che li avrebbero immediatamente arrestati, come poi effettivamente avvenne. La vendetta promessa era stata ottenuta. Però la linea familiare al governo dell'India non si interruppe. Rajiv Gandhi sostituì la madre come Primo Ministro.

Nei pochi giorni successivi alla morte di Indira, i Sikh furono oggetto di veri massacri, con oltre 3000 morti ingiustificate. Rajiv ebbe una parte minima o nulla in quegli avvenimenti e ciò fu riconosciuto anche dall'ala moderata del Partito Sikh, l'Akali Dal che nel 1985 concluse una pace momentanea con il governo. Le armi avrebbero taciuto per poco tempo. Nel 1991 Rajiv fu ucciso da un attentato dinamitardo durante un raduno elettorale, proseguendo il triste destino di coloro che portavano il nome Gandhi.

Tracciare un ritratto di quale fosse il carattere di Indira è certamente arduo. Per i suoi avversari era fredda e calcolatrice, perché contrariamente a quanto era comune nella tradizione indiana, parlava sempre apertamente anche di cose sconvenienti per chi le sentiva. I suoi sostenitori la seguivano adoranti anche negli errori più gravi che commise durante la sua lunga permanenza al potere. Non spetta a chi scrive decidere chi avesse ragione, eppure non si può nascondere una certa ammirazione per una donna che è stata capace di trascinare il suo immenso paese dal Medio Evo al ventesimo secolo.

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DONNA

Nel tuo esserci l'incanto dell'essere,

La vita, tua storia,

segnata dal desiderio d'essere

semplicemente donna!

Nel tuo corpo ti porti,

come nessun altro,

il segreto della vita!

Nella tua storia

la macchia dell'indifferenza,

della discriminazione, dell'oppressione…

in te l'amore più bello,

la bellezza più trasparente,

l'affetto più puro

che mi fa uomo!

Eliomar Ribeiro de Souza

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giustamente io posso, non devo chiedere per mettere qualcosa, un paio di esempi testerebbero se questo è un campo di approvazione. Posso, Giudiitta ?

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piuma n.5 ha scritto:
giustamente io posso, non devo chiedere per mettere qualcosa, un paio di esempi testerebbero se questo è un campo di approvazione. Posso, Giudiitta ?


Ma tu proprio 'un c'hai un cazzo da fà, eh? :roll:

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Leviathan ha scritto:
Aung San Suu Kyi

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« Prevarremo perché la nostra causa è giusta, perché la nostra causa è fondata. ... La Storia è dalla nostra parte. Il Tempo è dalla nostra parte[1] »
(Aung San Suu Kyi)

« La lotta per la democrazia e i diritti dell'uomo in Birmania è una lotta per la vita e la dignità. È una lotta che comprende le nostre aspirazioni politiche, sociali ed economiche. »
(Aung San Suu Kyi)



Aung San Suu Kyi
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Nobel per la pace 1991, Aung San Suu Kyi - in birmano , [àuɴ sʰáɴ sṵ tʃì] - (Rangoon, 19 giugno 1945) è una politica birmana, attiva nella difesa dei diritti umani.

Sin da giovane si impone nella scena nazionale del suo paese, devastato da una pesante dittatura militare, come una leader del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del premio Nobel per la pace nel 1991.
Recentemente il nuovo Premier inglese Gordon Brown ne ha tratteggiato il ritratto nel suo volume "Eight Portraits" come modello di coraggio civico per la libertà[2].

Figlia del generale Aung San e di Khin Kyi. La vita di Aung San Suu Kyi è stata travagliata già dai primi anni di vita. Suo padre, uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l'indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947, fu infatti ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la bambina di appena due anni, oltre che la moglie, Khin Kyi, e altri due figli, uno dei quali sarebbe morto in un incidente.

Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960. Aung San Suu Kyi fu sempre presente al fianco della madre, la seguì ovunque, ed ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi, tanto che nel 1967, ad Oxford, conseguì la prestigiosa laurea in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Continuò poi i suoi studi a New York e nel 1972 cominciò a lavorare per le Nazioni Unite, e in quel periodo conobbe anche uno studioso di cultura tibetana, Micheal Aris, che l'anno successivo sarebbe diventato suo marito, e padre dei suoi due figli, Alexander e Kim.

Ritornò in Birmania nel 1988, per accudire la madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare che tutt'ora comanda in Myanmar. Fortemente influenzata dagli insegnamenti del Mahatma Gandhi, Aung San Suu Kyi sposò la causa del suo paese in maniera non-violenta e fondò la Lega Nazionale per la Democrazia, il 27 settembre 1988. Neanche un anno dopo le furono comminati gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta del regime.

Nel 1990 il regime militare decise di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro, tuttavia i militari rigettarono il voto, e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. L'anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace, ed usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione, a favore del popolo birmano.

Gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995, ma rimaneva comunque in uno stato di semi libertà, non poté mai lasciare il paese, perché in tal caso le sarebbe stato negato il ritorno in Myanmar, e anche ai suoi familiari non fu mai permesso di visitarla, neanche quando al marito Michael fu diagnosticato un tumore, che di lì a due anni, nel 1999, lo avrebbe ucciso, lasciandola vedova.

Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta un maggiore libertà d'azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003, il dramma: mentre era a bordo di un convoglio con numerosi supporters, un gruppo di militari aprì il fuoco e massacrò molte persone, e solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista, Ko Kyaw Soe Lin, riuscì a salvarsi, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento, la salute di Aung San Suu Kyi è andata progressivamente peggiorando, tanto da richiedere un intervento e vari ricoveri.

Il "caso" Aung San Suu Kyi ha incominciato ad essere un argomento internazionale, tanto che gli Stati Uniti d'America e l'Unione Europea hanno fatto grosse pressioni sul governo del Myanmar per la sua liberazione, ma gli arresti domiciliari furono rinnovati per un anno nel 2005 e ulteriormente rinnovati nel 2006 e nel 2007. Tutt'ora Aung San Suu Kyi è agli arresti domiciliari.

Per quanto sta facendo per la causa del popolo birmano, alcune prestigiose Università in Europa e in America vogliono assegnarle delle lauree Honoris Causa, per il suo grande impegno civile, e per la difesa dei diritti umani e della pace.

Il 9 novembre 2007, Aung San Suu Kyi ha lasciato la sua abitazione dove era confinata agli arresti domiciliari e ha incontrato il ministro nominato ad hoc dalla giunta militare al potere per il dialogo con l'opposizione, il ministro dei trasporti Aung Kyi. Un dirigente della Lega nazionale per la democrazia ha detto che Suu Kyi ha anche incontrato tre esponenti del suo partito, che non incontrava da tre anni.

Per il suo impegno a favore dei diritti umani il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d'Onore.

Il 3 maggio 2009, John William Yethaw, cittadino americano mormone, raggiunge a nuoto la casa in cui è costretta agli arresti domiciliari attraversando il lago Inya. Il 14 maggio la giunta militare arresta e processa (18 maggio) Aung San Suu Kyi per violazione degli arresti domiciliari. Il termine dei domiciliari e la liberazione dell'attivista birmana dall'ultimo arresto sarebbero scaduti il 21 maggio. Secondo buona parte della stampa internazionale e la stessa Lega nazionale per la democrazia, l'impresa di Yethaw è stato il pretesto fornito alla giunta militare per mettere fuori gioco Aung San Suu Kyi prima di sottoporre il popolo birmano alla votazione di un referendum per l'approvazione di un testo costituzionale che, di fatto, sancisce la continuazione del potere dei militari sotto forme civili, escludendo del tutto la Lega nazionale per la democrazia.Si dice che Aung San Suu Kyi sia malata e anche che non può raggiungere i figli perché lei é prigioniera nello Stato birmano

In tutto il mondo Aung San Suu Kyi è diventata un'icona della non-violenza e pace, tanto che numerosi cantanti e gruppi musicali, tra cui Damien Rice, gli U2, i R.E.M. e i Coldplay le hanno dedicato brani musicali per sostenere la sua causa; nel 2003 le fu assegnato l'European Mtv Music Award. In particolar modo, gli U2 le dedicano un brano intitolato Walk on (và avanti). Per questo motivo è illegale importare, detenere o ascoltare in Birmania l'album All That You Can't Leave Behind, in cui è contenuto tale brano. La sanzione prevista è la reclusione da tre a vent'anni.[3]





Silenzio asiatico per Aung San Suu Kyi

La sentenza per la dissidente birmana non suscita alcun clamore nella regione, diffidente per i doppi standard occidentali



di Francesco Sisci


Silenzio imbarazzato, finta indifferenza o dichiarazioni scivolose sono state il coro con cui l’Asia ha accolto la sentenza comminata dalla giunta birmana contro la dissidente Aung San Suu Kyi.

Il maggiore vicino di Rangon, la Cina, ha ditto che "Come vicino di Myanmar (il nome ufficiale della Birmania, imposto dalla giunta e osteggiato dai dissidenti ndr) la Cina spera che tutte le parti di Myanmar possano spingere per la riconciliazione etnica attraverso colloqui e la graduale realizzazione di stabilità, democrazia e sviluppo,” ha detto la portavoce del ministero degli esteri cinese Jiang Yu invitando quindi il mondo a rispettare la “sovranità giudiziaria” birmana.

In realtà però la Cina non è sola a rifiutarsi di fare pressioni sulla Birmania. L’India, terzo partner commerciale del paese, dopo Thailandia e Cina, non accenna a volere imporre sanzioni contro Rangoon, anche per timore di lasciare spazio politico ed economico agli altri due vicini.

Il problema principale che impedisce di fatto pressioni sulla Birmania sono le nuove difficoltà politiche della Thailandia. Primo partner commerciale di Rangoon.

I generali thailandesi hanno compiuto un colpo di stato nel settembre del 2006 che ha deposto il premier eletto in elezioni democratiche Thaksin Shinawatra.

A dicembre dell’anno successivo una formazione vicina a Thaksin ha poi vinto di nuovo le elezioni e stavolta un’alleanza di dimostrazioni di piazza, intervento selettivo delle forze dell’ordine e della burocrazia hanno di nuovo costretto alle dimissioni la compagine governativa, promuovendo nel 2008 l’attuale premier, il quale è sostenuto dai generali ma non ha ottenuto una vittoria nelle urne.

La situazione thailandese è più confusa della dittatura birmana, dove la presenza visibile di generali al potere rende tutto più chiaro per l’immaginario politico occidentale. Ma per i vicini asiatici è chiaro che le situazioni thailandesi e birmane sono simili, ma sulla prima l’Europa è, pur con qualche rara eccezione, indifferente, sulla seconda invece si scalda.

Né la Thailandia, prima porta verso l’esterno della Birmania, ha alcun interesse a fare chiarezza a Rangoon o a deporre la giunta che è lì al potere. Una cosa del genere metterebbe ancora più in luce le magagne thailandesi.

Né la Cina o l’India hanno interesse o voglia di cominciare il faticoso lavoro di promozione della democrazia in Asia, vocazione che non hanno e verso cui, per motivi storici, sono sospettosi.

Per la verità la Cina si era apprestata a cercare di promuovere una soluzione politica in Birmania. A metà degli anni ’90 cominciò un dialogo con gli Stati uniti sulla Birmania, e Pechino sostenne un generale riformista birmano Khin Nyunt, che per un breve periodo, dal 2003 al 2004, fu anche primo ministro e cominciò una politica di aperture.

Khin Nyunt venne però deposto con una specie di colpo di stato guidato dall’uomo forte di Rangoon Than Shwe, tutti i suoi vennero epurati e i sogni di riforme, sostenuti da Pechino divennero in realtà un nuovo ostacolo ai complessi rapporti bilaterali tra vicini.


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martin ha scritto:
piuma n.5 ha scritto:
giustamente io posso, non devo chiedere per mettere qualcosa, un paio di esempi testerebbero se questo è un campo di approvazione. Posso, Giudiitta ?


Ma tu proprio 'un c'hai un cazzo da fà, eh? :roll:

non ti interessa nemmeno sapere la coppia di personaggi che ho in mente di mettere, seguendo l' invito di Giuditta ? per causare ondate di disapprovazione, e seminare intolleranza ?
un ritrattino modellato su di me in veste di donna, sulla me che non ha idee, e mi fisso di ciò che non so se è vero, ho imparato a amare perchè non ho sperimentato, e l'altro naturalmente, un poco lusinghiero resumè sul personaggio della poco virtuosa( per lo più è vista così) cantante Ma-donna
richiede approvazione: accettate? potrebbe causare seri danni :evil:

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piuma n.5 ha scritto:
martin ha scritto:
piuma n.5 ha scritto:
giustamente io posso, non devo chiedere per mettere qualcosa, un paio di esempi testerebbero se questo è un campo di approvazione. Posso, Giudiitta ?


Ma tu proprio 'un c'hai un cazzo da fà, eh? :roll:

non ti interessa nemmeno sapere la coppia di personaggi che ho in mente di mettere, seguendo l' invito di Giuditta ? per causare ondate di disapprovazione, e seminare intolleranza ?
un ritrattino modellato su di me in veste di donna, sulla me che non ha idee, e mi fisso di ciò che non so se è vero, ho imparato a amare perchè non ho sperimentato, e l'altro naturalmente, un poco lusinghiero resumè sul personaggio della poco virtuosa( per lo più è vista così) cantante Ma-donna
richiede approvazione: accettate? potrebbe causare seri danni :evil:



Caro Swifter (il mocho), è inutile che provi con me il giochino della manipolazione delle frasi.
Facevo forum quando ancora tu "scrivevi" nel pannolone.
Quello che scrivo io c'è scritto, qui, il resto da te immaginato, e a cui fantasiosamente vorresti riferirti, sta tutto tra le ragnatele della tua testa, la tua magniloquente keyboard e l'evidentemente troppo abusato flaconcino del Prozac.
Ciò premesso, come noto qui non esiste censura, demandata in via autonoma e autogestita all'intelligenza e alla educazione di ciascun forumista, e io intervengo solo nei rari casi ove una o entrambe le caratteristiche del forumista vengono appunto a mancare.
Da tempo tu, ritenendoti (da solo), una specie di Robin Hood di non-si-capisce-cosa, pensi di poter pasticciare qualsiasi argomento, in qualsiasi sezione, e soprattutto (purtroppo) di intervenire su qualunque donna qui dentro in modo più o meno becero, secondo un vetero-maschilismo non proprio insolito dalle parti tue, e questa cosa, per stanchezza e noia altrui, sta fatalmente arrivando al pettine.
Io non so cosa tu ti attenda da queste fanfaronate, o dallo scarabocchiare tutt'ora messaggi obliqui su un tuo blog aperto per l'occasione (il che conferma il mio pensiero: 'un c'hai un cazzo da fa'...), so però, vedendolo, che finora qui, come costume di questo forum, tutti hanno mostrato nei tuoi confronti molta tolleranza, e la lista è lunga, né devo ricordartela io. Ma, a differenza di molti, io la ricordo, come sempre, dall'inizio.
Valuta tu stesso i modi e i toni del tuo agire. Io non ti trovo particolarmente polemico, quanto semmai volutamente provocatore per motivi tuoi che ancora non hai voluto chiarire.
Io ho altri problemi e, in caso di eccessi ed intemperanze, di sfottò pretestuosi, prese in giro presuntuose, polemiche capziose e autodafè, non inizierò neppure repliche.
Le chiudo in modo esiziale e basta.
Saluti.

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Capo, mi sorprendi. Come fai a sapere cos'è il panno Swifter? :D

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Io mi chiedo perchè ci debba essere sempre la voglia di rovinare certi argomenti.
Forse parlare di grandi donne a qualcuno dà fastidio.


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Leviathan ha scritto:
Io mi chiedo perchè ci debba essere sempre la voglia di rovinare certi argomenti.Forse parlare di grandi donne a qualcuno dà fastidio.


...questo dà molto fastidio anche a me...ovunque c'è lo zampino di questo che delira e offende...comincia a stufare...

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..e con questo, torniamo allo spirito che voleva giuditta aprendo questo thread...

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Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
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Però ciò che è importante non cambia;
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Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
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Quando non potrai camminare veloce, cammina.
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