La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 16/05/2014 - 12:29 
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Maria Gaetana Agnesi (Montevecchia, 16 maggio 1718 – Milano, 9 gennaio 1799) è stata una matematica, filosofa e benefattrice italiana.

Primogenita di ventuno fratelli, sorella della compositrice Maria Teresa Agnesi Pinottini, nacque a Montevecchia, pochi anni dopo l'annessione della Lombardia (Ducato di Milano per la precisione) all'Impero asburgico in conseguenza del trattato di Utrecht (1713), da una facoltosa famiglia arricchitasi con l'industria della seta. Maria Gaetana mostrò presto di possedere una straordinaria intelligenza e una particolare propensione per le lingue straniere. Il padre, Pietro Agnesi, che, come da tradizione, aveva deciso di far istruire il primo figlio maschio, riconobbe e incoraggiò queste doti e decise di provvedere alla sua istruzione con illustri precettori.

Grazie al loro aiuto Maria Gaetana apprese perfettamente, tanto da meritarsi il soprannome di Oracolo Settilingue, l'italiano, il tedesco, il francese, il latino, il greco, lo spagnolo e l'ebraico. Dalla corrispondenza privata dell'Agnesi emerge che nel 1737 Maria Gaetana, per obbedire al padre, passò dallo studio delle lingue e dell'eloquenza ai difficili studi di Filosofia e di Matematica: la casa degli Agnesi era nel frattempo diventata uno dei salotti più in vista di Milano, frequentato dagli intellettuali d'Italia e di mezza Europa.

Proprio costoro introdussero Maria Gaetana agli Elementi di Euclide, alla Logica e alla Metafisica, alla Fisica generale, particolare e sperimentale. Diventò poi abitudine di Maria Gaetana esporre nel salotto di casa Agnesi, per desiderio del padre, i propri progressi con varie tesi filosofiche, pubblicate nel 1738 in una raccolta dal titolo Propositiones Philosophicae contenente 191 tesi, tratte dalle pubbliche discussioni, riguardanti questioni di logica, botanica, cosmologia, ontologia, meccanica, pneumatologia (la scienza degli spiriti).

Agnesi espresse, in molti di questi saggi, la convinzione che anche le donne dovessero essere istruite. Nonostante i successi ottenuti, a ventun anni chiese al padre il permesso di diventare monaca; per rimanere in casa ad accudirlo si risolse a sacrificare le proprie inclinazioni, a condizione però di non prendere più parte alla vita mondana ed avere il permesso di recarsi in chiesa a suo arbitrio. Maria, "tranquillata nell'animo", decise di dedicarsi intensamente allo studio dell'algebra e della geometria.


Iniziò ad analizzare l'opera postuma del marchese de L'Hôpital, Traité Analytique des Sections Coniques, e ne compose un commento, mai pubblicato, chiedendo delucidazioni e consigli a rinomati matematici per via epistolare. In quello stesso periodo gli stessi autori le chiesero aiuto e collaborazione per giudizi e commenti su opere di prossima pubblicazione.

Nel 1740, a ventidue anni, Maria Gaetana iniziò un periodo di studi in collaborazione con padre Ramiro Rampinelli, professore di fisica e matematica a Milano nel monastero degli Olivetani di San Vittore e pioniere della matematica analitica. Con l'aiuto del Rampinelli, l'Agnesi studiò il testo dell'abate Reyneau, Analisi dimostrata (del 1708), e rinunciò a pubblicare il proprio commento sulle sezioni coniche per disporsi, incoraggiata dal suo mentore e dall'aiuto di Jacopo Riccati, alla stesura di un testo di analisi, le Istituzioni Analitiche ad uso della Gioventù Italiana pubblicate in italiano nel 1748 e dedicate all'imperatrice Maria Teresa. L'opera godette di larga fama e fu tradotta in francese (1775) e in inglese (1801). Le giunsero plausi da tutta Europa: i dotti dell'Accademia Reale di Francia lodarono il libro come un'opera avanzatissima, la migliore mai apparsa nel genere; l'imperatrice Maria Teresa d'Austria le inviò un anello di brillanti in un prezioso cofanetto; il papa Benedetto XIV le inviò benedizioni e doni preziosi. Goldoni le dedicò un sonetto. Nel 1750 sostituì il padre nell'insegnamento della matematica all'Università di Bologna; Benedetto XIV le consentì quindi di ricoprire ufficialmente la cattedra, che la Agnesi rifiutò per dedicarsi, dopo la morte del padre nel 1752, ad opere di carità, agli studi privati e all'istruzione dei fratelli, delle sorelle e dei domestici di casa.


Nel 1752, alla morte del padre, al quale Maria Gaetana non avrebbe mai disubbidito, si ritirò completamente dalla vita pubblica per dedicarsi alla cura dei poveri, dei malati e allo studio delle Sacre Scritture. Maria Gaetana rese casa Agnesi un rifugio per inferme e lei stessa divenne serva e infermiera; aprì un piccolo ospedale, andò a vivere con le malate e, per far fronte alle spese, dopo aver venduto tutti i suoi averi si rivolse ai conoscenti, alle autorità, alle opere pie.

Finalmente, grazie ad una donazione del principe don Antonio Tolomeo Trivulzi, nel 1771 fu istituito a Milano il Pio Albergo Trivulzio, e il cardinale Giuseppe Pozzobonelli invitò la Agnesi a ricoprire la carica di Visitatrice e Direttrice delle Donne, specialmente inferme. Nel 1783 si trasferì al Pio Albergo in qualità di direttrice, ma non abbandonò gli studi religiosi; tenne lezioni pubbliche di catechismo: pur senza titoli accademici era ormai una teologa, e il cardinale Pozzobonelli, per decidere sull'ortodossia di uno scritto su politica e religione, si rivolse a lei.

Chi si rivolgeva all'Agnesi per ottenere pareri scientifici fu invece cortesemente scoraggiato: l'Accademia di Torino, ad esempio, le chiese di esaminare i lavori di Lagrange intorno al calcolo delle variazioni e lei si sottrasse, adducendo le sue serie occupazioni. Continuò a lavorare al Trivulzio per ventisei anni fino alla morte, il 9 gennaio 1799. La sua residenza estiva nella città di Varedo è appunto nota come Villa Agnesi ed è attualmente di proprietà della Curia. Dopo anni di abbandono fu ristrutturata e ospita ora una scuola di musica e un ospizio per anziani.

http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Gaetana_Agnesi

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 31/05/2014 - 21:38 
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IF ha scritto:
Sicilia, la fabbrica del mito: Franca Viola più forte del destino
di Matteo Collura

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C’è una donna il cui nome meriterebbe di essere inserito nei libri di scuola come la più grande rivoluzionaria che la Sicilia abbia avuto. Una donna che si è ribellata allo stupro legalizzato molti anni prima che lo Stato ne correggesse la sfacciata ignominia istituzionale. Si chiama Franca Viola, questa impagabile eroina, e vive ad Alcamo, il paese in provincia di Trapani, dove nel 1965 subì la ripugnante esperienza del rapimento e del conseguente abuso sessuale da parte di un giovane teppista suo compaesano, convinto di essere – chissà! – un degno discendente del dio greco degli Inferi.

Di recente in un giornale mi è capitato di leggere la storia di una coraggiosa donna pakistana che, ripetutamente stuprata da una banda di suoi connazionali, anziché suicidarsi come in questi casi fanno le ragazze del suo Paese, sta lottando per ottenere giustizia. Si chiama Mukthar Mai, questa giovane donna, punita con lo stupro seriale perché sorella di un ragazzo accusato di avere avuto rapporti con una coetanea di un clan avverso. La Corte Suprema di Islamabad ha ordinato il proscioglimento dei tredici uomini che alcuni anni fa furono protagonisti dell’infame spedizione punitiva. La giovane Mukthar, benché stanca e lasciata sola, come nel luogo in cui vive sole vengono lasciate le donne vittime di violenze sessuali, non si arrende.

IL RIFIUTO
«Il coraggio ingenuo e dirompente di questa pasionaria del Punjab», si leggeva in un articolo della Stampa, «assomiglia a quello di Franca Viola, la prima ragazza italiana a rifiutare il matrimonio riparatore nella Sicilia degli anni Sessanta.» Opportuno l’accostamento, e di civile efficacia. La Sicilia di cinquant’anni fa come l’attuale Punjab. E la ricordo, quella Sicilia, perché allora vi abitavo, ne ero parte e perciò testimone. E’ stata quasi rimossa la storia di Franca Viola, anche per suo stesso volere, per il suo strenuo rifiutarsi di rimanere sotto l’abbaglio dei riflettori, cercando nella normalità, vale a dire nella vita quotidiana di una qualunque donna del popolo in Sicilia, la quiete e, con essa, la salvezza.
Ma non andrebbe dimenticata Franca Viola (...), perché questa donna, dal punto di vista del vivere in una società e della civiltà che ne è alla base, alla Sicilia ha fatto fare più passi in avanti di cento guerre.

Sembra scritto per lei quel che annotò Carlo Levi in un suo celebre libro: «Così questa donna si è fatta, in un giorno: le lacrime non sono più lacrime, ma parole, e le parole sono pietre». Sì, furono pietre, scagliate contro Filippo Melodia – così si chiamava il suo stupratore, già finito in carcere per reati di mafia quando era ancora un ragazzo – quelle pronunciate, dopo la liberazione, dalla ragazza di Alcamo, allora quasi diciannovenne: «Non ti sposo. Piuttosto me ne starò in paese a fare la zitella. Mi trattino pure come un’appestata».

L’EROINA
Nella sua scelta eroica la giovane Franca fu aiutata dal padre (anche quest’uomo, coltivatore diretto all’anagrafe, meriterebbe assieme alla figlia di essere ricordato nelle scuole, nelle chiese e nelle piazze di ogni città e paese della Sicilia). Franca rapita da alcuni giorni, Bernardo Viola finse di accettare il ricatto di Filippo Melodia (ricatto consistente nell’offerta del matrimonio riparatore).

In realtà, sovvertendo la millenaria pratica dell’acquiescenza, si rivolse ai carabinieri, i quali riuscirono a liberare la ragazza, tenuta segregata per otto giorni, prima in un casolare di campagna, poi in casa di una sorella dello spasimante, nella stessa Alcamo.

«Rimasi digiuna per non so quanto tempo», avrebbe raccontato in seguito la coraggiosa donna, «mentre lui mi provocava e mi offendeva. Me ne stavo a letto in stato di semincoscienza. Dopo una settimana abusò di me». Era certo di aver raggiunto il suo scopo, Filippo Melodia, la ragazza ormai svergognata agli occhi della comunità, una povera reietta cui soltanto il matrimonio avrebbe potuto ridare l’onore.

Invece, contrariamente a ogni previsione, dicendo di no a una tradizione millenaria, infischiandosene dell’incontestabile imperativo dovuto a una legge non scritta ma universalmente osservata, Franca Viola, le cui mani davvero meriterebbero di essere baciate dalle siciliane e dai siciliani venuti dopo di lei, riuscì a difendere la sua dignità e a forzare l’inevitabile destino che sembrava le fosse stato imposto.



Nella lotta millenaria contro i maschi stupratori, non dobbiamo dimenticare questa ragazza, poi proclamata santa:

Maria Goretti
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vergine e martire
Nascita Corinaldo, 16 ottobre 1890
Morte Nettuno, 6 luglio 1902
Venerata da Chiesa cattolica
Canonizzazione Piazza San Pietro in Vaticano, il 24 giugno 1950 da papa Pio XII
Santuario principale Santuario della Madonna delle Grazie, Nettuno
Ricorrenza 6 luglio
Attributi Palma
Patrona di Latina e dell'Agro pontino, della gioventù.
Maria Teresa Goretti (Corinaldo, 16 ottobre 1890 – Nettuno, 6 luglio 1902) è venerata come santa e martire dalla Chiesa cattolica. Vittima di omicidio a seguito di un tentativo di stupro da parte di un vicino di casa, fu canonizzata nel 1950 da papa Pio XII.

per chi vuol leggere il resto ecco il collegamento:
http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Goretti


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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Ana Pauker

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"Ana Pauker (Herta, 13 febbraio 1893 – Bucarest, 3 giugno 1960) è stata una politica comunista romena. Fu tra i principali esponenti del Partito Comunista Rumeno e della sua ala "moscovita", più tenacemente schierata sulle posizioni di Stalin. Uscì sconfitta dalla lotta per il potere nel Partito e in Romania nei primi anni Cinquanta. Morì a Bucarest il 3 giugno 1960 a causa di un arresto cardiaco, dopo che il cancro terminale recidivo che le venne diagnosticato nella primavera del 1959 si diffuse al suo cuore e ai polmoni.
Ministro degli Esteri dal 5 novembre 1947 al 10 luglio 1952 nel governo Petru Groza e nel governo Gheorghe Gheorghiu-Dej, fu la prima donna dalla Romania e dall'estero che tenne un importante funzione di leadership in un governo."

Leggi il resto su Wikipedia.

https://www.youtube.com/watch?v=ddSr3MFqCVk

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Violet Gibson

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"Violet Albina Gibson (Dublino, 1876 – Northampton, 2 maggio 1956) figlia di Edward Gibson, primo Barone di Ashbourne e Lord Cancelliere d'Irlanda, è stata la donna che il 7 aprile 1926 attentò alla vita di Benito Mussolini a Roma.
Mussolini era appena uscito dal palazzo del Campidoglio, dove aveva inaugurato un congresso di chirurgia, quando la Gibson gli sparò un colpo di pistola, ferendolo di striscio al naso. Secondo Arrigo Petacco ed altri studiosi, a salvarlo sarebbe stato un saluto romano che porgeva proprio nel momento dello sparo: tirando indietro il capo irrigidendosi come sua abitudine nel saluto, avrebbe inconsapevolmente portato la testa fuori traiettoria.
La Gibson, faticosamente sottratta ad un tentativo di linciaggio, fu condotta in questura; interrogata, non rivelò la ragione dell'attentato. Romano Mussolini, figlio del Duce, ebbe a raccontare che il padre, subito soccorso da decine di chirurghi che erano appunto sul posto per il congresso, disse di essersi preoccupato davvero soltanto quando vide questi avvicinarsi.
Si è supposto che la donna, allora cinquantenne, fosse mentalmente squilibrata all'epoca dei fatti e che potesse essere stata indotta a commettere il gesto da qualche istigatore sconosciuto. In tal senso furono sollevati pesanti sospetti all'indirizzo di Giovanni Antonio Colonna di Cesarò.
L'attentatrice non fu incriminata per volontà dello stesso Mussolini e fu espulsa dall'Italia verso l'Inghilterra. Rimase per trent'anni ricoverata in una clinica psichiatrica, il St, Andrew's Hospital a Northampton, ove morì."

http://it.wikipedia.org/wiki/Violet_Gibson

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Irma Bandiera

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"Irma Bandiera (Bologna, 8 aprile 1915 – Bologna, 14 agosto 1944) è stata una partigiana italiana, Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria).
Di famiglia benestante, divenne combattente partigiana nella VII brigata GAP Gianni Garibaldi di Bologna col nome di battaglia di Mimma.
Catturata dai fascisti dopo aver trasportato armi alla base di Castel Maggiore della sua formazione, venne torturata e infine fucilata al Meloncello di Bologna il 14 agosto 1944. Il suo corpo fu esposto dai fascisti sulla strada adiacente alla sua abitazione per un intero giorno.
In suo onore, nell'estate del 1944, una formazione di partigiani operanti a Bologna prese il nome Prima Brigata Garibaldi "Irma Bandiera"."

http://it.wikipedia.org/wiki/Irma_Bandiera

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Inge Lehmann

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Inge Lehmann (Copenaghen, 13 maggio 1888 – Copenhagen, 21 febbraio 1993) è stata una geofisica e sismologa danese.
Membro della Royal Society di Londra, nel 1936 argomentò che il nucleo terrestre non fosse omogeneo e completamente liquido, ma costituito da due parti, un nucleo esterno liquido e uno interno solido.
nacque e crebbe a Copenaghen, nella zona di Østerbro, figlia dello psicologo sperimentale Alfred Georg Ludvik Lehmann (1858-1921). Frequentò la scuola superiore con indirizzo pedagogico progressista diretta da Hanna Adler, una zia di Niels Bohr. Secondo Lehmann, suo padre e Hanna Adler furono le due presenze più significative nell'influenzare il suo sviluppo intellettuale. Dopo aver finito la scuola studiò, con qualche interruzione dovuta alla sua scarsa salute, matematica alle Università di Copenaghen e Cambridge. Dopo pochi anni di lavoro nel ramo assicurativo divenne assistente del geodetico Niels Erik Nørlund, il quale le assegnò il compito di allestire osservatori sismologici in Danimarca e Groenlandia. L'inizio del suo interesse per la sismologia risale proprio a questo periodo. Nel 1928 superò l'esame di geodesia accettando la posizione di geodetica di stato e capo del dipartimento di sismologia all'Istituto Geodetico di Danimarca, diretto da Nørlund.
Da un suo scritto, si evince che fu la prima a interpretare la comparsa delle onde P come riflessioni dovute a un nucleo interno della Terra. Nel giro di due-tre anni altri importanti sismologi del tempo, come Beno Gutenberg, Charles Richter e Harold Jeffreys si allinearono a questa interpretazione. La Seconda guerra mondiale e l'occupazione della Danimarca da parte delle forze armate naziste impedirono per tutti quegli anni lo svolgimento del suo lavoro e non le consentirono di coltivare importanti contatti internazionali.
Negli ultimi anni fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1953, le relazioni fra lei e gli altri membri dell'Istituto Geodetico si deteriorarono, probabilmente in parte perché aveva poca pazienza con i colleghi, di lei meno eminenti. Dopo il 1953, Inge Lehmann partì per gli Stati Uniti dove rimase per diversi anni collaborando con Maurice Ewing e Frank Press circa le indagini sulla crosta e sul mantello superiore della Terra. Durante questo lavoro scoprì un'altra discontinuità sismica cui di solito ci si riferisce come "discontinuità di Lehmann" in onore della sua scopritrice e che si trova a una profondità tra i 190 e i 220 km. Tale discontinuità, che è presente sotto i continenti ma di solito non sotto gli oceani, è ancora oggi oggetto di controversie. Francis Birch notò che la "discontinuità di Lehmann venne scoperta grazie a un attento e minuzioso esame delle registrazioni sismiche, da lei attuato con una maestria degna di un'arte oscura, opera che probabilmente nessun laborioso calcolo computerizzato potrà mai validamente sostituire".
Inge ricevette molte onorificenze per le sue rilevanti conquiste scientifiche, tra cui il premio Harry Oscar Wood Award (1960), la medaglia Emil Wiechert (1964), la Medaglia d'oro dalla Società Reale Danese di Scienze e Lettere (1965), il Tagea Brandt Rejselegat (1938 e 1967), l'elezione come Membro della Società Reale (1969), la medaglia William Bowie (1971, prima donna a riceverla) e la medaglia della Società Sismologica Americana (1977). Inoltre le furono assegnati dottorati honoris causa dalla Columbia University, New York, nel 1964 e dall'Università di Copenaghen nel 1968. Fu pure socia onoraria di svariate associazioni. L'asteroide 5632 fu chiamato Ingelehmann in suo onore; per la stessa ragione, un luogo lungo la U.S. Route 1 e un ponte ad Aventura, entrambi in Florida, portano il suo nome.

Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Inge_Lehmann

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Sally Ride

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Sally Kristen Ride (Los Angeles, 26 maggio 1951 – La Jolla, 23 luglio 2012) è stata la prima astronauta statunitense a raggiungere il 18 giugno 1983 lo spazio a bordo della STS-7[1] che rientrò sulla Terra il 24 giugno 1983.
Prima di lei solo due donne sovietiche, Valentina Vladimirovna Tereškova e Svetlana Evgen'evna Savickaja avevano compiuto la medesima impresa.

Carriera alla NASA
Sally è stata una delle 8.900 persone a rispondere ad un annuncio su un giornale alla ricerca di candidati per il programma spaziale. A seguito di questa risposta, Sally è entrata alla NASA nel 1978 nel primo corso per astronauti ad accettare donne. Durante la sua carriera Sally è stata addetta alle comunicazioni nella seconda (STS-2) e terza (STS-3) missione del Programma Space Shuttle ed ha collaborato allo sviluppo del braccio robotico dello Space Shuttle. Il 18 giugno 1983 è diventata la prima donna americana membro dell'equipaggio in una missione del Challenger, la STS-7. L'equipaggio di 5 persone ha messo in orbita due satelliti per telecomunicazioni, condotto esperimenti farmaceutici ed ha usato per la prima volta il braccio robotico per posizionare e recuperare il satellite nello spazio. Il suo secondo volo spaziale è stato nel 1984 sempre a bordo del Challenger. Complessivamente ha passato più di 343 ore nello spazio. Sally era all'ottavo mese di addestramento per la sua terza missione al momento del Disastro dello Shuttle Challenger. È stata nominata membro della commissione di inchiesta che ha indagato sulle cause dell'incidente. Dopo le indagini, Sally è stata trasferita al quartier generale della NASA a Washington DC.

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Ildegarda di Bingen (Hildegard von Bingen in tedesco) (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein, 17 settembre 1179) è stata una religiosa e naturalista tedesca. Benedettina, è venerata come santa dalla Chiesa cattolica; nel 2012 è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI.
Nella sua vita fu, inoltre, scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista e compositrice, filosofa, linguista, cosmologa, guaritrice, naturalista, consigliera politica e profetessa.

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Cita:
Nacque, ultima di dieci fratelli, a Bermersheim vor der Höhe, vicino ad Alzey, nell'Assia-Renana, nell'estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme.
Le visioni di Ildegarda sarebbero iniziate in tenera età e avrebbero contrassegnato un po' tutta la sua esistenza. All'età di otto anni, a causa della sua cagionevole salute, era stata messa nel convento di Disibodenberg dai nobili genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim, dove fu educata da Jutta di Sponheim, giovane aristocratica ritiratasi in monastero. Prese i voti tra il 1112 e il 1115 dalle mani del vescovo Ottone di Bamberga.
Ildegarda studiò sui testi dell'enciclopedismo medievale di Dionigi l'Areopagita e Agostino. Iniziò a parlare – e a scrivere – delle sue visioni (che definiva «visioni non del cuore o della mente, ma dell'anima») solo intorno al 1136 quando aveva ormai quasi quarant'anni.
Trasferitasi nel monastero di Rupertsberg, da lei stessa fondato nel 1150 le cui rovine furono rimosse nel 1857 per lasciare posto a una ferrovia, si dice facesse vestire sfarzosamente le consorelle, adornandole con gioielli, per salutare con canti le festività domenicali. Nella sua visione religiosa della creazione, l'uomo rappresentava la divinità di Dio, mentre la donna idealmente personificava l'umanità di Gesù. Nel 1165 fonderà un altro monastero, tuttora esistente e floridissimo centro religioso-culturale, dal lato opposto del Reno ad Eibingen. Il monastero è visitabile e nella Chiesa si possono ammirare gli affreschi che ritraggono i momenti più salienti della vita di Ildegarda e i segni straordinari che accompagnarono il momento del suo trapasso avvenuto il 17 settembre 1179.
Nell'arco di una dozzina di anni, tra la fine del 1159 e il 1170, compì quattro viaggi pastorali predicando nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Werden.
Fondatrice del monastero di Bingen am Rhein, Ildegarda fu spesso in contrasto con il clero della Chiesa cattolica; tuttavia, riuscì a ribaltare il concetto monastico che fino ad allora era, e per molto tempo ancora sarebbe rimasto, inamovibile, preferendo una vita di predicazione aperta verso l'esterno a quella più tradizionalmente claustrale. Quando ormai era ritenuta un'autorità all'interno della Chiesa, papa Eugenio III – nel 1147 – lesse alcuni dei suoi scritti durante il sinodo di Treviri.
Ildegarda fu l'autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la Lingua ignota (dal latino "lingua sconosciuta"), da lei utilizzata probabilmente per fini mistici. Essa utilizza un alfabeto di 23 lettere, definite le ignotae litterae. Ildegarda ha parzialmente descritto la lingua in un'opera intitolata Lingua Ignota per hominem simplicem Hildegardem prolata, di cui sono sopravvissuti solo due manoscritti, entrambi risalenti al Duecento, il Codice di Wiesbaden e un manoscritto di Berlino. Il testo è un glossario di 1011 parole in Lingua Ignota, con traslitterazione per la maggior parte in latino, e in tedesco medioevale, le parole sembrano essere "a priori" conii, per lo più nomi con qualche aggettivo. Sotto l'aspetto grammaticale, sembra essere una parziale rilessificazione della lingua latina, infatti la lingua ignota è stata ideata adattando un nuovo vocabolario alla grammatica latina preesistente.
Non è noto se altri, oltre la sua creatrice, abbiano avuto familiarità con essa. Nel XIX secolo alcuni credevano che Ildegarda avesse ideato il suo linguaggio per proporre una lingua universale che unisse tutti gli uomini (per questo motivo santa Ildegarda è riconosciuta oggi come la patrona degli esperantisti con San Pio X). Tuttavia oggi è generalmente accettato che la Lingua Ignota sia stata concepita come un linguaggio segreto, simile alla "musica inaudita" di Ildegarda, della quale ella avrebbe avuto conoscenza per ispirazione divina. Questa lingua, essendo stata ideata nel XII secolo, può essere considerata come una delle più antiche lingue artificiali oggi conosciute.

mio commento:
Certo che ce ne vorrebbero di donne come questa qui.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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Lyudmila Zhivkova

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Lyudmila Todorova Zhivkova (Bulgarian: Людмила Тодорова Живкова) (26 July 1942 - 21 July 1981) was the daughter of Bulgarian Communist leader Todor Zhivkov, who reached the rank of senior Bulgarian Communist Party functionary and Politburo member. Her life remains uniquely controversial and colourful in the history of Communist Bulgaria and that of the Soviet Bloc.

Zhivkova was born in Sofia. She studied history at Sofia University (1965) and history of art at Moscow State University (1970), before researching a book on British-Turkish relations at St Antony's College, Oxford. She then became assistant president of the Committee for Art and Culture (1972–1973), its first vice president (1973–1975) and its president (with the rank of a minister) between 1975 and her death in 1981. Zhivkova was a deputy in the 7th (1976–1981) and 8th (1981) National Assemblies of Bulgaria. In her lifetime, Zhivkova published a volume of "collected works" (mostly edited speeches) which was translated into major world languages; her trademark ideas about the need to bring up and educate “rounded personalities” and "imbue public life with beauty" sat awkwardly alongside militant Marxism–Leninism.

Lyudmila Zhivkova's office as the de facto head of Bulgarian culture brought the nation's artistic community reasonably great freedom at a time when, after the crushing of the Prague Spring, Soviet-bloc Communist orthodoxy was otherwise stricter than ever. Moreover, as daughter of the head of Party and state, Zhivkova was often seen as "heir apparent" and enjoyed powers beyond her official purview. Thus, Zhivkova and her second husband Ivan Slavkov held renowned Friday soirées at their central Sofia apartment, offering opportunities for those with a cause to lobby her father indirectly.
Zhivkova is credited with cutting across red tape and ensuring the rapid construction of Sofia's enormous and very complex NDK National Palace of Culture which opened around the time of her death. Another of her achievements was the opening of Sofia's National Gallery of World Art, for whose collection a large number of foreign paintings and statues were acquired on world markets. In line with her pet idea of "rounded personalities," shortly before her death Zhivkova produced the Banner of Peace world children's assembly in Sofia under the aegis of Unesco. She also helped establish the 1300 Years of Bulgaria Foundation, a quasi-independent entity to endow the arts.
Alongside bringing foreign culture to Bulgaria, Zhivkova did much to permit and encourage Bulgarian artists to travel abroad for study and practice. She also organised the Thracian Gold Treasures from Bulgaria travelling exhibition which visited over 25 world cities, bringing much acclaim.
Though personally an extreme ascetic, Zhivkova was also indirectly credited with the opening of a number of cafés, restaurants and other establishments which returned a measure of pre-Communist bourgeois grace to Bulgaria's cities.
Restrained nationalism was another feature of Zhivkova's term as leader of Bulgarian arts, with greater than customary emphasis on indigenous culture and great fanfare to mark the 1300th anniversary of Bulgarian presence on the Balkans.

During the last decade of her life, Zhivkova developed intense interests in Eastern culture, New Age matters, religious mysticism, and the occult. In this connection she developed a very close relationship with "the Petrich Oracle" (Vanga, a famous village clairvoyant), and with thriller-writer Bogomil Raynov, son of a renowned Bulgarian theosophist and writer Nikolay Raynov. Later, Zhivkova allegedly developed additional interests in Native American and particularly native Mexican beliefs and mysticism.[citation needed] Rumours suggested that she had renounced Marxism and Communist atheism: no mean transgression even for the average Bulgarian at the time and an unthinkable apostasy for a member of the Politburo and a high priestess of the arts, which Communist governments had consistently regarded as being at the very forefront of the "Ideological War".

In connection with her esoteric interests, she designated 1978 "Roerich Year", having encountered like-minded scion of Russian émigrés Svetoslav Roerich in India in 1975. Besides their artistic work as painters, the Roerichs were founders and proponents of Agni Yoga, an idiosyncratic spiritual teaching based on Indian mysticism, so celebrating them so intensively appeared a somewhat eccentric gesture for a Marxist government (admittedly, at the time the Roerichs were respected as artists, patriots and explorers in the USSR as well[1]). A post stamp with a portrait of Nicholas Roerich by his son Svetoslav was issued in that year.

Zhivkova died at the age of 38 from a brain tumor. Rumors, usually unsubstantiated or flimsy, continue to circulate regarding other contributing reasons. Zhivkova was accorded a very large public funeral attended by huge crowds.

[voce completa qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Lyudmila_Zhivkova]

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Voltairine de Cleyre

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Voltairine de Cleyre (Leslie, 17 novembre 1866 – Chicago, 20 giugno 1912) è stata un'anarchica, scrittrice e attivista femminista statunitense.

Nacque nella cittadina di Leslie, nello Stato del Michigan, ed ebbe il nome di Voltairine dal padre Hector de Clayre, un artigiano emigrato dalla Francia che ammirava in Voltaire lo spirito corrosivo e anticlericale. Anche dalla parte materna Voltairine ebbe progenitori non conformisti: il nonno si era battuto per l’abolizione della schiavitù militando nella Underground Railroad, un'organizzazione illegale che favoriva la fuga degli schiavi aiutandoli a espatriare in Canada.
La famiglia era poverissima, bastando appena i magri guadagni del padre, arrotondati dai lavori di cucito della madre, l’americana Harriet Billings: nel 1880, quando i genitori si separarono, Voltairine fu mandata a studiare nella scuola del convento delle suore di Sarnia in Ontario. L’apparente contraddizione con le convinzioni paterne si spiega probabilmente con il fatto che l'istruzione e il convitto erano impartiti gratuitamente dalle suore, che speravano di allevare una futura conversa.
Ma non fu così: in convento «fu come stare nella valle dell’ombra della morte e rimase una bianca cicatrice nella mia anima, dove ignoranza e superstizione mi bruciarono con il loro fuoco d’inferno in quei giorni soffocanti». Cercò di fuggire dalla scuola, raggiungendo a nuoto Port Huron, nel Michigan e poi incamminandosi per 17 miglia verso casa. Ma il padre la rimandò indietro, tre anni dopo Voltairine si diplomò con la medaglia d’oro e lasciò il convento. Si avvicinò poi alle teorie dell'anarco-individualismo americano, leggendo Henry David Thoreau, e aderì al movimento dopo la rivolta di Haymarket. Dall'individualismo passò poi al mutualismo e all'anarchismo senza aggettivi, dedicandosi all'insegnamento e alla scrittura. Ebbe un figlio nel 1890 dal pensatore James B. Elliot.
Durante la sua vita fu tormentata dalla malattia e depressione e tentò il suicidio in almeno due occasioni; sopravvisse anche a un attentato il 19 dicembre 1902. Il suo aggressore, Herman Helcher, era un ex alunno che era stato precedentemente reso folle da una febbre, e che lei ha subito perdonato perché "Sarebbe un oltraggio alla civiltà se fosse mandato in prigione per un atto che era il prodotto di un cervello malato". L'attentato le lasciò problemi ad un orecchio e con un'infezione alla gola. Durante la primavera del 1911 sostenne la rivoluzione messicana, e in particolare le attività dell'anarchico Ricardo Flores Magón. La sua ultima poesia è stata dedicata agli attivisti messicani. Voltairine de Cleyre morì a 46 anni il 20 giugno 1912, al St. Mary of Nazareth Hospital di Chicago, Illinois, a causa di una meningite settica. Venne sepolta vicino a Emma Goldman e altri anarchici al Waldheim Cemetery (ora Forest Home Cemetery), nel Forest Park, un sobborgo a ovest di Chicago.

https://it.wikipedia.org/wiki/Voltairine_de_Cleyre

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Nellie Bly

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Elizabeth Jane Cochran, soprannominata "Pink" (Cochran's Mills, Pennsylvania, 5 maggio 1864 – 27 gennaio 1922), è stata una giornalista statunitense.

Una delle prime giornaliste investigative, ha creato il genere del giornalismo sotto copertura. Cochran era meglio conosciuta sotto lo pseudonimo giornalistico di Nellie Bly. Sembra che in seguito abbia cambiato il proprio nome in Cochrane (aggiungendo una 'e' finale).

Un articolo sessista sul giornale Pittsburgh Dispatch la spinse a scrivere un'accesa risposta all'editore. La qualità della lettera spinse l'editore ad offrire un posto nella redazione del giornale alla Cochran, che era alla disperata ricerca di un posto di lavoro. L'editore diede a Pink anche il suo pseudonimo, Nellie Bly, come il personaggio del titolo di una famosa canzone di Stephen Foster.

Bly scrisse numerosi articoli investigativi, prima di venire relegata alla pagine femminili. A quel punto abbandonò il Dispatch e andò New York City, nella speranza di ottenere un posto presso il quotidiano New York World, di Joseph Pulitzer. Pulitzer la assunse, e il suo primo compito fu quello di scrivere un articolo sul Women's Lunatic Asylum presso Blackwell's Island. La Bly si lasciò sottoporre alle terribili condizioni in cui venivano trattate le pazienti nell'ospedale psichiatrico. Questa forma di giornalismo, agire in incognito per avere una storia da raccontare, diverrà il suo marchio di fabbrica.

Nel 1888, venne suggerito che il World dovesse inviare un reporter in un viaggio attorno al mondo, imitando il libro di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni. Si decise che Nellie Bly sarebbe stata quel reporter, e il 14 novembre 1889 partì da New York per il suo viaggio di 40.000 chilometri.

"Settantadue giorni, sei ore, undici minuti e quattordici secondi dopo la sua partenza da Hoboken" (25 gennaio 1890) Nellie arrivò a New York. All'epoca si trattò di un record per la circumnavigazione della terra, anche se venne migliorato pochi mesi dopo da George Francis Train, che completò il viaggio in sessantadue giorni.

Nel suo viaggio attorno al mondo, non solo visitò Regno Unito, Giappone, Cina, Hong Kong, e altri paesi, ma anche Amiens, il domicilio di Verne, Brindisi, Colombo, e San Francisco. Fu inoltre la prima donna a viaggiare attorno al mondo senza essere accompagnata ovunque da uomini e divenne un modello per le donne di ogni dove.

Nellie Bly sposò nel 1895 il milionario Robert Seaman, e prese un periodo di lontananza dal giornalismo. Si dedicò alla gestione degli affari dopo la morte del marito nel 1904. Ritornò in seguito a scrivere articoli di cronaca, parlando di una convention di suffragette nel 1913 e scrivendo reportage sulla prima guerra mondiale in Europa sul fronte orientale.

All'età di 57 anni, Elizabeth "Pink" morì di polmonite.

C'è un piccolo parco divertimenti a Brooklyn che porta il suo nome e che ha come tema Il giro del mondo in 80 giorni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Nellie_Bly

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MessaggioInviato: 15/10/2015 - 23:22 
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La canzone di cui parla l'editore del Pittsburgh Dispatch, dedicata ad una certa Nelly, che ispirò il soprannome per la Cochran, è la seguente:
https://www.youtube.com/watch?v=0UczcRiXUhU
Tutti gli uomini, a mio avviso, dovrebbero spedire le loro donne, almeno una volta nella vita, per un viaggio di non meno di 40 mila km.

Ma ecco due sorelle che si sono adoperate per la salvezza dell'umanità:
Santa Pudenziana, alla quale è stata dedicata una basilica in Roma:

https://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q= ... 1530027141

Anche all'altra, Santa Pressede, è stata dedicata una basilica:

https://encrypted-tbn0.gstatic.com/imag ... JJoBWPIocA

Fu vittima con la sorella Pudenziana (festeggiata il 19 maggio) delle persecuzioni. Riposa nella basilica romana che porta il suo nome insieme ad altri martiri. (Avvenire)

Etimologia: Prassede = colei che agisce, dal greco

Emblema: Giglio, Palma
Martirologio Romano: A Roma, commemorazione di santa Prassede, sotto il cui nome fu dedicata a Dio una chiesa sul colle Esquilino.


Il suo nome abbinato a quello di s. Pudenziana martire romana sua sorella, figura negli itinerari del sec. VII dai quali risulta che esse erano venerate dai pellegrini nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria.
Inoltre sono menzionate nel ‘Kalendarium Vaticanum’ della basilica di s. Pietro del XII secolo, Pudenziana al 19 maggio e Prassede sua sorella il 21 luglio.
La loro vita è raccontata nei ‘Leggendari’ o ‘Passionari’ romani, essi furono composti intorno al V-VI sec. ad uso dei chierici e dei monaci per fornire loro le preghiere per gli Uffici religiosi, sia per edificanti e pie letture; i ‘Passionari’ racconti delle vite e delle sofferenze dei santi martiri, si diffusero largamente negli ambienti religiosi dell’Alto e Basso Medioevo.
Le ‘Gesta’ delle due sante martiri, raccontano, che Pastore, prete di Roma, scrive a Timoteo discepolo di s. Paolo, che Pudente ‘amico degli Apostoli’, dopo la morte dei suoi genitori e della moglie Savinella, aveva trasformato la sua casa in una chiesa con l’aiuto dello stesso Pastore.
Poi Pudente muore lasciando quattro figli, due maschi Timoteo e Novato e due femmine Pudenziana e Prassede. Le due donne con l’accordo del prete Pastore e del papa Pio I (140-155), costruiscono un battistero nella chiesa fondata dal padre, convertendo e amministrando il battesimo ai numerosi domestici e a molti pagani, il papa visita spesso la chiesa (titulus) e i fedeli, celebrando la Messa per le loro intenzioni.
Pudenziana (Potentiana) muore all’età di sedici anni, forse martire e viene sepolta presso il padre Pudente, nel cimitero di Priscilla, sulla via Salaria. Dopo un certo tempo, anche il fratello Novato si ammala e prima di morire dona i suoi beni a Prassede, a Pastore e al papa Pio I.
Il racconto prosegue con una lettera inviata dai tre suddetti all’altro fratello Timoteo, per chiedergli di approvare la donazione ricevuta. Timoteo, che evidentemente era lontano, risponde affermativamente, lasciandoli liberi di usare i beni di famiglia.
Allora Prassede chiede al papa Pio I, di edificare una chiesa nelle terme di Novato (evidentemente di sua proprietà) ‘in vico Patricius’, il papa acconsente intitolandola alla beata vergine Pudenziana (Potentiana), inoltre erige un’altra chiesa ‘in vico Lateranus’ intitolandola alla beata vergine Prassede, probabilmente una santa omonima.
Due anni dopo scoppia un’altra persecuzione e Prassede nasconde nella sua chiesa (titulus) molti cristiani; l’imperatore Antonino Pio (138-161) informato, ne arresta e condanna a morte molti di loro, compreso il prete Semetrius; Prassede durante la notte provvede alla loro sepoltura nel cimitero di Priscilla, ma molto addolorata per questi eventi, ottiene di morire martire anche lei qualche giorno dopo.
Il prete Pastore seppellisce anche lei vicino al padre Pudente e alla sorella Pudenziana. Il racconto delle ‘Gesta’ delle due sante è fantasioso, opera senz’altro di un monaco o pio chierico del V-VI secolo. La loro esistenza comunque è certa, perché esse sono menzionate in molti antichi codici.
Il 20 gennaio 817 il papa Pasquale I fece trasferire i corpi di 2300 martiri dalle catacombe o cimiteri, all’interno della città, per preservarli dalle devastazioni e sacrilegi già verificatesi durante le invasioni dei Longobardi; le reliquie furono distribuite nelle varie chiese di Roma.
Quelle di s. Pudenziana nella chiesa di s. Pudente suo padre e quelle di Prassede nella chiesa di s. Prassede che secondo alcuni studiosi non erano la stessa persona.
Il corpo di s. Pudenziana (Potentiana) venne traslato sia nel 1586, che nel 1710, quando fu restaurata la chiesa poi a lei intitolata, sotto l’altare maggiore; dal IV secolo fino a tutto il VI secolo la chiesa portava il nome del fondatore Pudente (Ecclesiae Pudentiana); dal VII secolo la chiesa cambiò prima il nome in “Ecclesiae S. Potentianae” e poi dal 1600 ad oggi esclusivamente in chiesa di S. Pudenziana, trasferendo così l’intitolazione dal nome del padre a quella della figlia.
Per quanto riguarda le reliquie di s. Prassede, anch’esse riposano nella chiesa che porta il suo nome, insieme ad alcune della sorella e di altri martiri, raccolte in quattro antichi sarcofagi nella cripta. La celebrazione liturgica è rimasta divisa: s. Prassede al 21 luglio e s. Pudenziana il 19 maggio.
Una delle più antiche rappresentazioni delle due sante sorelle è un affresco del IX secolo ritrovato nel 1891 nella chiesa Pudenziana, che le raffigura insieme a s. Pietro, inoltre le si vede insieme alla Madonna in una pittura murale in fondo alla cripta della chiesa di santa Prassede, come pure nel grandioso mosaico della conca absidale della stessa chiesa, donato da papa Pasquale I.
Ad ogni modo le due chiese sono un concentrato di opere d’arte a cui si sono dedicati artisti di ogni tempo, per rendere omaggio alle due sante sorelle romane, testimoni dell’eroicità dei cristiani dei primi secoli.
Autore: Antonio Borrelli

mio commento:
Senza queste due sante donne, il cammino dell'umanità sarebbe stato assai diverso.
In particolare, Santa Prassede raccoglieva i resti dei martiri, anche il loro sangue, e li inumava in un pozzo; questo si trova nella parte centrale della chiesa, tra le due navate, poco oltre l'entrata.
La basilica è stata edificata proprio intorno al pozzo.
I resti dei martiri, trasformati in reliquie, hanno poi trovato posto nei sarcofagi descritti nell'articolo.
Numerosissime le sante e le martiri, nel corso dei millenni, a testimoniare che anche in campo religioso la donna ha toccato i massimi vertici di spiritualità, per non dire della Vergine Maria, genitrice di un figlio di Dio.


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Hedy Lamarr

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Hedy Lamarr, nome d'arte di Hedwig Eva Maria Kiesler (Vienna, 9 novembre 1914 – Altamonte Springs, 19 gennaio 2000), è stata un'attrice e inventrice austriaca naturalizzata statunitense.

Disse di sé, con autoironia: « Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell'oca. »

Nacque nel 1913 o, secondo alcune fonti, nel 1914, da genitori dell'alta borghesia austriaca di origini ebraiche: il padre Emil Kiesler, originario di Leopoli, era un ebreo non praticante e direttore di banca, la madre, Gertrud Lichtwitz, nata da famiglia ebraica, battezzata e cattolica praticante, era una pianista originaria di Budapest. Fu lanciata nel mondo dello spettacolo a fine anni venti poco più che adolescente da Max Reinhardt che la portò con sé a Berlino facendola lavorare in teatro. Hedy rinunciò così ai corsi di laurea in ingegneria che aveva intrapreso e per i quali era ritenuta un'allieva dall'intelligenza eccezionale. Ha legato il suo nome a due situazioni differenti tra loro: è stata una delle prime attrici ad apparire in una scena di nudo, e ciò accadde, con il nome di Hedy Kiesler, nel film Estasi (Ekstase), del regista cecoslovacco esponente del cinema erotico di allora, Gustav Machatý, suo primo marito, girato nel 1933 e presentato l'anno successivo alla 2ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il film le diede una particolare notorietà per via della sequenza bucolica in cui appare nuda. La pellicola venne sottoposta a pesanti censure, ed in alcuni Stati tolta dal mercato.

Il secondo evento destinato a segnare la sua vita fu il conseguimento - assieme al compositore George Antheil - del brevetto di un sistema di modulazione per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio, importante per comandare a distanza siluri e mezzi navali. La sua idea di modulazione codificata della portante di un segnale radio (spread spectrum) ossessionerà gran parte della sua vita. Il metodo sviluppato dalla coppia Lamarr/Antheil è, nella sostanza, un sistema di codifica delle informazioni da trasmettere ad un'entità che li riceverà nello stesso ordine col quale sono state trasmesse; sarà successivamente al centro dell'attenzione anche di servizi segreti e apparati militari.

Nel cinema il fascino di Hedy Lamarr è disseminato in circa venticinque film girati in altrettanti anni di carriera. Ha lavorato con i maggiori registi a fianco dei più celebrati attori del suo tempo, fra cui Spencer Tracy, Judy Garland, Clark Gable e James Stewart. Cittadina americana dal 1953, si sposò sei volte ed ebbe tre figli: due dal matrimonio con l'attore inglese John Loder ed uno adottato alla fine degli anni trenta quando era sposata con lo scrittore Gene Markey. È tuttora attiva una fondazione che porta il suo nome e ha fini di sviluppo sociale.

In fuga dal nazismo e dal marito
Mossi i primi passi nel mondo del cinema, che allora stava passando dal cinema muto a quello sonoro, Lamarr sposò poco più che ventenne Fritz Mandl, un imprenditore del settore dell'armamento che stava conducendo ricerche per giungere ad un sistema di guida a distanza di missili e siluri. Spinto dalla gelosia, Mandl cercò - inutilmente - di comprare tutte le copie esistenti al mondo del film Estasi per toglierle dalla circolazione. Quando, dopo alcuni anni di matrimonio, Mandl strinse rapporti con il nazismo (che lei osteggiava, ma che le consentì di conoscere Hitler e Mussolini) Lamarr lo lasciò, trovando riparo a Londra. Qui, nel 1937, conobbe Louis B. Mayer, fondatore della MGM. Grazie alla conoscenza del produttore, il salto verso Hollywood e il mondo del cinema, con il nome di Hedy Lamarr (evocazione del mare, la mar, e anche un omaggio all'attrice Barbara La Marr che era scomparsa pochi anni prima, trentenne), fu più breve di quanto forse lei stessa potesse sperare. Un'americana nella Casbah (1938) fu il suo primo film girato con il nuovo nome.

Un incontro illuminante - Il brevetto n. 2 292 387
La scoperta fondamentale di Lamarr/Antheil fu che la trasmissione di onde radio poteva essere trasferita da un canale radio all'altro a intervalli di tempo regolari in una sequenza di successione dei canali nota soltanto al trasmettitore ed al ricevitore. Nel dirigere la sequenza sincronizzata e concordata di cambio dei canali, Antheil suggerì di adottare — come rudimentale codice macchina — un sistema simile a quello dei rotoli di carta perforati usati nelle pianole meccaniche. Il progetto fu così presentato al "National Inventors Council" di Washington e brevettato l'11 agosto 1942 come "Sistema di Comunicazione Segreta - n. 2 292 387". Nel 1941 Hedy Lamarr conobbe ad un party George Antheil, compositore d'avanguardia; fra i due si instaurò un'amicizia e da allora iniziarono a frequentarsi. Un giorno, mentre Antheil era al pianoforte, lei lo accompagnava con il canto e nonostante le variazioni di ritmo si accorse che si intendevano a perfezione. Memore di quanto ascoltato nelle lunghe riunioni cui partecipava assieme all'ex marito, improvvisamente ebbe una sorta di folgorazione: al fine di contrastare i segnali trasmessi dal nemico nel tentativo di bloccare i segnali radio emessi per telecontrollare dispositivi a distanza, non sarebbe stato possibile giungere ad un'analoga intesa tra trasmettitore e ricevitore nel cambiamento concordato di frequenze radio (in seguito denominato frequency-hopping spread spectrum) per il telecontrollo, ad esempio, di un siluro. I due cominciarono a lavorare al progetto suddividendo il campo di frequenze disponibili in ottantotto sottocampi, o canali, vale a dire quanti i tasti di un pianoforte. Era ancora il tempo delle valvole termoioniche (e i transistor sarebbero arrivati solo anni dopo), così il progetto non suscitò grandi entusiasmi e fu bocciato dalla United States Navy, la marina militare degli Stati Uniti, che lo ritenne troppo complicato per essere adottato. Respinta da Washington, dove avrebbe voluto lavorare per approfondire la sua invenzione, Lamarr fu invitata a restare a Hollywood per sfruttare il fascino di diva del cinema nella raccolta dei fondi necessari per finanziare la guerra.

Un bacio per venticinquemila dollari
Sebbene fortemente delusa per il naufragio del suo progetto con Antheil, Lamarr non poté che fare buon viso a cattiva sorte, accettando l'invito a fare da suffragetta a fianco dell'America contro il regime nazista, e offrendo un bacio a chi avesse sottoscritto almeno 25.000 dollari di obbligazioni (e secondo i gossip dell'epoca avrebbe racimolato in una sola serata 7 milioni di dollari).

Hedy Lamarr e la crittografia
Lamarr avrà una sua personale rivincita nel 1962, quando la tecnica da lei ideata con Antheil sarà adottata dagli Stati Uniti come sistema di comunicazione a bordo di tutte le navi impegnate nel blocco di Cuba. Il concetto cardine di suddivisione di un ampio campo di frequenze in più canali trova oggi applicazione non solo nella crittografia o in scopi militari, ma anche nella telefonia mobile e nei sistemi informatici wireless. Da allora sono stati registrati oltre 1.200 brevetti riguardanti la tecnologia spread spectrum.

Ritorno a Vienna
Hedy Lamarr morì la notte del 19 gennaio 2000 ad Altamonte Springs nei pressi di Orlando in Florida, nel sonno, per attacco cardiaco. Assecondandone la volontà, il figlio Anthony Loder portò in Austria le sue ceneri e le disperse su una collina della Selva Viennese.

https://it.wikipedia.org/wiki/Hedy_Lamarr

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Disse di sé, con autoironia: « Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell'oca. »

Ciò le permise di cambiare sei mariti, fare due figli e adottarne un altro.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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Non fatele arrabbiare: le 10 donne gangster più pericolose al mondo

http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/30/foto/le_dieci_donne_gangster_piu_pericolose_al_mondo-115557269/1/#1

Per dire, anche nel male, le donne, quando vogliono, sanno essere grandi...

http://www.rainews.it/dl/rainews/artico ... 5a997.html


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