La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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 Oggetto del messaggio: 18 marzo
MessaggioInviato: 10/03/2013 - 17:47 
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Località: la scala che sale al centro
Barbapapà ha scritto:
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Quando un maschio dice cosa ? è proprio che pospone la risposta

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sì qualità, la qualità delle abitudini


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 27/03/2013 - 05:20 
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ELETTRICITA’ PRODOTTA DALLE URINE

NON SONO RICERCATORI FAMOSI O STUDIOSI MONDIALI
Ma 4 ragazze africane dai 14 ai 15 anni d’età. Si chiamano Duro-Aina Adebola, Akindele Abiola , Faleke Oluwatoyin e Bello Eniola e la loro voglia di pensare e creare ha dato vita ad un prodotto ecologico ed innovativo: un generatore che è in grado di produrre sei ore di elettricità con un litro di urina.Un’invenzione davvero geniale che rende uno scarto umano (la pipì) una risorsa energetica! Di conseguenza questa fonte di energia si rinnova a costo zero e senza produrre inquinamento!

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MA COME FUNZIONA CONCRETAMENTE QUESTA IDEA?
L’urina prodotta viene raccolta ed inserita in una cella in grado di separare l’idrogeno. Quest’ultimo viene purificato grazie ad un filtro e raccolto in una bombola del gas. L’idrogeno ottenuto viene ripulito dall’umidità e spinto nel generatore.Stupisce la giovane età delle ragazze che hanno inventato questo generatore. Il prototipo è stato presentato alla Maker Faire Africa in corso nel Lagos, cioè la fiera annuale africana della ”gente che fa”.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 30/03/2013 - 01:57 
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“Io mi impegno”: il messaggio di Rita Levi Montalcini ai giovani
di ROSALBA MICELI

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La scienziata Rita Levi Montalcini parlava spesso in pubblico del suo «ottimismo epigenetico»: «Dico sempre che il mio non è un ottimismo genetico, bensì epigenetico. Questa è stata la mia fortuna».
L’ottimismo le ha permesso di sostenere aspettative positive anche in circostanze problematiche e di portare avanti una vita produttiva pur dopo aver raggiunto i cento anni di età. Ogni parola di Rita Levi Montalcini rimanda ad evidenze scientifiche. L’ottimismo epigenetico esiste - e la vita della scienziata ne è la testimonianza - così come verosimilmente esiste il suo contrario, il pessimismo epigenetico.

A livello molecolare entriamo nel campo dell’epigenetica (rimodellamenti nella struttura della cromatina che avvengono senza cambiamenti nella sequenza del DNA e rappresentano una sorta di codice in grado di modulare l’espressione di geni). Le alterazioni nello spettro delle modifiche della cromatina sono alla base di diverse patologie umane, poiché i markers epigenetici sono sensibili alle influenze dell’ambiente, particolarmente nelle fasi precoci della vita.

Negli ultimi anni lo studio delle emozioni all’incrocio tra biologico, psicologico e culturale ha analizzato i meccanismi con cui l’ambiente (famigliare, sociale, culturale) produce effetti sulla funzione dei geni. È noto che le interazioni acquisite dal cervello in età precoce, in special modo le informazioni neurologiche fissate dall’ippocampo, sono cruciali nel determinare la sensibilità e la modalità di reazione di fronte al mondo.
Le ricerche sul pensiero positivo, portate avanti principalmente da Seligman e Csikszentmihalyi, indicano che l’ottimismo, come fattore dell’azione umana diretta ad un obiettivo, si apprende nel corso dell’infanzia e del’adolescenza, così come lo stile mentale del pessimista (tendenza ad inserire qualsiasi avvenimento o incontro in una cornice negativa) può essere ricondotto ad una sorta di «impotenza appresa» nel gestire e superare le situazioni problematiche, che può giungere a paralizzare il pensiero e l’azione, e dare luogo ad un comportamento che cerca di evitare i fallimenti e fuggire le sfide della vita. Il concetto di obiettivo è centrale: in base al grado di impegno o di disimpegno nel raggiungimento degli obiettivi, gli individui possono essere distinti in ottimisti nel primo caso e pessimisti nel secondo caso.

Anche l’esperienza dell’apprendimento è influenzata dal mondo delle emozioni. Fiducia, curiosità, intenzionalità, autocontrollo, empatia, capacità di comunicazione e di cooperazione, sono elementi fondamentali per apprendere, collegati all’intelligenza emotiva più che all’intelligenza generale. È il messaggio che traspare dalle parole di Rita Levi Montalcini dirette ai giovani che incontrava visitando le scuole sparse in tutta la penisola (sintetizzate nell’articolo Il futuro ai giovani, del 2 ottobre 1992, pubblicato sul sito dell’Associazione Levi-Montalcini): «Il tema delle nostre conversazioni, pur variando di volta in volta, aveva come oggetto di trattare uno o l’altro dei molteplici problemi che preoccupano i giovani che si affacciano alla vita e sono sostanzialmente simili a quelli che hanno turbato gli adolescenti delle generazioni che li hanno preceduti».

La scienziata cerca di comunicare le consapevolezze che ha tratto dalla sua intensa esperienza di vita: «La prima di queste è la consapevolezza che ognuno dovrebbe sempre avere presente che la vita è una esperienza unica di straordinaria importanza che dovrebbe essere vissuta in profondità traendo da questa gli elementi positivi, anche se questi al momento nel quale sono vissuti non appaiono come tali. Chi vi parla ha provato la validità di questo principio: le difficoltà e gli intralci, di qualunque natura essi siano, possono incidere favorevolmente nelle scelte e nel decorso della vita...Di non minore importanza, è la capacità di affrontare la vita con ottimismo e fiducia nel prossimo, anche se bisogna riconoscere che questa fiducia è messa, molte volte, a dura prova…Un atteggiamento ottimista e sereno è un talismano di immenso valore che vi aiuterà in tutti i momenti della vita e particolarmente in quelli più difficili…La sfiducia nelle proprie capacità, così diffusa tra i giovani, è causa di angoscia e di dubbi sulle proprie potenzialità. Tuttavia la mia lunga esperienza e il quotidiano contatto con i giovani mi hanno convinta che gli adolescenti non differiscono gli uni dagli altri tanto nelle maggiori o minori capacità intellettuali, quanto nell’impegno con il quale affrontano il compito che è stato dato loro o che si sono prefissi».

Ricordando il motto «I care» (Io mi impegno) che il grande educatore Don Milani affisse sulla porta della scuola che aveva istituito nel paese di Barbiana, la scienziata conclude: «L’impegno, la fiducia in voi stessi, la serenità e il coraggio nell’affrontare le difficoltà sono le doti che io mi augurerei che ognuno di voi possedesse».


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 10/04/2013 - 19:53 
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Sarà, fatto sta che 'sta Montalcini stava sempre schierata dalla parte dei comunisti. Grazie al suo "impegno", l'Italia è rimasta ostaggio del governo della monnezza per quasi due anni. :lol:

Magari l'ottimismo e il pessimismo si apprendessero nel corso dell’infanzia e dell'adolescenza, sarebbe facile, come se non esistesse un destino che ci sovrasta e che dipende dal karma, allora anch'io sarei capace di inventarmi mille motivazioni "scientifiche" al fatto che sono stata per lungo tempo malata, le sue mi sembrano delle ricerche piuttosto cretine.

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Ciao, sono rinsavita, dopo una lunga malattia mentale.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 10/04/2013 - 21:43 
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rinsavita ha scritto:
Sarà, fatto sta che 'sta Montalcini stava sempre schierata dalla parte dei comunisti. Grazie al suo "impegno", l'Italia è rimasta ostaggio del governo della monnezza per quasi due anni. :lol:

Magari l'ottimismo e il pessimismo si apprendessero nel corso dell’infanzia e dell'adolescenza, sarebbe facile, come se non esistesse un destino che ci sovrasta e che dipende dal karma, allora anch'io sarei capace di inventarmi mille motivazioni "scientifiche" al fatto che sono stata per lungo tempo malata, le sue mi sembrano delle ricerche piuttosto cretine.


per prima cosa questo 3ad non è idoneo alle polemiche politiche: ti chiedo cortesemente di portare il tuo discorso nel luogo giusto.

per seconda cosa, io malato lo sono ancora, fisicamente, cronicamente, e grazie alle "cretine" ricerche di "sta montalcini" malattie come la mia rallentano il loro decorso, fornendo una qualità di vita superiore.

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Non vivo per qualcosa che finisce già domani.
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 01/05/2013 - 18:23 
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 08/05/2013 - 21:48 
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Rinsavita esprime un giusto disappunto: politica e scienza non vanno d'accordo, anche la Hack va seguita con attenzione quando si occupa di scienza, non quando fa interviste a favore della sinistra.
Lo stesso per Pascal: tanto di cappello per i suoi principi di fisica, sbarella quando tratta di religione, in antitesi con la scienza.
Einstein è stato un fisico fra i più grandi di ogni tempo ma la sua affermazione "Dio non gioca a dadi" non è scientifica e vale quanto una nostra qualsiasi convinzione. Leggere anche l'epistolario con Freud, sulla prima guerra mondiale; non si rassegna all'animalità umana e Freud cerca di non disilluderlo.

Sull'ottimismo: se la natura ti ha dato ottimi talenti, una buona famiglia, è facile essere ottimisti.
D'altra parte occorre studiare, lavorare, risparmiare, costruire... senza fatica non si ottiene nulla.
Il comunismo ha cercato di dare anche a chi faceva poco o niente, col risultato di sparire, alla fine.
Per contro dirò che il fato o il Karma è l'ombrello di chi non vuole assumersi responsabilità: inutile fare qualsiasi cosa, sarà il caso ad indirizzarmi, guidato dal Karma.

Sull'elettricità prodotta dalle urine: dev'essere uno di quei processi che impiega più energia di quanta non ne crei: vedo nella foto un gruppo elettrogeno ad alimentare il dispositivo.
Tuttavia, ritengo che un apparecchio in grado di alimentare un i-pod si può sempre costruire, in versione portatile, senza troppe complicazioni, con una borraccia d'acqua potabile di riserva, se si starà parecchio fuori casa, per rifornire il dispositivo di orina fresca. Delle stazioncine-vespasiano saranno indispensabili per il rispetto del pudore, già senso comune, oggi non più tanto.
Ma, a questo punto, ci si pone l'interrogativo: l'orina di donna genererà più energia? E se non dovesse succedere, chi la sente la ministra delle pari opportunità?


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 09/05/2013 - 04:22 
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LA BANALITA' DEL MALE

Sono queste le radici del male.
Si tratta di un male molto quotidiano.
Abituale quanto i nostri luoghi comuni.
Le frasi fatte sono infatti modi di sottrarsi alla realtà.
Cioè al dire no agli avvenimenti.
Il male è l'assenza, il rifiuto del pensiero.
Pensare è infatti dialogare con se stessi, cioè porsi di fronte alla scelta fra il giusto e l'ingiusto, il bello e il brutto.
Chi pensa, si dissocia, si allontana : anche senza far nulla, dissente e apre lo spazio al giudizio.
Il pensiero è l'unico antidoto contro la massificazione e il conformismo che sono le forme moderne della barbarie.

Hanna Arendt


(giusto per tornare al senso di questo luogo e, nella migliore delle ipotesi, far 'pensare' qualcuno prima di scrivere baggianate)

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 09/05/2013 - 04:26 
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Località: La Torre della Rosa d'Argento
giuditta ha scritto:
LA BANALITA' DEL MALE

Sono queste le radici del male.
Si tratta di un male molto quotidiano.
Abituale quanto i nostri luoghi comuni.
Le frasi fatte sono infatti modi di sottrarsi alla realtà.
Cioè al dire no agli avvenimenti.
Il male è l'assenza, il rifiuto del pensiero.
Pensare è infatti dialogare con se stessi, cioè porsi di fronte alla scelta fra il giusto e l'ingiusto, il bello e il brutto.
Chi pensa, si dissocia, si allontana : anche senza far nulla, dissente e apre lo spazio al giudizio.
Il pensiero è l'unico antidoto contro la massificazione e il conformismo che sono le forme moderne della barbarie.

Hanna Arendt


(giusto per tornare al senso di questo luogo e, nella migliore delle ipotesi, far 'pensare' qualcuno prima di scrivere baggianate)





Condivido, e aggiungo qualcosa che per ora potrà capire solo chi deve capire questo messaggio.

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Non si capisce mai che non conviene disturbare la belva che dorme.

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Si vis amari, ama.

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 14/05/2013 - 02:20 
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Cita:
L'Emancipazione è Donna
INTERVISTA CON LELLA COSTA

di LAURA TUSSI

Come colloca la Sua storia di formazione rispetto al personale impegno politico e culturale?

Appartengo ad una generazione che ha scoperto la politica nel momento in cui praticamente scopriva la vita di relazione, lo studio, la musica. Si scopriva il fatto che avere diciotto anni di colpo poteva voler dire essere protagonisti del mondo, mentre fino a pochissimi anni prima non si esisteva come entità né individuale, né collettiva, fino all’età adulta. Personalmente l’impegno politico è stato quasi fisiologico e non ricordo, dal ginnasio e dal liceo in avanti, un momento della mia vita che non fosse legato in qualche modo alla politica, in senso sicuramente più classico e meno contemporaneo, vale a dire la relazione continua con quello che ci circonda, con la gestione della “cosa pubblica”, l’assunzione di responsabilità rispetto ai temi che via via si affacciavano. Appartengo ad una generazione che ha attraversato, a volte sfiorato, a volte si è fatta coinvolgere in eventi straordinari e terribili come gli anni del terrorismo. Non penso che potrei prescindere da tutto questo, il che non vuol dire che abbia mai avuto la classica tessera di partito, né una militanza di tipo tradizionale, ma sono sempre stata legata ai valori della sinistra, per cui non amo il prefisso “ex” e quindi faccio fatica a definirmi in base ad esso. Trovo aberranti certi tentativi di criminalizzazione di quella che è la storia. Ricordo un’intervista di Nina Vinchi collaboratrice e moglie di Paolo Grassi, fondatrice del Piccolo Teatro insieme a Strehler a cui è stata posta una domanda rispetto a come si sentisse di fronte a tutte queste correnti revisioniste. Lei dichiarava che Comunismo e Socialismo rimangono la più bella teoria e ideologia rispetto alla liberazione e all’uguaglianza degli uomini che sia mai stata formulata, anche se non si è riusciti ad applicarla, come capita spesso con le idee importanti.

Come può il centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere e di pensare?

Il centrosinistra dovrebbe prima dimostrare di esistere al fine di affrontare queste che sono tematiche complesse, ma non impossibili da risolvere: c’è stato ben altro di difficile. Credo che il vero problema consista nella mancanza di un’identità collettiva, di un progetto comune forte che non sia pieno di dettagli, ma con alcuni punti cardinali come la giustizia sociale, la garanzia di alcuni servizi pubblici indiscutibili ed intoccabili che sono l’assistenza, la previdenza, la scuola, la ricerca e la costituzione. Trovo molto poco corretto abrogare quest’ultima nei momenti in cui non si riesce a metterla in atto. Quello che mi sembra veramente pernicioso in questo Paese è l’impossibilità di liberarsi da quelli che sono i ciarpami, le usanze, le corporazioni, i linguaggi interni e i codici segreti della vecchia politica. Il Paese ha fatto tanti passi avanti, nonostante una spaventosa campagna, prima ancora che politica, culturale, prorogata da Berlusconi e dal suo gruppo in modo assolutamente scientifico ed efficace. Il problema dell’Italia è che non esiste un centrosinistra o comunque permane un’entità ondivaga che ad ogni minimo appuntamento e scadenza sprofonda nel disastro. Cominciano le spaccature, i protagonismi, ricominciano i problemi di visibilità professionale e quindi assistiamo a questo scempio del patrimonio elettorale, politico e culturale di una formazione come la Margherita che sta non soltanto facendo a pezzi se stessa, ma l'intera coalizione. Mi pare che manchi totalmente il senso di responsabilità e che sia totalmente assente in modo sempre più vistoso, plateale e temo incolmabile quello che Nanni Moretti denunciò a Piazza Navona che “il Paese reale sta da tutt’altra parte” e non mi pare neanche un caso, per esempio, rispetto a quest’ultima questione referendaria in cui c’è stata una campagna centristica vergognosa, antidemocratica, totalmente illiberale, però gli schieramenti si sono giocati al di là delle appartenenze politiche e partitiche, ma sulla trasversalità delle opinioni, dando la dimostrazione che quello che serve sono delle prese di posizione etiche, non nel senso dello stato etico che decide per gli altri, ma nella forza delle idee e dei principi a cui si fa riferimento. Questo mi sembra il problema del centrosinistra in questo momento storico.

Le ultime guerre in medio oriente fanno intravedere diverse tipologie di dittatura. Quali ne sono le caratteristiche e le negatività più salienti?

Sono guerre che spesso diventano talmente endemiche che non ci si ricorda quando sono iniziate e non si immagina nemmeno una fine, penso ovviamente al conflitto tra Israele e Palestina che è spaventoso per tutti. Le vittime delle guerre contemporanee sono sempre i civili. Questo mi sembra il dato spaventoso e incontrovertibile e drammatico sul quale se ci fosse una coscienza internazionale vigile si dovrebbe intervenire, mentre le vittime civili sono considerate i danni collaterali delle guerre. Penso che la mancanza di tradizione democratica, per quello che riguarda certi Paesi e la sfiducia che si è andata accumulando proprio nei confronti della prassi democratica per i paesi che hanno fatto questa scelta, sia uno dei mali più gravi. Le tentazioni di dittatura o comunque di regimi forti sono sotto gli occhi di tutti e portano alle nefandezze che vediamo. Questo tipo di dittature e di tensioni continue alimentate artificiosamente tra popoli che naturalmente sarebbero destinati alla convivenza pacifica, non fanno che esasperare e peggiorare questi sintomi veramente cancerosi come nel Kossovo, nella Serbia, in Bosnia, a Beslan come emblema formidabile della ignominia a cui siamo arrivati, di come si sia raggiunto un punto di non ritorno, perché fino a prima di Beslan queste cose succedevano in un mondo che potevamo ancora ritenere “altro”: l’Africa, un certo Oriente. Vorrei che questo non si dimenticasse perché è sicuramente patologia della società, però non dimentichiamoci che tutto questo è stato alimentato in modo scientifico da una precisa politica fatta dalla ex Unione Sovietica. Negli ultimi dieci anni in Cecenia, sono stati uccisi 40.000 bambini prima dell’eccidio di Beslan. Questo non giustifica minimamente lo scempio e il massacro di Beslan, però forse non bisognerebbe mai dimenticare quando un episodio è estremamente nefando, da dove proviene, che cosa è successo prima e che cosa è successo intorno. Questo è sempre evidente anche in Palestina, in Israele, in Afganistan, in Iraq, in ex Iugoslavia come fenomeno in ebollizione e noi Italia però continuiamo a coltivare spinte secessioniste e tentazioni di federalismo, ancora una volta anticostituzionali.

La Shoah ha precipitato l’umanità verso un abietto declino. Cosa occorre attualmente per esorcizzare ogni spettro di genocidio, stillicidio, di conflitto armato e di negazione di ogni tipologia di diversità all’interno del tessuto sociale? Esistono strategie politiche certe e determinate da parte dei partiti progressisti per far fronte a queste terribili evenienze?

La Shoah ci ha insegnato che dobbiamo mantenere viva la consapevolezza che non si può e non si deve usare in modo improprio il termine genocidio. La Shoah è stata “il genocidio”. Se penso a quello che è successo in Ruanda dieci anni fa con qualche milione di morti in un attimo. Al di là dell’orrore per qualsiasi forma di guerra e di conflitto armato, però c’è un aggravante per futili motivi, ossia quando l’accanimento e lo sterminio vengono decisi e stabiliti in base ad una convinzione folle, senza alcuna giustificazione, quando si inventa un nemico per esorcizzare le proprie paure, per galvanizzare un popolo e per dargli un obiettivo. In questo senso credo che non soltanto i partiti, ma in generale la società civile, la scuola per esempio, la cultura potrebbero fare molto e monitorare costantemente, facendo sempre il punto della situazione. Spesso sentiamo dire che non si può parlare di regime in Italia. Sicuramente è così se prendiamo ad esempio le vere dittature in cui non esiste un’opposizione, però dal punto di vista del dominio e del controllo dei mezzi di informazione della cultura, direi che si tratta di un regime comunque, magari non assolutista, e in cui valgono regole democratiche, ma un regime culturale pesantissimo. Dubito che i partiti in questo momento, in quanto partiti, siano in grado di svolgere un ruolo di monitoraggio, di prevenzione alla dittatura. Le persone che fanno politica però e che normalmente militano nei partiti di tradizione democratica possono fare moltissimo, direi proprio come individui che non come forma partitica.


La donna continua nella sua evoluzione.
Il problema sono gli uomini, non tutti, ovviamente; solo quelli intolleranti, incapaci di ascoltare, di comunicare, violenti, prevaricatori, dittatori, presuntuosi, troppo pieni di se, esibizionisti, spacconi, che la cronaca spesso riporta sui media.
Speriamo, un giorno, col progredire della civiltà, che spariscano almeno i più violenti, gli accoltellatori, i picconatori, i martellatori, i lanciatori di acido.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 15/05/2013 - 20:05 
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(da Wikipedia)

Franca Viola (Alcamo, 9 gennaio 1947) fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane.


Il 26 dicembre 1965, all'età di 17 anni, figlia di una coppia di coltivatori diretti, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da uno spasimante sempre respinto, Filippo Melodia, imparentato con la potente famiglia mafiosa dei Rimi, che agì con l'aiuto di dodici amici. La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese; fu liberata con un blitz dei carabinieri il 2 gennaio 1966.

Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, ossia non più vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l'onore suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella, additata come "donna svergognata".

All'epoca, la legislazione italiana, in particolare l'articolo 544 del codice penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto "matrimonio riparatore", contratto tra l'accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Ma, contrariamente alle consuetudini del tempo, Franca Viola non accettò il matrimonio riparatore. Suo padre, contattato da emissari durante il rapimento, finse di acconsentire alle nozze, mentre con i carabinieri di Alcamo preparavano una trappola: infatti, quando rapitore e complici rientrarono in paese con la ragazza furono arrestati.


Subito dopo il fatto, la famiglia Viola, che aveva contravvenuto alle regole di vita locale, fu soggetta a intimidazioni: il padre Bernardo venne minacciato di morte, la vigna fu rasa al suolo e il casolare annesso bruciato.

Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. Durante il processo che seguì[2], la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d'amore, la cosiddetta "fuitina", un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio, mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto e che il successivo rifiuto di Franca di sposare il rapitore sarebbe stato frutto del disaccordo della famiglia per la scelta del marito.

Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 e quindi a 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena. Pesanti condanne furono inflitte anche ai suoi complici dal tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani. [3]

Melodia uscì dal carcere nel 1976 e fu ucciso da ignoti, il 13 aprile 1978, nei dintorni di Modena, con un colpo di lupara.


Franca Viola diventerà in Sicilia un simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze e ricevettero, dal suo esempio, il coraggio di "dire no" e rifiutare il matrimonio riparatore.

Franca Viola si sposò nel 1968 con un giovane compaesano con il quale era fidanzata dall'età di 14 anni, Giuseppe Ruisi, ragioniere, che insistette nel volerla sposare, nonostante lei cercasse di distoglierlo dal proposito per timori di rappresaglie. Come la stessa Franca ricordò anni dopo in una delle rare interviste concesse alla stampa, il futuro marito le avrebbe dichiarato di non temere ritorsioni da parte dei Melodia, dichiarando: "Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un'altra"[4]. La coppia ebbe due figli: si trasferì a vivere a Monreale per i primi tre anni di matrimonio, per poi tornare ad Alcamo.

Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica, inviò alla coppia un dono di nozze per manifestare a Franca Viola la solidarietà e la simpatia sua e degli italiani. In quello stesso anno i due sposi furono ricevuti dal papa Paolo VI in udienza privata.

Il regista Damiano Damiani, nel 1970, realizzò il film La moglie più bella, ispirato alla vicenda e interpretato da un'esordiente e giovanissima Ornella Muti.

Franca Viola ha due figli e una nipote e vive ad Alcamo.

Il 22 ottobre 2011 ha lanciato un appello sul Giornale di Sicilia per aiutare il figlio malato, costretto a continui trasferimenti dall'ospedale Cervello al Policlinico per curarsi. Nella nuova intervista al giornalista Riccardo Vescovo, la donna è tornata ad apparire in pubblico dopo 43 anni attraverso una foto comparsa sul giornale. A circa 24 ore dall'appello, il figlio ha ottenuto il trasferimento definitivo evitando i dolorosi spostamenti quotidiani.


Passeranno ancora sedici anni prima dell'abrogazione della norma inutilmente invocata a propria discolpa dall'aggressore: l'articolo 544 del codice penale sarà abrogato dall'articolo 1 della legge 442, emanata il 5 agosto 1981, che abolisce la facoltà di cancellare una violenza sessuale tramite un successivo matrimonio.

Note

1^ Ateneonline
2^ il legale di parte civile per la ragazza fu Ludovico Corrao
3^ Di lui scrisse il giornalista Mauro de Mauro, in un articolo pubblicato sul giornale L'Ora in data 13 dicembre 1966: "... La cronaca delle prime udienze deve registrare ancora l’umanità e la saggezza del Presidente Albeggiani, il tono dolce e paterno con cui ha proceduto all’interrogatorio del piccolo Mariano Viola (Picciriddu bieddu, veni 'cca, assiettati. T’arricordi comu fu u fatto ?)..."
4^ Concita de Gregorio, "Una madre lo sa. Tutte le ombre dell'amore perfetto", 2006, Mondadori Editore



http://it.wikipedia.org/wiki/Franca_Viola

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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da Wikipedia

Junko Tabei (Prefettura di Fukushima, 22 settembre 1939) è un'alpinista giapponese.

È nota soprattutto per aver compiuto la prima ascensione femminile di due ottomila: l'Everest nel 1975[1] e lo Shisha Pangma nel 1981.[2] È stata inoltre la prima donna ad aver completato l'ascesa delle Seven Summits.[3]

La sua passione per la montagna sbocciò intorno ai 10 anni. Dopo aver completato i suoi studi universitari in letteratura inglese, fondò un club di alpinismo per sole donne nel 1969. Nel biennio 1969-70 conquistò col marito le vette più alte del Giappone e quelle delle Alpi.

Nel 1970, dopo che il giornale Yomiyuri Shimbun e la Nihon Television avevano deciso di organizzare una spedizione esclusivamente femminile per la conquista dell'Everest, Junko Tabei fu tra le quindici donne selezionate per tale impresa. Al termine di un lungo periodo di formazione (5 anni), le alpiniste raggiunsero Katmandu nei primi mesi del 1975, accompagnate da nove guide Sherpa, e salirono per la via normale per il Colle Sud e la cresta sud-est. All'inizio di maggio, il gruppo era già a un'altitudine di 6.300 metri, quando una valanga ne seppellì il campo[senza fonte], senza fare vittime, ma Junko Tabei rimase per qualche ora priva di sensi. L'incidente la rese ancora più determinata: dopo aver ripreso le forze, decise infatti di porsi alla testa del gruppo. Il 16 maggio 1975 , 12 giorni dopo la valanga, Junko Tabei toccava la vetta dell'Everest, prima donna al mondo.

Note
1.^ Tom Connor (1976). Regional Notes - Asia. Alpine Journal: p. 241 (in inglese). URL consultato in data 19 aprile 2013.
2.^ Eberhard Jurgalski. (EN) Ascents - Shisha Pangma. 8000ers.com, 28 gennaio 2010. URL consultato in data 19 aprile 2013.
3.^ (EN) Honouring Japanese mountaineers. theuiaa.org. URL consultato in data 19 aprile 2013.

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Necessario fortiter in re, suaviter in modo.


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Il cielo delle donne da Ipazia alla Hack
di PIERO BIANUCCI




Urania, Musa dell’astronomia, come tutte le Muse – nove sorelle figlie di Zeus e Mnemosine – era una figura femminile giovane e bellissima. Qui accanto la vediamo, procace e persino discinta, nel monumento, opera di Annibale Galateri, che la città di Savigliano ha eretto al suo illustre figlio Giovanni Schiaparelli, astronomo e poi direttore dell’Osservatorio di Brera. Benché tutelata da Urania, l’astronomia non ha poi concesso grandi spazi al genere femminile. Fino alla seconda metà del Novecento le donne dedite allo studio del cielo sono state poche, e quelle poche sono rimaste in posizioni marginali o subalterne. Ad esse Gabriella Bernardi ha ora dedicato “Il cielo dimenticato in un baule” (Edizioni La Ricotta, 40 pagine, 8 euro), un libro sottile ma meritevole di attenzione perché, oltre a fornire notizie su una trentina di donne astronomo, è concepito in forma di racconto rivolto a ragazzi e ragazze in età da scuole medie.

Troviamo Ipazia, astronoma, matematica e, per la sua prematura emancipazione, martire pagana uccisa da fondamentalisti cattolici (370-415 d.C). Troviamo, con opposto destino, Ildegarda di Bingen, nata in Sassonia nel 1098, cosmologa longeva – morì a 81 anni – dichiarata santa nel 2012 da Benedetto XVI. Troviamo Sophie, sorella e assistente di Tycho Brahe, il più grande osservatore dell’era pre-telescopica, ed Elisabetha Koopman, divenuta a 16 anni la seconda moglie dell’ormai vecchio birraio astronomo Johannes Hevelius.

Qui però vorrei segnalare la meno nota Maria Margarethe Winkelmann, la prima donna che abbia scoperto una cometa. La avvistò nel 1702 ma il ritrovamento, dapprima attribuito al marito, l’astronomo Gottfried Kirch, le fu riconosciuto solo più tardi. Nata nei dintorni di Lipsia nel 1670, era stata allieva di Cristoph Arnold, detto “l’astronomo contadino”. Quando Kirch fu nominato astronomo di corte, questi fece dell’astronomia un’azienda familiare: la moglie Maria fu affiancata a due sorelle dell’astronomo nella redazione di calendari ed effemeridi. Pietro il Grande offrì poi a Maria un posto di astronomo in Russia ma lei, sposa sottomessa, rinunciò alla carriera. Quando a cinquant’anni morì, la figlia Christine e il figlio Christfried, già assistenti della madre, continuarono la tradizione e a loro volta vissero di calendari. Qualcuno ha calcolato che alla fine del Settecento il 14 per cento degli astronomi tedeschi erano di genere femminile. Della schiera faceva parte anche Carolina, sorella del grande Wilhelm Herschel, scopritrice in proprio di otto comete.

Per la Francia bisogna almeno citare Gabrielle du Chatelet, intima amica di Voltaire e di altri intellettuali. Tradusse in francese i “Principia” di Newton introducendo nel suo paese la teoria della gravitazione universale. Rimasta incinta all’età di 42 anni, morì pochi giorni dopo il parto. Per farle un complimento Voltaire la ricordò come “un grande uomo”.

Tra le italiane hanno una modesta nicchia le sorelle bolognesi Teresa e Maddalena Manfredi: brave a calcolare effemeridi del Sole, della Luna e dei pianeti, rinunciarono a sposarsi. Una citazione e anche qualcosa di più merita la dimenticatissima Caterina Scarpellini, che nel 1854 divenne la prima italiana (e forse l’ultima) che abbia scoperto una cometa. Nata a Foligno nel 1808, l’aveva iniziata all’astronomia lo zio Feliciano Scarpellini, direttore a Roma della Specola del Campidoglio, dove fece installare una stazione meteorologica.

Nemesi storica, oggi l’astronomo più popolare in Italia è una donna: Margherita Hack. Nonostante l’età non proprio giovanile, il suo impegno nella società e nella divulgazione ha del prodigioso. A un paio di mesi dalla pubblicazione di “Nove vite come i gatti” (Rizzoli), “Stelle da paura” (Sperling & Kupfer) e “Sotto una cupola stellata” (Einaudi), ecco arrivare nelle vetrine “Il lungo racconto dell’origine”, scritto con Walter Ferreri e Guido Cossard (Dalai Editore, 315 pagine).

Se si tiene presente che il periodo abbracciato comprende quasi diecimila anni e tutte le civiltà del pianeta, le pagine sono distribuite con equilibrio: 150 su miti e nozioni astronomiche di Sumeri, Egizi, Greci, Cinesi, Maya e Atzechi , una cinquantina sulla transizione dall’astronomia tolemaica adottata dalla Chiesa cristiana all’astronomia moderna, 100 pagine sulla cosmologia più recente, aggiornata fino alla scoperta della materia oscura, dell’accelerazione dell’universo, dei pianeti di altre stelle.

Le ultime pagine guardano alla prossima generazione di strumenti per esplorare l’universo nell’intera gamma delle radiazioni elettromagnetiche, dallo spazio e dal suolo – incluso il supertelescopio E-ELT da 39 metri che l’ESO realizzerà in Cile – e al tentativo di captare segnali intelligenti dallo spazio (SETI). La ricerca di un dialogo con eventuali creature di altri mondi rappresenta anche l’ultimo passo verso il superamento di una visione antropocentrica che entrò in crisi con Copernico: “Stiamo muovendo i primi passi nel campo dell’intelligenza artificiale, e sappiamo che possono esserci forme di interazione intelligente con l’ambiente anche senza avere un cervello o un sistema nervoso come il nostro. In realtà però la nostra comprensione piena del funzionamento del cervello, e quindi dell’emergere dell’intelligenza e della coscienza, è ancora agli albori, come lo erano nello studio del cosmo le antiche civiltà di millenni or sono. In effetti, quello alla scoperta dell’universo della mente, è un altro lungo racconto dell’origine che ci attende nei prossimi secoli.”.


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Tifose di calcio saudite durante una partita della Gulf Cup


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Bellissimi costumi e maschere, Mirtilla. Sostenitrici allo stadio, finora prerogativa quasi esclusivamente maschile dove, si spera, porteranno esempi di come ci si comporta, senza eccedere oltremodo, come succede oggi.

Per Ottobre: le donne sono capaci di imprese eccezionali, proprio perchè il loro fisico è più robusto costituzionalmente di quello dell'uomo, resiste anche meglio al freddo. Basta allenarsi e cimentarsi.
Ormai, s'è capito, possono fare qualsiasi cosa; nello spazio c'erano già andate, dando anche il loro contributo quando, in qualche caso, le missioni fallirono.
Dove arriveremmo, noi uomini senza la donna, dal momento che dalla donna siamo nati, non dimentichiamolo.

Cita:
Elmar Burchia
8 giugno 2013 | 11:08
Corriere della sera
Per Zuckerberg il sesso è d'obbligo
Una volta la settimana (per contratto)

Il Ceo di Facebook ha regolato gli aspetti economici dello sposalizio La moglie Priscilla ha messo nero su bianco quelli personali

Mark Zuckerberg, l'amministratore delegato di Facebook, è un uomo ricchissimo e impegnatissimo. Capita perciò che il ventinovenne workaholic debba fare salti da gigante per ritagliarsi un po’ di tempo con la sua amata Priscilla Chan, la fidanzata di lunga data sposata un anno fa.
Eppure, Zuckerberg ha provveduto anche a questo.
Con un contratto prematrimoniale ha regolato tutti gli aspetti economici dello sposalizio e dell’eventuale rottura.
La moglie Priscilla, invece, ha ottenuto di mettere nero su bianco il tema sesso.

«RAPPORTO DI QUALITÀ» - Come svela il New York Daily News i Zuckerberg sono persone pratiche. Nelle carte firmate dalla coppia è stabilito quanto tempo il fondatore di Facebook deve trascorrere con la moglie Priscilla: almeno una notte a settimana.
Inoltre, la consorte ha ottenuto che venisse inserita la clausola che le garantisce «per contratto» altri 100 minuti settimanali di «quality time», come minimo.
Sesso a comando? La Rete si divide. Mark e Priscilla avevano detto il fatidico «sì» lontano da fotografi e giornalisti nella loro casa di Palo Alto il 18 maggio del 2012, il giorno prima dell’entrata in Borsa di Facebook.

LOVE CONTRACTS - I Zuckerberg non solo però gli unici ad aver firmato i cosiddetti «love contracts». Questi contratti «d’amore» che regolano tutto quello che i futuri coniugi possono o non possono fare durante la vita di coppia, a volte con clausole quantomai bizzarre, non sono più una novità tra i vip a stelle e strisce.
Nicole Kidman, per esempio, avrebbe imposto al marito Keith Urban il divieto di «adoperare ogni tipo di droghe illecite». Pena: nemmeno un cent della fortuna dell’attrice per il cantante country.
La 43enne Catherine Zeta-Jones, invece, ha ottenuto di avere, in caso di divorzio dal 68enne marito Michael Douglas - che soffre di dipendenza dal sesso - 2,8 milioni di dollari l’anno, più un «bonus» di 5 milioni di dollari.
Stesso discorso per Justin Timberlake: in caso di tradimento, la ma moglie Jessica Biel riceverà 500.000 dollari.


Un ulteriore passo avanti nella conquista di diritti da parte delle donne, almeno quelle di uomini famosi, ma anche le altre si faranno valere, dopo casi come questo.
Zeta Jones, però, ha chiesto poco, a mio avviso: solo 2,8 milioni di dollari l'anno, lì dove Veronica Lario, ex moglie di Silvio Berlusconi, ha spuntato 3 milioni di euro al mese.
Cita:
Il tribunale d'Appello ha confermato oggi quanto stabilito con la sentenza di separazione. Respinta la richiesta di sospensione dell'assegno da parte dell'ex premier, che non dovrà però pagare il periodo da maggio a settembre 2012: in quei mesi la Lario ha vissuto nella villa di Macherio di proprietà del Cavaliere.
La sentenza di divorzio emessa il 28 dicembre dal tribunale di Milano aveva concesso a Veronica Lario 100 mila euro di alimenti al giorno, senza però modificare l'assetto delle società che fanno capo al Cav.

Avanti, dunque, nel riconoscimento di diritti per le donne, dopo secoli di sfruttamento.
Almeno in questo, possiamo dare dei punti agli USA, oltre ad avere la migliore costituzione del mondo (Benigni - Shapiro):
http://www.libertaegiustizia.it/2012/12 ... o-benigni/


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