La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 11/05/2012 - 07:16 
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Cita:
sarebbe opportuno da parte tua, inserire questo discorso in un altro argomento. non qui.

Sei amministratore e, se dici che quest’argomento è OT, debbo solo che starmi zitto, pena il ban.
O no?
Posso replicare? O vuoi impedirmi di dire la mia?
Se avete deciso che questo thread è una sorta di sacrario, dove si deve solo dire bene della donna, non serve a nulla.
Il tema che ho sopra proposto riguarda invece da vicino la donna: se fare figli e quando.
Nessuno mette in discussione di rimandare la maternità o rinunciarvi del tutto ma, se fare figli era parte di un progetto comune, al quale si viene meno, evidentemente occorre sciogliere quell'accordo e la responsabilità ricadrà sulla donna, in questo caso.
Si tratta, per l'uomo, di uscire dal matrimonio ed essere esonerato dal pagare gli alimenti (dei quali la donna non avrebbe bisogno, guadagnando più di lui), ma le leggi vanno rispettate anche quando sono assurde... e ne abbiamo parecchie, perchè i giudici hanno una logica tutta loro, deformata dai codici, che finiscono per contrastare con il più elementare buonsenso.
Di teste di legno ne abbiamo molte anche fra le persone colte, per così dire, perchè studiando, studiando... si può perfino diventare più ignoranti.
Avendo ormai 34 anni, Saverio deve avere l'opportunità di realizzare il suo sogno con un'altra donna, libero anche da vincoli economici che penalizzerebbero questo suo diritto.

Eiko:
Le due donne mi sembrano persone diverse, con delle somiglianze, come dire madre e figlia o sorelle. Purtroppo l'età ci penalizza assai, al punto che, alla fine, è meglio morire.

Ottobre:
Cita:
Stalin, Opere complete, Edizioni Rinascita, volume 7, pagg. 60-61

Dubito che Stalin, con tutta la sua ferocia e le malattie mentali che lo avevano colpito dalla nascita o acquisite per le botte da parte di genitori tarati quanto lui, fra le quali la paranoia fa la parte del leone, nel suo cervello devastato dalla pazzia... abbia scritto cose del genere.
Ritengo, anzitutto, che non avesse la cultura necessaria (Lenin e Trotsky sì); qualcuno le ha scritte per lui. Questa testa di minchia che fu, mancava della sensibilità necessaria per scrivere qualcosa sulla donna.
http://it.wikipedia.org/wiki/Stalin
E' stato un macellaio come pochi nella storia.
Un pazzo furioso e, quando i pazzi giungono al potere, sono guai per tutti.
I compagni, o ex, per prima cosa devono fondare un istituto permanente di studi, per raccogliere e catalogare tutte le nefandezze compiute dal comunismo - da Marx a oggi - perchè ancora non è finito del tutto.
Occorre rifletterci sopra, perchè le ricadute sono possibili e frequenti, come per il nazismo ed il fascismo, assai meno gravi solo perchè non sono durati così a lungo, incontrando sulla loro strada un mostro di dimensioni e ottusità incommensurabili: il comunismo.
Se penso a tutto l’odio che portate per il fascismo e per Mussolini (che non voglio difendere, intervengo solo quando si dicono menzogne; la mia è sempre una lotta per ristabilire la verità, perché la verità esiste, non quella dei filosofi, ma della scienza)... se penso a tutti i delitti compiuti da Stalin: decine di milioni di morti, fra i quali tantissime donne ma, soprattutto, vedove da lui rese tali per le esecuzioni e i confinamenti nei lager siberiani, anche di suoi fedeli collaboratori, morti di fame e stenti o assassinati... mi vengono i brividi e gli incubi ad occhi aperti.
Lascia andare, Ottobre, una persona colta come te non può essere stalinista.
Riflettici e cambia in Marzo... sai, per via della primavera; ma se sei un tipo caldo va meglio Agosto.
So che la filosofia t’impedisce di capire qualcosa di più sull’essere umano, ma non è difficile, basta ricordare, di tanto in tanto, l’uguaglianza: uomo = bestia e nessuno più di Stalin può esserne la dimostrazione.

Per la faccenda della violenza sulle donne...
Per carità, d’accordo in tutto ma sono contrario ad una legislazione speciale: un delitto su un essere umano è un delitto, a prescindere dal sesso, razza, nazionalità, religione ecc.
Per questo sono contrario anche a una legislazione che punisca maggiormente chi fa violenza agli omosessuali o chi si rende responsabile di atti di razzismo.
Omosessuali o persone di diversa etnia non fanno differenza, altrimenti andiamo a ristabilire quelle discriminazioni che volevamo togliere.
Cerchiamo, invece, di punire veramente quei reati e qui i giudici vengono chiamati in causa, con pene troppo lievi e con la tendenza a graziare i delinquenti.
La polizia deve indagare immediatamente chi fa stalkin, per acciuffarlo, anche il giorno successivo.
Le prove sono necessarie, perché anche le donne sanno mentire e possono vendicarsi accusando di violenza chi non l’ha fatta, non sono tutte sante.
Non farei, quindi, leggi a parte o speciali, quanto rendere efficiente l’apparato investigativo e la celerità degli interventi, per poi punire senza sconti, con un processo rapido.
Se le carceri sono piene, ne vanno costruite delle altre, non si mandano liberi i delinquenti; inoltre, la riabilitazione si fa in carcere, lavorando in miniera, e Dio sa se abbiamo bisogno di carbone (Sardegna); ferro (isola D’Elba) e zolfo (Sicilia); di scavare gallerie (TAV) o proteggere il territorio da frane, con opportune massicciate e canali.
Pala e piccone sono gli strumenti più adatti per la rieducazione di questa gente.
Dal carcere si può e si deve uscire anche attraverso una bara, perchè certe pene vanno scontate fino alla morte, com'era per l'ergastolo, parola che ha perduto il significato originario.
E’ su questi fronti che si fa la riabilitazione dei condannati, non mandandoli in villeggiatura nei servizi “socialmente utili” che spettano, invece, ai volontari e cassintegrati.
Per la misoginia... che centra? Può essere un'opinione che si ha sulla donna, come la misantropia per il genere umano. Se uno non fa danni se la può tenere, non va punita; disapprovarla magari sì, se si è di idee contrarie.
Ciascuno ha diritto di avere le scatole piene di qualsiasi cosa, basta che non faccia danni o venga scelto per insegnare o per altri incarichi che riguardino il sociale.
Così, se a uno non vanno le donne può rimanere scapolo, altra cosa è far loro del male.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 11/05/2012 - 09:43 
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@ eugenio:
fai una cosa, eugenio, scrivi dove ti pare.
non sono nè amministratore nè moderatore, su questo hai ragione.
l'invito fatto era soprattutto sul contenuto. poi fai tu.
non ho il tempo nè la voglia di star qui a rispondere a modi provocatori, perchè questo sono i tuoi.
ti appartengono.
a me appartiene altro. ognuno si vive quello che è, sulla propria pelle.
punto e basta.

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 11/05/2012 - 18:41 
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Perché io sono colei che è prima e ultima
Io sono colei che è venerata e disprezzata,
Io sono colei che è prostituta e santa,
Io sono sposa e vergine,
Io sono madre e figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono donna sposata e nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono colei che consola dei dolori del parto.

Io sono sposa e sposo,
E il mio uomo nutrì la mia fertilità,
Io sono Madre di mio padre,
Io sono sorella di mio marito,
Ed egli è il figlio che ho respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono colei che da Scandalo e colei che Santifica.


Inno a Iside
Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto;
risalente al III-IV secolo a.C.

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 20/05/2012 - 07:25 
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Le donne sanno che gli uomini non sono stupidi come si crede, ma molto di più.
Paul Jean Toulet


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 24/05/2012 - 06:58 
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A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa, pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sé. E io mi cerco sempre un paio di parole.

[Etty Hillesum - Diario]

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Esther Hillesum conosciuta col nome di Etty, nasce il 15 Gennaio 1914 a Middelburg in Olanda, in una famiglia della borghesia intellettuale ebraica.
Il padre, Levie (detto Louis), era un professore di lingue classiche e in seguito preside del liceo di Deventer, incarico che ricoprì fino al 1940, quando gli venne revocato a causa delle leggi razziali. La madre di Etty, Rebecca Bernstein (detta Riva) nacque a Potcheb, in Russia, nel 1881, ma nel 1907, travestita da soldato, si rifugiò in Olanda per scampare a un pogrom. Qui sposa Louis Hillesum: la coppia ebbe tre figli: Etty, Misha e Jaap, questi ultimi eccezionalmente dotati l'uno nel campo della musica, divenne un pianista di talento e l'altro nelle scienze, studiò medicina e durante la guerra lavorò, in qualità di medico, presso l'Ospedale israelitico di Amsterdam.

Nel 1926 Esther si iscrive al liceo classico di Deventer. Sei anni dopo si trasferisce ad Amsterdam, dove si laurea in giurisprudenza nel 1939. Si iscrive poi alla facoltà di lingue slave, impartisce lezioni di russo e si interessa anche agli studi di psicologia.

Nel marzo 1937 Etty va ad abitare presso la casa di Hendrik Wegerif (detto Han), nella quale anche suo fratello Jaap aveva vissuto per un certo periodo. Etty si occupa della gestione della casa, lavoro per il quale riceve una paga da Hendrik, anziano vedovo cristiano padre di quattro figli. I rapporti tra Esther e quest'uomo presto si trasformano in una relazione sentimentale.

Sarà proprio in quella casa che Etty inizierà a scrivere il suo Diario (dal marzo 1941) dove annota la sua trasformazione spirituale e le sue vicende umane prima del trasferimento al campo di Westerbork. Nel 1939 infatti il governo olandese, in accordo con la principale organizzazione ebraica presente in Olanda, decide di riunire lì i rifugiati ebrei, tedeschi o apolidi, che vivono nei Paesi Bassi, pensando ad una loro futura riemigrazione.

Il 10 maggio 1940 i tedeschi irrompono in Olanda: cinque giorni dopo la regina e il governo si rifugiano in Inghilterra.

Nel febbraio del 1941 avviene l'incontro più importante della vita di Etty: quello con lo psicanalista Julius Spier, allievo di Carl Gustav Jung e iniziatore della psicochirologia, la scienza che studia la psiche di una persona partendo dall'analisi delle mani. Ebreo tedesco fuggito da Berlino nel 1939, Spier tiene ad Amsterdam dei corsi serali durante i quali invita gli studenti a presentargli le persone che poi diventeranno oggetto del suo studio. Bernard Meylink, un giovane studente di biochimica che vive nella casa di Han, propone Etty. L'incontro con Spier è per Esther folgorante: decide subito di prendere un appuntamento privato con lui per cominciare una terapia. Diventa sua paziente e assistente, poi amante e compagna intellettuale, nonostante la notevole differenza di età (lei ha 27 anni e lui 54) e il fatto che entrambi siano già impegnati in una relazione.
Quest'incontro segnò il via all'evoluzione della sua sensibilità in direzione sempre più spirituale (sebbene laica e aconfessionale), come testimonia nel suo diario.

Tra i mesi di maggio e giugno 1942 nei Paesi Bassi viene portata a compimento l'attuazione delle leggi di Norimberga, che vietano agli ebrei, tra le altre cose, di usare trasporti pubblici, telefonare, sposarsi con persone non ebree. Dalla radio giunge la notizia (riportata da Etty nel suo diario, in data 29 giugno) che in Polonia sono stati uccisi 700.000 ebrei. Etty prende coscienza del piano nazista: lo sterminio della popolazione ebraica.

Il 1 luglio 1942 il campo di Westerbork passa sotto il comando tedesco, diventa luogo di raccolta e smistamento per gli ebrei prigionieri diretti ad Auschwitz.
Il 16 luglio Etty viene assunta come dattilografa al Consiglio Ebraico di Amsterdam, sezione assistenza alle partenze. L’ incarico non le piace, e venuta a conoscenza della decisione, da parte del Consiglio Ebraico di Amsterdam, di aprire una sezione nel campo di Westerbork, fa richiesta di trasferimento. La sua domanda è accettata: il 30 luglio 1942 comincia a lavorare al dipartimento di aiuto sociale alle persone in transito.

A Westerbork gode di una certa libertà, che le consente di mantenere contatti con l'esterno e di scrivere numerose lettere. Torna talvolta ad Amsterdam, e proprio durante uno dei suoi soggiorni nella capitale olandese le viene trovato un calcolo biliare, è perciò costretta a una lunga degenza presso l'ospedale israelitico.

Il 15 settembre 1942 Julius Spier muore per un tumore al polmone. Etty, che in quel momento si trova ad Amsterdam con lui, ha il permesso delle autorità tedesche di partecipare al funerale.

Il 5 giugno 1943 Etty torna al campo di Westerbork: rifiuta l'aiuto che molti suoi amici le offrono per nasconderla e sfuggire così alla persecuzione nazista. Affida ad una amica, Maria Tuinzing, gli 11 quaderni del diario, chiedendole di darli allo scrittore Klaas Smelik per pubblicarli alla fine della guerra, qualora lei non dovesse tornare più. Nello stesso mese arrivano a Westerbork anche i suoi genitori e il fratello Mischa, arrestati durante una retata.

A luglio le autorità tedesche decidono che metà dei membri del Consiglio Ebraico presenti nel campo di Westerbork. deve tornare ad Amsterdam, mentre gli altri devono rimanere perdendo però ogni libertà di circolazione e comunicazione. Etty decide di restare.

Il 7 settembre 1943 la famiglia Hillesum sale su un treno diretto in Polonia. Durante il viaggio Etty riesce a gettare un biglietto indirizzato ad un'amica ed è l'ultimo scritto di Esther. Verrà ritrovato lungo la linea ferroviaria e spedito.

I genitori di Esther muoiono qualche giorno dopo la partenza, non è chiaro se durante il tragitto o al loro arrivo uccisi in una camera a gas.
Etty muore ad Auschwitz il 30 novembre 1943.
Stessa sorte per suo fratello Mischa, il 31 marzo 1944.
Jaap Hillesum, deportato a Bergen Belsen nel febbraio 1944, muore il 27 gennaio 1945 sul treno che liberava i prigionieri del campo, vittima probabilmente di un’epidemia di tifo.

Nell’autunno del 1943 vengono pubblicate clandestinamente ad Amsterdam due lettere che Etty aveva scritto dal campo nel dicembre 1942 e il 24 agosto 1943. Ma per la pubblicazione complessiva delle sue opere bisognerà aspettare molti anni: il Diario viene pubblicato per la prima volta in Olanda nel 1981 dall'editore Gaarlandt. E nel 1982 vengono pubblicate le lettere scritte a Westerbork col titolo "Il cuore pensante della baracca".

(dal sito Railibro)

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 01/06/2012 - 04:30 
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IL DISAGIO MASCHILE NON VA CONSOLATO



Solo chi abbia saltato tutti i passaggi della politica delle donne di questi ultimi decenni, può continuare a parlare di "questione femminile" nel bel mezzo del dispiegarsi di una macroscopica "questione maschile".

Un mix costituito da perdita di centralità nel lavoro, perdita del potere di presa, simbolica e materiale, sulla

realtà femminile, messa in scacco dei valori tradizionali di una identità tutta costruita sui miti della virilità,

dell'autosufficienza e sulla rimozione sistematica e profonda di quella condizione creaturale che fa di tutti i viventi, esseri bisognosi e dipendenti. La parte del genere umano che da sempre si è ossessivamente rappresentata con le insegne del vincitore, subisce la sorte del rovesciamento riservato nella fiaba ai personaggi superbi e spietati che alla fine si ritrovano in cenci. Il disagio maschile va attentamente considerato, ma non va consolato. Spetta anzitutto agli uomini venirne a capo, intanto riconoscendolo, mettendo in gioco sestessi, ripensando, a partire da sè, cultura , modalità di relazioni, scelte di vita.

Non sono pochi quelli che da tempo hanno incrinato la compattezza dell'appartenenza, chiamandosi fuori e avviando un importante lavoro politico. Molti altri invece, convinti di poter mancare l'appuntamento con se stessi, patiscono in maniera cieca e furiosa la sofferenza portata da una storia, pubblica e personale, che ha cominciato a presentare loro il conto. L'odio degli uomini verso le donne, che oggi si evidenzia in un aggressivo, inedito rivendicazionismo maschile e nella sua impennata assassina, ha radici antiche.

E' lo stesso che nei secoli ha svilito il lavoro di civiltà compiuto dall'eccellenza femminile, traducendolo in servizio dovuto, che ha fatto della sessualità il luogo primario dei rapporti di forza e dell'assoggettamento,

che ha reso irrappresentabile la relazione madre/figlia e ha impedito alle società di edificarsi sul fecondo

presupposto di un esplicito contratto sociale tra donne e uomini. Lo stesso odio insomma che ci ha tolto tutto quello che la libertà femminile ci ha restituito e va restituendo.

Nel femminicidio va in scena l'ultimo atto di una irriducibilità femminile diventata per molti uomini un nodo insostenibile e tragico. Da viva lei non è più in suo potere. Lui non è un mostro, è un uomo come tanti che vede nella libertà di lei il controvalore del proprio scacco. Appartiene a una normalità maschile che non si interroga, che va avanti per inerzia e avendo perso il suo potere ha preso ad agitarne la maschera con rinnovata tracotanza. Alla fine è lei a rimanere a terra, per non rialzarsi mai più, travolta dall'impeto di una piena che forse un tempo le era parsa amore.

Noi non cadremo nella trappola di un neo- vittimismo, nè lasceremo che la lotta alla violenza monopolizzi tutte le nostre energie. Non riesumeremo forme politiche inutili, già archiviate. Non sostituiremo parole di giustizia con proclami giustizialisti. Soprattutto non useremo la sofferenza maschile come forma di risarcimento, lo impedisce la pietas e più ancora una dignità politica guadagnata in tanti anni di lavoro condiviso. Ma su quella scena che gronda sangue, dove lui ha barbaramente chiuso il conflitto, noi terremo aperto il nostro. Su quella scena no, nessuna irrompa a portare soccorso all'assassino.

- Maria Giovanna Piano, 31 maggio 2012 -

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 17/06/2012 - 04:39 
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La prima forma di libertà che, al di là del sesso, ciascuno deve raggiungere è l'indipendenza sentimentale, economica. Ognuno deve essere sufficiente a se stesso, per vivere; solo dopo può essere in grado di dare qualcosa o di amare, se ne ha voglia e ci crede.
Occorre prima di tutto investire su se stessi.
Per l'esperienza che mi sono fatto della vita, il contatto col prossimo deve essere tangente, moderato, tenendo presente che più si investe nel rapporto, più alta è la probabilità di finire per odiare l'altro.
Siamo mondi separati, pensare di capire l'altro è solo illusione, abbiamo dell'altro un'immagine deformata. La solitudine è la nostra prima compagna, in un rapporto realmente indissolubile senza farsi illusioni.
Campendo questo, i rapporti con gli altri diventano assai più equilibrati e privi di contrasti.
Ignorare, la prima regola, stare soli, per conto proprio, questo direi a questi uomini; l'indipendenza da tutto, il primo obiettivo.
Non riesco a comprendere come molti uomini cadano ancora in queste trappole, che li portano poi a soluzioni così estreme, assurde. Sono dei pazzi; per loro prima il manicomio e poi il carcere.
Non c'è proprio motivo per quel disagio, andare dal dottore, curarsi per liberarsene.
Il disagio maschile, quando c'è, non va consolato ma curato.


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 Oggetto del messaggio: il posto senza specchi
MessaggioInviato: 20/06/2012 - 02:53 
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gli uomini si chiudono, credono che quello che hanno basti: è la legge dell'autosufficienza
oggi mi è stata detta una cosa bellissima: " se tu frequentassi quello che sento essere il mio posto, anche io ci verrei di più "
sarebbe meraviglioso ( e quanto virile ) rispondere alle aspettative che abbiamo il privilegio di sentire giuste

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sì qualità, la qualità delle abitudini


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Nadia Comaneci da brivido

Nadia Comaneci 1976 Olympics AA BB Perfect 10.0

Biografia di Nadia Comăneci
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Nadia Elena Comăneci (Oneşti, 12 novembre 1961) è un'ex ginnasta rumena.
È considerata una delle più grandi atlete del XX secolo e delle Olimpiadi, nonché la più grande ginnasta e la prima ad aver ottenuto il massimo punteggio, 10, in una competizione olimpionica.
Nadia Comăneci è l'unica atleta attualmente ad aver ricevuto l'Ordine olimpico per ben due volte (1984, 2004) nonché l'atleta più giovane ad essere stata insignita per la prima volta di questa onorificenza.

Primi anni
Nata nella cittadina Gheorghe Gheorghiu-Dej (ora Oneşti), figlia di Gheorghe e Ştefania-Alexandrina, ha un fratello di nome Adrian. La madre scelse il suo nome dopo aver visto, durante la gravidanza, un film la cui protagonista si chiamava Nadya, diminutivo di Nadežda (Speranza in russo). Iniziò a fare ginnastica a 3 anni presso la società sportiva "Flacăra" ("Fiamma"), allenata da Duncan e Munteanu. All'età di 6 anni fu notata da Béla Károlyi nel cortile della scuola mentre giocava con un'amica. Károlyi, in visita nell'istituto alla ricerca di nuovi talenti, chiese alle due bambine di entrare a far parte della nuova società sportiva condotta insieme alla moglie Marta.

Carriera agonistica
Nel 1969 partecipò per la prima volta ai campionati rumeni piazzandosi al 13º posto. L'anno seguente partecipò ai campionati nazionali a squadre vincendoli, diventando la più giovane ginnasta rumena ad aggiudicarsi il titolo. Nel 1971 disputò la prima gara internazionale a Lubiana, un incontro juniores tra la nazionale rumena e quella jugoslava, vincendo il primo titolo all-around (concorso generale individuale) e contribuendo alla vittoria nel concorso generale a squadre. In quel periodo partecipò a diverse competizioni juniores rumene e ad incontri con altre nazionali come Polonia, Italia e Ungheria. A 11 anni, nel 1973, partecipò al Junior Friendship Tournament (Druzhba), un importante meeting fra giovani ginnaste, in cui vinse l'oro nel concorso generale individuale, nel volteggio e nelle parallele asimmetriche. I primi importanti successi internazioni arrivarono nel 1975 ai Campionati Europei di Skien (Norvegia), dove si aggiudicò il titolo all-around e in tutti gli attrezzi, tranne nel corpo libero dove si piazzò al secondo posto. Nel 1975 ha continuato a mietere vittorie vincendo il concorso generale individuale nella competizione "Champions All" e altri 4 titoli ai campionati nazionali rumeni (volteggio, parallele asimmetriche, trave e concorso generale individuale).
Al test pre-olimpico di Montreal vinse due ori (all-around e trave) e tre argenti (volteggio, corpo libero e parallele), lottando contro Nellie Kim che sarà una delle sue maggiori rivali nei successivi 5 anni di competizioni.
Nel marzo del 1976 partecipò all'edizione inaugurale della American Cup al Madison Square Garden di New York. Sia nelle fasi preliminari che nel round finale al volteggio, ricevette il punteggio senza precedenti di 10.0 che significa un'esecuzione perfetta senza deduzioni. Durante la competizione si aggiudicò anche il titolo all-around. Sempre nel 1976, la Comaneci ricevette altri due 10 alla prestigiosa competizione giapponese Chunichi Cup nel volteggio e alle parallele asimmetriche.
I giornalisti iniziarono a notare la giovane ginnasta: la United Press International la nominò "Atleta femminile dell'anno" nel 1975 e nel 1976.

Montreal 1976
A solo 14 anni divenne la stella delle Olimpiadi di Montreal 1976. Il 18 luglio diventò la prima ginnasta ai Giochi olimpici a ricevere il massimo punteggio ottenibile alle parallele asimmetriche. La votazione, dopo una prestazione stupefacente, fu ritardata poiché i computer erano programmati per registrare votazioni fino al 9,99 mentre il "10" non era assolutamente previsto, data la difficoltà molto elevata nel riceverlo. Al posto del 10 fu inserito nel computer il voto 1,00 che in realtà fu moltiplicato per dieci volte. Nel corso dell'evento olimpico ottenne il punteggio perfetto altre 6 volte, vincendo tre medaglie d'oro (concorso generale individuale, trave e parallele asimmetriche), una d'argento (concorso generale a squadre) e una di bronzo (corpo libero).
La Comaneci fu la prima atleta rumena a vincere il concorso generale individuale alle olimpiadi e ottenne l'ulteriore record di più giovane atleta di sempre a vincere un titolo olimpico. Con la revisione dei regolamenti, l'età minima per la partecipazione alle competizioni fu alzata a 16 anni: la Comaneci aveva 14 anni il primo giorno di gare a Montreal, questo rende di fatto impossibile per il futuro battere il record.

1977-1981
Agli europei dell'anno successivo confermò i titoli nel concorso generale individuale, che vinse per la terza volta due anni più tardi, e alle parallele asimmetriche, mentre nella trave ottenne la medaglia d'argento.
Ai mondiali del 1978 si aggiudicò l'oro alla trave e l'argento nel volteggio e nel concorso generale a squadre, mentre nel concorso generale individuale chiuse al quarto posto.
Dopo aver vinto il titolo mondiale a squadre con la Romania ai campionati del mondo del 1979, Comăneci passò un periodo di ricovero in ospedale per avvelenamento causato da un taglio al polso prodotto dalla fibbia metallica del fermapolsi. Al suo rientro per le Olimpiadi di Mosca 1980 era al massimo della forma. Si piazzò seconda nel concorso individuale dietro a Yelena Davydova. Comăneci mantenne il titolo olimpico alla trave e ottenne l'oro a pari merito nel corpo libero, vinse inoltre la medaglia d'argento a squadre. Nel 1981 conquistò cinque ori alle Universiadi.

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Necessario fortiter in re, suaviter in modo.


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Secondo me il proprietario del locale è uomo. Forse pure leghista.

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Di tutte le cose che fanno male, il caffè e le sigarette sono le mie preferite. Non creano aspettative, non deludono, non sono vili, non ti dicono cose carine e non scompaiono nel nulla per inseguire un discutibile bene più grande.

Ariel Palmer


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Località: la scala che sale al centro
Eiko ha scritto:
Donne. :)


Cita:
Di tutte le cose che fanno male, il caffè e le sigarette sono le mie preferite. Non creano aspettative, non deludono, non sono vili, non ti dicono cose carine e non scompaiono nel nulla per inseguire un discutibile bene più grande.

Ariel Palmer

Giochiamo. Sai riconoscere i mozzichi e le macchie di caffè sui miei denti ?

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 29/09/2012 - 01:30 
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