La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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MessaggioInviato: 08/08/2009 - 06:56 
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piuma,
scusa ma forse hai sbagliato posto...questo scritto è anche nei miei racconti. se volevi commentarlo potevi farlo lì.
questo è un luogo di e per le donne, dove gli ometti possono contribuire a mettere altre figure di donne :wink:
cosa, per altro, che invito a fare, ancora :roll:

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 Oggetto del messaggio: FATIMA
MessaggioInviato: 08/08/2009 - 08:11 
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07/08/2009
«Ho paura, sono clandestina». E si butta al fiume

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Oggi per la legge italiana sarebbe un illegale. Un fantasma senza diritti, una di quelle a cui consegnare un foglio di via e farla ritornare da dove è arrivata. Sarebbe, perché Fatima non c’è più. Si è suicidata gettandosi nel fiume Brembo a Ponte San Pietro, vicino Bergamo. «Il pensiero di essere clandestina la terrorizzava», ripete Mohamed giustificando così il gesto estremo di sua sorella. Che magari non avrebbe tollerato il pensiero di essere sorpresa da qualche ronda malintenzionata mentre camminava per le strade del suo paese.
Ventisette anni, marocchina e un sogno diventato ossessione: «Essere italiana a tutti gli effetti». E a tutti i costi. Lo ripeteva da tempo, confida suo fratello, «ma negli ultimi giorni le è venuta un’ansia particolare. Aveva letto sui giornali la storia del reato di clandestinità e l’idea di doversi separare da noi non la faceva dormire la notte». Da cinque anni viveva nel Bergamasco con i due fratelli e i genitori. Tutti regolari, tranne lei. E questa cosa «non la faceva dormire». Ha provato in vari modi ad ottenere la cittadinanza italiana «ma le hanno chiuso tutti la porta in faccia», dice Mohamed. Avrebbe potuto chiedere il ricongiungimento (visto i fratelli regolari), ma nessuno ha mosso un dito per sanare la sua posizione.
Senza un lavoro e senza amici la sua era una non vita. L’unico contatto col mondo esterno lo aveva grazie ad un’amica della madre da cui andava spesso. E da lei aveva detto di andare anche giovedì scorso, quando è uscita da casa per l’ultima volta. Il suo corpo è stato ritrovato ieri, notato sotto un ponte da alcuni passanti. Sui veri motivi della morte di Fatima, però, i carabinieri sono cauti. La paura di essere espulsa può essere solo uno degli aspetti, dicono, che l’hanno portata a compiere il gesto. La ragazza, fanno sapere gli uomini dell’Arma, soffriva di «problemi psichici» che probabilmente hanno «aggravato» la situazione. Smentiti però dal fratello: «Aveva solo dei forti dolori di pancia». Per questo andava spesso all’ospedale cittadino, presentandosi con l’identità di sua sorella (regolare e che vive altrove) ma i medici non avevano trovato nulla che non andasse.
Ma senza stare tanto a soffermarsi sulla causa scatenante che l’ha spinta al suicidio, quella di Fatima rimane comunque una storia a forte impatto emotivo. Arrivata a poche ore dall’entrata in vigore del pacchetto sicurezza e dopo mesi di campagna mediatica anti-clandestina messa in campo dal governo. Una storia «che mostra in modo drammatico quale sia la realtà della vita per molti immigrati, che spesso rimane sotto silenzio», così Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. Dalla maggioranza, invece, nessuna parola. La tragica morte di un clandestino non merita neanche di essere commentata.

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 Oggetto del messaggio: Continente DONNA... Africa
MessaggioInviato: 08/08/2009 - 08:43 
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perchè il nobel della pace alle donne africane?
01 Agosto 2009 da swala_simba

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"E’ piena di taniche gialle l’Africa.

Sono i contenitori con i quali le donne ogni giorno fanno decine di chilometri per recarsi alla fonte più vicina a prendere l’acqua per le loro famiglie.

Ogni giorno le strade e i sentieri dell’Africa sono percorse all’alba da tante donne che prima vanno ad approvvigionarsi di acqua e poi al mercato per riuscire a mettere insieme quel tanto che basta a far sopravvivere la famiglia.



L’Africa ha un volto: quello delle donne.

Sono loro che, senza far rumore, senza accampare diritti, riproducono ogni giorno il miracolo della sopravvivenza. In un continente dove è davvero difficile vivere.

Difficile innanzitutto perché gran parte di questo continente non ha le strutture e le infrastrutture necessarie per garantire la vita di tutti.


Manca l’acqua, anche se il continente africano in generale è uno dei contenti più ricchi di questa risorsa. Ma mancano i pozzi, i canali di irrigazione, le condutture, i servizi igienici.
Mentre si assiste a un processo di progressiva desertificazione dovuta alle monoculture imposte dalle ex potenze coloniali: l’agricoltura è stata attrezzata e progettata non per garantire la vita dei coltivatori, ma per soddisfare l’esportazione verso i paesi ricchi.


Difficile perché non ci sono scuole e luoghi formativi sufficienti per l’alfabetizzazione.
E, si sa, un gruppo umano che non abbia la possibilità di garantire la formazione e l’istruzione dei propri figli, non investe nel futuro.


Difficile perché i diritti umani spesso sono ritenuti un optional in paesi dove troppe volte la democrazia è solo una parola vuota e dove i governanti usano del paese che governano solo per i propri interessi e per gli interessi dei paesi ricchi.


Difficile perché in tante aree di questo continente sono in atto conflitti sanguinosi, le cui origini sono quasi sempre da ricercarsi non nella litigiosità delle persone, ma negli interessi delle multinazionali.
Qualche tempo fa i vescovi congolesi hanno denunciato che la guerra nel Kivu (oltre cinque milioni di morti in dieci anni), altro non è che una "guerra paravento" per nascondere il traffico illecito delle risorse.


Difficile perché, come si sa, la miseria produce miseria, il degrado produce degrado, in un circolo vizioso che, soprattutto quando non si dispone di mezzi sufficienti, è quasi impossibile fermare.


Difficile perché le malattie, anche quelle curabili, diventano invincibili.
Si muore ogni giorno di malaria e di aids. Ma anche di parto, di diarrea, si denutrizione.



E’ in questo contesto difficile che emerge con forza il ruolo delle donne.

Si badi bene, non delle donne colte o intellettuali.
Ma delle donne di casa, dei villaggi.
Di quelle donne che ogni mattino si svegliano all’alba e, facendo decine di chilometri, vanno prima a prendere l’acqua poi vanno al mercato o nei campi a coltivare quel tanto che serve per nutrire i figli.
Di quelle donne che si portano gelosamente sulle spalle i bambini che ancora non camminano o che stanno sedute al mercato circondate da un nugolo di figli.

Quelle donne che, ad esempio, al mercato di Cotonou, se ti manifesti amico, dopo un po’ di conversazione, ti mostrano il libro delle loro quotizzazioni nelle tontine, tenuto nascosto gelosamente sotto una piramide di scatole e di mercanzie.

Sono nate così, nell’Africa occidentale, attraverso un sistema semplice di quotizzazioni, decine di migliaia di piccole imprese al femminile.

Negozi di parrucchiere, sartorie, pollai o piccoli allevamenti di animali.
Piccole imprese agricole o commerciali che reggono in gran parte l’economia del paese. Quell’economia che gli esperti chiamano "informale" e che regge gran parte del sistema africano.
Con le donne che si mettono insieme, decidono di mettere in comune i loro risparmi, li affidano a qualcuna che inizia un’attività e che con i proventi di questa attività si industria per trovare la possibilità di restituire i soldi ricevuti: una sorta di banca povera delle donne che ha dato e sta dando grandi risultati.


Oppure le dieci mila donne di un villaggio del Burkina Faso che si sono messe in cooperativa per gestire i campi.

Una gestione particolare quella delle donne, diversa da quella dei rispettivi mariti. Gli uomini sono infatti più attenti a mettere insieme un capitale che poi spesso sciupano bevendo.
Le donne invece sono più legate alla vita, alla sopravvivenza, al nutrimento dei figli.
Ne è nata una cooperativa al femminile dove gradualmente alla coltivazione dei campi si è aggiunta anche la trasformazione dei prodotti. Conserve o marmellate, burro di Karité, prodotti artigianali, succhi di frutta che lentamente cominciano anche a commercializzare.



O quelle donne che, in situazioni di guerra, non solo hanno preso a cuore la sopravvivenza della famiglia mentre i loro mariti erano a combattere, ma si sono assunte anche il ruolo di lottare per la pace.

Le donne di Bukavu, ad esempio, che sono scese in piazza e per le strade a mammelle scoperte, gridando di non voler più allattare i figli per la guerra.
O quelle stesse donne che, in altre occasioni, hanno vestito per settimane gli abiti del lutto come protesta contro la guerra.


Donne comuni, non conosciute, che non appaiono sui giornali.
Donne di tutti i giorni che proprio nella normalità riescono a fare cose miracolose.

Sono queste donne che, a nostro avviso, meritano il Nobel per la pace.



Nel loro insieme, per la loro capacità inventiva, soprattutto per la cocciutaggine con cui continuano a perseguire la vita dentro un continente che troppo spesso sembra coltivare la morte".


L'OSSERVATORIO SULLE VITTIME DELL'EMIGRAZIONE


Fortress Europe è una rassegna stampa che dal 1988 fa memoria delle vittime delle frontiere europee: almeno 14.691 morti, di cui 6.329 dispersi. Nel deserto, nel mare, sotto gli spari della polizia o nascosti in un tir. Per chi viaggia da sud, in un modo o nell'altro, di frontiera non è difficile morire.


MIGRANTI




Come un uomo sulla terra

il film di Segre e Yimer riporta alla luce la questione dei centri di detenzione libici.

E' un progetto che va oltre il documentario, realizzato con Andrea Segre, e che coinvolge l’Archivio delle Memorie migranti, dell’associazione Asinitas Onlus e l’esperienza di video partecipativo di ZaLab.

Amnesty International Italia, Fortress Europe e Nigrizia stanno supportando l’iniziativa della raccolta di firme per una petizione europea.








AFRIRADIO



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Cry Africa

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EVENTI


E’ in corso a Dakar il forum annuale dell’Associazione delle donne dell’Africa occidentale (Afao) sul tema della salute e del contributo delle donne nella lotta a malaria, tubercolosi e hiv/aids.



Le donne “Fanno muovere l’Africa”: è il titolo di un libro di ritratti e fotografie di 51 donne, giornaliste, sindacaliste, artiste, casalinghe impegnate nella società civile, pubblicato su iniziativa di un noto sito d’informazione africano per conoscere meglio le loro lotte quotidiane per il pane, la giustizia, la salute, l’istruzione o la pace civile.


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A Dar-es-Salaam la prima banca tutta “rosa”

Per aiutare le donne e favorire le loro attività garantendo l’accesso al microcredito è nata la prima “Banca delle donne di Tanzania”,
A differenza delle altre banche che impongono forme complesse di garanzia, la banca “rosa” richiede alle sue clienti solo un documento d’identità e un capitale iniziale di 3000 scellini (pari a circa un euro e mezzo), cioè quasi cento volte meno rispetto a quanto pretendono altri istituti di credito.

Si terrà a Kinshasa dal 28 novembre al 3 dicembre il terzo Congresso internazionale della donna nera, sul tema del contributo femminile allo sviluppo; circa mille donne tra ministri e imprenditrici parteciperanno all’evento.
Durante il congresso avverrà un incontro inedito tra la diaspora africana e le donne rimaste nel loro paese di origine.
Due giorni prima dell’incontro, un gruppo di donne si recherà in visita a Goma (Nord Kivu) per testimoniare il loro sostegno alle donne ancora oggi vittime di violenze e tensioni dopo gli anni della guerra.

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 Oggetto del messaggio: MARIA LAI - quasi solo immagini....
MessaggioInviato: 08/08/2009 - 11:48 
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“Cosa intendevi per arte
quando hai scelto la tua strada?

Giocavo con grande serietà,
a un certo punto i miei giochi
li hanno chiamati arte.”

Con queste parole Maria Lai parla della sua arte.
Per lei l’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile, perciò elabora fiabe, leggende, feste, canti, arte.

Per avvicinare tutti, anche i bambini, al magico mondo dell’arte, Maria inventa delle storie, dei giochi, delle fiabe. E’ uno degli stratagemmi usati da Maria per catturare lo spettatore disorientato davanti all’arte, e coinvolgerlo, come una fiaba coinvolge il bambino. Lei dice: “Chiunque io cerchi di sollecitare a un dialogo sull’arte si annoia, soltanto se è in forma di gioco, anche se impegnativo, mi ascolta”.
La fiaba permette ai bambini di esprimere la propria vita interiore, le proprie emozioni, i propri sentimenti. Può, quindi, diventare uno strumento per l’educazione alla vita e all’arte.
Le fiabe indicano tempi e spazi che non esistono, diventano bugie che servono al bambino e all’adulto per sperimentare la dimensione del sogno e vivere poeticamente la propria esistenza.
Con il racconto di una fiaba si invita chiunque a percorrere un viaggio nella fantasia e a tentare di scoprire una nuova storia.
La fiaba non si occupa della realtà ma può essere un ottimo strumento per descriverla in maniera semplice e coinvolgente. E’ fuori dal tempo e dallo spazio, ma mette in luce percezioni profonde, desideri, paure.
Per i bambini, a cui Maria dedica molti dei suoi lavori, le fiabe sono una necessità insopprimibile, poiché in esse si immedesimano, e aiutano i piu’ piccini a superare i loro conflitti interiori.
Il bambino ha bisogno dei racconti fantastici e della magia, anche se contengono elementi di paura, perché attraverso queste esperienze possono sviluppare più facilmente la capacità di rapportarsi con se stessi e con la complicata realtà che li circonda.
L’arte di raccontare è innata in Maria Lai.
Sin dagli anni Settanta per realizzare le sue opere utilizza differenti materiali: stoffa, tela grezza, tela jeans, pellicola trasparente e soprattutto il filo.
Le immagini più ricorrenti sono il sole, il cielo, la terra, la vita, la morte, la creazione, la felicità e la paura, non mancano i richiami alla società e alla vita politica.
Da questo punto di vista è molto interessante la storia di “Curiosape”, dove il Potere, metaforicamente rappresentato dall’ape regina, viene deleggittimato dall’artista Curiosape, e si comprende grazie alla sua creatività e ai suoi insegnamenti che per una comunità è importante non perdere il contatto con le feste, i riti e l’arte.
Nel racconto si alternano immagini colorate che illustrano la storia, e pagine contenenti citazioni e libere riflessioni sul difficile rapporto tra arte e politica.
Il progetto didattico legato alle fiabe è stato realizzato presso alcune scuole con il fine di sviluppare nei bambini la propria fantasia e di avvicinarli all’arte tramite l’ascolto, l’osservazione e la possibile interpretazione.

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 Oggetto del messaggio: MARIA CARTA
MessaggioInviato: 09/08/2009 - 08:13 
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Maria Carta (Siligo, 24 giugno 1934 – Roma, 22 settembre 1994) è stata una cantante, cantautrice e attrice italiana.
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Carriera
In 25 anni di carriera ha ripercorso i molteplici aspetti della musica tradizionale sarda principalmente de su cantu a chiterra, del repertorio popolare dei gosos e delle ninne nanne e tradizionale religioso dei canti gregoriani, ecc., spesso aggiornandoli con arrangiamenti moderni e personali.

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È riuscita a portare con successo la musica folk sarda in manifestazioni popolari a livello nazionale (come Canzonissima nel 1974) e internazionale (soprattutto in Francia e negli Stati Uniti).

Interprete estremamente sensibile e dotata di notevole presenza scenica, non ha mancato di affascinare registi come Francis Ford Coppola e Franco Zeffirelli, che l'hanno chiamata a recitare nei loro film (vedi Filmografia).

Legatissima alla sua terra, la Sardegna, Maria Carta era però innamorata anche di Roma, città in cui ha vissuto per lunghi anni insieme al compagno, il regista Salvatore Laurani; nella capitale ha ricoperto il ruolo di Consigliere comunale dal 1976 al 1981 tra le file del Partito Comunista Italiano.

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Negli ultimi anni della sua vita Maria Carta è stata molto legata all'Università di Bologna dove ha svolto un ciclo di lezioni e dove ha seguito studenti che preparavano tesi di laurea aventi per oggetto tematiche a lei consuete, fornendo loro preziose indicazioni derivanti dalla sua esperienza personale, umana e di studio.

Maria Carta ha tenuto il suo ultimo concerto a Tolosa (Francia) il 30 giugno 1994; malata da tempo di un tumore cerebrale, è morta nella sua casa di Roma a 60 anni, il 22 settembre 1994.

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Premi e onorificienze [modifica]
1985 ha vinto la Targa Tenco per la musica dialettale.
1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga l'ha nominata “Commendatore della Repubblica”.

Collaborazioni musicali [modifica]
Aldo Cabitza, chitarra sarda
Lorenzo Pietrandrea, chitarrista
Luciano Nichelini, organista
Tenore di Bitti Remunnu 'e Locu
Tenore di Neoneli
Severino Gazzelloni, flautista
Mauro Palmas, launeddas nel disco Umbras
Andrea Parodi, cantante
Franco Simone, cantante


DISAMISTADE - INIMICIZIA ANNO DI PRODUZIONE: 1989RUOLO: Madre Di Sebastiano

Il camorrista ANNO DI PRODUZIONE: 1986RUOLO: La madre

Cadaveri eccellenti ANNO DI PRODUZIONE: 1976RUOLO: Signora Res, moglie del farmacista

Gesù di Nazareth ("JESUS OF NAZARETH")ANNO DI PRODUZIONE: 1976RUOLO: Marta

CECILIA (LA CECILIA)ANNO DI PRODUZIONE: 1975RUOLO: Olimpia

Il Padrino parte II (The Godfather: Part II)ANNO DI PRODUZIONE: 1974RUOLO: Signora Andolini, la madre di Vito





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http://www.youtube.com/watch?v=9X6GbdqdiG4

http://www.youtube.com/watch?v=KFdbwIq1UPo

http://www.youtube.com/watch?v=nCr_-f9rDTg

http://www.youtube.com/watch?v=CXkZb0Pfx-4

Significato di ''attitu'': S'attitu si cantava per esprimere il dolore per il defunto, il lamento era affidato alla voce femminile della prefica accompagnata da altre donne. Si ricordavano le azioni positive e le difficoltà affrontate in vita. Spesso il testo era improvvisato, altre volte si cantavano "attitus" già utilizzati. L'esecuzione era accompagnata da una precisa gestualità: le braccia e le mani venivano sollevate per esprimere disperazione e poi lasciate cadere sulle ginocchia o sul defunto.
Nei paesi del centro Sardegna, s'attitu è ancora presente.

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ROSa LUXEMBURG

Rosa Luxemburg nacque a Zamość nel Voivodato di Lublino, ora in Polonia, da una famiglia ebraica. Dopo essere fuggita in Svizzera per evitare la detenzione, frequentò l'Università di Zurigo assieme ad altre figure di spicco del socialismo, come Anatolij Lunačarskij e Leo Jogiches. Contro il nazionalismo del Partito Socialista Polacco (PPS) creò, nel 1893, assieme a Leo Jogiches e Julian Marchlewski, la rivista Sprawa Robotnicza (La causa dei lavoratori). Riteneva che l'indipendenza della Polonia sarebbe stata possibile solo tramite una rivoluzione in Germania, Austria e Russia, e che la lotta contro il capitalismo fosse più importante dell'indipendenza. Negava il diritto di autodeterminazione delle nazioni, in disaccordo con Lenin. Questo disaccordo non impedì però a Lenin di inviare alla Luxemburg una copia del suo libro Materialismo e Empiriocriticismo che la Luxemburg recensirà l'8 ottobre 1909 su Die Neue Zeit.

Nel 1897 ottenne la cittadinanza tedesca e l'anno successivo si iscrisse al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). Questo era allora, e fu fino al 1914, il più forte partito socialista d'Europa ed il suo segretario Karl Kautsky era considerato l'erede ed il continuatore di Marx ed Engels, il detentore ed il custode della autentica dottrina marxista, del marxismo più "puro" ed ortodosso.

A fianco di Kautsky, Rosa Luxemburg condusse la polemica contro i riformisti, quando nel suo scritto intitolato Riforma sociale o rivoluzione? (1899) prese risolutamente posizione per il secondo termine dell'alternativa.

Merita segnalare una curiosità relativa a Rosa Luxemburg: l'univa a Kautsky sia la comune militanza politica (anche se, come detto, non sempre in sintonia) sia una vera e propria amicizia anche con la moglie Luise Kautsky. Di questa amicizia ci è rimasta una sua lettera del 13 giugno 1909 a Luise in cui fa un quadretto bellissimo di Levanto ove si trovava per una breve villeggiatura.

Nella sua difesa del marxismo "classico" contro il revisionismo riformista, Rosa Luxemburg introdusse alcune importanti note personali: interamente suo è l'accento sulla creatività delle masse, sulla loro spontaneità rivoluzionaria che i dirigenti del partito operaio non devono né forzare, né reprimere o bloccare in una "camicia di forza burocratica". Per Rosa Luxemburg, il compito del partito è quello di indicare la via, ma l'iniziativa storica non spetta ad esso, bensì alle masse: anche i passi falsi di un reale movimento operaio sono storicamente più utili dell'infallibilità del miglior comitato centrale.

Fece parte del fronte pacifista all'inizio della prima guerra mondiale e assieme a Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Questa fece parte in un primo tempo del Partito Socialdemocratico e poi del Partito Socialdemocratico Indipendente, prima di divenire il nucleo del Partito Comunista di Germania.

Il 28 giugno 1916 la Luxemburg, assieme a Karl Liebknecht, venne arrestata dopo il fallimento di uno sciopero internazionale e condannata a due anni di reclusione. Durante questo periodo scrisse diversi articoli, compreso La Rivoluzione Russa, che fa riferimento al pericolo di una dittatura bolscevica in Russia, e anche il cosiddetto «Pamphlet Junius», che contiene la nota espressione socialismo o barbarie, che sta ad indicare che in futuro gli unici esiti possibili saranno l'instaurazione della società socialista o la barbarie.

Nel 1918 si oppose alla cosiddetta Sollevazione Spartachista perché la riteneva avventurista, ed alla formazione del Partito Comunista di Germania perché prematura. All'alba della "Rivolta di Gennaio", il 15 gennaio 1919, venne rapita ed in seguito assassinata, insieme con Liebknecht, dai soldati dei cosiddetti Freikorps, agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert. Nel 1926, a lei e a Liebknecht venne dedicato un monumento di Ludwig Mies van der Rohe, monumento che in seguito fu distrutto dal regime nazista.

Nel maggio 2009 il settimanale tedesco "Der Spiegel" ha pubblicato notizia del ritrovamento del cadavere di Rosa Luxemburg. Secondo il settimanale, le spoglie attualmente sepolte in un cimitero di Berlino, non sarebbero i reali resti della Luxemburg, che invece si troverebbero presso l'Istituto di medicina legale dell'ospedale Charité di Berlino. Prova ne sarebbe la presenza di una malformazione femorale di cui la Luxemburg soffriva, del tutto assente invece nei resti finora ritenuti autentici[2]. Rosa Luxemburg fu infatti assassinata durante il suo trasporto in carcere. Il suo corpo fu gettato in un canale e in seguito recuperato, ma fin da subito sorsero molti dubbi circa l'autenticità del riconoscimento a causa delle discordanze anatomiche.


L'accumulazione del capitale
Da molti considerata l'opera più importante di Rosa Luxemburg, L'accumulazione del capitale (1913) è dedicata all'analisi economica dell'imperialismo. Partendo dalla critica degli "schemi della riproduzione allargata" che si trovano nel II libro del Capitale di Karl Marx, Rosa Luxemburg intende dimostrare che, in un ambiente puramente capitalistico (cioè in una società composta esclusivamente da capitalisti e da proletari), l'accumulazione del capitale sarebbe impossibile, in quanto in tale ipotesi non potrebbe mai verificarsi la realizzazione del plusvalore, cioè mancherebbe la domanda per la porzione delle merci prodotte il cui valore corrisponde al plusvalore accumulato. Da qui, secondo Rosa Luxemburg, deriva la necessità per l'economia capitalista di cercare al di fuori di se stessa sempre nuovi acquirenti per le proprie merci.

Il capitalismo si procura questi nuovi sbocchi commerciali dapprima all'interno delle stesse nazioni capitalistiche, attraverso lo scambio con la piccola produzione contadina e artigiana. In seguito la crescente necessità di nuovi mercati conduce l'economia capitalistica alla fase dell'imperialismo, caratterizzata dalla lotta degli Stati capitalistici per la conquista delle colonie e delle sfere d'influenza che permettono l'investimento dei capitali, dal sistema dei prestiti internazionali, dal protezionismo economico, dalla preponderanza del capitale finanziario e dei grandi trust industriali nella politica internazionale. L'ultimo capitolo de L'accumulazione del capitale è dedicato, significativamente, al militarismo, il quale secondo Rosa Luxemburg non ha solo una rilevanza politica ma ha anche un significato economico ben preciso, in quanto costituisce "un mezzo di prim'ordine per la realizzazione del plusvalore, cioè come campo di accumulazione .

L'imperialismo nel suo insieme è dunque, secondo Rosa Luxemburg, "un metodo specifico di accumulazione" e in quanto tale è inseparabile dallo stesso capitalismo, costituendo l'ultima sua fase di sviluppo. Infatti, per Rosa Luxemburg, il capitalismo ha una necessità vitale di esercitare l'interscambio con le economie precapitalistiche, in particolare quelle dei paesi più arretrati; nello stesso tempo, il capitalismo tende a distruggere queste formazioni economiche ed a sostituirsi sempre più ad esse. Ma così facendo, il capitalismo prepara il momento in cui ogni sua ulteriore espansione diventerà impossibile: quando infatti non sussisteranno più economie e strati sociali non capitalistici, l'accumulazione del capitale non potrà più avere luogo. Tuttavia, Rosa Luxemburg ritiene che questo momento storico, in realtà, non sarà mai raggiunto, perché il capitalismo nella sua ultima fase esaspererà a tal punto l'antagonismo fra le classi sociali ed il disordine economico e politico, da rendere inevitabili la rivoluzione proletaria su scala mondiale ed il passaggio all'economia socialista.

L'analisi economica di Rosa Luxemburg è stata molto criticata fin dal suo apparire, anche (e forse soprattutto) da parte di altri economisti di orientamento marxista. Nel suo testo noto come l'Anticritica (scritto nel 1913 ma pubblicato postumo nel 1921) Rosa Luxemburg fece in tempo a rispondere ad alcune delle prime obiezioni a lei rivolte[5]. Altre e più sostanziali critiche sarebbero state formulate negli anni successivi, spesso contrapponendo l'analisi dell'imperialismo fornita da Lenin a quella proposta dalla Luxemburg[6]. Tuttavia molti sottolineano l'importanza storica del contributo della Luxemburg alla teoria economica, in quanto ella fu tra i primi economisti a porre l'accento sul problema della domanda, che divenne di cruciale importanza dopo la grande crisi del 1929; inoltre, si ritiene che Rosa Luxemburg abbia aperto la strada agli economisti che dopo di lei studiarono i rapporti economici fra le nazioni capitalistiche avanzate ed i paesi ex coloniali; si ritiene infine che la Luxemburg abbia avviato un nuovo campo d'indagine nella valutazione dell'importanza economica del militarismo.


La rivoluzione russa. Un esame critico
La rivoluzione russa. Un esame critico è una breve opera scritta da Rosa Luxemburg durante la sua carcerazione nel 1918 e pubblicata postuma nel 1922.

In questo scritto la Luxemburg esalta il coraggio dei bolscevichi che in condizioni difficilissime, quasi disperate, hanno osato lanciare la parola d'ordine dell'insurrezione, e contrappone questo coraggio alla pusillanimità dei socialdemocratici tedeschi che si sono resi complici del militarismo del loro governo.

Per Rosa Luxemburg, l'unica possibilità di salvezza per la rivoluzione russa è che il proletariato europeo, stimolato dall'esempio dei russi, si sollevi a sua volta: non solo non è possibile realizzare una società socialista in un solo paese, per di più arretrato come la Russia, ma la situazione di isolamento e di difficoltà oggettiva in cui si trovano i bolscevichi li costringe, secondo la Luxemburg, a commettere degli errori, e ad attuare delle misure che non vanno in direzione del socialismo.

Rosa Luxemburg critica in particolare l'abolizione delle libertà democratiche: senza libertà di stampa, senza diritto d'associazione e di riunione, la rivoluzione non può andare avanti, perché questi diritti sono uno strumento indispensabile per l'auto-educazione politica delle masse popolari. I bolscevichi hanno istituito i Soviet come organismo rappresentativo delle masse lavoratrici: "ma col soffocamento della vita politica in tutto il paese - scrive la Luxemburg - anche la vita dei soviet non potrà sfuggire a una paralisi sempre più estesa. Senza elezioni generali, libertà di stampa e di riunione illimitata, libera lotta d'opinione in ogni pubblica istituzione, la vita si spegne, diventa apparente e in essa l'unico elemento attivo rimane la burocrazia". Rosa Luxemburg condivide il principio della dittatura del proletariato, ma per lei "questa dittatura deve essere opera della classe, e non di una piccola minoranza di dirigenti in nome della classe".

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A volte è giusto fare cose sbagliate . . . come a volte è sbagliato fare cose giuste.


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RITA LEVI MONTALCINI

Nata insieme alla sorella gemella Paola (1909 – 2000), dopo aver studiato medicina all'università di Torino, dove all'età di vent'anni entrò nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi, iniziò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della seconda guerra mondiale. Si era laureata nel 1936.

Nel 1938, in quanto ebrea sefardita, fu costretta dalle leggi razziali del regime fascista ad emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stesse ancora terminando gli studi di psichiatria e neurologia. Sino all'invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles. Poco prima dell'invasione, tornò a Torino, dove allestì un laboratorio domestico; poco dopo viene raggiunta da Levi. Durante la guerra si rifugiò nelle campagne torinesi, poi a Firenze (nel 1943), dove fu in contatto con le forze partigiane. Nel 1944 entrò come medico nelle forze alleate.

La Levi Montalcini tornò a Torino dopo la guerra, allestì un laboratorio di fortuna a casa in una collina vicino ad Asti. I suoi primi studi (degli anni 1938-1944) erano stati dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Con il suo maestro Giuseppe Levi, iniziò a fare ricerca sullo sviluppo del sistema nervoso negli embrioni di pollo. I lavori di questo periodo furono ispirati dagli studi di Viktor Hamburger, il quale, nel 1947, la invitò a Saint Louis, al Dipartimento di zoologia della Washington University (nello stato statunitense del Missouri).

Quella che doveva essere una breve permanenza si sarebbe rivelata una scelta trentennale. Fino al 1977, infatti, rimase negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero, nel 1951-52, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, noto come NGF (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa trent'anni proseguì le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina insieme al biochimico statunitense Stanley Cohen. Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta del NGF all'inizio degli anni Cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo».

In laboratorio esamina dei vetriniDurante la permanenza negli Stati Uniti, la Levi Montalcini restò comunque legata all'Italia. Dal 1961 al 1969 diresse il Centro di Ricerche di neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma), in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare. Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" continuò i suoi studi come ricercatrice e guest professor dal 1979 al 1989. Dal 1989 al 1995 lavorò presso l'Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di "superesperto". Le sue indagini si concentravano sullo spettro di azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più sofisticate[1].

Dal 1993 al 1998 ha presieduto l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. È membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali, quali l'Accademia Nazionale dei Lincei, l'Accademia Pontificia, l'accademia nazionale delle scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society. È stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 1º agosto del 2001. Ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali quattro lauree honoris causa delle Università di Uppsala (Svezia), Weizmann-Rehovot (Israele), St. Mary (Usa) e Bocconi (Milano). Ha vinto inoltre il Premio internazionale Saint-Vincent, il premio Feltrinelli ed il premio "Albert Lasker" per la ricerca medica.

La Montalcini figura anche tra i membri onorari del CICAP[2], fin dalla sua fondazione[3]. In campo non scientifico, nel 2006, è stata autrice del testo di una canzone dei Jalisse che ha partecipato alle selezioni per il Festival di Sanremo 2007, pur non riuscendo a qualificarsi[4].

Nel 2009, giungendo all'età di cento anni, è stata il primo vincitore del premio Nobel a varcare il secolo di vita[5]. È altresì il più anziano senatore a vita in carica nonchè della storia della Repubblica Italiana.[senza fonte]


Ruolo pubblico [modifica]
È da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, quali quelle contro le mine anti-uomo, o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 ha istituito in memoria del padre, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, rivolta alla formazione ed all'educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario, con l'obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese.

Particolarmente sensibile ai temi della difesa dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, nel 1998 ha fondato la sezione italiana di Green Cross International ong. riconosciuta dalle Nazioni Unite e presieduta da Mikhail Gorbaciov, di cui è consigliere. Significativo l'impegno sulla prevenzione e sulle conseguenze ambientali e sociali delle guerre e dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione e all'accesso alle risorse idriche.

Rita Levi-Montalcini nel 2007Con la vittoria dell'Unione di Romano Prodi alle elezioni politiche del 2006, la Levi-Montalcini, in qualità di senatrice a vita, ha accordato la fiducia al governo Prodi II. Ha rifiutato la presidenza del Senato in periodo di elezione del presidente stesso, che le spettava per anzianità, a causa di una ridotta capacità visiva. Ha dichiarato di aver votato Franco Marini in tutti gli scrutini. La Montalcini ha continuato a sostenere tenacemente il governo Prodi fino alla sua caduta, pur senza partecipare ai lavori delle commissioni parlamentari.[6]

Negli stessi giorni la Lega Nord ha proposto un emendamento alla legge finanziaria per eliminare gli stanziamenti ad hoc per la fondazione EBRI (European Brain Research Institute) fondata dalla senatrice a vita Rita Levi Montalcini: si tratta dell'ultima delle sue numerose iniziative scientifiche, un nuovo centro di ricerca sul cervello a Roma[7] in collaborazione con la Fondazione S. Lucia[8] e il CNR. La senatrice è allora intervenuta in aula, per motivare la sua non partecipazione alla votazione dell'emendamento della Lega per "conflitto d'interesse", con le seguenti parole: «Signor Presidente, io non voterò, ma ringrazio molto quanti si rendono conto dell'attività svolta dall'istituto EBRI per la scienza italiana. Sono veramente molto grata a tutti coloro che si rendono conto di quanto stiamo facendo per la scienza, che mai è stata così utilmente portata avanti. Grazie infinite». L'emendamento della Lega Nord è stato in seguito respinto a larghissima maggioranza con 173 voti contrari, 57 astenuti e 75 voti a favore.



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:P e bella la sirietta! si continua, vero? :wink:
ora nanna, chè sto crollando sulla tastiera, buonanotte! :)

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 Oggetto del messaggio: Re: MARIA CARTA
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giuditta ha scritto:
Maria Carta (Siligo, 24 giugno 1934 – Roma, 22 settembre 1994) è stata una cantante, cantautrice e attrice italiana.
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grazie giuditta non la conosco sto ascoltando la seconda, solene ma tutt'altro che oratoriale, spesso gli uomini e le donne ahnno intuizioni omogene nel corso di ampi spazi di luoghi e di tempi, e la nostra mente li unifica



Carriera
In 25 anni di carriera ha ripercorso i molteplici aspetti della musica tradizionale sarda principalmente de su cantu a chiterra, del repertorio popolare dei gosos e delle ninne nanne e tradizionale religioso dei canti gregoriani, ecc., spesso aggiornandoli con arrangiamenti moderni e personali.

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È riuscita a portare con successo la musica folk sarda in manifestazioni popolari a livello nazionale (come Canzonissima nel 1974) e internazionale (soprattutto in Francia e negli Stati Uniti).

Interprete estremamente sensibile e dotata di notevole presenza scenica, non ha mancato di affascinare registi come Francis Ford Coppola e Franco Zeffirelli, che l'hanno chiamata a recitare nei loro film (vedi Filmografia).

Legatissima alla sua terra, la Sardegna, Maria Carta era però innamorata anche di Roma, città in cui ha vissuto per lunghi anni insieme al compagno, il regista Salvatore Laurani; nella capitale ha ricoperto il ruolo di Consigliere comunale dal 1976 al 1981 tra le file del Partito Comunista Italiano.

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Negli ultimi anni della sua vita Maria Carta è stata molto legata all'Università di Bologna dove ha svolto un ciclo di lezioni e dove ha seguito studenti che preparavano tesi di laurea aventi per oggetto tematiche a lei consuete, fornendo loro preziose indicazioni derivanti dalla sua esperienza personale, umana e di studio.

Maria Carta ha tenuto il suo ultimo concerto a Tolosa (Francia) il 30 giugno 1994; malata da tempo di un tumore cerebrale, è morta nella sua casa di Roma a 60 anni, il 22 settembre 1994.

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Premi e onorificienze [modifica]
1985 ha vinto la Targa Tenco per la musica dialettale.
1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga l'ha nominata “Commendatore della Repubblica”.

Collaborazioni musicali [modifica]
Aldo Cabitza, chitarra sarda
Lorenzo Pietrandrea, chitarrista
Luciano Nichelini, organista
Tenore di Bitti Remunnu 'e Locu
Tenore di Neoneli
Severino Gazzelloni, flautista
Mauro Palmas, launeddas nel disco Umbras
Andrea Parodi, cantante
Franco Simone, cantante


DISAMISTADE - INIMICIZIA ANNO DI PRODUZIONE: 1989RUOLO: Madre Di Sebastiano

Il camorrista ANNO DI PRODUZIONE: 1986RUOLO: La madre

Cadaveri eccellenti ANNO DI PRODUZIONE: 1976RUOLO: Signora Res, moglie del farmacista

Gesù di Nazareth ("JESUS OF NAZARETH")ANNO DI PRODUZIONE: 1976RUOLO: Marta

CECILIA (LA CECILIA)ANNO DI PRODUZIONE: 1975RUOLO: Olimpia

Il Padrino parte II (The Godfather: Part II)ANNO DI PRODUZIONE: 1974RUOLO: Signora Andolini, la madre di Vito





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http://www.youtube.com/watch?v=9X6GbdqdiG4

http://www.youtube.com/watch?v=KFdbwIq1UPo

http://www.youtube.com/watch?v=nCr_-f9rDTg

http://www.youtube.com/watch?v=CXkZb0Pfx-4

Significato di ''attitu'': S'attitu si cantava per esprimere il dolore per il defunto, il lamento era affidato alla voce femminile della prefica accompagnata da altre donne. Si ricordavano le azioni positive e le difficoltà affrontate in vita. Spesso il testo era improvvisato, altre volte si cantavano "attitus" già utilizzati. L'esecuzione era accompagnata da una precisa gestualità: le braccia e le mani venivano sollevate per esprimere disperazione e poi lasciate cadere sulle ginocchia o sul defunto.
Nei paesi del centro Sardegna, s'attitu è ancora presente.

grazie giuditta non la conosco sto ascoltando la seconda, solene ma tutt'altro che oratoriale, spesso gli uomini e le donne hanno intuizioni omogene nel corso di ampi spazi di luoghi e di tempi, e la nostra mente li unifica
i tuoi post creano occasioni!

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 Oggetto del messaggio: non presente
MessaggioInviato: 11/08/2009 - 13:20 
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testo doppio,

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Ultima modifica di giuditta il 11/08/2009 - 14:18, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: FRANCA RAME
MessaggioInviato: 11/08/2009 - 13:20 
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"E' la figlia di Domenico Rame"
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Nella miglior tradizione della Commedia dell'Arte, recitano, improvvisando, utilizzando un repertorio di situazioni
e dialoghi tragici e comici.
Spesso capitava che debuttassero in una nuova cittadina o paese mettendo in scena, dopo aver fatto inchiesta-ricerca tra la popolazione, la storia della vita del Santo o della Santa Patrona del luogo.
I testi degli spettacoli andavano dal teatro biblico a Shakespeare, da Cechov a Pirandello, da Nicodemi ai grandi romanzi storici a sfondo sociale dell'800 spesso legati al pensiero socialista e anticlericale.
Così erano rappresentate le vite di Giordano Bruno,
Arnaldo da Brescia e Galileo Galilei.


Domenico Rame era il poeta della compagnia di fede socialista e, fin da allora, spesso gli incassi delle serate erano date in sostegno alle lotte operaie (fabbriche in occupazione) o per costruire asili o per altri scopi benefico-sociali. Di questa attività esiste tutt'ora una documentazione accuratissima nell'archivio RAME-FO, conservata probabilmente dalla madre di Franca, Emilia Baldini, maestra, figlia di un ingegnere del comune di Bobbio. Emilia, giovanissima maestra, si innamora di Domenico, che ha circa vent'anni più di lei, e, nonostante l'opposizione severa della famiglia, lo sposa. Domenico si stava esibendo a Bobbio con le sue marionette e burattini, insieme girano per tutta la provincia lombarda. Emila diventa attrice e costumista. E' lei che insegna ai quattro bambini, nati dal matrimonio, a recitare i vari ruoli e a muoversi sulla scena. Viene ricordata come donna eccezionale, puntigliosissima e ottima organizzatrice: autentica "reggitore" della compagnia.
In quell'ambiFranca Rame ha fatto il suo apprendistato. Ha sempre sentito il palcoscenico come casa propria "perché - dice - ci sono nata: ho debuttato ad otto giorni (interpretava il figlio neonato di Genoveffa di Bramante) in braccio a mia madre... non parlavo tanto quella sera lì!" In seguito, nella stagione, 1950-'51 Franca Rame, seguendo la sorella Pia, lascia la famiglia e viene scritturata dalla compagnia primaria di prosa Tino Scotti per lo spettacolo "Ghe pensi mi" di Marcello Marchesi
Teatro Olimpia di Milano.


Dario Fo e Franca Rame
1951-52
Milano - Teatro Odeon Franca Rame e Dario Fo si incontrano casualmente: entrambi vengono scritturati da Carlo Mezzadri, impresario della Compagnia Nava-Parenti e marito di Pia Rame, per lo spettacolo "Sette giorni a Milano" di Spiller e Carosso.
La tecnica di corteggiamento di Dario verso Franca è anomala: finge di ignorarla completamente.
Dopo qualche settimana, lei lo blocca dietro le quinte e gli dà un gran bacio sulla bocca.
Si fidanzano.
Franca nello spettacolo copre il ruolo di "bellissima" subrettona recitante. La differenza tra subrettine e subrettone era che queste ultime non avevano l’obbligo di mettersi in ‘puntino’
(due fiori a coprire i capezzoli e un minuscolo slip simile all’attuale tanga).
Dario nello spettacolo esegue il monologo "Il pòer nano" ("povero cocco", affettuosa espressione lombarda) ottenendo un discreto successo. Viene così invitato dalla RAI a partecipare alla trasmissione radiofonica "Chicchirichì" con Franco Parenti. Raggiunge una certa notorietà recitando i suoi monologhi in chiave satirica su protagonisti legati alla tradizione popolare della Bibbia
e di opere liriche.
 


Questo suo nuovo linguaggio sovverte i rapporti della retorica narrativa "ufficiale". E' l'inizio di un lavoro che più tardi sarà sviluppato in "Mistero Buffo" con rivisitazioni della storia e intromissioni nella leggenda popolare. Questo è il periodo in cui realizza in grottesco le storie di Caino e Abele,
Sansone e Dalila, Abramo e Isacco, Giulietta e Romeo, Mosè, Otello, Rigoletto, Amleto,
Giulio Cesare, Davide, Nerone e altri.
Le esibizioni di Fo vengono fermate, per intervento censorio, alla diciottesima puntata: finalmente i dirigenti si accorgono della satira sociale e politica che scaturisce da queste pur candide storie.
- Roma - Franca interpreta il film "Papaveri e Papere" di M. Marchesi con W. Chiari.
- Milano -Teatro Odeon : "Cocoricò", spettacolo satirico con Dario Fo, Giustino Durano, Viky Enderson ed altri. Lo spettacolo sarà portato in tournée.

Settembre. - Milano - Teatro Nuovo: "I fanatici" di Marchesi e Mez, musiche di Kramer. Franca Rame è scritturata da Remigio Paone in una grande compagnia di rivista:"Billi e Riva" che partirà per una tournée
1953
6 giugno - Milano - Piccolo Teatro: "Il Dito nell'occhio"
Fo con Franco Parenti, Giustino Durano scrive, dirige e interpreta "Il Dito nell'occhio". Sue sono anche le scene e i costumi. Il famoso maestro di pantomima Jacques Lecoq collabora allo spettacolo curandone la regia. E’ la prima vera rivista satirica del dopoguerra, cui partecipa anche Franca Rame. Approvazioni e polemiche da parte della critica. Difficoltà di reperire teatri dove rappresentare lo spettacolo. Drastica censura governativa e clericale: i fedeli, con cartelli affissi sulle porte delle Chiese, vengono invitati a non assistere alla rappresentazione, prassi che perseguiterà per molti anni la Compagnia Fo-Rame. Tournée.
1954
12 giugno -Milano - Piccolo Teatro: "I Sani da legare" con Fo, Parenti e Durano. Anche questo spettacolo dovrà affrontare le stesse difficoltà ma sarà un trionfo di pubblico. Pesanti reazioni dei partiti della destra e di Democrazia Cristiana.
24 giugno - Milano - Franca e Dario si sposano nella Basilica di Sant' Ambrogio (Fo ne "Gli arcangeli non giocano al flipper" del 1959 scriverà "…sposato in chiesa per accontentare madre di lei molto credente")
1955
Dario e Franca si trasferiscono a Roma, attirati dalla possibilità di fare cinema. Dario lavora come sceneggiatore (gag-man) con Age, Scarpelli, Scola, Pinelli, per la Ponti-De Laurentis e altre produzioni. Franca interpreta una decina di film, cosiddetti "di cassetta".
31 marzo -Roma - nasce il figlio Jacopo.
Fo scrive il soggetto cinematografico de "Lo svitato" (di cui Cesare Zavattini è entusiasta) che interpreterà con Franca Rame, per la regia di Carlo Lizzani. Per la stesura della sceneggiatura Dario viene coadiuvato da professionisti: Lizzani, Augusto Frassinetti, Massimo Mida, Fulvio Fo, Bruno Vailati.
1956
2 marzo Nelle sale cinematografiche esce il film "Lo svitato": clamoroso insuccesso!
(Commento del produttore Nello Santi: "Sei autori in cerca del personaggio. No comment.")

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28 giugno "Non si vive di solo pane" trasmissione radiofonica (12 puntate) con Fo, Rame, Parenti, regia Giulio Scarnicci, musiche Fiorenzo Carpi.
Bolzano - Teatro Stabile - Franca recita in "Re Lear" col grande attore Memo Benassi. Lo spettacolo non andrà in scena per sopraggiunta grave malattia di Benassi.
1957
Roma - Teatro Arlecchino - "Non andartene in giro tutta nuda" di Feydeau con Franca Rame.
Dopo la disastrosa esperienza cinematografica, abbandonano il cinema, tornano a Milano e fondano la loro compagnia, "Compagnia Fo- Rame" di cui Dario è autore, attore, regista, scenografo e costumista. Da questo momento Franca sarà la principale collaboratrice e interprete dei testi di Fo e inoltre si accollerà il compito di organizzatrice dell’impresa. Pia, sorella di Franca,
si occuperà della realizzazione dei costumi, Enrico Rame e Fulvio Fo, dell’organizzazione:
"tutto in famiglia" come ai bei tempi della Famiglia Rame.
1958
6 giugno Milano - Piccolo Teatro: "Ladri, manichini e donne nude", quattro atti unici: "L'uomo nudo e l'uomo in frack" — "Non tutti i ladri vengono per nuocere" — "Gli imbianchini non hanno ricordi" — "I cadaveri si spediscono e le donne si spogliano".
Le quattro storie si avvalgono del classico gioco dell’equivoco, scambi di persone, scale infinite che attraversano la scena e gags clownesche.
Tournée di 10 mesi per tutta l'Italia.
10 dicembre - In collaborazione con il Teatro Stabile di Torino va in scena "Comica finale", quattro atti unici: "Quando sarai povero sarai re" — "La Marcolfa" — "Un morto da vendere" — "I tre bravi". Brevi storie comiche, simili per a quelle che la struttura famiglia Rame recitava alla fine dei suoi spettacoli, le comiche finali appunto. Dario Fo e Franca Rame, terminato il contratto con lo Stabile, rilevano scene e costumi e portano lo spettacolo in tournée con la loro Compagnia
per altri 8 mesi.

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Dopo grandi difficoltà a reperire piazze e teatri disposti ad ospitarli, Paolo Grassi, allora direttore del Piccolo Teatro, offre loro il Teatro Gerolamo, magnifico teatro "all’italiana" dei primi dell’800 con palchi di soli 200 posti, dove solitamente si rappresentavano spettacoli di marionette. Ottengono un grandissimo successo tanto che il proprietario del grande Teatro Odeon, Papa, entusiasta, offre loro l’apertura della stagione successiva.
1959
11 settembre - Milano - Teatro Odeon: "Gli arcangeli non giocano a flipper".
È un successo a livello nazionale.
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Lo spettacolo è in testa agli incassi teatrali italiani. La coppia Fo-Rame con questo spettacolo riceve 290 denunce per non aver rispettato i tagli di censura, ma stranamente non vi è alcuna conseguenza.
1960
Durante la tournée Fo scrive "La storia vera di Pietro D'angera, che alla crociata non c'era",
realizzato più tardi solo da altre compagnie con notevole successo.
2 settembre - Milano - Teatro Odeon: "Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri".
Storia ispirata dal famoso caso "Bruneri e Canella" lo smemorato di Collegno.
1961
Primo debutto all'estero di "Ladri, manichini e donne nude" all'Arena Teatern di Stoccolma
a Sofia in Polonia.
8 settembre - Milano - Teatro Odeon: "Chi ruba un piede è fortunato in amore". Tournée.
1962
10 maggio- RAI 2: "Chi l'ha visto?" rivista televisiva con Fo-Rame e altri.
11 ottobre -RAI 1: "Canzonissima"
Dario scrive i testi, dirige, con Vito Molinari, e presenta con Franca Rame la popolarissima trasmissione legata alla lotteria nazionale.
Gli sketch di Fo-Rame diventano un caso nazionale, scatenando violente polemiche. Si trattano problemi legati alla vita reale come le malattie professionali dell’intera famiglia di una casellante, i muratori che muoiono precipitando dalle impalcature e così via, e per la prima volta in televisione si odono pronunciare parole come "mafia", "morti bianche", "serrata" e "sciopero".
Il successo popolare è incredibile. La direzione della RAI, sotto la pressione dei politici più reazionari, inizia a dimostrare un certo nervosismo preoccupato e, nonostante i testi siano già stati approvati dal direttore generale Dott. Pugliesi, si iniziano a imporre tagli su tagli.
In particolare, uno sketch sulla mafia nel quale una donna siciliana racconta in modo apparentemente paradossale ad un giornalista il susseguirsi di ammazzamenti di sindacalisti, contadini ecc... genera un finimondo. Malagodi, senatore liberale, interviene alla Commissione di Vigilanza sulla Televisione del Parlamento italiano, protestando perché: "Si insulta l'onore del popolo siciliano sostenendo l'esistenza di un'organizzazione criminale chiamata mafia!".
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La coppia Fo-Rame riceve anche minacce di morte scritte col sangue e la tipica bara di legno in miniatura. L’intera loro famiglia viene perciò messa sotto scorta dalla polizia.
Inizia un braccio di ferro con la RAI sulla censura: poche ore prima dell’andata in onda dell’ottava puntata, la direzione RAI comunica il taglio di tre sketch. Dario e Franca, ricordando che erano già stati approvati dal Dott. Pugliesi, propongono per la sostituzione dei brani la sospensione della trasmissione di una settimana (adducendo come pretesto una malattia di Fo). Durante quest’incontro con due alti dirigenti vengono velatamente minacciati di denuncia certa per danni e anche di probabile arresto. Con molta tensione, con i loro avvocati attendono la decisione RAI che arriva a 15 minuti dall’inizio della trasmissione. O si va in onda con i tagli o niente.
Decidono per il "NIENTE".
Un’annunciatrice a inizio trasmissione comunicherà il loro abbandono. All’uscita del Palazzo della Fiera, centinaia di persone li attendono. Manifestazioni e attestati di solidarietà sono espressi in migliaia di telegrammi e lettere. La RAI tenta, ma non riesce a sostituire Fo e Rame poiché tutti gli attori italiani e stranieri tra i quali Ives Montan, seguendo le indicazioni della SAI (Sindacato-attori), rifiutano di prenderne il posto.
Cinque saranno i processi a loro carico, con una assoluzione e quattro condanne, con richiesta di danni per miliardi che i Fo non pagheranno.
Per 16 anni saranno totalmente esclusi sia dai programmi Radio e Tv, a quei tempi monopolio esclusivo dello Stato Democristiano, che dalle campagne pubblicitarie.
Per 16 anni il nome Fo-Rame non sarà mai pronunciato.
http://62.110.58.111/default.asp
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STUPRO DI STATO


Quando DARIO FO ha vinto il premio Nobel, la tv - nottetempo - ha trasmesso il monologo scritto e recitato da Franca Rame per elaborare lo stupro - la punizione esemplare riservata al genere femminile -da lei subìto venticinque anni fa.

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In quante abbiamo abbassato gli occhi per non vedere, portato le mani alle orecchie per non sentire? Io l'ho fatto, mescolando mancanza di coraggio e tecnica di sopravvivenza. Che quella violenza sessuale, resa più stereotipatamente maschia dalle sigarette spente sui seni, dai tagli sulla pelle con le lamette, dall'ingiunzione a turno "muoviti, puttana, fammi godere", fosse opera di un gruppo di neofascisti (allora non si usava la parola branco) l'abbiamo sempre saputo. Come abbiamo sempre saputo che lo stupro di Franca Rame fu una pianificata offesa al suo essere donna e di sinistra. Conoscere nomi e nomignoli di quei sanbabilini, ora che il delitto è caduto in prescrizione, cambia poco: Biago Pitarresi, Angelo Angeli (noto per la passione per i dolci - lo chiamavano "il golosone" -, per le armi e gli esplosivi), "un certo Patrizio", "un certo Muller". Tutta bella gente.
La sentenza di rinvio a giudizio sull'eversione nera, depositata del giudice Guido Salvini, aggiunge un particolare in più. Dice che la violenza a Franca Rame, se non ordinata, fu "ispirata", "suggerita" da ufficiali dei carabinieri della divisione Pastrengo che mantenevano stretti e assidui legami con i neofascisti. Lo sostiene uno dei violentatori, Pitarresi, che conferma quel che nell'87 aveva affermato Angelo Izzo (uno degli assassini del Circeo). Dunque, quello di Franca è stato uno stupro di stato.
Dovremmo avere la pelle dura e non meravigliarci. In fin dei conti, sappiamo da decenni che in questo paese ci sono state delle stragi di stato, sappiamo che un ferroviere anarchico è entrato innocente in questura per uscirne innocente dalla finestra. E invece ci meravigliamo - un modo soft per dire che siamo inorridite e, suppongo, anche inorriditi -perché l'aggiunta alle bombe, ai depistaggi alle menzogne di uno stupro ispirato in una caserma della "benemerita" dà alla storia di questo paese una pennellata sudamericana. Con gli uomini in divisa in perfetta sintonia culturale, oltre che operativa, con i maschi delle Squadre d'azione Mussolini.
E' troppo, anche per la nostra immaginazione. Abbiamo sempre pensato male, molto male, di una parte non piccola di questo Stato. Ci hanno trattato da paranoici e qualche volta ci siamo autocolpevolizzati per i nostri cattivi pensieri. Ora che siamo in età di bilanci possiamo dire che abbiamo peccato per difetto, non per eccesso. Lunga vita ai carabinieri (il manifesto>11 Febbraio 1998).

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"I carabinieri ci dissero: stuprate Franca Rame"
E il giudice accusa cinque neofascisti
di GIOVANNI MARIA BELLU
ROMA - Furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare lo stupro di Franca Rame. L'aveva detto dieci anni fa l'ex neofascista Angelo Izzo, l'ha confermato al giudice istruttore Guido Salvini un esponente di spicco della destra milanese, Biagio Pitarresi. Il suo racconto occupa due delle 450 pagine della sentenza di rinvio a giudizio sull'eversione nera degli Anni 70.
La sentenza è stata depositata pochi giorni fa, il 3 di questo mese. Lo stupro avvenne il 9 marzo del 1973, venticinque anni orsono. Un tempo che fa scattare la prescrizione e che garantisce l'impunità alle persone chiamate in causa.
Pitarresi ha fatto il nome dei camerati stupratori: Angelo Angeli e, con lui, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Neofascisti coinvolti in traffici d'armi, doppiogiochisti che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e informavano i carabinieri, balordi in contatto con la mala. Fu proprio in quella terra di nessuno dove negli Anni 70 s'incontravano apparati dello Stato e terroristi che nacque la decisione di colpire la compagna di Dario Fo.
Ha detto Pitarresi: "L'azione contro Franca Rame fu ispirata da alcuni carabinieri della Divisione Pastrengo. Angeli ed io eravamo da tempo in contatto col comando dell'Arma". Commenta il giudice Guido Salvini nella sua sentenza di rinvio a giudizio: "Il probabile coinvolgimento come suggeritori di alcuni ufficiali della divisione Pastrengo non deve stupire... il comando della Pastrengo era stato pesantemente coinvolto, negli Anni 70, in attività di collusione con strutture eversive e di depistaggio delle indagini in corso, quali la copertura di traffici d'armi, la soppressione di fonti informative che avrebbero potuto portare a scoprire le responsabilità nelle stragi dei neofascisti Freda e Ventura".
Quando, nel 1987, Angelo Izzo parlò per la prima volta di un coinvolgimento dei carabinieri nell'aggressione a Franca Rame, molti non ci credettero: la storia sembrava assurda, e Izzo era considerato, in generale, un personaggio poco attendibile, uno psicopatico sadico: era in carcere per lo stupro-omicidio del Circeo, una delle vicende più atroci della cronaca nera degli Anni 70.
Poi i sospetti si erano rafforzati, ma senza determinare l'avvio di una apposita indagine, durante l'inchiesta sulla strage di Bologna quando era stato trovato un appunto dell'ex dirigente dei Servizi Gianadelio Maletti. Raccontava di un violento alterco tra due generali: Giovanni Battista Palumbo (un iscritto alla loggia P2 che poi sarebbe andato a comandare proprio la "Pastrengo") e Vito Miceli (futuro capo del servizio segreto). Il primo, si leggeva nella nota di Maletti, durante la lite aveva rinfacciato al secondo "l'azione contro Franca Rame".
Era stata una delle più spregevoli, tra le tante ignobili, commesse dai neofascisti negli Anni 70. La sera del 9 marzo del 1973, nella via Nirone, a Milano, Franca Rame era stata affiancata da un furgone. C'erano cinque uomini che l'avevano obbligata a salire. La violentarono a turno. Gridavano: "Muoviti puttana, devi farmi godere". Le spegnevano sigarette sui seni, le tagliavano la pelle con delle lamette. Una sequenza allucinante, che la Rame avrebbe inserito in un suo spettacolo, "Tutta casa, letto e chiesa".
Fu subito chiaro che la violenza contro la compagna di Dario Fo veniva dagli ambienti neofascisti. E infatti, come in quasi tutti i crimini compiuti in quegli anni dai neofascisti, i responsabili non furono scoperti" (la Repubblica 10 febbraio 1998)


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E il generale gioì per lo stupro
"Avete violentato Franca Rame? Era ora..."
di LUCA FAZZO
MILANO - "La notizia dello stupro della Rame in caserma fu accolta con euforia, il comandante era festante come se avesse fatto una bella operazione di servizio. Anzi, di più...". Sono passati venticinque anni, ma l' uomo è di quelli che hanno la memoria buona. Nicolò Bozzo oggi è un generale dei carabinieri che si gode la pensione nella sua Genova, dopo una carriera ad altissimo livello: soprattutto nella fase più lunga e più dura, quella al fianco di Carlo Alberto Dalla Chiesa nella lotta al terrorismo. Ma quel 9 marzo 1973 il giovane Bozzo era un capitano in servizio a Milano, all'Ufficio Operazioni del comando della Divisione Pastrengo, il reparto più importante dell'Arma nell'Italia del nord-ovest. Quel giorno l'attrice Franca Rame - moglie di Dario Fo, una delle voci più in vista della "nuova sinistra" - venne sequestrata e stuprata da un gruppo di neofascisti. Dai verbali dell'inchiesta su quegli anni condotta dal giudice Salvini, ora si scopre che la banda degli stupratori aveva agito - secondo un testimone - su indicazioni di "alcuni carabinieri della divisione Pastrengo". Ma i ricordi di Bozzo rendono quel che sta venendo a galla ancora più sconvolgente.
Generale, lei quel giorno era lì, al comando della Pastrengo. Cosa ricorda?
"Io lavoravo all'ufficio operazioni, al piano inferiore. Ma quando il mio superiore era in licenza salivo di sopra, dove c'erano lo stato maggiore e il comando di divisione. Quello era uno di quei giorni. Arrivò la notizia del sequestro e dello stupro di Franca Rame. Per me fu un colpo, lo vissi come una sconfitta della giustizia. Ma tra i miei superiori ci fu chi reagì in modo esattamente opposto. Era tutto contento. "Era ora", diceva".
Può fare il nome di quell'ufficiale?
"Certo. Era il più alto in grado: il comandante della "Pastrengo", il generale Giovanni Battista Palumbo".
Lei racconta un fatto di una gravità eccezionale. Perché lo fa ora, dopo venticinque anni?
"Perché allora io vissi quella reazione di Palumbo solo come una manifestazione di cattivo gusto. Credevo che il generale fosse piacevolmente sorpreso della notizia, nulla di più. D'altronde Palumbo era un personaggio particolare, era stato nella Repubblica Sociale, poi era passato con i partigiani appena prima della Liberazione. Non faceva mistero delle sue idee di destra. E alla "Pastrengo", sotto il suo comando, circolavano personaggi dell'estrema destra, erano di casa quelli della "maggioranza silenziosa" come l'avvocato Degli Occhi".
Poi il nome di Palumbo saltò fuori negli elenchi della P2.
"Lui, e altri due ufficiali importanti dell'Arma a Milano. E io il 24 aprile 1981 mi presentai dai giudici Colombo e Turone per raccontare cosa avevo capito dei disegni di quella gente. Una testimonianza che ho pagato con procedimenti disciplinari, trasferimenti, ritardi nella carriera. Ma del fatto di Franca Rame ai giudici non parlai, perché mai avrei pensato che fosse qualcosa di più di una manifestazione di gioia, del tutto in linea con il modo di pensare del mio comandante. Ma ieri ho letto quello che ha scoperto il giudice Salvini, ed è stato un po' come se tutto andasse a posto".
È possibile che a Milano l' Arma fosse comandata da gente simile, e a Roma i vertici non sapessero nulla?
"Il comandante generale era il generale Mino. Basta leggere la relazione di maggioranza della commissione d'inchiesta sulla P2 per capire perché non si accorgesse di nulla. Lui non era negli elenchi, ma la commissione lo dava come organico". (la repubblica 11 febbraio 1998).

http://www.youtube.com/watch?v=LQHaOo4H_Fk
http://www.youtube.com/watch?v=CLazE3swsTc
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Franca ed il suo teatro

http://www.youtube.com/watch?v=Ah6L8N6S0N0

http://www.youtube.com/watch?v=aRjfMC0MR

http://www.youtube.com/watch?v=j8qIkdCLeuU

http://www.youtube.com/watch?v=IaMcWcmrE2A
http://www.youtube.com/watch?v=CG2_bQf8rn8

http://www.youtube.com/watch?v=tv1Pkt72IRA


http://www.youtube.com/watch?v=P4Gd1ZK6NAc

http://www.youtube.com/watch?v=-CzuCZj2C2M

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 Oggetto del messaggio: Tamara de Lempicka
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Tamara de Lempicka, pseudonimo di Tamara Rosalia Gurwik-Górska (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980), è stata una pittrice polacca appartenente alla corrente dell'Art Déco.



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p.s. questo thread è sempre più bello!!! :o


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Judith Butler è attualmente la più discussa filosofa femminista statunitense per le sue riflessioni sul ruolo del potere e dell’identità sessuale nella società contemporanea. Impegnata in prima persona all’interno del movimento femminista e gay, ha acceso il dibattito sulla materialità del corpo sessuato, scagliandosi contro il paradigma dominante dell’eterosessualità. Insegna Letteratura comparata e Retorica nell’Università di Berkeley (California). T


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