La Torre della Rosa d'Argento

ddd. devil & daimon 's dream
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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THE CHRONICLE

IL DRAMMA DELLE MAMME-KILLER

Se i sospetti gravissimi che emergono dalle indagini confermassero che Veronica Panarello è colpevole di aver ucciso il piccolo Loris Stival, quello siciliano sarebbe solo l’ultima caso di una mamma normale che diventa mostro in quel lungo attimo che separa l’amore dall’odio.
Lo chiamano complesso di Medea, dal mito greco di Medea che uccise i suoi due figli per vendicarsi del tradimento del coniuge.
“Le donne con tale complesso uccidono la prole per punire il marito, al quale vengono sottratti per sempre i figli, in un delirio di onnipotenza omicida che sembra essere fomentato dalla frase: io ti ho dato la vita, io posso togliertela”, sostiene lo psicologo De Pasquali in uno studio del 2001.
La più famosa mamma assassina del mondo è sicuramente l’americana Susan Smith, non tanto per l numero delle vittime ma per l’efferattezza del crimine che nel 1994 sconvolse l’America.
Uccise i figli, 3 anni e 14 mesi, annegandoli, come prova d’amore al suo amante: l’ergastolo, per lei, fu considerata un’offesa dagli americani che vedono nella pena capitale il rimedio ultimo.
Il suo alibi? Era stata violentata dal padre da piccola. Acqua fresca, per chi aveva visto ripescare i corpi dei due fanciulli morti per un capriccio.

http://www.thechronicle.it/wp-content/u ... iccola.jpg

Ma la storia degli infanticidi, soprattutto in Italia, è lunga e drammatica, a dispetto dell’immagine italianissima del cuore di mamma e della mamme coraggio che campeggiano nei film e nelle pubblicità di tutto il mondo.
Basti pensare a una storia del 1802, quando a Orvieto, Agostina Paglialonga, giovane vedova, uccide i suoi due figli per essere libera di sposarsi con il suo amante.
Venne smascherata ed inchiodata alle sue colpe.
Fu impiccata da Mastro Titta il 5 maggio 1802.
Ed ancora, nel 1840, Sofia Pescatori, a Parma, dopo aver tentato di uccidere suo figlio con un serpente, decise di avvelenarlo con acido azotico. Fu impiccata.
Maria Carpeggiani, nel 1954, a Milano, fu accusata di aver soppresso una neonata su e di averne nascosto il corpo in una valigia abbandonata in cantina della stessa casa dove faceva la cameriera.

http://www.thechronicle.it/wp-content/u ... tararo.jpg

Ma veniamo ai tempi più recenti. Siamo nel 1993 quando Rosalia Quartararo, 40 anni, palermitana, trapiantata a Lodi, confessa ai carabinieri: “ Ho impugnato lo spazzolone e l’ho colpita con forza alla nuca.
Un colpo solo e lei si è afflosciata sul pavimento; sanguinava dalla testa. L’ho incerottata con il nastro adesivo, l’ho avvolta in una coperta e l’ho infilata in due sacchi di plastica…”.
La vittima è Maria Romano, figlia della donna omicida, 18 anni, una relazione con Rosario Loria, 50 anni, di cui la madre era perdutamente innamorata. Questo il movente dell’omicidio.
Il caso recente che tutti noi ricordiamo meglio è però quello di Cogne, quando il 30 gennaio 2002 il piccolo Samuele Lorenzi viene massacrato nella villetta di Montroz in cui vive con la madre, il padre e il fratellino.
I soccorritori, chiamati dalla donna, Annamaria Franzoni, lo trovano con gravissime ferite alla testa: il piccolo morirà poco dopo. La madre viene accusata dell’omicidio ma nega e, dopo un calvario giudiziario, viene riconosciuta colpevole con sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione.
Il 12 maggio del 2002 a Madonna dei Monti, frazione di Santa Caterina Valfurva (Sondrio), una donna di 31 anni, Loretta Z., uccide la figlia di 8 mesi mettendola nella lavatrice alla quale fa compiere un ciclo di lavaggio.
A trovare il cadavere, nel cestello della lavatrice, è il padre della bambina.
Il 3 giugno del 2003 una donna italiana di origine peruviana di 29 anni, Helga R., strangola e poi affoga in un water dell’ospedale di Desio, in provincia di Milano, la figlia di tre mesi, che era ricoverata per una caduta dalla carrozzina.
Il 7 luglio del 2004 a Vieste, in provincia di Foggia, 33 anni, casalinga, uccide i suoi due figli, una bambina di 5 anni e un maschietto di quasi 2, soffocandoli con del nastro adesivo. Poi si suicida nello stesso modo.
Il 18 maggio del 2005, a Casatenovo in provincia di Lecco, Maria Patrizio, 29 anni, racconta di essere stata aggredita in casa mentre faceva il bagnetto al figlio di 5 anni, scivolato nell’acqua e morto. La notizia poi si rivelerà falsa: a uccidere il piccolo è stata la donna, che poi, due settimane dopo, confessa.
l 17 marzo dello stesso anno, una neonata di due mesi viene trovata uccisa con una coltellata nella casa della Romanina, a Roma, dove vive con i genitori: anche qui la madre, 23 anni, dopo averla uccisa tenta il suicidio. L’ 8 settembre del 2005 a Merano un bambino di quattro anni viene ucciso a coltellate dalla madre, Christina Rainer, 39 anni, che poi tenta il suicidio gettandosi da una finestra del secondo piano del commissariato di polizia. Il 20 luglio del 2009 a Parabiago, in provincia di Milano, un’altra mamma uccide il figlio di 4 anni, strangolandolo con un cavo elettrico. La donna, 36 anni, soffriva di depressione ed era in cura in un centro psicosociale della zona. Lo stesso anno, il 26 agosto, una madre di 35 anni uccide il proprio bambino di appena 19 giorni, strangolandolo nel lettino con il cavetto di alimentazione del cellulare. Poi si suicida. La donna viveva da sola con il figlio e soffriva di depressione post-partum. Lo stesso anno, a settembre, a Castenaso, alle porte di Bologna, una madre di 36 anni, Erika M., uccide, accoltellandoli, i due figli, un bambino di sei anni e una bambina di cinque. Poi si suicida gettandosi dalla terrazza della sua abitazione.
Il 19 febbraio 2010 la tragedia si consuma in una casa di Ceggia, in provincia di Venezia: Tiziana Bragato 47 anni, uccide il figlio, un bimbo di appena sei anni, soffocandolo nel suo letto. Poi si uccide, impiccandosi. Il 22 ottobre a Grosseto viene arrestata la mamma di un bambino di 16 mesi morto annegato durante una gita in pedalò nelle acque della Feniglia. L’accusa è che sia stata proprio lei ad annegarlo. In questi ultimi due anni altri casi di infanticidio si sono verificati per mano di extracomunitarie italiane, spesso in contesti di degrado, ma quelli che abbiamo rioportato sono i casi di omicidi da raputs più o meno istintivi. Come forse è stato il caso di Veronica. Nella speranza remota che non sia stata lei.

mio commento:
E' una casistica assai limitata, necessariamente.
Il fenomeno è vasto e antico, come per la sindrome (depressione) post partum.
Possiamo però notare, come spesso i loro uomini, mariti o amanti, sono alla base di questi comportamenti omicidi, talore come conseguenza di un abbandono, senza escludere problemi psichiatrici.

Che fare?
Meglio non nascere, così non ci sono più donne, ne uomini e, di conseguenza, delitti.


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 Oggetto del messaggio: Re: donne
MessaggioInviato: 09/03/2016 - 10:45 
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Clara Rockmore

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Clara Rockmore (Vilnius, 9 marzo 1911 – New York, 10 maggio 1998) è stata una musicista lituana, considerata la maggior thereminista della storia.

Clara nacque a Vilnius in Lituania. Bambina prodigio, entrò al conservatorio di San Pietroburgo all'età di cinque anni. Cominciò a studiare violino con Leopold Auer ed ancora oggi resta lo studente più giovane mai ammesso a quel conservatorio.

Fu costretta ad abbandonare presto lo studio del violino a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione. Questa privazione la portò alla ricerca di un nuovo strumento che fu individuato nel theremin, diffusosi proprio in quegli anni prima in Russia e poi negli Stati Uniti d'America.

Clara Rockmore poteva contare, rispetto ai suoi colleghi, su una approfondita conoscenza della teoria musicale e su un orecchio assoluto che aveva esercitato sin dalla nascita. Tutto ciò contribuì ad una precisione esecutiva notevole in uno strumento come il theremin che non ha riferimenti tattili ma solo uditivi e visivi.

Ebbe il privilegio di studiare direttamente con Léon Theremin nei primi anni della commercializzazione dello strumento negli Stati Uniti d'America. Proprio grazie al suo contributo lo strumento fu migliorato con una più rapida risposta del volume, una maggiore estensione di note ed un tono del suono più caldo. Lo stesso Theremin lavorò allo strumento che Rockmore portava in giro nei teatri. La base dalla quale Léon Theremin partì per la realizzazione di dette modifiche fu un theremin della RCA. Detto strumento, che venne realizzato unicamente per Clara Rockmore, al giorno d'oggi talvolta viene anche soprannominato "Claramin".

La Rockmore sviluppò una propria tecnica esecutiva basata sul movimento delle dita e della mano ("fingering") che le permise accuratezza e velocità di esecuzione anche nei passaggi più rapidi. Questa soluzione evitava il tipico portamento utilizzato dai suoi colleghi. Clara Rockmore riuscì ad elevare il theremin - fino ad allora utilizzato per effetti speciali e nella creazione di atmosfere cupe - alla dignità di strumento musicale classico, con timbri che vanno dal violoncello alla voce umana.

Dopo una lunga carriera, Clara morì a New York il 10 maggio 1998.

https://it.wikipedia.org/wiki/Clara_Rockmore

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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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 Oggetto del messaggio: Re: donne
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Leonarda Cianciulli: infanzia e famiglia

Leonarda Cianciulli nacque a Montella, in provincia di Avellino nel 1892, da Emilia di Nolfi e Mariano Cianciulli.
La sua fu un’infanzia difficile, da lei così descritta: "Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che portavano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita. Ero una bambina infelice e desideravo morire. Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire, e mangiai due cocci di vetro: non accadde nulla".

Nel 1914 sposò Raffaele Pansardi, un impiegato dell’ufficio del registro e andò a vivere nell’Alta Irpinia, ad Ariano Irpino.

Nel 1930, in seguito al tragico terremoto dell’Irpinia, la loro casa venne distrutta e decisero di trasferirsi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia.
Qui, grazie ai soldi del risarcimento statale concesso ai terremotati e al commercio degli abiti usati portato avanti da Leonarda, le condizioni dei coniugi Pansardi si risollevarono.
La Cianciulli ebbe 17 gravidanze, ma le sopravvissero solamente 4 figli. Probabilmente disperata da tante perdite, questi 4 bambini divennero per lei un'ossessione.
Nel 1939, Giuseppe, il figlio maggiore da lei prediletto, che studiava lettere all’Università di Milano e lavorava come istitutore al Collegio Nazionale di Correggio, fu chiamato a prestare il servizio militare e la minaccia dell’entrata dell’Italia in guerra era sempre più incombente. Bernardo e Biagio, invece, frequentavano il ginnasio, e Norma, l’ultima figlia, andava all’asilo.
Nella Cianciulli cominciarono a farsi strada pensieri sempre più tormentati, tanto che decise che per salvare la vita dei suoi figli avrebbe dovuto fare dei sacrifici umani. Sembra che anni prima si fosse fatta leggere la mano da una zingara e che questa le avesse detto: "Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti i figli tuoi moriranno". Quindi si era rivolta a un’altra zingara ancora, che le aveva detto: "Vedo nella tua mano destra il carcere e nella sinistra il manicomio".
Di quei momenti così tragici ricordava alcuni pensieri: "Non posso sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sogno le piccole bare bianche di quegli altri, inghiottiti uno dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture e spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli".
Leonarda frequentava tre amiche, donne sole e non più giovani che avrebbero volentieri fatto qualsiasi cosa per cambiare le loro vite.
- See more at: http://www.latelanera.com/serialkiller/ ... c2IXC.dpuf

Immagine

La Cianciulli in un'immagine giovanile
Primo omicidio
La prima vittima si chiamava Faustina Setti. La Cianciulli le disse di averle trovato un marito a Pola, le consigliò di vendere tutto, ma si raccomandò con l’amica di non parlarne con nessuno perché avrebbe potuto scatenare delle invidie.
Il giorno della partenza, Faustina si recò a casa sua per salutarla. Dato che Faustina era semi analfabeta, Leonarda le offrì il suo aiuto, invitandola a scrivere alcune lettere e cartoline per amici e parenti che avrebbe poi spedito da Pola, nelle quali diceva di stare bene e che tutto procedeva per il meglio.
L’amica però non giunse mai a destinazione.
Quel giorno stesso, la Cianciulli la uccise a colpi di scure e la trascinò in uno stanzino.
Qui sezionò il cadavere e fece colare il sangue in un catino.
A tal proposito, nel suo memoriale, scrisse: "Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comperato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, e mescolai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io".
gli altri omicidi

La seconda vittima si chiamava Francesca Soavi, sognava anche lei di andar via da Correggio, ma non sperava nel matrimonio e si sarebbe accontentata di trovare impiego in un altro luogo.
Leonarda le disse di averle trovato un lavoro nel collegio femminile di Piacenza. Francesca accettò con gratitudine e la mattina del 5 settembre 1940 raggiunse l’amica per salutarla.
La Cianciulli convinse la donna, senza fatica, a scrivere due cartoline che avrebbe dovuto spedire da Correggio per annunciare ai conoscenti la partenza evitando di far capire ai ficcanaso la destinazione.
Posata la penna, Leonarda, come da copione, si avventò sulla donna con la sua scure e l’uccise.
Da questo omicidio però guadagnò solo le 3.000 lire che la Soavi aveva con sé. Per ricavare maggiori guadagni, i giorni successivi Leonarda disse che era stata incaricata da Francesca a vendere tutti i suoi beni e i mobili. Giuseppe, su incarico della madre partì per Piacenza e spedì le cartoline.
La terza e ultima vittima fu un’ex-cantante lirica, cinquantatreenne, costretta a vivere in miseria. Si chiamava Virginia Cacioppo.
Con lo stesso metodo, Leonarda le propose un incarico a Firenze, come segretaria di un misterioso dirigente teatrale che, magari, avrebbe potuto reintrodurla nell’ambiente. Pregò anche questa di non farne parola con nessuno, dicendole che l’uomo era stato suo amante e che se si fosse sparsa la voce che lei lo vedeva ancora la sua famiglia l’avrebbe disprezzata.
Virginia, entusiasta della proposta, mantenne la promessa e il 30 settembre 1940 si recò da Leonarda.
Di lei la Cianciulli disse: "Finì nel pentolone, come le altre due… la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce".

Immagine
La Cianciulli alla sua scrivania
Leonarda Cianciulli fu riconosciuta come unica autrice dei tre omicidi, venne condannata a 30 anni di reclusione e a tre anni di manicomio giudiziario.
In carcere scrisse, lavorò a uncinetto e cucinò biscotti che nessuno aveva voglia di assaggiare.
Riceveva inoltre le visite regolari dei figli.
Il 15 ottobre del 1970, morì nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli, stroncata da apoplessia cerebrale.

mio commento
Questa donna subi duri maltrattamenti da bambina, vani i suoi tentativi, anche cruenti, di farsi benvolere dai genitori. Pensiamo alla discriminazione verso gli altri figli, anche in quanto donna.
Solo 4 su 17 i suoi figli sopravvisuti. La mortalità infantile, all'epoca, era assai elevata; nel suo caso, però, troppo elevata, tra aborti e morti in culla. Qualche errore nel suo comportamento materno? Non dimentichiamo che soffriva anche di epilessia.
L'orrore e la frustrazione immensa per tante morti, minò il suo equilibrio mentale.
La sua ossessione di veder morire altri figli, la portò alla pratica di sacrifici umani, da offrire ad una non precisata divinità, pur di farli scampare alla morte.
Da qui l'importanza dell'istruzione. Se avesse frequentato scuole regolari, sarebbe stata protetta da credenze assurde e sbandamenti psichici.
Ma fino a che punto la Cianciulli può essere considerata folle?
Di sacrifici umani e cosparsa la storia dell'umanità. I sacerdoti sacrificavano regolarmente i prigionieri per allontanare eventi infausti, per lusingare le divinità affinchè mandassero acqua nei periodi di siccità, buoni raccolti e per i più diversi motivi.
I popoli precolombiani, nelle Americhe sacrificavano fanciulli al Dio sole, i sacerdoti squarciavano i loro petti, estraendone i cuori ancora pulsanti.
Temevano che senza quei sacrifici il sole non tornasse a splendere, ne facevano a migliaia ogni anno.
Nessuno li fermò, finchè la loro cultura si estinse. I loro figli sono gli attuali popoli andini.
Diò ordinò ad Isacco di sacrificargli il figlio ma, all'ultimo momento lo fermò, dicendogli di averlo voluto sottoporre ad una prova di ubbidienza.
La Bibbia è un libro di miti, di favole, bubbole, fandonie, fanfaluche, neanche molto intelligenti, scritte direttamente da schiatte di sacerdoti, nel corso di millenni, per mettere nel sacco il popolo ignorante.
La loro maggiore difficoltà era di farsi credere ed obbedire, per questo, negli episodi biblici, i peccati di fede e di disobbedienza sono i più puniti.
La coppia di fatto Adamo ed Eva, si giocò l'Eden proprio per una disubbidienza, ovvero atto di superbia, una ribellione insomma. E voi, peccatori, non mentite al vostro sacerdote, che vi confessa. Egli è depositario della sola verità. Non disobbedite e abbiate fede in tutto ciò che dice.
Sono le parole domenicali di tutti i papi al balcone domenicale.
La Cianciulli è vissuta nel luogo sbagliato (l'epoca è quella giusta: 1940), ed è finita in manicomio. Assassini epocali come Hitler, Stalin, Mao Tse Tung, Pol Pot, ed altri minori, come numero di vittime, ammazzarono milioni di persone, senza conoscere un manicomio criminale.
La Storia va così.
Anche sul piano del cannibalismo niente di nuovo: una metà dell'umanità si mangia l'altra metà.


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unlucano ha scritto:
...grazie Ottobre per il tuo intervento sempre puntuale, preciso e documentato: non tutti conoscono il theremin. Buona giornata.

Oggi Google dedica la sua pagina di apertura a Clara Rockmore.


Io lo ho conosciuto qualche anno fa grazie a The Big Bang Theory ;)

-> Shaldon playing the Theremin

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Un saluto :) .

... la primavera è ormai in giro.
Felice primavera a tutti.

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Da manager a terrorista suicida: storia di Hasna, la prima kamikaze nel cuore d'Europa

dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO
19 novembre 2015
PARIGI. E' francese, 26 anni. Si chiamava Hasna Aitboulahcen e faceva l'imprenditrice. E' la prima jihadista di Daesh che si fa esplodere nell'Europa trascinata in guerra. Lo ha fatto alle 6,30 di un mercoledì che si annunciava finalmente caldo e soleggiato. Dentro una stanza spoglia, sudicia, senza neanche una sedia per riposare e un materasso su cui dormire. Un buco infame. Uno " squat ", le case occupate negli stabili abbandonati. Chi ha chiesto ospitalità aveva bisogno solo di " acqua e di pregare". Richieste tipiche di chi si prepara a farsi esplodere.

La tana è al terzo piano di un vecchia costruzione, i muri bianchi, il tetto spiovente in tegola. Cuore di Saint Denis, periferia popolosa, povera e multirazziale nell'estremo nord di Parigi.

E' stato grazie a questa " shahida ", martire al femminile, nata a Clichy la Garenne, al confine con il 17 arrondissement, se la polizia antiterrorismo francese è riuscita a individuare l'ultimo covo del quarto commando da una settimana in azione tra Parigi e Bruxelles. Il suo cellulare è stato intercettato per giorni. Parlava con il Belgio, la Germania, la Grecia e la Siria. Era l'elemento di raccordo. Tra i fuggiaschi della strage di venerdì 13, la centrale di Raqqa e Salah Abdeslam, la mente dell'ultima offensiva del Califfato in Europa. Cugina da parte materna di Abdelhamid Abaaoud, era in grado di portare gli investigatori sulle tracce del vero regista dei tre commando che hanno seminato morte e panico a Parigi. Forse nella stessa casa dove una fonte attendibile diceva fosse nascosto. I 115 agenti dei corpi speciali della Di ré ction de la sé curité interieure (Dgsi) non lo hanno trovato. Hanno trovato lei.

Decisa, subdola, scaltra. Dopo l'assalto frenato da una porta blindata che non voleva cedere, nel buio della notte illuminata solo dai laser rossi dei fucili d'assalto e dai lampi azzurri dei rivelatori di calore, questa giovane jihadista ha indossato la cintura esplosiva e ha iniziato a urlare. "Chiedeva aiuto", racconta una testimone che abita nello stesso palazzo. "La lunga e violentissima sparatoria era cessata da almeno un'ora. C'era un silenzio cupo, profondo. Si sentiva solo la sua voce che gridava: aiutatemi! La polizia era piazzata sulla palazzina di fronte. All'altezza dello stesso piano e sui tetti. Le hanno risposto di farsi vedere, di aprire gli scuri delle finestre, di tenere le braccia alzate e le mani bene in alto. Lei, eseguiva, senza mai mostrare il suo viso. Tirava fuori le mani e le ritraeva. Due, tre volte. Poi, c'è stato un boato. Tremendo. Una esplosione fortissima. E' venuto giù tutto. Il tetto dell'ultimo piano e il pavimento del terzo".

La dinamica non è ancora chiara. Non si sa se la detonazione sia stata provocata da lei; oppure se sia stata uccisa da un colpo di un cecchino e questo le abbia fatto lasciare la presa sulla leva che aziona la bomba.

Hasna non era conosciuta ai servizi antiterrorismo. Una vita normale, ottime scuole con ottimi risultati, sogni, progetti, amori, l'ambizione di emergere sul lavoro. Era la responsabile della Beko construction, società di costruzioni specializzate, creata nel 2011 a Epinay-sur-Seine, nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, e dichiarata in liquidazione giudiziaria nel marzo del 2014. Forse una copertura; forse un tentativo di creare qualcosa poi travolto dalla crisi economica.

La rivista Jeune Afrique , la prima che ha rivelato il suo nome, raccoglie i ricordi di chi la frequentava. Solo ora si scopre che era una fervente jihadista. Era ossessionata dall'idea di unirsi a Daesh, di volare in Siria. Disprezzava la Francia: uno Stato " miscredente" che andava combattuto. Ma era disposta, diceva spesso, a fare un attentato se il Califfato " lo ritiene utile".

Le indagini forniranno dettagli e molti retroscena. Ma il suo presente già la tratteggia a sufficienza. Conferma il cambiamento segnato dal massacro di 129 persone.

Hasna Aitboulahcen è una pioniera in Europa. Ma fa parte delle oltre 220 donne che dal 1985 si sono fatte saltare in aria in mezzo mondo. La prima è una libanese, Sana Khyadali, 16 anni appena. Si lanciò contro un convoglio israeliano, 2 soldati uccisi. Un vero choc per le società chiuse e conservatrici del mondo arabo: il coraggio di questa ragazzina riempì di orgoglio anche i più refrattari.

Le sostiene Tanzim, braccio militare di al Fatah, le difende la Jihad islamica nella Striscia, le sdogana Hamas. E' un contagio. Ricordate le " vedove nere" cecene? Poi le irachene, le siriane, le curde. E le nigeriane di Boko Haram. Le donne terroriste ci sono sempre state: contro Rajiv Gandhi, Alessandro II di Russia, Lenin. Ma non massacravano stuoli di innocenti.

Le moderne donne-bomba sono diverse. Sensibili, spietate, feroci militanti. Fino all'estremo. Come Reem al Reyashi, irachena, 22 anni, madre di due bambini di 1 e 4 anni. Nel video registrato prima di farsi esplodere spiega con un dolce sorriso: "Voglio che tutti i pezzetti del mio corpo volino in ogni direzione per uccidere più nemici possibile".
Immagine

http://www.repubblica.it/esteri/2015/11 ... 127679591/

https://www.youtube.com/watch?v=bPjb3LhePwo


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Valentina Nappi

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Valentina Nappi (Scafati, 6 novembre 1990) è un'attrice pornografica italiana.

Lanciata da Rocco Siffredi, ha al suo attivo oltre 60 scene in film prodotti da case di produzione cinematografiche hard, tra cui Brazzers, Elegant Angel, Evil Angel, Jules Jordan e Digital Playground. Esordisce nella pornografia a 21 anni, grazie a Rocco Siffredi, nel film Rocco's Bitches in Uniform prodotto da Evil Angel nel 2012. Nel 2012 è apparsa su Playboy Italia; è stata Penthouse Pet America di novembre 2013 e le è stata dedicata la copertina di Penthouse nello stesso mese. Ha ricevuto due nomination agli AVN Awards 2014 e una agli XBIZ Award 2014.

Valentina Nappi ha catturato in alcune occasioni l'attenzione dei media per alcune sue esternazioni, come i paragoni tra il mestiere di pornostar e altre professioni o arti, quali ad esempio: «Oggi fare porno è più interessante che fare design». Come altre pornostar in passato, ha espresso il desiderio di un mondo libero da dogmi morali socialmente imposti, in cui si viva la sessualità apertamente e sia facile trovare partner per avere un rapporto sessuale occasionale. Le sue esternazioni hanno incontrato l'apprezzamento della semiologa Giovanna Cosenza, Presidente del Corso di Laurea magistrale in Semiotica dell'Università di Bologna, mentre le sue dichiarazioni di argomento politico ed economico hanno ricevuto critiche dal saggista Diego Fusaro, a cui ha replicato. Nonostante nella polemica con Fusaro abbia elogiato il capitalismo, in interventi successivi si è dichiarata una "comunista futurista". Ha anche dedicato alcuni suoi interventi all'economista Emiliano Brancaccio.

Riconoscimenti
Nomination AVN Awards:
Female Foreign Performer of the Year
Best Three-Way Sex Scene – G/G/B per Girl/Boy (con Dana Vespoli e Ramon Nomar)
Fan voting: Most Promising New Starlet
Fan voting: Best Boobs
Nomination XBIZ Award:
Foreign Female Performer of the Year

https://it.wikipedia.org/wiki/Valentina_Nappi

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Iscritto il: 15/12/2009 - 00:41
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Sì, in effetti, il termine prostituzione si adatta a tante professioni.
Del resto ogni rapporto di lavoro è prostituzione: ci si china alla volontà di un collega, di grado maggiore, o di un direttore in cambio di denaro.
Spesso si decide di tenere per se le proprie opinioni e di passare oltre le bestialità degli altri, per non esporsi e rischiare danni o allontanamenti.
Nel lavoro non c'è libertà, perchè questa signora Nappi, benchè inneggi alla libertà dei rapporti sessuali, sa o non sa che anche in essi ci sono schemi da seguire e, in particolare, la pornografia ha le sue regole precise cui attenersi.
Si tratta di recite, di mimica, che niente hanno a che vedere col rapporto sessuale; puro spettacolo.

E' su posizioni errate tanto per il capitalismo - che ha nella sua natura la fine, per leggi fisiche inesorabili - quanto sul comunismo, il termine "futurismo" è fuori luogo, non si addice ai sepolcri, dove è finito.
Sulla semeiotica o semiotica abbiamo già parlato, oggi ha perso ogni significato, venduta alla pubblicità, dopo essere stata stuprata da Eco.
Ogni essere umano produce segni, li trasmette, li riceve, da sempre, non c'è alcun bisogno di una scienza che li classifichi.
Un lavoro d'avanguardia per il semiologo? Studiare i molteplici segni dell'urina che cade in uno stagno, ad opera di una volenterosa scolaresca in gita Erasmus.


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